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mercoledì 2 luglio 2025

lunedì 22 aprile 2024

Inchiesta REPORT - Il marmo della Duchessa

Gli alpinisti e speleologi dell’associazione Apuane libere hanno filmato tantissime irregolarità: 
La marmettola è un rifiuto speciale, andrebbe raccolto nelle vasche per essere poi smaltita, ma ha un costo”, affermano. 
Spesso viene, invece, sversato lungo il pendio dei monti e dei torrenti oppure finisce nelle fratture che corrispondono alle cavità carsiche determinate dall’estrazione. 
Possiamo dire con assoluta sicurezza che le cave sono una fabbrica di alluvioni. A volte è bianco per la marmettola, a volte è marrone per le terre che vengono dei ravaneti e a volte è caffellatte. Dall'inizio del secolo quattro alluvioni e siamo nel 24. Nel secolo scorso ci sono state quattro alluvioni in tutto il secolo”, racconta Giuseppe Sansoni, biologo di Legambiente Carrara.

Guarda la puntata di REPORT andata in onda su Rai3 domenica 21 aprile 2024


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martedì 15 novembre 2022

venerdì 19 agosto 2022

giovedì 23 settembre 2021

Passo della Focolaccia: scempio a 1600 metri d'altitudine

Il Passo della Focolaccia si trova a quota 1650 metri ed è un largo valico tra il monte Cavallo e la Tambura, a confine tra il comune di Massa e quello di Minucciano. 
È un antico valico che metteva in comunicazione Gorfigliano (Minucciano) e Resceto (Massa), qua fu costruito nel 1902 il bivacco Aronte, primo rifugio sulle Apuane. 
Con il tempo la zona è stata devastata dall’estrazione del marmo, facilitata dall’apertura della marmifera da Gorfigliano. Da tempo l’attività estrattiva in zona è fonte di proteste da parte degli ambientalisti a causa delle trasformazioni che la stessa ha causato, in maniera ormai irreparabile, all’originaria conformazione del passo. Inoltre sta crescendo di dimensioni il ravaneto che scende dalle cave nel versante verso Gorfigliano. (Fonte Escursioni Apuane)























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Domenica 26 settembre: Manifestazione Apuane Libere al Passo della Focolaccia


Aderiamo numerosi alla manifestazione promossa dall'Associazione Apuane Libere al passo della Focolaccia; partenza alle ore 9.00 dalla Val Serenaia. Alle 12:00 verrà circondato pacificamente quello che rimane del Passo della Focolaccia, ex sella di origine glaciale che una volta si trovava a quota 1650 metri sulle Alpi Apuane, tra le province di Lucca e di Massa-Carrara. 
Lo faremo per rilanciare la solidarietà tra le varie associazioni toscane che portano avanti le varie vertenze ambientali e per protestare contro i nuovi PABE del Comune di Massa che hanno in previsione la riapertura di un' altra cava in galleria anche dal lato mare e quindi visibile dalla costa..

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venerdì 16 aprile 2021

Bivacco Aronte: nel 1920 il soggiorno del fisico Enrico Fermi

Fra le migliaia di volti che sono passati dal bivacco Aronte ce n’è una che forse più di altre lascia il segno nell’immaginario collettivo. E’ quella del fisico Enrico Fermi. Era il 1920 e fra il 10 e il 13 agosto il giovane fisico, non ancora ventenne, assieme ad altri amici alpinisti raggiunse proprio il bivacco Aronte.



Di quell’episodio resta una firma leggibile nitidamente sul libro del rifugio in cui sono state descritte minuziosamente le tre giornate indimenticabili che il gruppo passò sulle Apuane, utilizzando proprio il Bivacco Aronte come punto di appoggio per le varie escursioni in vetta. Enrico Fermi era un grande amante della montagna e delle vette delle Apuane (nella foto, è quello a sinistra), che scalava spesso e volentieri. Ci sono tantissime foto a testimoniare quelle avventure del giovane fisico italiano.

Fonte: La Nazione

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L'Aronte: simbolo della battaglia contro l’escavazione


Il bivacco Aronte è stato il simbolo di un’importante manifestazione ambientalista che il 4 gennaio 2020 ha portato circa duemila persone a sfilare in strada per gridare a gran voce ‘Basta cave’, contro l’escavazione selvaggia delle Apuane. A lanciare la manifestazione e la sfida di piazza era stata la commissione Tutela ambiente montano (Tam) del Cai di Massa richiamando l’attenzione di tante persone che sono arrivate nel piccolo capoluogo apuano da ogni parte d’Italia. Il bivacco d’altronde si trova in una posizione estremamente delicata: al Passo della Focolaccia, sorge oggi a poche centinaia di metri da un fronte di cava, quello della Piastramarina sul versante di Minucciano. 
Purtroppo a oggi è prevista nei Piani attuativi dei bacini estrattivi (Pabe) di Massa anche la riapertura della cava Focolaccia, in galleria sul lato massese del crinale. Cava da riattivare come riferito proprio ieri in commissione congiunta, ambiente e urbanistica, dai referenti del Centro di geotecnologie dell’Università di Siena. Era stata anche questa previsione di riapertura dell’attività estrattiva al Passo della Focolaccia a spingere gli ambientalisti a scendere in piazza l’anno scorso, usando l’Aronte come simbolo della battaglia.

Fonte: La Nazione

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Il Bivacco Aronte riconosciuto come bene d'interesse artistico, storico, archeologico e etnoantropologico

Il Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo ha dichiarato il "piccolo Gigante", così è soprannominato il Bivacco Aronte, bene di interesse artistico, storico, archeologico e etnoantropologico.
Il lavoro congiunto svolto dai soci CAI della Sezione Ligure di Genova, di Massa e da Franca Leverotti, ha portato a questo bellissimo riconoscimento.
Dal Bivacco Aronte sono passati quasi 120 anni della storia del nostro territorio, storia quasi sempre dimenticata ma che è la storia delle nostre genti e dei loro tempi. 



Da qua passavano gli uomini della neve che raccoglievano neve sul versante Nord del Monte Cavallo per portarla a valle, da qua passavano le donne del sale che raggiungevano Gorfigliano per scambi commerciali durante i periodi atroci della seconda guerra mondiale, da qua passò spesso Enrico Fermi, allora giovane studente dell'Università di Pisa e appassionato di Apuane. Silenzioso, come viene ricordato nella motivazione del Ministero, il Bivacco Aronte ha fornito riparo e ristoro a generazioni di massesi e di alpinisti di tutta Italia che affascinati dalla bellezza dei luoghi si apprestavano a scalare le pareti più impervie delle Apuane. Primo e più alto bivacco delle Apuane, situato in luogo strategico di snodo di sentieri, il "piccolo Gigante" non riporta alla mente solo i versi del sommo poeta, ma anche la sua leggenda di "protettore delle Apuane". Un ruolo questo che oggi più che mai si addice per il luogo in cui è posto. 
La dottoressa Capra che ha redatto la relazione per il Ministero lo ha definito "testimone silenzioso del fenomeno legato alle attività estrattive che contraddistinguono pesantemente questa straordinaria area montana" e noi siamo assolutamente concordi con questa descrizione che rende bene l'idea di quanto oggi il ruolo leggendario di Aronte sia quanto mai necessario ed importante per difendere l'ambiente e il ricordo delle genti che transitarono dal Passo della Focolaccia.
Crediamo che dello stesso parere siano state le oltre 2000 persone che scesero in piazza il 4 gennaio del 2020 per dire "no" alla deturpazione dell'ambiente in cui il Bivacco Aronte è situato. Anche grazie a quel grido collettivo che oggi il "Bivacco Aronte" è un bene di interesse storico, artistico, archeologico ed etnoantropologico a cui viene affidato, non solo simbolicamente, il ruolo di proteggere la memoria e la storia di quegli uomini e donne massesi che lo salutavano mentre, con fatica, cercavano di donare un futuro alle proprie famiglie.

Fonte: CAI Massa

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giovedì 24 dicembre 2020

La distruzione della montagna su DMAX. Il dissenso del Gruppo Regionale CAI Toscana e TAM CAI Massa

Condivido questa lettera che il TAM CAI Massa ed il Gruppo Regionale CAI Toscana, in concomitanza dell'ultima puntata "Uomini di Pietra" in onda su DMAX, ha inviato a diversi soggetti pubblici che, a diverso titolo, hanno promosso e sponsorizzato il serial "Uomini di Pietra" su DMAX
Al momento, a distanza di un mese, solo Toscana Film Commission ha risposto. Per il resto silenzio.



A Trentino Film Commission - Sig. Giampaolo Pedrotti
A Toscana Film Commission - Sig.ra Stefania Ippoliti
p.c. Presidente della Provincia di Trento - Maurizio Fugatti
Presidente della Regione Toscana - Eugenio Giani
Assessora Regione Toscana per le politiche della Montagna - Stefania Saccardi 

Il 19 di Novembre è cominciata una serie televisiva sul canale digitale DMAX intitolata “Uomini di pietra” sostenuta da Trentino Film Commission e promossa da Toscana Film Commission.
Vi scriviamo, Sig. Giampaolo Pedrotti e Sig.ra Stefania Ippoliti, per comunicarVi il nostro assoluto dissenso.
In questa prima puntata la narrazione del lavoro in cava si è basata su 3 punti: 
la montagna pericolosa, quasi a giustificare l’accanimento contro di essa; 
la lotta contro la natura, che ricorda approcci datati che la comunità internazionale oramai condanna senza possibilità di appello;
le esigenze del mercato che va sopra a tutto, ricordando il Leviatano di Hobbes.
Su questi tre assi abbiamo assistito a 46 minuti di distruzione della montagna, di una montagna che è pericolosa, di una natura, “matrigna”, cattiva al punto da non far rispettare gli impegni con i clienti (Arabi, Cinesi, Inglesi e tutti palazzi lussuosi, zero arte per intenderci). Perchè bisogna soddisfare i clienti.
Abbiamo assistito ad una contrapposizione natura-uomo che innalza quest’ultimo ad eroe, al tempo stesso dominato del mercato che detta tempi e modi per vincere contro la natura. (l’appellativo “bastardo” da parte di un cavatore contro un pezzo di monte che non vuole cadere come vuole lui, è la quintessenza di tutto questo).
Tutto questo è vergognoso e antistorico.
Di tutto questo ci meravigliamo delle vostre posizioni e vi proviamo a spiegare perché.
La Trentino Film Commission, Sig. Pedrotti, ha lanciato l’iniziativa “Green Film” per stimolare la riduzione degli impatti ambientali delle produzioni cinematografiche: “ al fine di ridurre al minimo l’impatto ambientale” cita il vostro disciplinare. In questa produzione “Uomini di pietra”, che voi sostenete, esaltate un’attività estrattiva che inquina un ambiente unico come le Alpi Apuane. 
Vi sarebbe bastato leggere qualche relazione dell’Agenzia Regionale Per l’Ambiente della Toscana per appurare questa nostra affermazione. 
Vi sarebbe bastato, da esperti in filmografia, guardare il film “Antropocene” che narra dei maggiori disastri ambientali mondiali e uno di questi disastri è, appunto, l’escavazione del marmo in Apuane.
Vi chiediamo quindi come potete far convivere nei vostri obiettivi, la sponsorizzazione di una serie televisiva che narra della distruzione della montagna (in parte dentro i confini del Parco Regionale delle Alpi Apuane) e l’iniziativa “Green film”
L’11 aprile del 2018 il consiglio della Provincia Autonoma di Trento, ente da cui dipende Trentino Film Commission e che ci risulta lei, Sig. Pedrotti, esserne dipendente, ha approvato una mozione per l’ “Adozione delle linee guida finalizzate all'individuazione delle attività umane incompatibili con le peculiarità dei territori montani” con l’impegno della Giunta Provinciale “a monitorare le situazioni di conflittualità legate ad utilizzi di dubbia sostenibilità delle aree alpine, con particolare attenzione alle zone soggette a tutela ambientale ed ai territori dolomitici inseriti nei beni UNESCO”
Richiamando l’UNESCO ci corre l’obbligo di ricordare che l’inserimento delle Dolomiti nel Patrimonio Mondiale dell’UNESCO è dovuto soprattutto perché “ I paesaggi naturali ed i processi essenziali al mantenimento dei valori del bene e della sua integrità si trovano in buono stato di conservazione e sono ampiamente integri” (UNESCO, Dichiarazione di eccezionale valore universale, Integrità)
Ci troviamo davanti ad un altro paradosso che qualcuno ci deve pur spiegare. Nel vostro territorio promuovete linee guida per le attività umane incompatibili con le peculiarità dei territori montani (tipo l’inquinamento acustico dei mezzi di trasporto sui passi Alpini oppure i concerti musicali tenuti in alta quota ), dall’altra sostenete produzioni cinematografiche che esaltano le capacità di mezzi di lavoro di 50 tonnellate con 450 cavalli di potenza all’interno di aree protette come il Parco Regionale delle Alpi Apuane. Vi domandiamo se avete mai sentito un mezzo di questi in azione, così, per nostra curiosità.
Chiediamo poi a lei sig.ra Ippoliti di Toscana Film Commission se ha visto la serie in anteprima oppure no. 
Non tocchiamo la questione ambientale in Apuane perché è un tema stradiscusso a partire dal PIT per arrivare alla recente approvazione del Piano Regionale Cave che ha visto l’allora presidente del Consiglio Eugenio Giani, ora Presidente della Regione Toscana, rigettare la quasi totalità degli emendamenti pro ambiente presentati in Aula consiliare.
Vogliamo chiederLe, se appunto non lo ha fatto, di visionarlo perché troverà interessante vedere come in cava, nonostante le telecamere possano indurre a maggior rispetto delle norme, si sottovalutano i presidi di sicurezza. Vedrà usare il martello pneumatico senza guanti, senza occhiali senza sistemi di protezione acustica, vedrà maneggiare filo diamantato, molto tagliente, senza guanti, vedrà salire scale di oltre 3 metri con il casco non allacciato, oppure vedrà girare nel cantiere il capocava, esperto, senza casco. Capocava che la narrazione del filmato ce lo presenta come ligio “alla etica del lavoro”. Ci chiediamo a quale etica.
Le consigliamo la visione perché Regione Toscana sulla sicurezza in cava ci ha investito circa 2,5 milioni di euro, soldi pubblici, suoi e nostri, ha implementato risorse umane, ha messo la propria faccia per garantire maggiore sicurezza in un settore che purtroppo piange continuamente perdita di vite umane: una pochi giorni fa proprio nel bacino marmifero versiliese dove si sono girate le scene di questa rappresentazione televisiva.
Insomma da una parte di spendono soldi pubblici per la sicurezza in aziende private e dall’altra si invita alla visione di una serie che mostra cosa non si fa per la sicurezza.
Infine il patron di Henraux che dialoga a distanze ravvicinate con i suoi collaboratori, stringe mani, pacche sulle spalle, alla faccia delle precauzioni anticovid, salvo poi scoprire in una scena che la mascherina la tiene ordinatamente al polso.
Insomma tutta una serie di messaggi che andrebbero censurati senza se e senza ma.
Per questo riteniamo veramente inopportuno sia il sostegno come Trentino Film Commission, cioè Provincia Autonoma di Trento, che la promozione sul sito di Toscana Film Commission, alla produzione “Uomini di Pietra”.
Crediamo che un passo indietro da parte vostra sarebbe opportuno per mantenere quella credibilità che in tanti anni di storia della Provincia Autonoma di Trento avete conquistato con le vostre valli, le vostre donne e i vostri uomini che non meritano certamente le contraddizioni che avete invece mostrato in questa operazione.
Vi invitiamo inoltre, sig. Pedrotti e sig.ra Ippoliti, a visitare le nostre Alpi Apuane, le nostre valli, le nostre emergenze ambientali che sono ogni giorno messe sotto pressione (giusto per usare un eufemismo) dalle attività di escavazione. Sarete nostri ospiti. 
Forse potrebbe servire, a tutti.
Gruppo Regionale CAI Toscana
TAM CAI Massa

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venerdì 18 dicembre 2020

Le mani sul territorio



La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Lucca sta indagando 36 persone per ben 63 ipotesi di reato in relazione a una complessa inchiesta riguardante un presunto vero e proprio sistema di gestione del territorio di Vagli di Sotto (LU), sulle Alpi Apuane.
Fra gli indagati, sottoposti a misure restrittive della libertà personale, l’amministratore locale Mario Puglia e l’impresario del marmo Giorgio Turba.

Un quadro aggiornato e completo sulle indagini in atto sul "Sistema Vagli" è ben riassunto dal GR.I.G.

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venerdì 11 dicembre 2020

11 dicembre - Giornata Internazionale della Montagna.

Oggi, 11 dicembre 2020, si celebra la Giornata Internazionale della Montagna.




La Giornata Internazionale della montagna è una ricorrenza istituita dall’Assemblea delle Nazioni Unite per ricordare al mondo l’importanza dell’ambiente montano nel ciclo della vita.
I “giganti” del nostro pianeta, maestosi e fragili, sono ogni anno minacciati dai cambiamenti climatici e dallo sfruttamento incontrollato delle risorse, come per esempio il marmo.


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venerdì 13 novembre 2020

C'era una volta Michelangelo...

Il Venerdì di Repubblica

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sabato 24 ottobre 2020

Concessioni abusive, cave di marmo e profitto: così muoiono le Alpi Apuane

Un bell'articolo del Corriere della Sera (Rita Rapisardi) sulla situazione delle nostre magnifiche Alpi Apuane.

Negli ultimi decenni le montagne sono state mangiate per scopi che poco hanno a che vedere con l’arte. Le battaglie degli attivisti: «Nessuno controlla le escavazioni fuori dai permessi, solo gli ambientalisti denunciano»

Cave sul Monte Cavallo (Foto di Gianluca Briccolani)


Difficile non pensare a un miracolo quando si parla di Alpi Apuane: un complesso di sessanta chilometri incastonato tra i bacini del Magra e del Serchio, in Toscana, che nasconde quello che per molti è un vero tesoro, il marmo. L’immaginario quando si pensa a questi luoghi, porta subito alla Pietà di Michelangelo, al duomo e alla Torre di Pisa, oggi le cose sono ben più drammatiche.

Negli ultimi decenni le montagne sono state letteralmente mangiate da poche multinazionali che poco hanno a che vedere con l’arte: il carbonato di calcio che esce dalle viscere dei monti, finisce nell’edilizia, alle industrie farmaceutiche e cosmetiche, in gomme, colle, manta e carta. L’80% del marmo fa questa fine, mentre solo il 19,5% per elementi di arredo e piastrelle e lo 0,5% è usato per scopi artistici. Un oro bianco che vale milioni di euro per le 600 cave attive (150 circa solo a Carrara), 80 dentro il Parco Regionale della zona. Ogni anno qualche milione di tonnellate è sbriciolato lasciando voragini che mai più potranno essere curate, come il continuo inquinamento delle falde acquifere sottostanti. Con i monti muoiono fauna e flora: qui sono state censite oltre 150 specie, il 50% di tutta la biodiversità della regione, alcune sono endemiche, esclusive di questi pendii.
Di fronte a tutto questo non tutti restano immobili, perché la storia delle montagne è quella delle persone che qui vivono.

Elia Pegollo, la memoria storica delle Apuane
La bianca pancia delle Alpi Apuane Elia, 82 anni, l’ha vista sin da bambino, grazie a suo padre cavatore per oltre sessant’anni «Quando il cavatore era un mestiere, loro parlavano alle montagne, oggi sono dei guidatori di macchine, affettano il marmo come burro», racconta l’ex insegnante di ragioneria originario di Casette, una frazione di Massa. Negli anni ‘50 un popolo di 16mila lavoratori, ora ridotto a meno di mille: «Dove sono finiti quei 15mila? Nessuno ha pensato alla meccanizzazione e a chi perdeva il lavoro». L’uomo nato nel 1938, è attivista sin da bambino - «Questo mi ha creato non pochi contrasti in famiglia», dice - questo l’ha portato in Africa e America Latina a difendere popoli e habitat minacciati dall’avarizia degli uomini. Ha alle spalle molte battaglie, una collezione di denunce e minacce, e poche vittorie: «Negli anni ‘90 abbiamo fatto chiudere le cave di Dolomia, per la sopravvivenza di Forno, un paese con una sola strada dove passava un camion ogni tre minuti».

Gianluca Briccolani, da alpinista ad attivista
«Per 13 anni sono stato un uomo egoista, poi tutto è cambiato». Inizia così il racconto di Gianluca Briccolani, uomo di montagna, prima come alpinista, poi come attivista. Dopo aver scalato cime impervie come quelle dell’Himalaya e del Perù, nel 2016 fa la traversata di tutte le Alpi Apuane: «Ho visto da vicino il disastro, prima venivo qui solo nei week end, per scalare. Ora ho smesso, mi impegno a fare filmati per denunciare pratiche illegali, porto tutto a carabinieri, forestale e Arpat». Gianluca ha un archivio con dieci milioni di scatti e video per ore, alcuni tornati utili anche in alcune indagini. Ogni due settimane sceglie un bacino estrattivo e cartina alla mano, esplora la zona. Tra le cave, il suo volto ormai lo conoscono tutti e non mancano le minacce: «Devo usare tecniche al limite del militare per non farmi vedere. Esco di notte, sto fuori anche per quattro cinque giorni, dormo in montagna, a volte nelle gallerie delle cave. Insomma faccio il lavoro sporco». E che porta rischi: «Quattro anni fa qualcuno manomise la ruota dell’auto di un attivista come me, per fortuna senza conseguenze». «Nessuno controlla le escavazioni fuori dai permessi, solo gli ambientalisti denunciano, neanche le guardie del parco, sono quattro per 20mila ettari». Quarantaquattro anni, un figlio di tredici, è maestro tappezziere a Firenze, nel negozio di famiglia. «I miei amici del club alpino vorrebbero il vecchio me, quello che scala, ma la mia non è una scelta, è un sentimento: finché non cambia qualcosa non smetto».

Franca Leverotti, la veterana delle Alpi Apuane
«Ho lavorato in tutta Italia, ma ogni estate sono tornata a Carrara, dove sono nata. Le montagne sparivano e i fiumi erano sempre più bianchi, come sessant’anni fa», docente di Storia Medievale, Franca Leverotti ha insegnato alla Bicocca di Milano, alla Normale per vent’anni, a Torino, Napoli e Roma. Ha lasciato la cattedra ordinaria a 61 anni per occuparsi esclusivamente di queste montagne, oggi ne ha 70: «Ho affrontato il problema con i mezzi che conosco, sono una storica e così ho iniziato ad andare in giro per archivi alla ricerca di documenti: mi sono accorta che molte delle concessioni date alle cave erano illegittime». La docente scopre infatti che mancavano alcuni pareri necessari a dare queste autorizzazioni, ma i sindaci le concedevano ugualmente. Non sta zitta, presenta documenti a procure e autorità chiedendo spiegazioni, ne ottiene due denunce: una, in fase di ricorso, dell’ex sindaco di Vagli, in provincia di Lucca, in cui le chiedono cinque milioni e mezzo di euro per danno all’immagine della città e l’altra da un industriale per calunnia e diffamazione, conclusasi. «Quando fui assolta il giudice disse che le mie segnalazioni erano tutte vere: quell’azienda stava scavando all’interno del parco. Per risolvere la cosa hanno spostato il confine». Grazie a Franca negli anni sono partite 30 denunce, grazie a una di queste si scopre un’evasione di 12 milioni di euro, ma la Procura le archivia quasi tutte: «Mi chiedo se ha senso vivere in Italia», racconta con una voce matura, ma ancora sferzante: «Questo accade nella civilissima Toscana, con il consenso politico di tutti».

Tommaso Fattori, il politico controcorrente 
Ma non tutta la politica tace. Anche se sia a destra che a sinistra il destino delle Alpi Apuane è ignorato. Ci ha provato Tommaso Fattori, con il suo gruppo Sì Toscana a sinistra, che all’esordio nel 2015 è entrato in Regione. Fattori è tra i fondatori del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua, quello che ha poi portato al referendum del 2011 sull’Acqua bene comune. «Per chi si occupa di ambiente come me da una vita, le Alpi Apuane sono un caso emblematico di come uno sviluppo folle, basato solo sui profitti, distrugge un bene comune». La stampa lo ha definito “l’uomo dei record” per la sua intensa attività in consiglio: «Abbiamo portato la questione cave più volte, con valanghe di emendamenti per modifiche all’ultimo piano regionale cave (che ha innalzando le percentuali ammissibili di detriti all’escavazione, ndr), ma solo una minima parte è stata accolta», aggiunge Fattori, che racconta di come la politica non ha alcuna intenzione di chiudere le cave, neanche quelle dentro al parco: «C’è un’intenzione conservatrice su questi temi, ma si deve immaginare un modello produttivo diverso, non predatorio, in equilibrio con l’ambiente e che non dimentichi la giustizia sociale». A riguardo Fattori sottolinea come sia necessario pensare a economie diverse: «Sono riuscito a far provare una proposta per favorire i piccoli contadini e immetterli nel mercato locale, si può pensare al turismo, alle bonifiche o mantenendo qui più fasi della filiera del marmo».

Lorenzo e Linda, gli eredi di una battaglia 
“La distruzione non è arte”, questo hanno scritto su un telo calato giù da una cava gli attivisti di Athamanta. A smontare il mito che lega Carrara all’arte, oggi ci pensa il gruppo che porta il nome proprio di una specie endemica che qui cresce. Nato dieci mesi fa, ha unito le esperienze dei centri sociali a quelle delle associazioni ambientaliste locali, che il 24 ottobre, pur nei limiti del momento, ha indetto un corteo nazionale. «Qui c’è ancora voglia di cambiamento», racconta Linda Paternò, 29 anni, di Carrara, ingegnera in biomedicina, fresca di dottorato in ricerca biorobotica. Insieme a un gruppo di amiche un anno e mezzo fa ha lanciato Friday for Future Carrara, portando decide di persone in quelle strade che la sera ormai sono vuote. «A Carrara non ci sono né cinema, né teatri. L’offerta culturale è zero. Restano due o tre eventi all’anno finanziati dai big del marmo».

Accanto a Linda nell’attivismo e nella vita c’è Lorenzo Berti, 34 anni, della vicina Massa, agronomo laureato in architettura del paesaggio: «Da quando vivo qui con lei a Carrara, al mattino mi alzo e vedo solo distruzione. Da me non è ancora così, abbiamo le nostre belle montagne, ma temo un giorno non sarà più così». Lorenzo è attento a tutti temi ambientali: «Questo è un territorio martoriato, poche persone hanno proprietà di luoghi che sono beni comuni, come le montagne in Val Susa per la Tav o i nostri stessi i litorali. Molti giovani contano sulla stagione, l’inverno passa con i sussidi, una vita di precariato. Dei tanti soldi che girano pochi tornano indietro». La disoccupazione giovanile a Carrara è il triplo di quella nazionale.

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giovedì 22 ottobre 2020

L'uomo di marmo


Le Alpi Apuane sono un colabrodo. Negli ultimi 30 anni è stato estratto più marmo che in duemila anni. Ci sono 165 cave attive e 500 dismesse. Ogni anno si producono 200 mila tonnellate di polveri di scarto.

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domenica 12 luglio 2020

La tutela è sviluppo. Riflessioni sul futuro delle Apuane

Anche questo mese la rivista Montagne360 del CAI, disponibile in formato digitale, vuole far luce sul grande problema che sta coinvolgendo tutto il gruppo montuoso della nostre Alpi Apuane, l'escavazione marmorea irresponsabile!




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martedì 7 luglio 2020

La Traversata delle Alpi Apuane - 12 vette in 4 giorni

Finalmente ho realizzato un "piccolo sogno" che avevo in mente da diversi anni, la traversata delle Alpi Apuane! Quatto giorni da solo in mezzo alla natura, con il mio pesantissimo zaino e con tante cime da "conquistare", ben 12!






Partenza: Rifugio Carrara  - 2 luglio 2020
Arrivo: Passo Lucese - 5 luglio 2020
Distanza: 75 km
Dislivello positivo: 6400 metri
Tempo di percorrenza: 35 h (4 giorni)
Monti: Sagro m. 1753, Pizzo d’Uccello m. 1783, Grondilice m. 1808, Tambura m. 1890, Fiocca m. 1714, Sumbra m. 1769, Pania della Croce m. 1858, Monte Forato m. 1208, Procinto m. 1177, Nona m. 1297, Matanna m. 1318 e Prana m. 1218.
Quota più alta: Tambura m. 1890
Quota più bassa: Isola Santa m. 545


Giorno 1: Rifugio Carrara - Rifugio Orto di Donna


Monti: Sagro m. 1753, Pizzo d’Uccello m. 1783 e Grondilice m. 1808. 
Distanza: 19,28 Km
Dislivello positivo: 1762 m.
Tempo di percorrenza: 10 ore
Percorso: Rifugio Carrara, Foce di Pianza, Faggiola , Monte Sagro, Foce del Fanaletto, Foce del Pollaro, Foce di Vinca, Foce di Navola, Foce di Rasori, Capanna Garnerone, Foce di Giovo, Foce del Giovetto, Pizzo d’Uccello, Foce del Giovetto, Foce di Giovo, Rifugio Orto di Donna, Finestra del Grondilice, Grondilice, Finestra del Grondilice, Rifugio Orto di Donna. 
 


Rifugio Carrara
Prati poco sopra il Rifugio
Foce di Pianza
Cave di Carrara
Sentiero 172 per Sagro
Monte Sagro
Monte Sagro
Monte Sagro
Sentiero CAI 173
Foce del Fanaletto
Pizzo d'Uccello
Sagro dal sentiero CAI 173
Foce di Vinca
Foce di Rasori
Panorama
Sentiero per Foce di Giovo
Foce di Giovo
Sentiero per Pizzo d'Uccello
Sentiero per Pizzo d'Uccello
Sentiero per Pizzo d'Uccello
Pizzo d'Uccello
Cave di Val Serenaia
Sentiero 186 per il Grondilice
Sentiero 186 per il Grondilice
Finestra del Grondilice
Grondilice
Il Pizzo d'Uccello dal Grondilice
Monte Grondilice
Rifugio Orto di Donna
Tramonto dal Passo delle Pecore
Tramonto dal Passo delle Pecore
Tramonto dal Passo delle Pecore


Giorno 2: Rifugio Orto di Donna - Capanne di Careggine

Monti: Tambura m. 1890, Fiocca m. 1714 e Sumbra m. 1769. 
Distanza: 20,32 km 
Dislivello positivo: 1367 m.
Tempo di percorrenza: 9h 20' 
Percorso: Rifugio Orto di Donna, Foce di Cardeto, Passo della Focolaccia, Tambura, Passo Tambura, Via Vandelli, Arnetola, Sentiero Todt, Passo Sella, Fiocca*, Passo Fiocca, Ferrata Malfatti, Sumbra, Colle delle Capanne, Capannelli di Careggine, Capanne di Careggine. 

*N.B.: ho percorso l'esposta cresta nord-ovest del Fiocca, consiglio il sentiero 144 che si dirige verso il Passo Fiocca per poi salire sulla cima per la semplice cresta est.
 


Rifugio Orto di Donna
Bivacco K2
Direzione Passo della Focolaccia
Passo della Focolaccia
Passo della Focolaccia
Bivacco Aronte
Dal Passo della Focolaccia
Sentiero 148 per il Tambura
Dal sentiero per il Tambura
Tambura
Tambura
Panorama dal Tambura
Tambura
In discesa per il Passo Tambura
Nei pressi del Passo Tambura
Passo Tambura
Via Vandelli
Selfie sulla Via Vandelli
Via Vandelli
Cave di Formignacola
Cave di Formignacola
Cave di Formignacola
Cave monte Pallerina - Arnetola
Sentiero Todt
Passo Sella
Panorama dal Passo Sella
Passo Sella
Passo Sella
Cresta del Fiocca
Monte Fiocca
Passo Fiocca
Passo Fiocca
Sumbra dal Passo Fiocca
Ferrata Malfatti
Monte Sumbra
Vagli dal Sumbra
Sentiero Cai 145
Nei pressi del Colle delle Capanne
Panorama dal sentiero CAI 145
Capannelli di Careggine
Nei pressi dell'intaglio
Intaglio sentiero CAI 145
Intaglio sentiero CAI 145
Capanne di Careggine

Giorno 3: Capanne di Careggine - Rifugio Forte dei Marmi

Monti: Pania della Croce m. 1858, Monte Forato m. 1208 e Procinto m. 1177
Distanza: 20,42 km
Dislivello positivo: 2010 m.
Tempo di percorrenza: 9h 30'
Percorso: Capanne di Careggine, Isola Santa, Col di Favilla, Foce di Mosceta, Rifugio del Freo, Foce di Mosceta, Colle della Pania, Pania della Croce, Canale dell’Inferno, Passo degli Uomini della Neve, Costa Pulita, Foce di Valli, Monte Forato, Foce di Petrosciana, Rifugio Forte dei Marmi, Procinto, Rifugio Forte dei Marmi. 

 


La Ceragetta - Capanne di Careggine
Isola Santa
Sentiero CAI 9
Col di Favilla
Chiesa di Col di Favilla
Panorama da Col di Favilla
Sentiero CAI 9
Nei pressi della Foce di Mosceta
Rifugio Del Freo
Sentiero CAI 126
Sentiero CAI 126
Colle della Pania
Pania della Croce
Panorama dalla Pania della Croce
Pania della Croce
Passo degli Uomini della Neve
Foce di Valli
Foce di Valli
Panorama dalla Foce di Valli
La Costa Pulita
Monte Forato
Monte Forato
Monte Forato
Procinto dalla Foce di Petrosciana
Sentiero CAI 121
Sentiero CAI 121
Procinto
Inizio ferrata Procinto
Lapide Procinto
Grotta nei pressi del Procinto
Selfie sul Procinto
Croce del Procinto
Rifugio Forte dei Marmi
Tramonto dalla Baita degli Scoiattoli
Grappa alla Baita degli Scoiattoli
Baita degli Scoiattoli

Giorno 4: Rifugio Forte dei Marmi - Passo Lucese

Monti: Nona m. 1297, Matanna m. 1318 e Prana m. 1218
Distanza: 14,51 km
Dislivello positivo: 1257 m.
Tempo di percorrenza: 5h 50'
Percorso: Rifugio Forte dei Marmi, Callare di Matanna, Monte Nona, Callare di Matanna, Monte Matanna, Colle delle Prata, Foce del Pallone, Foce del Crocione, Campo all’Orzo, Focetta di San Vincenzo, Monte Prana, Rifugio la Casa del Maestro, Case Stradone, San Jacopo, Passo Lucese. 
 

Rifugio Forte dei Marmi
Sentiero CAI 5
Callare del Matanna
Matanna e Prana dal Nona
Monte Nona
Sentiero per il Nona
Inizio sentiero per Matanna
Procinto e Panie
Matanna
Matanna
Le Panie
Piglione e Prana
Mucche al pascoli 
Foce del Pallone
Foce del Pallone
Sentiero CAI 101
Sentiero CAI 101 e il Prana
Prana
Campo all'Orzo
Panorama salendo il Prana
Prana
Prana
Direzione Rifugio la Casa del Maestro
Direzione Passo Lucese
Chiesa di San Jacopo - Passo del Lucese
Chiesa di San Jacopo

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