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sabato 7 agosto 2021

Via al Progetto “Parco culturale le Apuane di Fosco Maraini”


Il progetto “Parco culturale le Apuane di Fosco Maraini”, promosso dal Club Alpino Italiano Gruppo Regionale Toscana, è risultato tra vincitori del Bando GAL Montagnappennino a valere sul PSR 2014-2020 Misura 19.2, Bando n.7, Operazione 7.6.2 “Riqualificazione e valorizzazione del patrimonio culturale”. 
L'attuazione del progetto vedrà la realizzazione di sei itinerari escursionistici didattico- emozionali dedicati alla figura di Fosco Maraini, lungo i quali sarà possibile conoscere la sua vita, le sue opere e i suoi legami con le Alpi Apuane e la Garfagnana. L’intervento si pone l’obiettivo di conservare e tramandare i beni materiali e immateriali lasciati in questi luoghi da Maraini, offrendoli al visitatore e al curioso, e al tempo stesso di accrescere la consapevolezza nella comunità locale del prezioso patrimonio culturale che, adeguatamente conservato e valorizzato, può partecipare al rilancio del territorio attraverso un modello di sviluppo economico-sociale sostenibile. 
Fosco Maraini (1912-2004) è una figura poliedrica nel panorama culturale italiano: alpinista, orientalista, etnologo, scrittore, poeta, fotografo, viaggiatore. Il suo pensiero racchiude un messaggio culturale portatore di valori universali di civiltà, di pace e di fratellanza tra i popoli, importante soprattutto per le nuove generazioni, in quanto memoria storica di un'epoca segnata dalle grandi dittature e dalla guerra, ma anche ricco di passione per i viaggi, lo studio delle civiltà e la ricerca etnografica, con la vivacità culturale e la libertà di pensiero che lo hanno sempre contraddistinto. 
La passione per la montagna ha accompagnato Maraini per tutta la durata della sua vita: luogo ideale e simbolo, un ambiente sacro e amato, vissuto, raccontato ed esplorato, anche al seguito di importanti spedizioni CAI, fra cui le note sul Gasherbrum IV nel Karakoram e sul Picco Saraghrar nello Hindu-Kush. La montagna è divenuta in seguito luogo rifugio e quiete quando nel 1975 Maraini ha acquistato e recuperato una casa-alpeggio in località Pasquigliora, sulle pendici del monte Rovaio, all’Alpe di Sant’Antonio nel comune di Molazzana (Lucca), dove ha trascorso lunghi periodi della sua ultima stagione. 
Casa Maraini in Pasquigliora (in fase di acquisizione da parte del comune di Molazzana, con il supporto di Unione Comuni Garfagnana e Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca) entrerà nel complesso di beni del Parco Culturale con l'idea di farne il primo “Rifugio Culturale del CAI" ovvero luogo di ricezione e d’incontro, di studio e ricerca, non solo sull’autore e le sue opere, ma anche sui temi inerenti gli aspetti naturalistici, culturali e antropologici legati all’ambiente apuano sotto l'egida e l’emblema del CAI e del suo Comitato Scientifico. 
A completamento del progetto è prevista anche la realizzazione di un punto informativo presso il paese di Molazzana e di un sito internet del Parco Culturale, dove poter trovare in rete tutte le informazioni relative a Fosco Maraini, alla sua vita, le sue opere e su come e dove poter fare questo tipo di esperienza, percorrendo gli itinerari escursionistici “emozionali” a lui dedicati. 
Il progetto del "Parco culturale le Apuane di Fosco Maraini" verrà presentato in occasione dell’annuale cerimonia in ricordo di Fosco Maraini che per agevolare la partecipazione è stata posticipata al periodo di ferie estive, come lo scorso anno, e si terrà DOMENICA  8 AGOSTO 2021 alle ore 17.00 presso il cimitero dell'Alpe di Sant'Antonio, Molazzana LU (44.061715, 10.357967). 
Nella stessa mattinata verrà organizzata un'escursione, sul tracciato di uno dei sentieri didattico/emozionali di prossima realizzazione, che raggiungerà Casa Maraini in Pasquigliora: una buona occasione per conoscere dal vivo obiettivi, azioni e il futuro del "Parco culturale le Apuane di Fosco Maraini".  
Per coloro che fossero interessati a partecipare all’evento e/o all’escursione i dettagli per iscriversi all'escursione della mattina sono on-line sul sito  www.garfagnanacai.it

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lunedì 22 ottobre 2018

L'anello del Monte Rovaio per il "Sentiero della Libertà"

Un giro ad anello intorno al Monte Rovaio che ripercorre i luoghi dove, nell'agosto del '44, si consumò la famosa battaglia tra i partigiani del gruppo Valanga e l'esercito tedesco. 
Il sentiero è stato inserito nel libro “I sentieri della libertà” (ed.R.C.S. CAI) che raccoglie, a livello nazionale, i percorsi legati alle vicende della resistenza ed è pertanto di interesse storico. 
Itinerario: Alpe di Sant'Antonio - Pasquigliora - Colle a Panestra – Trescola - Bovaio - Pasquigliora - Alpe di Sant'Antonio.


Difficoltà: E - Lunghezza: 7 km - Dislivello: 450 m D+ - Tempo di percorrenza: 2,5 h




Dall'Alpe di Sant'Antonio, poco sopra l'Agriturismo La Betulla (m. 810 slm), imbocchiamo il sentiero CAI 133 che in circa 30 minuti ci porta a Pasquigliora (m. 960 slm). Deviamo a destra per poche decine di metri per visitare la casa di Fosco Maraini (1912 - 2004), abitata in Luglio e Agosto dalla moglie Mieko Maraini. 






A Pasquigliora inizia l'anello del Monte Rovaio, che percorriamo in senso orario.
Svoltiamo quindi a sinistra ed in pochi minuti raggiungiamo Colle a Panestra (m. 998 slm), storico villaggio che rappresentava l’insediamento di maggior consistenza attorno al Rovaio. Oggi alcune case sono state risistemate e sono usate saltuariamente dai proprietari.
Colle a Panestra è dominato da uno spigolo roccioso (Nome del Gesù, m. 1145 slm) che costituisce l’estremità sud-est della cresta del Rovaio.








Da Colle a Panestra un largo e agevole sentiero scende sul versante occidentale del monte Rovaio, e raggiunge rapidamente (700 metri) l’insediamento di Trescola.






Questa era la casa dei partigiani dove “Mamma Viola” accolse e accudì i ragazzi del Gruppo Valanga mettendo a disposizione casa e stalla. Oggi una lapide sulla parete della casa e una bacheca di fronte al rudere della stalla ricordano la storia del luogo e i nomi dei partigiani (clicca qui per la battaglia del Monte Rovaio).



Da qui il sentiero prosegue, facendosi più stretto e con qualche tratto infido e franoso, passa sotto la falesia ovest del Rovaio (placconata di roccia verticale con vecchie vie d’arrampicata chiodate) e in breve raggiunge una grande roccia (incisione rupestre di un pennato non facilmente individuabile) nel punto dove si aprono i piccoli prati piani del Bovaio, sospesi sul vuoto degli strapiombi sulla Val d’Arni e il lago di Isola Santa. 



E’ necessaria una certa attenzione e prudenza evitando di avvicinarsi ai bordi dei prati sugli strapiombi ma piuttosto fermarsi sulla cresta erbosa dove si apre, uno dei migliori panorami sul gruppo delle Panie, col prato della Pania (dove è il rifugio Enrico Rossi del CAI di Lucca) e col profilo dell’Omo Morto (skyline di Prato della Pania, Pania della Croce e Pizzo delle Saette messi insieme che ricorda un gigante di pietra addormentato).





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sabato 26 agosto 2017

73° anniversario dell’eccidio dei giovani partigiani del “Gruppo Valanga”

Domani, 27 agosto 2017, ricorre il 73° anniversario dell’eccidio dei giovani partigiani del “Gruppo Valanga”.

Stamani ho aiutato Michele e Claudio ad issare la bandiera italiana ed europea nei pressi dello "Spigolo del Gesù".












La battaglia del Monte Rovaio (dal cartello nei pressi di Trescola)

Il 27 agosto una pattuglia tedesca, risalendo da Col di Favilla era giunta all'Alpe di S.Antonio ove erano accampati i partigiani del Gruppo Valanga. Una sentinella partigiana che stava a Colle a Panestra, tale Gualtiero Montanari detto Tarzan, vide o udì la pattuglia e intimò l'alt. 
Poi sparò e uccise un ufficiale tedesco, il Fw Rolf Bachmann (1). La pattuglia si ritirò. Erano le 23,30. 
A quel punto era chiaro che la cosa non sarebbe rimasta senza conseguenze e ci sarebbe stata reazione da parte dei tedeschi. Si è discusso molto su ciò che può essere accaduto in quelle ore. 
E’ evidente che i partigiani si saranno posti il problema di cosa fare. Pare, fra l'altro, che fossero assenti sia in comandante Leandro Puccetti che il vice De Maria. 
Avrebbero potuto abbandonare la zona e rifugiarsi in altro luogo. Oppure rimanere e attendere gli eventi. Ed è ciò che fecero. Ma come maturò questa decisione? 
Qualcuno ha ipotizzato che l'imperizia militare abbia fatto ritenere di poter sostenere l'assalto dei tedeschi. Ma i 36 emiliani fuggiti da Montefiorino una certa esperienza dovevano averla. 
Altri, anche su testimonianza di alcuni sopravvissuti, sostengono che la decisione di rimanere fu presa consapevolmente per non lasciare nelle peste la popolazione civile su cui i tedeschi, non trovando i partigiani, avrebbero potuto sfogare la loro rabbia. Probabilmente c'è del vero in ciascuna della due ipotesi. 
La figura del comandante Puccetti, giovane idealista, e la testimonianza dei superstiti depone a favore della seconda ipotesi. 
Valiensi sostiene questa verità con molto calore, sostenendo che il Gruppo Valanga si adoperò sempre per evitare danni alle popolazioni. Ma il fatto che il gruppo si fosse attestato sul monte Rovaio, facilmente circondabile e, quindi, praticamente senza possibilità di sganciamento, sembra avvalorare anche la prima ipotesi e che essi ritenessero di poter resistere all'attacco tedesco. 
Forse il recente lancio di armi e munizioni li fece sentire più forti di quanto non fossero. Avrebbero, forse, potuto accettare il combattimento e, quindi, scagionare la popolazione, stando in posizione più favorevole e garantendosi delle sicure vie di fuga? 
Non è facile dirlo e, comunque, si tratta, forse, ormai, di congetture oziose. 
Il giorno 28 trascorse tranquillo e Puccetti, rientrato verso le 16, approvò la decisione presa di rimanere sul posto per evitare guai ai civili. Dopo il ritorno all'Alpe, in località Trescala (ritorno avvenuto dopo i fatti di Pania del 13 luglio) Puccetti aveva fatto costruire quattro postazioni per mitragliatrici sul Monte Rovaio, che è un massiccio isolato a sud della valle della Turrite e a nord del Monte Piglionico. 
La postazione A era al centro della cresta del monte, la B (del Bovaio) all'estremità ovest, la C era al di sotto della A, nel versante sud (verso il Piglionico) e la D, quella "del Gesù", all'estremità est, sopra Colle a Panestra. F
u nelle prime ore del 29 , esattamente alle 3,20, che si scatenò l'attacco tedesco (secondo alcuni erano presenti anche truppe della R.S.I. ma la notizia non è documentata. Valiensi, comunque, afferma di aver visto truppe italiane in divisa grigioverde, probabilmente militi della G.N.R., che attaccarono in una zona scoperta e che furono costrette a ritirarsi). 
L'attacco avvenne sia da nord (i tedeschi risalirono dalla valle della Turrite Secca sottostante) che da sud (dalle pendici del monte Piglionico ove erano giunti anche provenendo da Col di Favilla). Una parte degli uomini del Valanga (forse una cinquantina) si era arroccata sulle quattro postazioni, armati la A e la D con Bren e Breda e dieci bombe a mano, la B e la C con la Breda e 10 bombe a mano. 
Bren e Breda avevano 1000 colpi ciascuno e ogni uomo aveva lo Sten. Pare che alcuni uomini del gruppo, definiti poi "volponi", non salissero sul Rovaio. Essi trovarono modo di allontanarsi e di sottrarsi al combattimento. I primi proiettili di una mitragliera da 20 mm giunsero dalla parte di Col di Favilla, in un paesaggio spettrale illuminato dai "bengala". Poi entrarono in funzione altre due mitragliere dalla parte opposta. Infine, all'alba, cominciò anche il fuoco di almeno un mortaio. 
Trescala e la postazione B resistettero poco più di mezz'ora poi gli uomini salirono sulla cresta del monte. La situazione della postazione C, più bassa, si fece presto critica e anche gli uomini di questa postazione si ritirarono sulla vetta del monte. Qui, disposti a piccoli gruppi, facendo fuoco con i fucili mitragliatori Bren, con le mitragliatrici Breda da 6,5 mm e lanciando bombe a mano, i partigiani si difesero strenuamente per alcune ore. 
Ma il monte era bersagliato con mortai (pare non si trattasse di veri e propri mortai bensì di piccoli lanciabombe) e i tedeschi, sia pur lentamente, continuavano a salire e a stringere il cerchio. Gli uomini continuavano a cadere ad uno ad uno e, a un certo punto, i tedeschi raggiunsero la cresta dopo aver distrutto la postazione D. 
Allora fu chiaro che non era più possibile resistere. Erano circa le ore 10 quando Puccetti lanciò il "si salvi chi può" e i pochi superstiti cercarono di attraversare l'accerchiamento tedesco buttandosi in un canalone scosceso sul lato nord e nascondendosi fra i cespugli. Molti morirono durante la fuga (mentre si gettavano nel canalone erano sotto il fuoco delle mitragliere), uno, Sassi Renzo, pare si sia ucciso, un altro, Olivieri Rubino, fu catturato e, pare, fucilato, ma di lui non si seppe più nulla. 
Tuttavia qualcuno si salvò. Il Puccetti fu fra questi, ma aveva una grossa ferita all'addome. Un partigiano che si era salvato con lui raggiunse un paese vicino e chiese aiuto. Alcuni uomini (o forse alcune donne) andarono, raccolsero il Puccetti (ma era rimasto 36 ore nascosto in una grotta) e lo portarono in una località presso Sassi detta "Taso", poi, sotto falso nome (Pietro Marinari) e falsa diagnosi (peritonite generalizzata da probabile perforazione appendicolare), lo portarono all'Ospedale di Castelnuovo. Ma non fu possibile salvarlo e il 3 settembre morì. 
Il bilancio fu terribile. I morti partigiani furono 18 più il Puccetti, circa un terzo del gruppo (2). Dei 19 caduti 9 appartenevano al gruppo degli emiliani, 3 erano meridionali e 7 lucchesi. 
Tutti si erano battuti con molto coraggio. E molti furono i feriti. Non sono note le perdite tedesche ma pare che qualcuno abbia visto diversi caduti portati a valle dai commilitoni mentre alcuni abitanti della zona assicurano che non ebbero perdite. La verità, probabilmente, sta nel mezzo. 
Fu questo l'episodio più sanguinoso e il combattimento più impegnativo sostenuto dai partigiani in Garfagnana. E il gruppo "Valanga" visse un momento di grande sbandamento. A fatica il già vice-comandante del gruppo, Mario De Maria, riuscì a riunire a Vergemoli alcuni superstiti. Comunque il gruppo continuò ad esistere e ad operare.

NOTE 
1) Ci sono incertezze su questo nome. Il Guidi, infatti, (op.cit.pag 122) riporta il nome Bachmann basandosi sul fatto che nel Comune di Molazzana risulta la morte di questo tedesco in località Alpe di S.Antonio e in data 27.8.44. Valiensi, però, assicura di aver letto sul piastrino e sui documenti del tedesco morto il nome Hotzmann. 

2) Ecco il nome dei caduti: Puccetti Leandro di Gallicano (LU), Bruni Ettore di Castelfranco Emilia, Sassi Renzo di Modena, Bergamini Edoardo di Bomporto (MO), Bertoni Mario di Molazzana (LU), Borro Giovanni di Barrafranca (Enna), Borsi Remo di Malalbergo (BO), Bucci Sergio di Roma, Cipriani Pasquale di Vergemoli (LU), Davini Mario di S.Maria del Giudice (LU), Francesco detto il Napoletano di Albanova (Caserta), Lorenzoni Renato di Anzola d'Emilia (BO), Olivieri Rubino di Zocca (MO), Pierantoni Walter da Bologna, Pieroni Lauro di Molazzana (LU), Puccetti Gabriele di Gallicano (LU), Rusticelli Aldo di S.Giovanni in Persiceto (BO), Tognoli Ferruccio di Malalbergo (BO), Venturelli Mario di Molazzana (LU).

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martedì 22 agosto 2017

Trail sui Sentieri della Libertà - 10 settembre 2017

 
L’A.S.D. Orecchiella Garfagnana, affiliata Fidal e Uisp, insieme con Comune di Molazzana, Protezione Civile di Molassana, A.S.D. Sassi-Eglio, Gruppo Linea Gotica della Garfagnana e Associazione Linea Gotica della Lucchesia con il patrocinio del Comune di Fabbriche di Vergemoli, organizza il giorno 10 settembre 2017, la seconda edizione della manifestazione sportiva di corsa in natura: Trail sui sentieri della storia del comune di Molazzana “Dalla Linea Gotica alla Libertà”.

La corsa consiste in una prova di trail running in ambiente naturale sui sentieri del Comune di Molazzana e Fabbriche di Vergemoli, con partenza e arrivo dall’Alpe di S. Antonio in Località Peritano (LU). La gara si svolge in una sola tappa, a velocità libera, in tempo limitato ed in regime di semi-autonomia.
I percorsi previsti sono due:
• Trail Lungo - 20 Km
• Trail Corto “Sentiero della Libertà” - 8 Km

I concorrenti dovranno presentarsi in località Peritano Alpe di S.Antonio entro le ore 08:45 di domenica 10 settembre 2017. Alle ore 09:30 sarà dato il via.

Per maggiori informazioni clicca qui.

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giovedì 13 luglio 2017

La Montagna racconta Fosco Maraini - 13 agosto, Casa Maraini - Monte Rovaio (LU)

La Gnosi delle Fanfole, con la voce di di Massimo Altomare, aprirà la giornata dedicata a Fosco Maraini il giorno di Domenica 13 agosto 2017 presso la Località Pasquigliora - Molazzana alle ore 16,00.


 
La giornata dedicata a Fosco, inizierà con una escursione con partenza da Piazzale Maraini alla chiesa dell'Alpe di sant'Antonio alle ore 9,00. Oppure in alternativa solo il giro breve del Monte Rovaio, sul Sentiero della Libertà con partenza per le ore 12,00 dalla località Piglionico.


LA GITA DEL 13 AGOSTO 2017 PER MUSICA SULLE APUANE: “ALPE-PIANIZZA-COLLE A PANESTRA E IL GIRO DEL ROVAIO”
(con arrivo a Casa Maraini in Pasquigliora circa un’ora prima dell’inizio del concerto/evento e rientro alle auto un’ora dopo la fine del concerto).

Punto di ritrovo e partenza escursione:
Alpe di Sant’Antonio, Molazzana LU - Piazzale Fosco Mariani alla Chiesa dell’Alpe. Ore: 9,00

oppure
solo giro breve del monte Rovaio – sul Sentiero della Libertà – e concerto a casa Maraini. Con partenza dal parcheggio del Piglionico alle 12,00 e incontro col gruppo a Colle a Panestra alle ore 12,30 (sosta gruppo per pranzo al sacco prevista a Colle a Panestra dalle 12,30 alle 13,30)

Descrizione dell’itinerario.

Parte 1 - dalla Pianizza a Colle a Panestra;
 
Colle Panestra
 
Dal piazzale Fosco Maraini alla Chiesa dell’Alpe (posteggio) saliremo in direzione delle case Cervaia e della Pianizza per vedere questo ambiente carsico e prativo, relitto glaciale, in fase oggi di rapido cespugliamento e imboschimento per scarso utilizzo del pascolo. Passeremo poi dal “muro del Carlo” opera particolare e testimonianza del lavoro degli Alpigiani nel secolo scorso, poi aggireremo su un sentiero poco conosciuto e poco frequentato le pendici del monte Piglionico per raggiungere il sentiero CAI133 nel canale di Colle a Panestra. Da qui saliremo a Colle a Panestra per vedere lo storico villaggio che era l’insediamento di maggior consistenza attorno al monte Rovaio. (sosta pranzo e attesa di eventuali altri gitanti in arrivo dal Piglionico per la seconda parte dell’escursione).

 

Parte 2 – Giro del Rovaio (Sentiero della Libertà):

 
da Colle a Panestra un largo e agevole sentiero scende sul versante occidentale del monte Rovaio, e raggiunge rapidamente l’insediamento di Trescala. Questa era la casa dei partigiani dove “Mamma Viola” accolse e accudì i ragazzi del Gruppo Valanga mettendo a disposizione casa e stalla. Oggi una lapide sulla parete della casa e una bacheca di fronte al rudere della stalla ricordano la storia del luogo e i nomi dei partigiani.

 
 
 
Da qui il sentiero prosegue, facendosi più stretto e con qualche tratto infido e franoso, passa sotto la falesia ovest del Rovaio (placconata di roccia verticale con vecchie vie d’arrampicata chiodate) e in breve raggiunge una grande roccia (incisione rupestre di un pennato non facilmente individuabile) nel punto dove si aprono i piccoli prati piani del Bovaio, sospesi sul vuoto degli strapiombi sulla Val d’Arni e il lago di Isola Santa. E’ necessaria una certa attenzione e prudenza evitando di avvicinarsi ai bordi dei prati sugli strapiombi ma piuttosto fermarsi sulla cresta erbosa dove si apre, uno dei migliori panorami sul gruppo delle Panie, col prato della Pania (dove è il rifugio Enrico Rossi del CAI di Lucca) e col profilo dell’Omo Morto (skyline di Prato della Pania, Pania della Croce e Pizzo delle Saette messi insieme che ricorda un gigante di pietra addormentato).
Nascosta e invisibile dai prati, appena dietro lo spigolo nord del Rovaio ci attende la Casa Bovaio, caratteristico insediamento sottoroccia, con i resti di una stalla coperta a paglia arrivata integra ai nostri giorni in quanto situata sotto uno sperone di rocca di diverse decine di metri che la protegge da pioggia e neve.

Bovaio
 
Il sentiero da qui scende su una cengia e raggiunge le pareti est del Rovaio, alti strapiombi che chiudono la cima sul versante che guarda la Garfagnana, che si costeggiano alla base girando in direzione sud-est verso le case Colle e Pasquigliora. Il sentiero ora è stretto e a saliscendi e richiede una certa attenzione (un passaggio attrezzato con una corda fissa) e poi si fa più agevole e in leggera discesa, si allarga, segue la linea elettrica e in breve arriva a Casa Maraini in Pasquigliora.

Parte 3 – Concerto di Musica Sulle Apuane a Casa Maraini.

Parte 4 - Rientro alle auto (con possibile cena all’agriturismo La Betulla all’Alpe di Sant’Antonio prenotando singolarmente al 0583760052):
dalla sommità del colle dove sorge Casa Maraini (abitata in Luglio e Agosto da Mieko Maraini e unico punto di appoggio sul giro del Rovaio in caso di necessità) si riprende la discesa in direzione di Colle a Panestra ma raggiunto il segnale del sentiero CAI 133 non si prende il sentiero ma si scende a destra, per la pista forestale, che senza difficoltà e lieve discesa, in circa 30, minuti raggiunge l’Agriturismo La Betulla in Piritano di Sotto, termine della strada asfaltata dell’Alpe. Siamo ad un Km circa sotto il piazzale della Chiesa da dove siamo partiti e dove sono ad aspettarci le auto, che bisognerà raggiungere salendo lungo la strada asfaltata.


 

NOTA:
Per chi intende fare solo la parte 2 dell’escursione, raggiungendo in auto il parcheggio del Piglionico (necessari 3 euro in monete per ciascuna giornata di parcheggio da inserire nel parchimetro appena dopo il bivio dell’Alpe di Sant’Antonio 3 Km prima del parcheggio, l’appuntamento è a Colle a Panestra tra le ore 12,30 e le ore 13,30. Dal Piglionico a Colle a Panestra si impiegano circa 20 minuti sul sentiero CAI 138 che parte a valle della strada appena dopo la cappellina del Piglionico. In questo caso il rientro alle auto dopo il concerto sarà sempre attraverso Colle a Panestra, sul sentiero CAI 133 e poi CAI 138, fino al Piglionico.

Per ogni informazione utile contattare info@garfagnanacai.it

Ottavio cellulare 3208152512 - Eugenio 3384509785

IL LUOGO:

Il Monte Rovaio (Gruppo delle Panie, Alpi Apuane) è una lunga cresta calcarea di quota modesta, 1.124 m. la cima nord, 1.145 m. la cima sud, quest’ultima detta anche “Monte di Gesù”. Ha forma di affilata carena di nave rovesciata appoggiata su uno zoccolo di prati e boschi, sospeso a sua volta sulla valle della Turrite Secca e contornato da grandi strapiombi.

 
La zona del monte Rovaio ha un notevole interesse storico-antropologico, naturalistico e alpinistico per questi motivi: - ruderi di insediamenti di boscaioli e pastori ubicati in luoghi “incredibili”;
- teatro, il 29 agosto 1944, della più importante battaglia partigiana della Garfagnana;
- rifugio di selvatici e rapaci;
- frequentato da alpinisti e climber (vie più famose sullo spigolo nord);
- scelto da Fosco Maraini, nell’ultimo quarto del secolo scorso, come ”buen ritiro” in una vecchia casa/alpeggio - il casolare di Pasquigliora - ubicato sotto la cima sud del Rovaio per anni senza energia elettrica e con l’acqua piovana raccolta in una cisterna. Al Rovaio - e al ricordo dei fatti storici qui avvenuti – Fosco Maraini dedicò la poesia “Rovaio”, edita prima su “La Pania” (notiziario del Comune di Molazzana) e poi pubblicata nel libro “Il Gioco dell’Universo” (Dacia e Fosco Maraini, Mondadori 2007) il cui testo evoca un monte selvaggio, misterioso ed enigmatico, imperturbabile agli eventi umani, quasi beffardo, con la sua calcarea “faccia di Sfinge”.
 

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venerdì 18 settembre 2015

"I sentieri per la libertà" - Itinerari per conoscere le montagne della seconda guerra mondiale e della Resistenza

Lo scorso inverno ho collaborato per la realizzazione dell'opera "I sentieri per la libertà" ed oggi ho ricevuto dalla sede centrale del CAI una copia omaggio. 
Nella sezione "Gli itinerari", Emilia Romagna - Toscana a pagina 381, nella descrizione del sentiero del Monte Rovaio ci sono 2 mie foto.
Anche queste sono soddisfazioni!





In occasione del 70° anniversario della Liberazione, è stata pubblicata (Corriere della Sera e La Gazzetta dello Sport, in collaborazione con il CAI) una guida inedita dedicata ai sentieri della Resistenza, teatro della lotta di liberazione dei partigiani italiani. 
Il cuore della guida è dedicato a 30 itinerari, divisi per Alpi e Appennini, dalla Val d’Ossola alla Linea Gotica, dei quali vengono messe in luce le storie legate al periodo della Resistenza, dall’eccidio di Sant’Anna di Stazzema alla strage di Marzabotto. 
Diverse le regioni toccate da questi sentieri, sia il nord Italia (Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Veneto) che il centro (Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e Abruzzo). 
Non solo testo di rilevanza storica, la guida contiene precise informazioni pratiche per poter percorrere i sentieri al meglio: la descrizione puntuale del tragitto, i tempi di percorrenza e una valutazione sulla difficoltà, la possibilità di accesso di auto e mezzi pubblici, le indicazioni cartografiche, eventuali numeri utili di telefono, consigli sull’abbigliamento e l’attrezzatura necessaria e immagini del percorso. La guida contiene inoltre una serie di approfondimenti realizzati ad hoc: un inquadramento della Resistenza sulle montagne, la storia della Linea Gotica e della linea Gustav, i rifugi alpini protagonisti della Resistenza, le biografie di Riccardo Cassin e Ettore Castiglioni, due grandi alpinisti partigiani, e la storia di Paraloup, la borgata di Nuto Revelli. 

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venerdì 28 agosto 2015

29 agosto 2015: 71° anniversario dell’eccidio dei giovani partigiani del “Gruppo Valanga”

Domani, 29 agosto 2015, ricorre il 71° anniversario dell’eccidio dei giovani partigiani del “Gruppo Valanga”.

Oggi, mentre percorrevo il "Sentiero della Libertà" attorno al Monte Rovaio, ho incontrato Michele e Claudio ed ho avuto l'onore di aiutarli ad issare la bandiera italiana ed europea nei pressi dello "Spigolo del Gesù".

Località Piglionico 
Località Trescola
Sentiero della Libertà
Daniele e Claudio 
Michele e Claudio
Località Colle Panestra

La battaglia del Monte Rovaio (dal cartello nei pressi di Trescola)

Il 27 agosto una pattuglia tedesca, risalendo da Col di Favilla era giunta all'Alpe di S.Antonio ove erano accampati i partigiani del Gruppo Valanga. Una sentinella partigiana che stava a Colle a Panestra, tale Gualtiero Montanari detto Tarzan, vide o udì la pattuglia e intimò l'alt. 
Poi sparò e uccise un ufficiale tedesco, il Fw Rolf Bachmann (1). La pattuglia si ritirò. Erano le 23,30. 
A quel punto era chiaro che la cosa non sarebbe rimasta senza conseguenze e ci sarebbe stata reazione da parte dei tedeschi. Si è discusso molto su ciò che può essere accaduto in quelle ore. 
E’ evidente che i partigiani si saranno posti il problema di cosa fare. Pare, fra l'altro, che fossero assenti sia in comandante Leandro Puccetti che il vice De Maria. 
Avrebbero potuto abbandonare la zona e rifugiarsi in altro luogo. Oppure rimanere e attendere gli eventi. Ed è ciò che fecero. Ma come maturò questa decisione? 
Qualcuno ha ipotizzato che l'imperizia militare abbia fatto ritenere di poter sostenere l'assalto dei tedeschi. Ma i 36 emiliani fuggiti da Montefiorino una certa esperienza dovevano averla. 
Altri, anche su testimonianza di alcuni sopravvissuti, sostengono che la decisione di rimanere fu presa consapevolmente per non lasciare nelle peste la popolazione civile su cui i tedeschi, non trovando i partigiani, avrebbero potuto sfogare la loro rabbia. Probabilmente c'è del vero in ciascuna della due ipotesi. 
La figura del comandante Puccetti, giovane idealista, e la testimonianza dei superstiti depone a favore della seconda ipotesi. 
Valiensi sostiene questa verità con molto calore, sostenendo che il Gruppo Valanga si adoperò sempre per evitare danni alle popolazioni. Ma il fatto che il gruppo si fosse attestato sul monte Rovaio, facilmente circondabile e, quindi, praticamente senza possibilità di sganciamento, sembra avvalorare anche la prima ipotesi e che essi ritenessero di poter resistere all'attacco tedesco. 
Forse il recente lancio di armi e munizioni li fece sentire più forti di quanto non fossero. Avrebbero, forse, potuto accettare il combattimento e, quindi, scagionare la popolazione, stando in posizione più favorevole e garantendosi delle sicure vie di fuga? 
Non è facile dirlo e, comunque, si tratta, forse, ormai, di congetture oziose. 
Il giorno 28 trascorse tranquillo e Puccetti, rientrato verso le 16, approvò la decisione presa di rimanere sul posto per evitare guai ai civili. Dopo il ritorno all'Alpe, in località Trescala (ritorno avvenuto dopo i fatti di Pania del 13 luglio) Puccetti aveva fatto costruire quattro postazioni per mitragliatrici sul Monte Rovaio, che è un massiccio isolato a sud della valle della Turrite e a nord del Monte Piglionico. 
La postazione A era al centro della cresta del monte, la B (del Bovaio) all'estremità ovest, la C era al di sotto della A, nel versante sud (verso il Piglionico) e la D, quella "del Gesù", all'estremità est, sopra Colle a Panestra. F
u nelle prime ore del 29 , esattamente alle 3,20, che si scatenò l'attacco tedesco (secondo alcuni erano presenti anche truppe della R.S.I. ma la notizia non è documentata. Valiensi, comunque, afferma di aver visto truppe italiane in divisa grigioverde, probabilmente militi della G.N.R., che attaccarono in una zona scoperta e che furono costrette a ritirarsi). 
L'attacco avvenne sia da nord (i tedeschi risalirono dalla valle della Turrite Secca sottostante) che da sud (dalle pendici del monte Piglionico ove erano giunti anche provenendo da Col di Favilla). Una parte degli uomini del Valanga (forse una cinquantina) si era arroccata sulle quattro postazioni, armati la A e la D con Bren e Breda e dieci bombe a mano, la B e la C con la Breda e 10 bombe a mano. 
Bren e Breda avevano 1000 colpi ciascuno e ogni uomo aveva lo Sten. Pare che alcuni uomini del gruppo, definiti poi "volponi", non salissero sul Rovaio. Essi trovarono modo di allontanarsi e di sottrarsi al combattimento. I primi proiettili di una mitragliera da 20 mm giunsero dalla parte di Col di Favilla, in un paesaggio spettrale illuminato dai "bengala". Poi entrarono in funzione altre due mitragliere dalla parte opposta. Infine, all'alba, cominciò anche il fuoco di almeno un mortaio. 
Trescala e la postazione B resistettero poco più di mezz'ora poi gli uomini salirono sulla cresta del monte. La situazione della postazione C, più bassa, si fece presto critica e anche gli uomini di questa postazione si ritirarono sulla vetta del monte. Qui, disposti a piccoli gruppi, facendo fuoco con i fucili mitragliatori Bren, con le mitragliatrici Breda da 6,5 mm e lanciando bombe a mano, i partigiani si difesero strenuamente per alcune ore. 
Ma il monte era bersagliato con mortai (pare non si trattasse di veri e propri mortai bensì di piccoli lanciabombe) e i tedeschi, sia pur lentamente, continuavano a salire e a stringere il cerchio. Gli uomini continuavano a cadere ad uno ad uno e, a un certo punto, i tedeschi raggiunsero la cresta dopo aver distrutto la postazione D. 
Allora fu chiaro che non era più possibile resistere. Erano circa le ore 10 quando Puccetti lanciò il "si salvi chi può" e i pochi superstiti cercarono di attraversare l'accerchiamento tedesco buttandosi in un canalone scosceso sul lato nord e nascondendosi fra i cespugli. Molti morirono durante la fuga (mentre si gettavano nel canalone erano sotto il fuoco delle mitragliere), uno, Sassi Renzo, pare si sia ucciso, un altro, Olivieri Rubino, fu catturato e, pare, fucilato, ma di lui non si seppe più nulla. 
Tuttavia qualcuno si salvò. Il Puccetti fu fra questi, ma aveva una grossa ferita all'addome. Un partigiano che si era salvato con lui raggiunse un paese vicino e chiese aiuto. Alcuni uomini (o forse alcune donne) andarono, raccolsero il Puccetti (ma era rimasto 36 ore nascosto in una grotta) e lo portarono in una località presso Sassi detta "Taso", poi, sotto falso nome (Pietro Marinari) e falsa diagnosi (peritonite generalizzata da probabile perforazione appendicolare), lo portarono all'Ospedale di Castelnuovo. Ma non fu possibile salvarlo e il 3 settembre morì. 
Il bilancio fu terribile. I morti partigiani furono 18 più il Puccetti, circa un terzo del gruppo (2). Dei 19 caduti 9 appartenevano al gruppo degli emiliani, 3 erano meridionali e 7 lucchesi. 
Tutti si erano battuti con molto coraggio. E molti furono i feriti. Non sono note le perdite tedesche ma pare che qualcuno abbia visto diversi caduti portati a valle dai commilitoni mentre alcuni abitanti della zona assicurano che non ebbero perdite. La verità, probabilmente, sta nel mezzo. 
Fu questo l'episodio più sanguinoso e il combattimento più impegnativo sostenuto dai partigiani in Garfagnana. E il gruppo "Valanga" visse un momento di grande sbandamento. A fatica il già vice-comandante del gruppo, Mario De Maria, riuscì a riunire a Vergemoli alcuni superstiti. Comunque il gruppo continuò ad esistere e ad operare.

NOTE 
1) Ci sono incertezze su questo nome. Il Guidi, infatti, (op.cit.pag 122) riporta il nome Bachmann basandosi sul fatto che nel Comune di Molazzana risulta la morte di questo tedesco in località Alpe di S.Antonio e in data 27.8.44. Valiensi, però, assicura di aver letto sul piastrino e sui documenti del tedesco morto il nome Hotzmann. 

2) Ecco il nome dei caduti: Puccetti Leandro di Gallicano (LU), Bruni Ettore di Castelfranco Emilia, Sassi Renzo di Modena, Bergamini Edoardo di Bomporto (MO), Bertoni Mario di Molazzana (LU), Borro Giovanni di Barrafranca (Enna), Borsi Remo di Malalbergo (BO), Bucci Sergio di Roma, Cipriani Pasquale di Vergemoli (LU), Davini Mario di S.Maria del Giudice (LU), Francesco detto il Napoletano di Albanova (Caserta), Lorenzoni Renato di Anzola d'Emilia (BO), Olivieri Rubino di Zocca (MO), Pierantoni Walter da Bologna, Pieroni Lauro di Molazzana (LU), Puccetti Gabriele di Gallicano (LU), Rusticelli Aldo di S.Giovanni in Persiceto (BO), Tognoli Ferruccio di Malalbergo (BO), Venturelli Mario di Molazzana (LU).

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