martedì 21 aprile 2026

Il Pettorale - la Rocca di Gallicano

In questo video andremo alla scoperta della storia di Gallicano, antico borgo della provincia di Lucca, nel cuore della Garfagnana. 
Un territorio ricco di fascino, leggende e testimonianze storiche che affondano le radici nel Medioevo. Attraverseremo i secoli per raccontare le vicende del borgo, la sua posizione strategica e il ruolo fondamentale delle fortificazioni locali, con particolare attenzione alla Rocca, simbolo della difesa e dell’identità del paese. 
Un viaggio tra storia, architettura e tradizioni, alla scoperta di un angolo autentico della Toscana spesso poco conosciuto ma ricco di tesori nascosti. 
Se ami la storia locale, i borghi antichi e i paesaggi della Garfagnana, questo video fa per te.


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giovedì 16 aprile 2026

La Garfagnana EPIC su Il Corriere di Garfagnana

 La mia intervista su Il Corriere di Garfagnana - Aprile 2026


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martedì 14 aprile 2026

La Befana

Dall'archivio della mia nonna Anita.

La Maestra Anita - Classe IV B 1976/77

Era, ormai passato il Capodanno, e nell’angolo della casa, dove era stato posto, tra il muschio vero e la neve di cotone o di farina bianca impreziosita con una spolverata di zucchero, per farla brillare un po’, il Presepe era ancora meta di incontri e di “ooh” di meraviglia, e già si pregustava l’attesa della Befana.
Non tutti avevano l’Albero di Natale, fiorito di mandarini, aranci, noci incartate con le stagnole delle caramelle e dei cioccolatini, serbati con cura amorosa per tutto l’anno e custoditi, ben stirati, in una scatola per le scarpe, riposta, poi, sopra un mobile in camera, con le candeline di cera colorata ed i candelierini di latta.
Ma la Befana, oh, la Befana, arrivava sempre attraverso la cappa del camino, al quale appendevamo le calze, perché le riempisse, mentre noi dormivamo.
Si era stati buoni per tanti giorni perché quella misteriosa vecchietta era onnipresente, pronta a punire le nostre mancanze, con cenere e carbone.
A volte, addirittura, ci faceva trovare solo quelli, ed i parenti si davano un gran da fare per rintracciare i doni, nascosti nei posti più impensati, tra le fascine accanto al fuoco, sotto la madia, dentro il laveggio, nella cunella del più piccino, sotto le sottane della nonna, e le nostre lacrime si asciugavano al raggio di un sorriso di gioia, cancellando, di colpo, l’amarezza della delusione.
E i doni, poi, gli splendidi doni, che portavamo in trionfo per tutta la casa, mostrandoli a tutti e cercando, anche, di suscitare l’invidia delle amichette!
La bambola, la Piccola Infermiera, i cocciolini per preparare i nostri “pranzi”, il servito da caffè, la batteria da cucina, la Piccola Ricamatrice, una granata di saggina a nostra misura, penne e matite colorate “Fila”, quaderni, una copia del “Corrierino dei Piccoli”, dei biscotti e dei cioccolatini, aranci e noci.
Ma il miccetto della Befana, in compenso, si era mangiato tutta la semola che gli avevamo messo nel cestino, ed erano spariti anche i cialdoni, che non avevamo mangiato, perché la Mamma, paventando una indigestione, ci aveva consigliato di lasciarli, per rifocillare l’ingorda vecchietta, stanca del lungo viaggio, sui tetti e delle frequenti discese giù per le cappe.
E per i maschietti? Le costruzioni in legno, il cappello da soldatino, la sciabola, il cavallo a dondolo, i calzettoni, le solite penne, matite e quaderni dell’altro sesso.
E la gioia durava giorni e giorni, era “materia” di componimenti, a scuola, corredati dall’elenco dei doni, e a volte esposti anche all’ammirazione delle compagne e della maestra, che coglieva l’occasione per una lezione di Cultura Generale.
La mattina del 6 Gennaio, a scuola, veniva distribuita la Befana Fascista, consistente in un pacco che conteneva aranci, noci, zucchero, miele, fichi secchi, biscotti e caramelle, qualche indumento di lana e oggetti per la scuola, rulli avvolti in un foglio di carta blu, e legati con un fiocco tricolore……
E le nonne ci cantarellavano, piano piano, per non disturbare la Befana ed il suo miccetto;

Dormi, bambina, questa è la notte
che la Befana, dalle sue grotte, esce
e recando paste e confetti, va per i tetti.
Adagio, adagio, pianin pianino,
mette l’orecchio presso il camino;
se sente chiasso, alcun si muove, cammina altrove!
Ma, se ascoltando più attentamente
sente dormire tutta la gente,
allora toglie dal suo fardello,
quanto di buono, quanto di bello,
bambole, dolci chicchi e tra tutti, per i fanciulli.
Dormi bambina! Se dormirai
quando ti svegli rallegrerai!
Bella è la sorte di domattina! Dormi, bambina!


Gallicano, 5 Gennaio 1989

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lunedì 13 aprile 2026

I racconti del Gino - Fermi tutti è una perquisizione!

Dall'archivio della mia nonna Anita.

Era da poco finita la guerra del ’45 e le cose e le persone portavano ancora, visibili sulle case e nel sangue, gli orrori di sette mesi di fronte; piano piano si cercava, faticosamente, di tornare alla normalità, si raccoglievano, tra le macerie, le poche povere cose rimaste e si cercava di rendere abitabili le case sinistrate. Ci si arrangiava come si poteva……



Qualcuno fece una soffiata alle autorità: si diceva che in una certa casa si faceva della grappa clandestina, e in un’altra, nell’orto dietro la cucina, si coltivava del tabacco.
Una mattina arrivò in paese una pattuglia della Finanza, con mitra e pistole, al comando di un Ufficiale, con tanto di fregi e sul berretto, mostrine e decorazioni, bene in vista, sul petto.
Dopo aver chiesto informazioni sull’ubicazione delle due case malfamate, entrarono nella piccola aia della prima, e bussarono a quell’uscio di castagno, mezzo sgangherato, che, per altro, era aperto. Si affacciarono alla porta della cucina, e videro un bimbetto di sette, otto anni, seduto, mogio mogio, presso il camino spento. All’arrivo dei militari, trasalì, ma non si mosse.
Chiamò a voce alta la sorella più grande, che scese, dalla ribalza aperta. — “E’ qui che si coltiva il tabacco!” — tuonò imperiosa e minacciosa, la voce dell’Ufficiale. — “Dov’è? Presto, fatemi vedere!”
I due ragazzi avevano la bocca spalancata, ma non emisero nessun suono; stavano lì, impalati e muti, come di fronte a dei fantasmi.
La voce dell’Ufficiale si fece ancora più minacciosa: — “Presto fatemi vedere dov’è la coltivazione, prima che cominci a far perquisire tutta la casa! Dov’è vostro padre? E la mamma?” —
Con un fil di voce la ragazzina, tenendo, quasi a proteggerlo, una mano sulla spalla del ragazzo: — “La mamma non c’è più… … E babbo è alla selva… …” — “Vallo subito a chiamare!”—
La ragazzetta calmò il fratello che stava quasi per piangere, ma non si era mosso di un millimetro dalla sedia: — “Ci vado subito!”—
E scappò via come un leprotto. I militari si guardarono intorno e videro solo della miseria, delle poche cose, anche poco pulite, per giunta, e non sapevano cosa fare. Il bimbetto aveva chinato la testa e si guardava, con interesse, le mani, magre e scure. Arrivò, trafelato, il padre, e fu aggredito a voce dall’Ufficiale, che voleva perquisire la casa ed il terreno intorno;
l’uomo rimase un momento in silenzio, poi, con voce, dapprima debole, e poi, sempre più forte, fin quasi a gridare, disse:
— “Il tabacco? Io ne ho seminate quattro, dico quattro piante,
colà, nell’orto, e le foglie, quando sono secche, le metto insieme a quelle fine di castagno e mi faccio le sigarette con le spoglie di granturco, perché non ho soldi per andare a comprarle!
Non ho soldi, no, ed ho tre figlioli! Guardate questo!” — Questo è il regalo della guerra! — “Tirò giù i pantaloni al ragazzo e mostrò la sola gamba rimasta; dell’altra, nemmeno l’ombra.”
— “Aspettate” — disse — “e vedrete ancora!” — Salì le scale e tornò giù
portando in braccio una bambina, ancora più piccola, con un moncherino all'altezza del ginocchio, malamente nascosto da una gonnella troppo larga per lei. E questo è il regalo delle cannonate! E la mi moglie è morta! Cosa deve fare un povero Cristiano? Nessuno fiatava più, nella cucina, dove era sceso un silenzio penoso. Poi, l’Ufficiale ed i Militari si scossero, misero la mano in tasca, e raccolta una piccola somma, la consegnarono al bimbetto seduto e se ne andarono senza dire parola.
Ma la loro missione non era finita; dovevano andare a scovare la distilleria clandestina di grappa, in Campilato. Arrivati sul posto, bussarono alla porta, ma non rispose nessuno. - Ehi, di casa, c'è qualcuno?
A quegli urli, sulla scala che portava al piano di sopra, si affacciò un giovane, seminudo, con una coperta sulle spalle.
- Qua - disse l’Ufficiale con voce di minaccia, - qua si fa delle grappa, vero? - Della grappa?— cascò dalla nuvole il giovane, —
Io, un po’ di grappa me la bevo di tanto in tanto. È lì , sul mobile…ed indicò la bottiglia, ripiena a metà.
— “Ecco! Qua ti ci volevo! L'avete fatta in casa, vero? E l’altra, dov’è?— Il giovane cambiava colore, sudava e tremava, sotto la coperta che si stringeva addosso. -L'altra quale? — Presto, dammi un bicchiere, che la devo sentire se è di quella casalinga! - disse l'ufficiale e presi alcuni bicchieri si dispose a fare lui ed i suoi militari, l'assaggio.
Tutti ne bevvero, e tutti convennero che era proprio di quella, fatta in casa, e nemmeno buona. - Ed ora, cosa avete da dire? Devo dare ordine di perquisire tutta la casa, o me lo dite voi dove nascondete il resto? - E cominciò un interrogatorio di terzo grado.
Il pover’uomo se ne stava tremante, poi si decise a parlare, sudato, come sotto il sole di agosto.
- Avete ragione, sì, me l'hanno data, fatta in casa, ma è solo quella lì che c'è rimasta; l'altra l'abbiamo bevuta già tutta, io la mi mamma, perché abbiamo il tifo, è già tanti giorni, abbiamo la febbre alta...La mi mamma l'ha più di 39°, e a me, sento che mi rimonta...E se non ci teniamo su con un po' di roba forte, non ci leviamo più le gambe...
A quelle parole, furono i militari a cambiar colore ed a guardarsi l'un l'altro smarriti, posando in fretta il bicchiere che tenevano in mano, cercando la secchia dell'acqua per risciacquarsi le mani e la bocca...Poi, velocemente, molto di più di quanto erano arrivati, se ne uscirono da quella casa, maledicendo in cuor loro l'autore, anonimo, della schifosa denuncia, e cercando di arrivare, al più presto possibile, al primo Pronto Soccorso, sperando in Dio di non essersi beccati nulla, dopo averci rimesso anche, la sommetta che avevano dato a quei poveri bambini, orfani e invalidi per una guerra della quale non ne sapevano neppure la ragione.

Gallicano, 27 Gennaio 1991

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giovedì 9 aprile 2026

La nuova Raccolta Differenziata

Un passo importante per l’ambiente del nostro Comune: il nuovo servizio di raccolta porta a porta in tutto il territorio comunale. 
A partire dal 1° Aprile 2026 entrerà in funzione il nuovo servizio di raccolta differenziata porta a porta potenziato, che coinvolgerà il centro abitato e tutte le frazioni del territorio comunale. 
Entro il 2026 questo modello sarà adottato anche in tutti gli altri comuni della Garfagnana. Si tratta di un cambiamento significativo nel modo in cui gestiamo i nostri rifiuti, soprattutto per le frazioni che fino ad oggi non avevano il servizio porta a porta. 



L’obiettivo è migliorare la qualità della raccolta differenziata, ridurre la quantità di rifiuto indifferenziato, ottimizzare la logistica e i trasporti, contribuire in maniera concreta alla tutela dell’ambiente e del decoro urbano. Con il nuovo sistema verranno elimi nati i cassonetti stradali, favorendo una raccolta più ordinata, controllata ed efficace. 
Il nuovo modello di raccolta consentirà di aumentare in modo significativo la quantità e soprattutto la qualità dei materiali avviati al riciclo. Carta, plastica, vetro, organico e altre frazioni potranno essere recuperati e reimmessi nei cicli produttivi, riducendo l’utilizzo delle discariche e l’impatto ambientale complessivo. 
Il traguardo minimo da raggiungere previsto dalle normative è: raggiungere e superare il 75% di raccolta differenziata di qualità. I costi per il solo smaltimento del rifiuto indifferenziato è in costante crescita, ed è sempre più difficile trovare impianti che lo gestiscono, costringendo le aziende dei rifiuti a portarli nel nord d’Italia con aumento di costi anche per il trasporto. Separare il vetro dal multimateriale leggero e raggiungere alti standard di qualità del rifiuto, ci consentirà di ricevere una remunerazione, per alcune tipologie di rifiuto, anziché dover pagare per smaltire. Un risultato di questo tipo, tuttavia, non può essere ottenuto solo attraverso l’organizzazione del servizio. Sarà fondamentale la collaborazione di tutti i cittadini. La raccolta differenziata è prima di tutto un gesto quotidiano di responsabilità civica: separare correttamente i rifiuti nelle proprie case significa contribuire concretamente alla salvaguardia del territorio in cui viviamo. 
Per accompagnare questa fase di cambiamento saranno messi a disposizione dei cittadini tutti gli strumenti necessari: la distribuzione dei kit per la raccolta, i calendari dei conferimenti e materiale informativo per facilitare una corretta separazione dei rifiuti. Il gestore del servizio (GEA) resterà a disposizione per fornire chiarimenti e supporto.

Maurizio Bacchini - L'Aringo n. 26 aprile 2026

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giovedì 2 aprile 2026

22 luglio 1956... una giornata in Pania!

Queste fotografie, datate 22 luglio 1956, raccontano una giornata speciale sulla Pania della Croce, con tappa al Rifugio alla Pania. Tra quei volti c’è un giovanissimo Picci.

Cambiano le persone, cambiano i tempi… ma la Pania è sempre lì!
















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