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venerdì 17 febbraio 2017

Speleogita "Tana che Urla"

Un viaggio al centro della terra per tutti 
Domenica 26 febbraio escursione in Tana che Urla a Fornovolasco


perché, accostando l’orecchio alla bocca della medesima, s’ode sempre un certo oscuro strepito, o lontano rimbombo, a guisa d’uomo, che colà gridi, ed urli” è così che Antonio Vallisneri, padre della speleologia, battezza una delle grotte da sempre più visitate della Garfagnana per il rombo dell’acqua che sgorga e fluisce in cascate al suo interno, e alimenta poi il torrente Turrite.
 
 
Domenica 26 febbraio tutti potranno partecipare a un'affascinante "viaggio al centro della terra", nel cuore delle Apuane, alla scoperta degli ambienti sotterranei più suggestivi accompagnati dagli speleologi dello Speleoclub Garfagnana.
Tana che Urla è una cavità carsica che si apre ai piedi del Monte Forato a 615 m s.l.m. poco sopra l’abitato di Fornovolasco. Il costante ed incessante lavoro dell’acqua ha disciolto il grezzone (dolomia) creando una galleria freatica pressoché orizzontale di 400 m di lunghezza, con un dislivello di 48 metri.
La disponibilità degli speleologi che vi accompagneranno vi permetterà di provare l'esperienza di un’escursione in una grotta non attrezzata turisticamente con percorsi facilitati, ma in un ambiente naturale con il solo utilizzo di casco, lampada frontale, imbraco e corde.
L'escursione è aperta a tutti e NON E' RICHIESTA ALCUNA ESPERIENZA: è sufficiente la volontà di mettersi alla prova ed essere in buona forma fisica.
Dopo un breve avvicinamento, entreremo in grotta da un piccolo ingresso per vedere una prima sala, percorsa dal torrente e dalla cascata il cui rumore dà il nome all’antro.
La grotta è ricca di concrezioni calcaree cristalline, con colorazioni che vanno da trasparenti a scure. Proseguendo troveremo una diramazione che conduce alla sala del silenzio, ricca di concrezioni fango e detriti depositati dalle piene del torrente.
Risalendo invece il torrente si arriva al termine del nostro percorso: un lago dov’è possibile vedere la sagola che guida gli speleosub nel sifone. Il programma della giornata è il seguente: ritrovo alle ore 9.00 in P.za della Posta a Gallicano.
Parcheggiate le auto, ci vestiremo degli attrezzi speleo e imboccheremo il sentiero che in breve ci porterà all’ingresso. Pranzo al sacco. Rientro in serata.
Occorre equipaggiarsi con vestiario comodo, caldo (ad es. pile o lana, assolutamente da evitare indumenti di cotone - in grotta c'è umido e circa 10°C) e di poco conto; chi ce l’ha, può indossare una tuta da meccanico sopra ai vestiti; ai piedi calzettoni caldi e scarpe antiscivolo (scarpe da trekking o stivali in gomma con suola scolpita), alle mani guanti a perdere (es. per lavare i piatti o da lavoro).
È sempre necessario lasciare in auto un ricambio completo di scarpe e mutande.
L’escursione a Tana che Urla è aperta a tutti. La quota di partecipazione per i Soci CAI è di 10 €, per i non soci di 15 €. La quota comprende il noleggio dell’attrezzatura speleologica e la copertura assicurativa giornaliera per i non soci.
Per partecipare alla speleogita è obbligatorio prenotarsi contattando gli organizzatori entro Mercoledì 22 febbraio comunicando nome, cognome, data di nascita e CF al fine di attivare l’assicurazione.
Per altre informazioni sull’abbigliamento, sul programma, dubbi e curiosità contattateci. Informazioni e prenotazioni: speleo.garfagnana@alice.it – Giulio 349/0535414 - Stefano 328/9636222 – Sezione CAI Castelnuovo di Garfagnana.
Questa grotta, facile da visitare, rappresenta un ottimo inizio per coloro che vogliono avvicinarsi al mondo della speleologia.
Con l’augurio che questa Tana, in cui il Vallisneri fece le osservazioni scientifiche che lo portarono per primo a modellizzare il ciclo perenne delle acque e lo Spallanzani condusse i primi studi di idrogeologia, veda anche i primi passi della vostra carriera di speleologi.

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sabato 24 dicembre 2016

La misteriosa Grotta dei Confetti

Nelle mie belle estati trassilichine degli anni ’90 spesso sentivo parlare della “Grotta dei Confetti”, un luogo suggestivo che si trova per i Trassilichini nei pressi del “Canal di Verni” e per i Vernocchi nei pressi del “Canal di Trassilico” (lasciando pensare che per entrambi è preferibile attribuirlo al paese vicino.. chissà poi perché!) e ricordo che i miei genitori ci andarono con l’amico Italo Pierotti.
A distanza di tanti anni, curioso di “saperne di più” di questo luogo senza dubbio misterioso, ho fatto alcune ricerche, interviste e sopralluoghi. Italo, che ringrazio per aver accompagnato anche me con le sue informazioni in questa scoperta, mi ha riferito che è così chiamata perché nel letto del torrente, subito sotto la grotta, assieme ai soliti sassi, si trovano in quantità piccoli ciottoli tondeggianti e biancastri che spiccano sul grigio del restante, da lì l'identificazione con i confetti.


Si tratta di una spelonca con una grande apertura a forma semicircolare larga quindici metri, alta tre/quattro metri nella parte centrale e profonda quindici. 
La pavimentazione interna è rocciosa e in salita, molto scivolosa perché sempre bagnata e coperta da muschi e termina contro una parete dalla quale scaturisce acqua. 





Sul lato destro, entrando, verso la metà in posizione sopraelevata rispetto al terreno circostante, si trovano due sporgenze rocciose chiaramente a forma di testa umana, una più definita dell'altra. 
La più alta presenta sul culmine del capo un incavo scavato di forma rotonda. Secondo Italo sono chiaramente opera umana ma, viste anche da chi si diceva esperto, non si è riusciti a capire se trattasi di opera di pastori annoiati, che così trascorrevano il tempo, o di antichi abitatori paleolitici. Considerata la località assai poco accessibile, poiché non c’era la strada ma solo bosco, le figure sono assai inquietanti. 


La “Grotta dei Confetti” è menzionata anche nel volume “Rapporto sulle fortezze del Comune di Gallicano” nella sezione “Cenni di storia archeologica in area Gallicanese” da Oscar Guidi, quale cavità naturale all’interno della quale esistono, scolpiti sul pavimento digradante verso l’ingresso, un volto maschile, più propriamente un “mascherone” e una testa, probabilmente femminile, a tutto tondo. Entrambi appaiono di una certa antichità, ma lo stile non consente attribuzioni cronologico-culturali certe. Viene altresì sottolineata l’assonanza tra il nome del sito, la tradizione (che nella zona parla d’incontri a sfondo sessuale che avvenivano nella grotta) e la presenza delle due sculture, ipotizzando, anche in considerazione del fatto che dalla grotta fuoriesce l’acqua, a un qualche culto di fecondità
I confetti, come sappiamo, sono da sempre simbolo di prosperità, felicità e abbondanza e sono donati con significato benaugurale e come portafortuna. 
Silvia Benedetti mi ha raccontato la leggenda di due fidanzati che, andati alla grotta, rimasero affascinati dai colori e da quei sassolini simili a confetti. I due giovani avevano un grande desiderio: avere presto un bambino poiché da molto tempo aspettavano di ricevere questo dono. Nella grotta con la sua atmosfera magica e abitata da fate, come avevano sentito raccontare, espressero il desiderio di diventare genitori. Dopo poco per i due innamorati giunse finalmente la bella notizia e da allora la grotta è stata visitata da giovani coppie con la speranza di veder realizzato il sogno di avere un bambino. Silvia mi conferma che funziona! 
A Verni, la grotta dei confetti è conosciuta invece come “Grotta delle Fate” ed anche nelle pagine del Micotti Anselmo nella “Descrittione cronologica della Garfagnana, provincia di Toscana del 1671” è riportata questa denominazione: “Nelle balze d’un gran sasso nei del borgo di Trassillico trovasi una meravigliosa caverna comunemente chiamata la grotta delle fate, con tant’ordine e simetria di stanze, che pare più tosto fattura d’ingegnoso Architetto, che scherzo della natura. Crede il volgo ignorante che in questa spelonca habitassero anticamente le Fate, che predicevano le cose avvenire, e facevano tante altre cose miracolose: e ciò poté esser vero, per diabolica illusione, essendo sempre stato solito il demonio ingannare gli huomini con l’apparenze del bene”. 
In Garfagnana esistono altre grotte chiamate “Grotta delle Fate” a Calomini, Corfino, Villa Soraggio e Fosciandora. 


Che si conosca come “Grotta dei Confetti” o “Grotta delle Fate”, in quel del Canal di Verni o di Trassilico, certe sono le coordinate per chi volesse raggiungerla: 
44°02'04.1"N 10°25'01.9"E. La grotta si raggiunge agevolmente in dieci minuti (circa 700 metri) dall’Agriturismo LaRadice (Loc. Campiglia a metà strada tra Verni e Trassilico) seguendo la sterrata che parte dal parcheggio della struttura e che scende al Canale di Verni. 
Pochi metri prima di raggiungerlo si sale a sinistra, un po’ a caso, su una sassaia per circa 20 metri, fino a quando la grotta è ben evidente.

Per vedere altre foto clicca qui.

Articolo tratto da "L'Aringo - Il Giornale di Gallicano" n. 8 Dicembre 2016.


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sabato 22 ottobre 2016

La Grotta del Vento, una emozione per tutti

Grazie all'intuizione di Vittorio Verole nel 1967 l'antro divenne Grotta Turistica e da allora circa 50.000 turisti ogni anno ne varcano la soglia per ammirarne le meravigliose concrezioni.

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giovedì 29 settembre 2016

Speleogita alla Tana di Casteltendine - 9 ottobre 2016

 
Domenica 9 ottobre lo Speleoclub Garfagnana CAI vi condurrà alla scoperta della Tana di Casteltendine, come primo passo per conoscere la speleologia.
Dopo l’avvicinamento a piedi sarete accompagnati in grotta, muniti di casco, luce e una semplice attrezzatura, alla ricerca dell’origine dell’acqua che sgorga copiosa dalla grotta.
L’escursione è aperta a tutti.
 
Contributo per assicurazione giornaliera e materiale tecnico: 15 euro. Per soci CAI: 10 euro.
 
Termine iscrizioni: mercoledì 5 ottobre.
 
Info: speleo.garfagnana@alice.it – Giulio 349/0535414 - Stefano 328/9636222. Speleoclub Garfagnana


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venerdì 9 settembre 2016

Modella posa per un calendario nella Grotta del Vento

 
Nella tarda mattinata di venerdì 5 settembre un turista tedesco ha espresso un certo disappunto nel veder parcheggiata una Vespa all'interno della Grotta del Vento, alla base della Galleria Principale. L'imbarazzante presenza è stata subito chiarita dalla guida: lo scooter si trovava in quel punto solo per qualche ora; il tempo necessario per allestire un set fotografico e cinematografico per la realizzazione del calendario ”Vespa e Donna 2017” ideato da Francesco Albani, presiedente del Vespa Club di Carrara.
Il calendario, che presenta 12 foto scattate nei luoghi più suggestivi della Toscana, è destinato alla distribuzione presso tutti i Vespa Club disseminati sul territorio italiano. Il ricavato delle vendite sarà interamente devoluto in beneficenza.
Le foto sono state scattate dallo studio di Cristina Endrizzi, di Carrara, il breve filmato di presentazione è stato girato da Marco Polini, pure di Carrara.
Splendida la modella, Ekaterina Karnatokaya, che incurante della temperatura di +10,7°C. ha posato a lungo sotto i riflettori coperta da un costume molto succinto sullo sfondo delle magnifiche concrezioni calcaree che rivestono la parete sinistra della galleria.

Hair style: Simone Verlezza. Make up artist: Virginia Mantelli.

Fonte: grottadelvento.com

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martedì 20 ottobre 2015

Il fascino della Garfagnana: dalla Grotta del Vento a Castelvecchio

Natura, cultura e borghi incantati

Eremo di Calomini
Un itinerario che dal paese di Gallicano raggiunge la Grotta del Vento, costeggiando il torrente Turrite, offre scenari di rara bellezza: da non perdere, con brevi deviazioni dal percorso, il paese di Verni e la rocca medievale di Trassilico, mentre l'Eremo di Calomini si staglia incastonato nella viva roccia. Poco oltre, stretto tra profonde forre, appare il lago di Trombacco.

Verni
Raggiunto il paese di Fornovolasco, la strada si inerpica tra i boschi e in pochi minuti arriva alla Grotta del Vento, una delle grotte turistiche più conosciute del mondo. Il magico mondo sotterraneo delle cavità carsiche è racchiuso in tre diverse proposte di itinerari guidati.

Trassilico
Comodi sentieri e aeree scale permettono di ammirare stalattiti e stalagmiti, drappeggi d'alabastro e corsi d'acqua sotterranei. Un itinerario alternativo torna a Gallicano passando dalla strada che dalla Grotta raggiunge il paese di Vergemoli, sede comunale.
Da Gallicano, in breve si raggiunge la cittadina medievale di Barga, caratterizzata dalle strette strade lastricate del centro storico, delimitate da signorili palazzi rinascimentali che conducono alla sommità del borgo dove si erge imponente il Duomo romanico e da dove si ha una delle più belle vedute panoramiche sulla catena delle Alpi Apuane.

Duomo di Barga
Poco distante da Barga, a Castelvecchio Pascoli, è possibile visitare la Casa-Museo del poeta Giovanni Pascoli.

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lunedì 16 agosto 2010

Video "La tana che urla" - Fornovolasco - Vergemoli

Parte I

Parte II



Itinerario di accesso:

Da Gallicano (LU) procedere per Fornovolasco, seguendo le indicazioni per la Grotta del Vento. Poco dopo il paese, a ridosso della Turrite, il torrente che alimenta l'invaso artificiale, c'è un ponte con un piccolo parcheggio. Da li parte il sentiero n. 6 che collega il M.te Forato. Percorrerlo per circa 1 km, finchè sulla vostra destra troverete l'ingresso della Tana che urla.

Descrizione:
Ingresso molto ampio, questa grotta è una sorgente che presenta alcune difficoltà dovute alla presenza d'acqua: l'ingresso, circa 8 metri da percorrere carponi, situato immediatamente a destra pochi metri dopo l'ampia volta a contatto con l'esterno, è spesso invaso dall'acqua che, in caso di grandi precipitazioni, rende impossibile entrare o uscire dalla grotta. Pertanto è consigliabile visitarla in periodi asciutti o poco piovosi.

Appena oltrepassato il passaggio si entra in una piccola sala percorsa dal torrente e sul fondo a sinistra di questa si vede la cascata che è quella che provoca il rumore, il cosiddetto "rombo" che ha dato il nome alla grotta stessa.

Questa va risalita e, subito sopra a questa c'è un'altro salto d'acqua, ma la parete è ricca di spit e fix per poter armare e scenere e salire i due saltini in sicurezza.

Estremamente ricca di concrezioni cristalline grandi e piccole, calciti e resa unica dal torrente che la modella in continuazione, la Tana che urla si estende per circa 100 metri sulla sinistra dele due cascate e, giunti in prossimità di una colonna centrale si trova la diramazione sulla destra in alto che conduce, dopo 30 metri circa alla sala del Silenzio, ricca di fango e detriti trasportati dalle piene eccezionali del torrente.

Proseguendo dritto invece si percorre alcuni meandri per circa 150 metri, fino ad arrivare al sifone che la chiude, dov'è possibile notare, oltretutto , la sagola di sicurezza per gli speleosub. I colori sono unici, perchè la varietà stessa di concrezioni più o meno esposte all'acqua nebulizzata assume delle colorazioni semitrasparenti e/o scure. E la cosa più spettacolare è poter vedere la viva cristallizzazione delle grandi concrezioni, che sembra quasi fare da padrona in quell'ambiente.

Per gli speleofotografi che volessero effettuare alcuni scatti in Tana che urla è cosnigliabile un lungo periodo per acclimatarsi, vista la scarsa circolazione d'aria e i cospicui vapori emessi dal corpo a causa dell'inevitabile bagnarsi .

Questa grotta, inoltre, rappresenta un buon inizio per coloro che vogliono provare ad avvicinarsi al mondo della Speleologia: facile da visitare, con le dovute cautele, e pericolo molto limitato.

Raffaello Raffaelli, nel 1879, nella sua descrizione geografica, economica e storica della Garfagnana, la descriveva cosi':

La Tana che Urla

Un'altra cosa meritevole di esser visitata da chi giunga al Fornovolasco si è la così detta Tana che urla. Nella più dirupata base della Pania, sopra, al paese, e non lungi dalla strada che guida in Petrosciana, vedesi scaturire un ruscello per una buca da cui esce un continuo rumore, quasi cupo ululato. Entrando per la medesima conviene andare per circa venti passi carponi pel solco dell'acqua, il quale tosto s'inalza e lascia camminare in piedi, finché si giunge ad una caverna, a guisa di grandioso salone a volta, il cui vano è di metri 42 da un lato, e 18 dall'altro. In fine di questo salone, ripieno di bizzarre e vaghe stalattiti e stalagmiti, una massa d'acqua, precipitando bianca e spumante dall'alto, forma una stupenda cascata, ed assorda il visitatore col rumor fragoroso che odesi anche all'esterno dall'attonito passeggiero, il quale, abbattendosi a passare di notte tempo per quella via, ignaro della cosa, sentesi compreso da ribrezzo e spavento.

Chi avesse desiderio di conoscere minutamente tutte le particolarità di codesto antro ululante, prenda il Vallisnieri e resterà soddisfatto. Noi che fummo a vederlo, dobbiamo dichiarare che non è dei migliori che si ammirino in Garfagnana; e non può confrontarsi con taluni di quelli ch'esistono nel monte di Corfìno, di Soraggio ecc.

Da openspeleo.org

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