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mercoledì 10 settembre 2025

La battitura delle castagne in Garfagnana: una tradizione che resiste

Settembre e ottobre segnano in Garfagnana l’inizio del periodo più atteso dalle nostre comunità di montagna: la raccolta delle castagne. Dopo la raccolta, i frutti venivano (e in alcuni casi vengono ancora) lasciati nei metati, piccole costruzioni in pietra dove il fuoco lento e continuo li seccava per settimane.

Una volta asciutte, le castagne dovevano essere liberate dalla buccia. È qui che entra in gioco la battitura: un lavoro faticoso, svolto a mano con bastoni o con apposite macchine, che separa la scorza dalla polpa. Il rumore dei colpi, la polvere sottile nell’aria, i sacchi che piano piano si riempiono: momenti che hanno accompagnato la vita contadina per secoli.

La farina di castagne, ricavata dopo la macinatura nei mulini ad acqua, era l’alimento principale delle nostre genti: con essa si preparavano polenta, pane, castagnacci e necci.

Oggi la battitura non è più un’esigenza vitale, ma resta una testimonianza viva della cultura garfagnina, tramandata da chi custodisce queste tradizioni. Assistervi è un salto indietro nel tempo, un’occasione per capire quanto il rapporto con la natura fosse stretto e fondamentale.

La Garfagnana non è solo montagne e paesaggi spettacolari: è anche questo patrimonio di saperi, gesti e riti che continuano a raccontare la nostra identità.


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lunedì 30 ottobre 2023

In MTB alla scoperta del Monte Penna, Croce di Bolognana, Tana di Castelvenere e della Pendolina

Un gran bel giro in MTB con tante cose da vedere: Croce di Bolognana, Tana di Castelvenere e Cascata della Pendolina.
Gallicano, Verni, Pian di Corte, San Luigi, Monte Penna, Croce di Bolognana, Tana di Castelvenere, Vallico Sopra, Cascata della Pendolina, Gallicano.



Si parte da Gallicano direzione Trassilico, dopo aver superato di 1 chilometro l’Agriturismo Summer svoltiamo a sinistra per la sterrata che ci porta, nel giro di 6 chilometri, a San Luigi (m. 871) dopo essere passati da Pian di Corte (m. 878).








Il villaggio pastorale di San Luigi (m. 871 s.l.m.) deve il suo nome a Luigi Gonzaga, venerato nella piccola Chiesa la cui conformazione attuale risale presumibilmente al XVIII secolo come è indicato dalla data incisa sopra il portale di ingresso del fabbricato. Fino agli anni '60 il culto del santo era ancora vivo nei residenti della zona, che portavano la sua effige in processione da Vallico Sopra a San Luigi. Posto a quota 871 metri sul livello del mare, in posizione assolata su una serie di dolci ed ampi terrazzamenti, San Luigi è costituito da piccole case isolate con pochi locali organizzati su due livelli, all'interno dei quali i pastori e gli animali trascorrevano i mesi estivi separati dai villaggi madre posti a quote più basse. La pratica dell'alpeggio si è protratta qui, come in altri villaggi pastorali delle Alpi Apuane, fino ai primi anni del secondo dopoguerra, fin quando la debole economia pastorale è stata definitivamente sopraffatta dall'economia industriale del fondovalle. Nel villaggio risiedono ancora oggi alcune famiglie dedite alle attività agricole e pastorali, presso cui è possibile reperire produzioni tipiche e locali quali formaggi ovini e vaccini, insaccati di maiale e ottima farina di castagne.


Da San Luigi proseguiamo per la strada in salita per circa 500 metri per poi imboccare il sentiero CAI 136/A. In meno di 1 km, con qualche tratto di bici a spinta, arriviamo sulla cima (non panoramica) del Monte Penna (m. 990).









Da qui inizia una bella e tecnica discesa che ci porta al Colle del Monte Penna (Croce di Bolognana).







Il Colle del Monte Penna è situato a 800 metri di altitudine, poco al di sotto della vetta del monte omonimo che ha un'altezza di 982 metri sul livello del mare. Sul colle, nel 1971 è stata istallata una croce in ferro da un gruppo di appassionati della montagna di Bolognana. Meta di escursionisti e montanari questo luogo offre una splendida vista panoramica sulla Valle del Serchio e sull'Appennino Tosco-Emiliano. Molte associazioni locali vi organizzano ogni anno feste e pranzi all'aria aperta.


Si prosegue il sentiero direzione Cardoso e dopo poco si raggiunge la Piazzola (720 m.) dove svoltiamo a destra. Dopo qualche centinaia di metri, sulla destra, troviamo le indicazioni per la Tana di Casltelvenere (5 minuti a piedi).







La Buca di Castelvenere, detta anche di Casteltendine, si apre, a quota 700 m. s.l.m., sul versante sud orientale del Monte Penna, nella valle della Turrite Cava, nel Comune di Fabbriche di Vallico. Il tratto iniziale della buca, ampio e a forma di imbuto è percorribile con la luce naturale ed è lungo circa 50 metri. Al termine di questo si aprono due rami: quello di sinistra, da cui fuoriesce un ruscello, è stato esplorato dal Gruppo Speleologico Bolognese per circa 1.700 metri; quello di destra asciutto, termina dopo circa 140 metri. La buca è comunque interessante più per gli aspetti storici che per quelli naturalisti e speleologici. Indagini archeologiche effettuate negli ultimi trenta anni hanno consentito il recupero di numerosi reperti, che dimostrano la lunga e antica frequentazione dell'antro con evidente scopo culturale.
La sacralità del luogo era certamente connessa con il ruscello che sgorga direttamente dalla grotta e gli stessi reperti evidenziano, almeno per certe epoche, l'esistenza di un culto delle acque, cui probabilmente si attribuivano proprietà salutari o associate alla fecondità. Poco a valle della grotta sono visibili i resti di un muraglione in pietra di cronologia incerta, forse costruito per scopi difensivi e militari. Tra i reperti di epoca etrusca e romana rinvenuti durante gli scavi ed oggi esposti nel Museo Nazionale di Villa Guinigi a Lucca e nel Museo Archeologico a Castelnuovo di Garfagnana, meritano una particolare attenzione i bellissimi bronzetti votivi etruschi.


Proseguiamo il sentiero, attraversando Rio Solco, e dopo circa due chilometri intercettiamo la strada asfaltata Vallico Sopra- San Luigi. Svoltiamo a sinistra prima per Vallico Sopra, poi Vallico Sotto ed infine Fabbriche di Vallico.





Proseguendo per Gallicano, sul versante destro della Valle della Turrite Cava è situata la cascata della Pendolina, che raccoglie le acque del torrente della Pendolina ed ha un salto d'acqua di oltre cinquanta metri. Anche questa merita sicuramente una visita.







La cascata ha una portata di acqua che varia a seconda delle stagioni, solo nei periodi particolarmente secchi è pressoché asciutta. Raggiungere questo luogo è molto facile ed è alla portata di tutti, bastano 10-15 minuti di cammino per circa 750 metri di sentiero (non segnato! In altre parti d'Italia ci sarebbero le indicazioni già sulla Fondovalle!).

Molti la conoscono con il nome "cascata del Pendolino" perché il vento spostando continuamente la caduta dell'acqua ricorda il movimento del pendolo.

Il suo vero nome però, come testimoniano anche alcuni libri locali, è "cascata della Pendolina" (o "Pendorina" per gli abitanti di Vallico) perchè, come scritto sopra, raccoglie le acque del torrente Pendolina (affluente della Turrite Cava, a sua volta affluente di destra del fiume Serchio).

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lunedì 21 febbraio 2022

Trekking: il Monte Palodina da Cardoso

In una sola escursione di 14 km, Cardoso, Croce di Bolognana, Monte Penna, San Luigi, Monte Palodina e Tana di Castelvenere!
 

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giovedì 1 ottobre 2020

La storia di Giuseppina Furischi, uccisa a San Luigi negli anni '20



Sulla vecchia “Strada di Valico”, l’antica via che collegava Vallico a Gallicano, a poche centinaia di metri da San Luigi si trova una lapide che riporta questa scritta: 

Alla Santa memoria 
di Giuseppina Furischi 
sposa e madre esemplare 
dal proprio consorte quivvi 
crudelmente uccisa 
La famiglia 

Incuriosito da questo grave fatto di sangue ho iniziato a fare qualche domanda ai “vecchi” del posto. Giuseppina Furischi, sposa e madre di due figlie, fu crudelmente uccisa dal marito negli anni ’20. 

Quale fu il movente dell’omicidio? 

La storia narra che fu uccisa dal marito Goffredo Benelli per gelosia. Egli ricevette una lettera anonima, quando era in America per lavoro, nella quale c’era scritto che la moglie lo tradiva (sicuramente non era vero!). 
Al tempo c’erano le malelingue che facevano le satire sfottendosi con le rime. 
La storia dice che a scrivere la lettera fu un ubriacone, un maligno che gli piaceva mettere zizzania. 
Si chiamava Gustavo Puccetti, aveva studiato per diventare prete, era intelligente, faceva le poesie e le satire. 
Pare sia stato lui ad inviare la lettera in America dove in rima scrisse che era stato a mangiare le susine in Chiusa (casa estiva dei coniugi)… e che susine! Si vantava di avere avuto una storia con Giuseppina, tanto è vero che tra poco il marito fucilava anche lui. Morì nel 1968 per un tumore allo stomaco dovuto all’alcol. 
Goffredo, ingelosito, tornò dall’America ed una mattina di ottobre-novembre partì di buon ora a piedi insieme a Giuseppina da Vallico Sopra per andare al metato a sgusciare le castagne. 
Arrivati nel punto dove ora c’è la lapide, il marito a tradimento gli squartò il petto con una fucilata poi scappò a Gallicano, per non essere linciato dagli zii della moglie, a costituirsi dai carabinieri. 
Lo misero ai lavori forzati all’isola di Procida, doveva scontare l’ergastolo ma poi per un’amnistia fu graziato. Tornò a vivere a Vallico, con una figlia, e morì a 95 anni nel 1979. 

La storia dice così…


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mercoledì 27 maggio 2020

La Palodina da Pompanella e rientro da Tigliora

La Palodina in MTB da Gallicano: 26 Km e 1365 m. D+.






La partenza per questo itinerario è Gallicano. Seguendo il percorso fluviale “Alessandro Valentini” raggiungiamo località Le Crocette. Proseguiamo su strada asfaltata prima per Verni e poi per Trassilico.



Dopo una breve visita al paese e alla sua Rocca Estense proseguiamo per strada sterrata verso la Foce di Pompanella e poco prima di raggiungerla, a quota 920 m slm, svoltiamo a sinistra per il sentiero CAI 136.



Proseguiamo lo scassato sentiero per circa 1,5 chilometri per poi prendere la bici in spalla per circa 10 minuti fino a raggiungere la Foce della Palodina a 1079 m. slm.



A sinistra, una traccia evidente e segnata ci porta all'erbosa vetta del Monte Palodina in circa 15 minuti (sempre con bici in spalla), dopo aver attraversato un boschetto di betulle.





Dalla cima della Palodina, segnata da una croce di legno, il panorama è magnifico: 
Monte Croce, Monte Forato, il gruppo delle Panie, il Fiocca, il Sumbra, la Tambura e il Pisanino. 
Ben evidente è Gallicano, la zona industriale di Fornaci di Barga e Barga stessa. Inoltre si vede bene Trassilico, Vergemoli e il Monte Penna con San Luigi.




Il 25 febbraio e il 15 ottobre dalla vetta si può assistere al singolare spettacolo del doppio tramonto del sole attraverso l'arco del Monte Forato.
Dopo esserci riposati ed aver ammirato il panorama torniamo indietro fino alla Foce della Palodina, dove svoltiamo a sinistra per San Luigi (m. 871) che raggiungiamo in pochi minuti.





A San Luigi svoltiamo a sinistra fino a raggiungere prima Pian di Corte e poi Pian di Lago.




Rientriamo a Gallicano dal bellissimo sentiero di Tigliora, 4 chilometri di puro divertimento!

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