lunedì 28 aprile 2014

Col di Favilla, il paese fantasma

Il campanile di Col di Favilla
La nascita della comunità di Col di Favilla (detta Collettorina) risale a circa la metà del 1800. 
Prima di diventare paese o piccolo agglomerato alpino, il Colle era luogo di lavoratori stagionali: boscaioli, raccoglitori di funghi e di frutti di bosco (mirtilli, lamponi, ecc.).
Molti di questi lavoratori vi si stanziarono definitivamente dedicandosi anche alla raccolta del fieno e delle castagne. Il paesino che è a circa mille metri sul livello del mare, conta diversi casolari sparsi: 
Case dei Mori, Le Rave, Mura del Turco, Puntato ecc..
Il nome di Col di Favilla sembra derivi dal fatto che alcuni abitanti abbiano visto, sul far della sera, innalzarsi verso il cielo delle scintille, forse da una carbonaia. 
Si sa con certezza che nel 1952 gli abitanti erano 106. Nell'arco di dieci anni non vi restò nessuno. 
Il paese fu completamente abbandonato. Meta preferita fu la Versilia dove, in quel tempo, non era difficile trovare occupazione. Il 1977 fu un anno tristissimo. Col di Favilla subì atti di vandalismo inauditi.
La caratteristica chiesetta venne data alle fiamme, bruciati gli arredi sacri, distrutta la statua di S. Anna.
I Collettorini emigrati pensarono allora di costituire un comitato che si mise subito al lavoro e in breve tempo tornò tutto come prima.
Il 29 luglio di due anni più tardi fu grande festa: la statua di S. Anna (donata dall'arcivescovo di Pisa, Benvenuto Matteucci) ritornò nel piccolo tempio alpino restaurato e riportato agli antichi splendori, in solenne processione.
Col di Favilla non è mai stato assurto al rango di Parrocchia. E' sempre rimasto una Cappellania dipendente da Levigliani. Ha avuto due sacerdoti, veri e propri personaggi illustri. Don Celestino Vannucci ottenne l'autorizzazione da parte delle autorità ecclesiastiche a poter battezzare in loco e di poter seppellire nel cimitero locale. Tali riti prima si svolgevano a Levigliani.
Morì nel 1897. Gli subentrò don Cosimo Sillicani, nel 1913, e rimase parroco di Col di Favilla fino al 1942, anno della sua scomparsa. Il 4 luglio del 1933 aveva ricevuto la visita del vescovo di Pisa mons. Vettori.
Si racconta che, almeno in un primo momento, non abbia voluto dare la mano a Sua eccellenza in quanto non si riteneva degno di simile atto. Certo questo prete era uomo eclettico. Sapeva fare di tutto: falegname, ombrellaio, medico di pronto soccorso, maestro, ecc.. Sepolto nel piccolo cimitero del paese, la sua tomba venne profanata durante le azioni vandaliche del 1977, di cui abbiamo già parlato. Una lapide sul pavimento della chiesa ed una sulla facciata esterna ne testimoniano la memoria e le sue doti umane. Don Sillicani era anche poeta.


Scrisse varie odi tra cui una a S.Anna. Un'altra si intitola: La fragola. E' una ragazza che muore a soli 28 anni sopraffatta dal dolore per non aver potuto sposare il fidanzato, impeditole dalla madre che voleva darle in sposo un vedovo benestante di Col di Favilla. 
Risale al 1920 l'ingresso in paese della prima maestra: Maria Tronci. Proseguì la sua opera il maestro Gino Giorgi di Azzano (Seravezza), il quale sposò una collettoria e si stabilì a Col di Favilla. 
Nella vicina località di Puntato esiste una seconda chiesetta dedicata alla SS. Trinità che risale al 1678. Il paese costituirebbe la diciassettesima frazione di Stazzema ma non è più considerata tale da quando vi è stato il completo abbandono da parte degli abitanti.

La chiesetta di Puntato
Oggi, tuttavia, si continua a festeggiare la patrona S. Anna nella domenica più vicina al giorno 26 luglio. Gli emigranti ed i loro discendenti restano molto legati al loro paese d'origine.

Pietro Ciambelli

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