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martedì 18 aprile 2023

Personaggi Gallicanesi: il Germano

Anche se non originario di Gallicano, in pochi anni è entrato nel cuore di tutti i Gallicanesi. 

Ciao Germano, ci mancherai 💓

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lunedì 27 febbraio 2023

Personaggi Gallicanesi: il Mispiego

Dal quaderno dei ricordi di Fiorello Saisi, il Mispiego.


Uno dei negozi di alimentari di Gallicano era il Mispiego.

Un omone grande e grosso con una faccia rossa, occhi azzurri e capelli biondi. Il suo nome era dovuto al fatto che, parlando, diceva sempre, "non so se mi spiego".

Era stato da giovane emigrante in Inghilterra. Ricordo che aveva per commesse 2 donne, basse e tonde, una si chiamava Erminia. Si alzava la mattina prestissimo e preparava i "cartocci" di pasta da 1 kg e da 1/2 Kg con una rapidità eccezionale.... io restavo a bocca aperta. A quel tempo la pasta arrivava nei negozi in corbelli.

Il Cesarino, quando venne a Gallicano, lavorava come commesso dal Mispiego. Raccontava che una volta una cliente gli riportò in negozio delle uova, dicendo che erano marce. Il Mispiego ne ruppe una e, nonostante l'odore nauseabondo che si sparse tutto intorno, con tranquilla indifferenza lo bevve e disse: "buonissimo!!". Un bel tipo, eh??

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mercoledì 22 febbraio 2023

Personaggi Gallicanesi: il Ghelle

Dal quaderno dei ricordi di Fiorello Saisi, il Ghelle.

Simpaticissimo, tifoso dell'Inter con una conoscenza enciclopedica della storia, dei giocatori, di tutto e di più della squadra del cuore. Memoria incredibile.

Gli piaceva bere.... e quando aveva bevuto diventava, se possibile, più simpatico e divertente. Poi si sposò e da quel momento smise di bere. 

Ogni tanto riusciva ad evadere...Un giorno di questi, lo trovai al Bar Centrale dove teneva banco, con battute spiritose, ricordi dell'Inter, ecc. attorniato da una cerchia di divertiti spettatori. Poi io lasciai il Bar per andare a cena, ma quando, dopo cena, tornai al Bar, il Ghelle era ancora li che pontificava. Mi venne naturale dirgli: "ma come Ghelle, non sei ancora andato a cena?" e lui con un tono "pomposo" mi rispose: "vedi, io sono un povero operaio della Sipe, e, con il mio stipendio, devo decidere, o mangio o bevo. Oggi ho deciso di bere!"

E che dovevo rispondere? Con una risata!

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martedì 21 febbraio 2023

Personaggi Gallicanesi: la Lietta

Dal quaderno dei ricordi di Fiorello Saisi, la Lietta.


Simpaticissima persona, sempre con la battuta pronta, con una lingua che tagliava e cuciva.

Tra le tante battute, quella che più ricordo è quella "Un è mia sapone!!" riferita a una signora molto... di buon cuore.

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lunedì 20 febbraio 2023

Personaggi Gallicanesi: il Giovacco

Dal quaderno dei ricordi di Fiorello Saisi, il Giovacco.



Era un mio secondo cugino. A stare con lui era come sfogliare una raccolta di barzellette, cominciò da giovane.
Mia nonna mi raccontava che io, appena nato e avvolto, come si usava a quel tempo, nelle fasce, mi aveva portato in visita dalla zia Emma (nonna del Giovacchino) e cognata di mia nonna. Il Giovacco, qualche anno più di me, quando mi vide disse: "ma non ce l'ha le gambe??

Al Ciocco avevano inaugurato il campo da calcio e per curiosità una sera con altri amici andarono a vederlo. Il Giovacco: "Bello! E poi è anche leggermente concavo!!" Il Leonello: "Vorrai dire convesso!!" Il Giovacco: "Secondo da che parte lo guardi!". Aveva sempre ragione!

Durante una gara di tiro alla fune contro una squadra fortissima di Vallico, dopo aver perso convinse tutti che la squadra di Vallico era uno in più!! Pazzesco...

Durante il Palio era sempre impegnatissimo. Una delle prime volte (il tifo era molto più acceso di adesso) dopo che i Bufali avevano vinto un Palio, la sera dopo il Giovacco era seduto fuori dal Bar Sport. Arrivò un tifoso della Strettoia avvolto in una bandiera rossa e con un grande cartello con scritto "meglio morto che Bufalo"... e il Giovacco: "Contento te!!"

Un nostro compagno del Bar, argentino, disse di lui: "o la gana o la impatta". Ritratto perfetto!

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domenica 19 febbraio 2023

Personaggi Gallicanesi: il Merlo

Dal quaderno dei ricordi di Fiorello Saisi, il Merlo.


Una persona molto simpatica e un po' strana. Scommettitore impenitente, giocatore di carte e di tutti i giochi possibili e inimmaginabili, dal "picchia muro" alla "carta più alta" a chi tirava una paglia più lunga da un pagliaio. Diceva: "vinco al minuto e perdo all'ingrosso!"

Sopportava, con finte arrabbiature, tutti gli scherzi che subiva.

Poeta dialettale, trovava rime ad ogni occasione.

Vittima in particolar modo dello Scoglio e del Nando.

Quella volta che lo Scoglio, eravamo a cena con tutta la banda dalla Zaira, "tutto pesce", andò in cucina e svuotò un piatto di Maruzzelle (lumache). Piatto destinato al Merlo... quando le Maruzzelle furono servite, ricordo ancora le madonne che tirava! Tutti estraevano con uno stuzzicadenti la Maruzzella e a lui non riusciva...

Lo Scoglio lo chiamava "Omosessuale" e lui gongolava e ridacchiava con piacere. Dopo qualche tempo qualcuno gli spiegò il significato della parola... vi lascio immaginare le fughe dello Scoglio!

Aveva la pensione di invalidità, a seguito di un ricovero in Manicomio. Spesso si alzava alle Sei e con il Vespino andava al Monumento dove partiva il pullman che portava gli operai a lavoro e lui gli girava attorno e gli gridava: "guarda bellini!! Poi dite che io sono matto!!"  

Una volta aveva perso molto al gioco ed era caduto in depressione. Il Nando gli dette delle pillole per tirarlo un po' "su". Per qualche giorno il Merlo non si vedeva più. Quando tornò in giro, era il solito Merlo che rideva e scherzava. Il Nando gli disse "vedo con piacere che le pillole ti hanno guarito!". E lui, battendosi sulla tasca dove teneva il portafoglio, rise e disse: "questo mi ha guarito!!". Aveva venduto il Vespino ed era, come diceva lui, "tornato a galla".


Una volta il Mario gli mise una ciottellora nel bicchiere del vino, il Merlo la sputò e non vi racconto quello che successe... Immaginatelo!!

Tante altre, sarebbe troppo lungo raccontarle.

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sabato 18 febbraio 2023

Personaggi Gallicanesi: il Bobbe

Dal quaderno dei ricordi di Fiorello Saisi, il Bobbe.



Il Bobbe è un personaggio straordinario che meriterebbe un capitolo a parte. Lo presenterò solo con un episodio: allora, le sale da ballo, lungo tutto il perimetro, erano arredate con una lunga fila di sedie e, regolarmente, su queste sedie erano sedute una ragazza e una zia, una ragazza e una mamma, una ragazza e una sorella maggiore e così via, impossibile trovare da sedere.
Ecco il fatto: il Bobbe si avvicina ad una signorina e con garbo dice: signorina, balla?? La ragazza si alza subito e dice: sì! Il Bobbe si mette a sedere al suo posto e dice: allora balli pure...

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venerdì 17 febbraio 2023

Personaggi Gallicanesi: il Tista

Dal quaderno dei ricordi di Fiorello Saisi, il Tista.


Era un omino rotondetto con una bella faccia liscia e sorridente. Portava sempre una berretta sulle ventitre, anzi sulle ventiquattro. Girottolava tutto il giorno per i bar (a quel tempo i bar a Gallicano erano numerosi) poi quando ti avvicinavi al banco per bere qualcosa, eccolo li vicino, con la sua simpatica faccia sorridente che ti diceva: "salute!!" E a te non rimaneva che dire: "oh Tista, prendi qualcosa?" "Sì, un bicchieretto!"

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mercoledì 22 luglio 2020

Lino Spadoni compie 60 anni

Tanti auguri al mitico Lino Spadoni che compie oggi 60 anni!!


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giovedì 21 novembre 2019

Viviana Giusti, una gallicanese DOC

L'Aringo, n. 13 marzo 2018

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sabato 9 novembre 2019

Il giornalista di Gallicano: Giulio Simonini

L'Aringo, n. 8 dicembre 2016

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giovedì 17 ottobre 2019

Renzo Adami, un pioniere del Palio

L'Aringo, n. 18 settembre 2019

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mercoledì 20 febbraio 2019

Cavalier Luigi Paoli Puccetti detto "Il Signorino"


Tratto da L'Aringo n. 16 di Dicembre 2018

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lunedì 24 settembre 2018

lunedì 9 luglio 2018

Speciale Palio di San Jacopo - Il personaggio: L'Elda - Borgo Antico

La magia dei Rioni è composta di molteplici simboli, che si uniscono all’unisono, per portare in piazza uno spettacolo che non ha eguali. Ma la sartoria e i costumi sono da sempre il cuore pulsante, l’anima del Rione. Il Borgo Antico, sin da quando era Strettoia, ha avuto una sartoria storica, donne operose e creative hanno realizzato negli anni opere straordinarie, una su tutte, colei che per tanti e tanti anni ha creato e cucito per il suo amato Rione era Elda Mucci.
Romana di nascita, da giovane sposa, diventò gallicanese di adozione, il carattere battagliero e indomito le permise di vivere da subito e appieno la competitività del Palio, che per lei aveva un solo colore: il ROSSO. Dalle abili mani, tagliava e cuciva e con quel suo accento romano, così simile alla parlata gallicanese, insegnava e istruiva giovani sarte che adesso tirano le fila della sartoria.
Cara Elda, ci hai dato tanto, hai lasciato un ricordo indelebile nel cuore di ognuno, tutto il tuo rione ti ricorda con affetto ed è sicuro di intravedere lassù ogni anno, nel cielo stellato di una sera d’estate gallicanese, una luce splendente colorata di rosso fuoco, è la bandiera dell’anima, l’anima del Borgo Antico.
 
Il tuo Rione
 
Fonte: L'Aringo Il Giornale di Gallicano

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Speciale Palio di San Jacopo - Il personaggio: Il Pisanetto - Bufali

Chi è che non ricorda “Il Pisanetto”, anche i giovani che non lo hanno conosciuto si sono fatti un’idea di chi fosse questo personaggio del Rione Bufali, ne hanno sempre sentito parlare, racconti, aneddoti, clamorosi successi di un uomo che quando sfilava nel Palio diventava protagonista.
Al secolo Bruno Gereschi era di Pisa, ma d’estate per lunghi periodi si stabiliva a Gallicano, ospite di Donato Moni, suo cognato, icona storica del Rione Bufali. Era un toscanaccio sagace ed autoironico, che si era inserito perfettamente nel paese, diventando più gallicanese d’altri, piccolo di statura e magrissimo, era uno scricciolo d’uomo, che ogni anno, sin dagli albori del Palio, sfilava il 25 luglio e si trasformava nel personaggio di punta del Rione Bufali, divertente, comico, intratteneva il pubblico con le sue performance.
Nel tempo in cui nel Palio non c’erano né musica né balli, passava dall’essere il frate Cimabue, che intonava le litanie contro gli altri rioni, a diventare Capo Diavoletto con il forcone in mano. Fu anche un Adamo ilare e dissacrante accanto ad un Eva alta e bellissima, si fece contadino che pigiava l’uva nel tino, ma il suo apice lo toccò nel 1988, diventando l’Uomo del Biscotto Plasbon. Completamente svestito a parte il lenzuolo-mutanda, il Pisanetto su un carretto batteva il martello sopra una colonna, sulla scritta Plasbon, gli spettatori lo acclamavano ed è il caso di dire che si scompisciavano dalle risate, ma lui serio continuava a battere e a tenere la parte.
Purtroppo Bruno ci ha lasciato alla fine degli anni novanta, troppo presto, ma è custodito nello scrigno del cuore del rione, e insieme a personaggi di altri rioni, nella memoria storica dei Gallicanesi, memoria che parla di un Palio semplice, dove persone come lui diventavano veri e propri trascinatori, con quello spirito di competizione tra compaeseani che è tipico della provincia toscana.
Ad oggi il Pisanetto se ci guardasse dal cielo, scuoterebbe la testa di sicuro, e direbbe: “Vero che il Palio è diventato uno spettacolo fantastico che richiama migliaia di persone da fuori, ma non c’è più posto per me, per quelli come me, primi attori di una manifestazione nata per divertirsi e per prendersi in giro tutto l’anno”, ma nonostante la nostalgia dei tempi passati, risuonerebbe alto il suo grido: “FORZA BUFALI!”
 
Antonella Cassettari
 
Fonte: L'Aringo Il Giornale di Gallicano

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Speciale Palio di San Jacopo - Il personaggio: Dorando Donati - Monticello

E’ proprio vero quello che diceva Edmondo De Amicis: “Il vino aggiunge un sorriso all’amicizia ed una scintilla all’amore”. L’ amore per un rione e così è stato per Dorando Donati, uno dei pioneri del rione Monticello, già titolare delle omonime autolinee di Gallicano, un uomo eclettico, trascinatore, che ha saputo infondere quell’ispirazione perchè il tutto prendesse magicamente vita. Ma partiamo dall’inizio, partiamo da 45 anni fa, tutto cominciò al “Baretto” in Via Serchio, Dorando era uno dei suoi avventori e insieme ad altri amici passava parte del suo tempo libero fra un buon bicchiere di vino e le classiche quattro chiacchere.
In questo clima di simpatia si avvicinava la festa di San Jacopo e questo gruppo di amici ebbe una pensata tanto spontanea quanto geniale, perchè non allietare in qualche maniera questa ricorrenza?
 L’idea prese corpo e forma e nel 1970 Dorando Donati, il Felicino del Baretto (l’allora gestore del bar), il Ponsacco, L’Andalù, il Jack e l’Ippolito Battaglia crearono quello che fu il primo carro, se così si vuol chiamare, del rione Dinamite (come al tempo si chiamava il Monticello). Com’era fatto questo carro? Era un semplice carretto (nel vero senso della parola) agghindato alla bene meglio, trainato da un cavallino e con sopra una damigiana di vino da distribuire in allegria alle persone per le vie di Gallicano.
Il paese fu contagiato dall’idea di costruire dei carretti, infatti due anni dopo prese ufficialmente il via la sfilata dei carri allegorici che coinvolgerà tutti e quattro i rioni: Bufali, Monticello, Roccaforte e Strettoia. Oramai per Dorando e per i suoi amici (che a tutt’oggi possiamo considerarli senza mezzi termini “i padri costituenti” del rione) sbocciò definitivamente l’amore e la passione per questo rione e il suo palio. I primi carri del Monticello venivano costruiti in Via Serchio in quella che nei tempi andati era la rimessa delle diligenze prima e dei pulmini dopo della famiglia Donati (e che oggi vede l’abitazione del figlio Augusto).
Da quella che ormai era diventata la sede strategica del rione, “il Baretto”, venne inoltre l’idea di aggiungere al gruppo storico di amici anche Mannoni Carlo un vero e proprio mastro d’ascia, si dice che usasse l’ascia come pochi, che modellasse il legno come se fosse plastilina. Dalle mani del Mannoni nacque così la struttura del primo carro ufficiale che era un gigantesco bufalo, nato per irridere il rione rivale, ma prestò si presento un problema, come rivestire esternamente questo bufalo per farlo sembrare il più reale possibile?
Pensa che ti ripensa a Dorando venne il lampo di genio. Nel giardino della sua casa ombreggiavano maestose due palme dal tronco peloso, non c’era miglior soluzione che spelacchiare letteralmente queste piante per rivestire così il corpo del bufalo e così fu senza esitazione. In quel periodo non era come oggi che ogni rione seguiva un tema unico per tutti uguale, ma i primi carri di solito venivano costruiti per prendere in giro bonariamente gli avversari, come fu quella volta che la Strettoia nella sua sfilata presentò un pulmino che raffigurava Dorando Donati, tant’è che a questo pulmino di cartapesta nella parte anteriore gli furono aggiunti dei baffi di stile risorgimentale segno indistinguibile di Dorando.
Il clima a quel tempo che si respirava intorno al Palio era più casereccio e bonario e a sottolineare questo a fine palio il rione Strettoia donò questo carro a Dorando, proprio come si fa in guerra, nella grandi battaglie quando al nemico si rende l’onore delle armi. Il carro restò in bella mostra in Via Serchio per molto tempo. Purtroppo a pochi anni dalla nascita ufficiale del palio, Dorando ci lasciò per sempre, era il 1975 e il Monticello perse subito uno dei suoi padri.
Gli anni sono passati ma da lassù ogni 25 luglio il cuore di Dorando torna nuovamente a battere per il suo amato rione: il Monticello.
 
Paolo Marzi
 
Fonte: L'Aringo Il Giornale di Gallicano

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mercoledì 4 ottobre 2017

Un uomo, un medico, un personaggio: Ferdinando Saisi

Sulla rubrica "Il personaggio" de L'Aringo n. 11 di Settembre 2017, c'è un bell'articolo sul mio babbo. Ringrazio di cuore Antonella Cassettari.


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giovedì 23 febbraio 2017

Febo Donini - Il ricordo di un maestro dal cuore in musica

Dire Maestro Donini significa principalmente musica, cori e sentire sicuramente canticchiare note di canzoni da lui composte: canzoni appassionate o allegramente ritmate, canzoni canticchiate da chi l’ha conosciuto e ne ha conservato il ricordo da scolaro, da amico o da corista.
Dal ricordo musicale a quello della sua immagine: un uomo alto, asciutto, un po’ curvo che dietro a spesse lenti, segue i suoi ragazzi, o meglio le loro voci, con il braccio destro teso, accompagnato da un lungo e ben deciso indice che indica l’inizio o il termine di un brano musicale.
Era esigente? Sì. E rigoroso. Rimproverava errori di distrazione, di stonatura e di ortografia. Ma tutto finiva bene: si concludeva lì, a scuola, sempre con un sorriso o con una battuta e spesso con simpatici sermoni di correzione. Così era il Febo, così lo ricordano i suoi allievi e chi l’ha conosciuto e avvicinato. Non è difficile, in circostanze di raduni e feste paesane sentire rievocare il Maestro Donini e ricordarlo cantando l’amore che aveva insegnato per la nostra terra, per i nostri monti, per la sua bellezza e anche per quella delle sue donne, come espresso nelle sue note.

…… La valle smeraldina,
un sogno par, un sogno par,
la valle tace, ascolta, ricorda
un’altra volta, la tua canzon,
la tua canzon…

Un maestro di scuola e un maestro di musica, come attestano i meriti che è doveroso ricordare: Corso residenziale per dirigenti Centri di lettura, istituito dal Ministero della Pubblica Istruzione; Corso residenziale di aggiornamento per l’insegnamento della musica e del canto (Roma)… e come non ricordare la vittoria del “ Microfono d’argento assegnato al M° Febo dalla R.A.I ?

Così lo ricordano due colleghe: Alma e Duse

Fonte: L'Aringo - Il giornale di Gallicano n. 7 settembre 2016

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martedì 18 ottobre 2016

Fiorello Achille Saisi: per i Gallicanesi era l'Ingegnere

 
Fiorello Achille Saisi nacque a Gallicano il 17 Ottobre 1928; i cognomi dei nonni - Saisi, Simonini, Mazzanti e Puccetti - attestano le sue origini locali.
Cresciuto in piena era fascista, passò l’infanzia coi compagni di gioco e di “avventure” tra via Roma, dove abitava con i genitori e la sorella minore, e S.Andrea. Riuscì a conseguire la Laurea in Ingegneria Industriale Meccanica, presso l’Università di Pisa, sempre sostenuto dalla famiglia e dal suo entusiasmo, che fortunatamente a Fiorello Achille non mancò, insieme alla tenacia, con una gioventù segnata dai disagi della guerra e da problemi di salute; e, alla fine, furono ricompensati anche il sudore, le fatiche del padre Fernando, “Brugiafero”, fabbro allo “Stendino” e le cure affettuose della madre Angelina.
L’ingegner Saisi è stato per molti anni insegnante e Preside della scuola IPSIA di Castelnuovo Garfagnana, ha esercitato la libera professione fino alla suo scomparsa, progettando opere pubbliche in tutta la provincia di Lucca; si è impegnato politicamente ricoprendo, oltre alle solite cariche di partito - la allora D.C. - anche quella di sindaco, nei lontani anni 50/60, e fu eletto anche consigliere provinciale negli anni a cavallo tra il 1970/80, un suo desiderio era il futuro di Gallicano come importante punto di snodo tra Garfagnana e Media valle.
Tutto questo sempre con lo spirito di un uomo che non temeva le responsabilità, che studiava e si preparava molto prima di realizzare un qualsiasi progetto. E dobbiamo sottolineare la presenza fondamentale, continua e discreta, nella vita di Fiorella dell’amata moglie Eugenia, sia per la parte professionale che per quella familiare, che gli è stata vicino fino all’ultimo istante di vita. Fiorello non disdegnava i piaceri della vita: si svagava con la caccia e amava la buona tavola, dove era capace di passare, mangiando e conversando con la sua famiglia e i pochi amici, anche interi pomeriggi e serate; amava l’arte classica, la storia italiana e il suo paese, di cui cercò di valorizzare gli aspetti storico-architettonici.
Questa passione lo portò a fare ricerche e a divulgare notizie che riguardavano il passato di Gallicano, collaborando con l’Istituto Storico Lucchese; organizzò incontri e scrisse saggi su tutto ciò che riguardava le vestigia antiche dei luoghi e anche sul suo “strano” cognome, prettamente gallicanese, testi conservati nella biblioteca comunale. Negli ultimi tempi, consapevole di essere al tramonto, ha poi voluto ripercorrer con la memoria, la sua infanzia, addirittura raccontandola nel piccolo volume “Anni verdi”.
In esso ha cercato, trasmettendo la sua esperienza diretta di ragazzo, di rievocare quel periodo oscuro della guerra in Garfagnana, che condizionò purtroppo la sua esistenza e quella dei suoi compaesani. Questo scritto, probabilmente si può considerare come un suo estremo grido contro ogni guerra, e, forse, anche un’ eredità di memorie per le figlie e per tutti, lasciata prima della sua scomparsa.
L’Ingegner Saisi riteneva che una persona possa continuare a esistere anche dopo la morte attraverso le sue gesta e le sue opere, e lui ne ha lasciate molte tangibili e non.
L’attaccamento per la sua famiglia, per il suo lavoro e per il suo paese sono senz’altro ancora presenti in chi lo ha conosciuto, e a qualcuno probabilmente mancherà la sua amicizia, la sua capacità di analisi e la sua serietà in questo brutto momento storico che stiamo vivendo.
 
Articolo di Michela Saisi

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