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sabato 3 agosto 2024

Il sistema viario della Via del Volto Santo


C’è un legame storico fra Lucca, la Garfagnana e la Lunigiana che è stato velatamente presente, sempre, nella grande discussione sulla ricostruzione della Via Francigena sviluppatasi, fra gli storici, dalla fine degli anni ’80.

Fin dall’età romana è certificata una via che da Lucca – per Sesto di Moriano, Valdottavo, Diecimo, chiari riferimenti ai cippi miliari lungo la via – portava certamente all’area di Carfaniana (l’attuale Piazza al Serchio) dove, probabilmente, si diramava verso il passo di Pradarena, Parma e Reggio Emilia e verso il passo di Tea, la Lunigiana, Luni e fors’anche Velleia (nel piacentino).

Nel Medioevo, questa viabilità non viene meno, soprattutto nell’età delle guerre fra bizantini e longobardi, quando non è pensabile che una via – certamente esistente per collegare la capitale del regno longobardo, Pavia, e uno dei suoi principali ducati, Lucca – passasse da Luni, caposaldo portuale bizantino. Probabilmente, tale via potrebbe essere quella ricordata come via di Monte Bardone (da Mons Langobardorum, l’Appennino tosco emiliano). Dove passasse quella strada non è ancora appieno dimostrato e le ipotesi più verosimili appaiono due: che entrasse dalla Cisa in Lunigiana e poi tagliasse al passo di Tea verso la Garfagnana oppure che restasse sul versante nord della montagna emiliana, entrando in Toscana al passo di Pradarena verso, ancora, la Sala e Castelvecchio di Carfaniana (Piazza al Serchio, dov’è stato rinvenuto un sepolcreto longobardo).

Lo sviluppo della Via Francigena, con i franchi e il Sacro Romano Impero, passante dalla Cisa, Luni e la costa, determinò la perdita di importanza della via di Garfagnana e Tea.

Tuttavia, nel pieno Medioevo, sia le necessità di collegamento di Matilde di Canossa, signora in Lombardia e in Toscana (fra XI e XII secolo) e, soprattutto – dalla fine del XII secolo e per tutto il Duecento e parte del Trecento – lo sviluppo dell’economia della seta –che fece di Lucca la capitale europea della produzione di quel tessuto – e le difficoltà di usare la Via Francigena lungo la Versilia, per le guerre con Pisa, spinsero Lucca a rilanciare l’antica via della Garfagnana ed a raggiungere la Bocca di Magra (il porto di Sarzana) dove arrivavano le navi genovesi, dato che era dal porto di Genova che giungeva la seta grezza asiatica e mediterranea (si saldò in quel tempo un asse ligure-lucchese). Da lì, per terra, risalendo la Val di Magra fino ad Aulla o per Fosdinovo, i conduttori delle carovane di merci lucchesi raggiungevano il ponte di Codiponte, il passo di Tea, la Garfagnana e Lucca.

Questo fu il momento di massimo splendore di quella strada che, proprio perché legata alla città di Lucca ed al suo simbolo indiscusso, ho chiamato, nel 1991, “Via del Volto Santo”. Che significa, di fatto, la via dei Lucchesi.

Lo scavo archeologico dell’Ospitale di San Nicolao di Tea dimostra tutto ciò, dall’XI secolo, il tempo di Matilde, al ‘400 avanzato, quando l’ospitale ebbe la sua fase ultima di sviluppo. E ciò va legato alla forte attività di rilancio dell’economia della seta e, di conseguenza, del culto del Volto santo. L’azione di Domenico Bertini, mecenate della Gallicano lucchese a favore del Volto Santo (fece fare il Tempietto del Volto Santo in San Martino a Lucca) e la presenza di un’immagine splendida del Volto Santo in un trittico tre-quattrocentesco di scuola molto probabilmente lucchese, nella Pieve di Codiponte, ponte strategico verso il mare, sono due dei tanti segni antichi della strada.

Certo i Lucchesi avevano da raggiungere non solo la Bocca di Magra ma molte altre località, anche oltreappennino (erano presenti in ogni dove in Europa) e ciò giustifica l’importante presenza di un Volto Santo antico (XIII sec., coevo di quello di Lucca e di Bocca di Magra) a Rocca Soraggio, verso il passo di Pradarena. Ed è questo uno dei percorsi Matildici e del Volto Santo che si raccorda a Piazza al Serchio con la via del Volto Santo di fondovalle.

Così come è documentato, ma in età più tarda, un percorso, che, passato Tea, giungeva alla “porta lucchese” di Fivizzano, quindi all’area di Licciana-Monti, al bagnonese, a Pontremoli verso il passo della Cisa e il collegamento in direzione dell’Abbazia di Bobbio, nel piacentino, oggi nota come “Via degli Abati”.

Dunque, anche la Via del Volto Santo, come la Via Francigena è diventata un “sistema viario” che coinvolge ampiamente, e non solo più su un unico tracciato, il territorio di Lucca, Mediavalle del Serchio, Garfagnana, Lunigiana, nell’ambito spaziale più generale che dal Po si distende fino al mare tirreno-ligure, convolgendo Appennino ed Apuane.

Questo sistema viario storico, oggi, si interseca ed amplia ulteriormente, collegandosi con due nuove grandi direttrici: il Cammino Italiano de Santiago de Compostela e Le Chemin d’Assise.

Il primo va da Pistoia, capitale italiana del culto jacopeo, a Genova e prosegue fino ad Arles dove continua, per la Via Tolosana, il Cammino franco-spagnolo di Santiago de Compostela. Da Pistoia, Pescia, sale alle Pizzorne, Corsagna, Ponte del Diavolo, la Cune, Motrone, Vallico Sotto, Gallicano, Castelnuovo, Camporgiano, Piazza al Serchio, Tea, Codiponte, Fosdinovo, Sarzana, Cinque Terre, Genova.

Nella stessa area si snoda le Chemin d’Assise che, nell’area garfagnina, si sviluppa lungo le Apuane, da Equi Terme a Isola Santa, Vergemoli, Trassilico, per giungere a Borgo a Mozzano e proseguire per la Val di Nievole fino ad Assisi.

Si noti che i tre itinerari, Via del Volto Santo, Cammino Italiano di Santiago e Chemin d’Assise coincidono, in Garfagnana e Lunigiana per lunghi tratti comuni.

Si è ricostruita, così, la rete stradale che, specialmente nel Medioevo, ha reso importante come non mai la nostra terra, fra il Po, l’Appennino, le Apuane ed il mare.

Dott. Fabio Baroni

Storico inventore della Via del Volto Santo

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La leggenda del Volto Santo

Fin dal Medioevo la città di Lucca è famosa in tutta Europa per un crocifisso ligneo di natura miracolosa, recante un’immagine “acheropita”. Con questo termine di origine greco-bizantina si indicano quelle opere che non sarebbero state realizzate da mano umana, da un artigiano o da un artista, ma che al contrario sarebbero “apparse” per intervento divino. Tale immagine è nota come Volto Santo; si tratta di una statua-reliquario che rappresenta il Cristo in croce.La leggenda “ufficiale” fu scritta nel XII secolo prendendo spunto da tradizioni orali di provenienza diversa. Il testo s’intitola Relatio de revelatione sive inventione ac translatione sacratissimi vultus ed è opera di un certo Leobino, diacono di probabile origine francese.Il protagonizta del racconto è San Nicodemo, fariseo, membro del Sinedrio (il consiglio preposto all’emanazione delle leggi nell’antica Gerusalemme) e, secondo il Vangelo di Giovanni, uno dei discepoli di Gesù. Nicodemo sarebbe stato uno di coloro che avrebbero deposto Gesù nel sepolcro dopo la crocifissione (Gv. 19,39-42).
La leggenda leobina narra che Nicodemo, oramai anziano, si sarebbe prefisso il compito di riprodurre nel legno l’immagine di Gesù morto in croce, affidandosi alla propria memoria. Una volta completato il busto, al momento di dare forma al volto, Nicodemo si sarebbe bloccato, incapace di continuare. Dopo lunga preghiera, sarebbe quindi caduto in un profondo sonno, e , al sul risveglio, avrebbe ritrovato l’opera completata da mano angelica, esclamando “E’ il Volto Santo!” e inginocchiandosi con stupore e meraviglia. L’opera sarebbe stata custodita in segreto da Nicodemo sino alla sua morte per poi passare in affidamento a Isacar, suo discepolo. Quest’ultimo, affinché la croce non cadesse in mano ai giudei (era infatti il periodo delle persecuzioni cristiane), la tenne nascosta in una grotta dove di generazione in generazione venne conservata e venerata.
Lo spostamento del crocifisso in Occidente si deve al vescovo Gualfredo, circa settecento anni più tardi; per garantire la conservazione e soprattutto il libero culto della reliquia, Gualfredo decise che il crocifisso fosse trasportato lontano dalle terre degli infedeli. Così, dopo essere stata portata da Gerusalemme nella vicina città marittima di Giaffa, la croce fu deposta su una barca senza equipaggio e affidata alla divina Provvidenza, in balia del mare e dei venti. Nel 782 d.C. la nave senza equipaggio approdò sulle spiagge di Luni. Fu allora che un angelo apparve in sogno al vescovo Giovanni di Lucca dicendogli di recarsi al porto di Luni dove avrebbe trovato una scultura di legno del Cristo in croce, contenente numerose reliquie.
Prima dell’approdo della barca in terra lucchese, i lunesi tentarono a più riprese di abbordare la nave; tuttavia, la Provvidenza volle che il Volto Santo arrivasse nelle mani del vescovo di Lucca.
Umiliati, gli abitanti di Luni diedero inizio a una contesa che terminò con la decisione del vescovo Giovanni di donare loro un’ampolla vitrea piena del sangue di Cristo, prelevata proprio tra le reliquie conservate all’interno del crocifisso. Tale reliquia è ancora venerata a Sarzana.
Oggi il Volto Santo si trova di fronte al quarto altare della navata sinistra della cattedrale di San Martino in Lucca, conservata all’interno della cappella che fu costruita da Matteo Civitali nel 1484. A onore del vero, l’attuale croce è probabilmente una copia dell’originale, forse realizzata tra l’XI e il XII secolo, proprio nel periodo di massima popolarità del culto. L’opera diede una grandissima fama alla città che, durante il Medioevo, divenne una meta quasi obbligata per i molti pellegrini che dal Nord Italia e dall’Europa si recavano in pellegrinaggio verso Roma o verso altri luoghi di culto della penisola.

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lunedì 28 marzo 2022

Il cammino del Volto Santo - domenica 3 aprile

Escursione con il CAI Garfagnana da Piazza al Serchio a Castelnuovo di Garfagnana lungo il Cammino del Volto Santo, passando per la Fortezza delle Verrucole, il paese di San Romano, la località Sambuca e il lago di Pontecosi. 

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martedì 28 settembre 2021

La mappa interattiva della Via del Volto Santo


La Via del Volto Santo, nel tratto tra Castelnuovo di Garfagnana e Lucca, coincide con il tracciato della Via Matildica del Volto Santo che muove da Mantova e valica l'Appennino al Passo di San Pellegrino in Alpe con Lucca comune capofila. Riconosciuta dalla Regione Toscana come itinerario di interesse storico culturale, e prodotto turistico omogeneo, La Via del Volto Santo, vede, invece, come capofila il comune di Fivizzano. Il suo recupero è stato finanziato con bando del GAL Montagna Appennino e realizzato dall’Unione dei Comuni della Media Valle del Serchio e dall’Unione Comuni Garfagnana.

E' stata realizzata questa bella mappa interattiva dove è possibile visualizzare i luoghi della fede, rocche e fortezze, strutture ricettive, punti ristoro nelle varie località.



E' inoltre possibile scaricare le tracce nel formato .gpx.

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giovedì 19 novembre 2020

Il Cammino Italiano di Santiago

Fabio Baroni, storico inventore della Via del Volto Santo, ci presenta il Cammino Italiano di Santiago.



Il lavoro che si sta facendo con il Progetto PIT TEA, come quello PIT APUANE, vinto dai Comuni di Camporgiano, Fabbriche di Vergemoli, Gallicano, Molazzana, Piazza al Serchio e Sillano Giuncugnano, sul Bando del Gal MontagnAppennino, è soprattutto un’azione per far riappropriare le popolazioni locali della loro storia e i passaggi partecipativi che si faranno – ahimé duramente impediti/ostacolati dal Covid - hanno questo scopo. 

Lo storico Fabio Baroni


Nel 1992 scrissi e pubblicai il saggio “Un’ipotesi sulla Via di San Jacopo tra le valli del Serchio e della Magra” presentato al Convegno “Il pellegrinaggio medievale per Roma e per Santiago de Compostela. Itinerari di val di Magra”. Era lo stesso tempo (1991) in cui pubblicai anche la prima proposta scientifica sulla Via del Volto Santo (“Sulla Via del Volto santo: il culto dell’immagine lucchese in Lunigiana”). Lo scrissi anche sull’onda di quel fascino per il Camino spagnolo che avevo fatto nel 1989. Temo che non sia facile riproporre quel sentimento di “spiritualità” che si vive e si “sente” sul Camino originale, dopo Roncisvalle, e che, nel 1989, quando nessuno lo conosceva ancora, era quello “antico” (non turistico, come oggi è, in parte, diventato). 
Dal 1991 (29 anni fa) la Via del Volto Santo, di cui sono il “creatore”, ha avuto un crescente successo. Meno l’ha avuta quell’intuizione sul percorso jacopeo
Mi ripromettevo di rilanciarlo e l’occasione delle tante iniziative sulla Via del Volto Santo, sulle Matildiche, sullo stesso Chemin d’Assise (che parte da Vezelay, singolarmente anche punto di una delle Vie francesi verso Santiago) è stata quella giusta. Perciò ho ripreso in mano le carte e riattivato lo studio con ben altro approfondimento avendo trascorso questi quasi trent’anni a studiare le strade storiche e l’economia di strada che le ha sostenute. 
Le risultanze scaturite da quella ricerca sono soprattutto il quadro di centralità che Lunigiana, Garfagnana, Mediavalle e Montagna Pistoiese hanno assunto nel pieno Medioevo, complici la conformazione geografica del nostro territorio (fra mare, Appennino/Apuane e pianura padana/Po) e – un nome fra i tanti - Matilde di Toscana e Canossa che aveva il suo immenso feudo (che avrebbe potuto diventare, come fu per Francia e Inghilterra, il primo stato italiano) disteso a nord e sud di quell’ostacolo naturale formidabile che sono l’Appennino ligure-tosco-emiliano e le Apuane e che andava da Mantova a Firenze, con Lucca centrale. Un ostacolo che necessitava sistemi di attraversamento organizzato nel territorio che – ripeto - andava dal mar ligure-tirrenico al Po. 
Un territorio in cui, nelle due direzioni, si muoveva un’immensa quantità di persone e di merci testimoniato dall’economia della seta lucchese (sulla tratta marittima/terrestre Genova-Lucca), dal numero di porti nell’arco Pisa-Genova, nell’uso della moneta lucchese sui porti del Po, dallo sviluppo di strade, ponti, ospitali su cui abbiamo scritto con Lucia Giovannetti, archeologa e storica del territorio, nella memorabile opera sullo scavo dell’ospitale di San Nicolao di Tea (curato da Antonio Quiros Castillo). Il segno più chiaro è nel diario di Nikulas di Munkhatvera, abate islandese in viaggio verso la Palestina, quando scrive che a Luni (fra Sarzana e Carrara) la via Francigena e il Cammino di “Santo Jacopo” si incontravano. 
E la rete stradale era enorme - marittima, fluviale e terrestre - e portava, dal mare alla pianura padana e all’Europa e viceversa attraverso le autostrade medievali: la Via francigena, le matildiche del Cerreto, di Pradarena, di San Pellegrino in Alpe e di Foce Arcana (Abetone), in un sistema per cui la Via Francigena e la Via del Volto Santo erano “collettori” sul fondovalle di tutta la viabilità transappenninica. E tutto portava a Lucca, di solito. Il Volto Santo ne era un simbolo per una città commerciale centrale, allora, che delle vie aveva bisogno vitale. 
Ma, nel panorama, per cogliere correttamente la tematica jacopea, va rilevato il ruolo stradale medievale di Pistoia che, negli anni ’30 del XII secolo, ottenne dall’arcivescovo di Santiago de Compostela, Diego Gelmirez, una reliquia del corpo di San Giacomo Apostolo e divenne la Santiago italiana, meta di passaggio per chi, dal sud (da Firenze e sotto) andava a Santiago de Compostela ma anche meta essa stessa di pellegrinaggi iacopei. Un vero centro di attrazione ed irradiamento del culto jacopeo in Italia. 
Ricordo che le due strade principali verso occidente e Santiago erano la “via delle Alpi” (per il Monginevro e Moncenisio) e la “via della costa”, cioè quella passante per Genova e la Liguria, evitando le Alpi, fino in Francia, Tolosa, Roncisvalle/Somport, Santiago. Non abbiamo dubbi sul fatto che la Bocca di Magra e lo snodo di Sarzana siano stati il punto di incrocio fra la Via Francigena e il Cammino italiano di Santiago (per terra e mare) che è chiamato già nel medioevo “Camino dritto d’Italia”. 
Al proposito, segnalo che già nel 1984, Paolo Caucci von Sauckhen, uno dei primi e più attenti storici del Cammino di Santiago, pubblicò un’opera titolata “Il Cammino Italiano a Compostella” (a pag. 75 precisa in “Cammino italiano a Santiago”) usando il nome che ho ripreso oggi, 2020. 
Naturalmente, dal centro e sud Italia tirrenico, i pellegrini usavano la Via Francigena fino a Luni-Sarzana e poi, via mare o terra, andavano a occidente (in questo senso la chiesa di S. Maria di Roncisvalle a Massa è un testimone bellissimo) ma, lo studio territoriale mostra anche come, da Pistoia, ci sia una linea di pievi, chiese, opere d’arte e culti dedicati (con titolo) e legati a San Jacopo maggiore che alzandosi per Cozzile, pieve di Boveglio, Borgo a Mozzano, l’area di Fabbriche di Vallico e Vallico di sotto, Gallicano, Camporgiano, Pugliano, Fivizzano, Canova, Podenzana, ponte di Caprigliola (l’antenato di quello crollato ultimamente ma, come è scritto, nato per opera di un devoto jacopeo di Sestri per favorire i pellegrini verso l’occidente ligure) porta a Genova e Francia. 

Chiesa di San Jacopo - Gallicano (LU)


Cosippure percorsi jacopei giungevano dall’Emilia come testimoniano la città jacopea di Fivizzano presso il passo del Cerreto, l’Ospitaletto di San Jacopo fra Ligonchio e Pradarena, il Duomo di Barga sulla via di San Pellegrino e nella Val di Magra le tante località e gli ospitali dedicati al santo che confluiscono nell’area di Aulla (dove lo scavo archeologico ha rinvenuto proprio una conchiglia da pellegrino jacopeo) e portano allo svincolo di Sarzana. Proprio a Sarzana dove, probabilmente, c’era uno dei 3 Volti Santi duecenteschi e più antichi (con Rocca Soraggio) ad indicare i flussi lucchesi verso Genova fin da allora. 
Dunque, poiché non esiste un unico Camino di Santiago (nemmeno in Spagna ce n’è uno solo!) e poiché da ogni dove i pellegrini affluivano alla città spagnola, è del tutto giustificato evidenziare un uso jacopeo, nelle fasi in cui fu attivo, della via dei Lucchesi (la via del Volto Santo) che proprio nel tratto Genova-Lucca e viceversa si sviluppava facendo da collettore, in Mediavalle, Garfagnana e Lunigiana, dei flussi che attraversavano l’Appennino da nord. Senza dimenticare che esisteva un flusso pellegrinale jacopeo inverso che portava a Pistoia, centro italiano del culto di San Jacopo. 
Questo percorso, lo dico ancora come ipotesi che è, però, sempre più solida, può riuscire anche a dare un senso ed una funzione – che non è ancora chiara - al Ponte del Diavolo che è il più grande manufatto stradale del territorio e, dunque, non può che avere avuto un ruolo preminente nella viabilità medievale. Esso, tuttavia, non serve a chi, dalla Garfagnana, viene o va a Lucca lungo il Serchio in quanto la via era sulla riva destra del fiume, fino al ponte di Moriano, dove è lo spazio di strada (ciò fin dall’età romana). Può servire per chi arriva dalla Val di Lima ma parrebbero transiti minori rispetto alla grande forza del manufatto. 
Se, però, si nota la strada lastricata e ottima che, dal piano del ponte sale a Corsagna e taglia le Pizzorne andando verso il sud, allora ci appare un collegamento diverso non diretto a Lucca, ma alla città di Pistoia e soprattutto a Firenze. E’ un’ipotesi su cui sto studiando e presto presenterò. 




Dunque, come ho detto ed è noto, il Camino di Santiago diventa uno solo dopo i passi pineraici del Somport o Roncisvalle (ma ci sono altri cammini spagnoli concorrenti) mentre, sia in Francia che in Italia ed altrove, ci sono cammini nazionali che convergono ai quei passi. Notissimi sono i cammini francesi ma il più basso, detto “tolosano”, arriva a Santiago da Tolosa, Arles, Saint Gilles e la Provenza provenendo dall’Italia. 
Ecco, il tratto che da Pistoia (capitale jacopea italiana) le Pizzorne e il Ponte del Diavolo si immette lungo la Garfagnana, coincidendo con la Via del Volto Santo per un lungo tratto, e valica a San Nicolao di Tea, scende verso la Bocca di Magra e, da lì, segue la costa ligure (il Sentiero Liguria) fino a Genova e Ventimiglia per arrivare appunto a Arles, Saint Gilles e Tolosa è la strada che ho progettato e che la Garfagnana Epic Asd sta tabellando.

La tabellatura del tracciato - Garfagnana EPIC Asd 

 
Quel simbolo della conchiglia (la valva jacopea) del Cammino Italiano di Santiago può a buon diritto, dunque, stare in quel logo perché siamo sulla via che dall’Italia porta in Francia, in Spagna ed a Santiago de Compostela. 

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lunedì 24 febbraio 2020

lunedì 2 settembre 2019

Historical routes in Garfagnana

VIA DEL VOLTO SANTO

Monte Argegna
A mountain variant of the Via Francigena, it diverges from it in Pontremoli in Lunigiana, to enter Garfagnana valley at Passo di Tea.
The final destination is the Cathedral of San Martino in Lucca, where it is possible to admire the Face of Christ, a wooden crucifix at the center of widespread veneration throughout Europe since the Middle Ages. Nine days of walking, through villages, parish churches, bridges, castles, medieval hospices, immersed in a luxuriant and unique landscape.


VIA MATILDICA DEL VOLTO SANTO

San Pellegrino in Alpe
A 284 km itinerary that crosses the territory of 3 regions in 11 stages. A journey to discover the territories of Matilde di Canossa that connects Mantova, Reggio Emilia and Lucca, passing through the heart of the Po Valley and the National Park of the Tuscan-Emilian Apennines. It enters Tuscany in San Pellegrino in Alpe and at the height of Castelnuovo di Garfagnana it joins with the Via del Volto Santo up to Lucca


LA VIA VANDELLI

La Via Vandelli
The Via Vandelli, a ducal street from the 1700s, was built by Francesco III d’Este as a wedding gift for his son Ercole with Maria Teresa Cybo-Malaspina. It takes its name from the architect who designed the work; today it is a great hiking route, which, in 5 stages, connects Modena with Massa crossing the Garfagnana valley from San Pellegrino in Alpe to Passo della Tambura.

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giovedì 22 agosto 2019

Domenico Bertini da Gallicano al Volto Santo di Lucca



Domenico Bertini da Gallicano fu protagonista, a Roma come a Lucca, della storia italiana del ‘400. Come uomo pubblico fu figura eminente, fra politica e relazioni apostoliche, per la Repubblica di Lucca, diplomatico in Italia ed Europa, scrittore e segretario in Vaticano, legato a Papa Niccolò V e ad altri Papi e Cardinali, Conte Palatino dell’Impero e del Sacro Palazzo Lateranense.

Come mecenate fu secondo solo ai Medici e raggiunse l’apice nella relazione con Matteo Civitali, cui fece realizzare, fra molto altro e a sue spese, il Tempietto del Volto Santo che si ammira in San Martino a Lucca.

Domenico Bertini, facoltoso uomo della Gallicano lucchese, dove riedificò la Pieve di San Giovanni Battista, passa alla storia per avere dato, forse più di tutti, impulso al culto del Volto Santo. Il volto del Bertini e il “gallo”, simbolo della sua famiglia e di Gallicano, è sul Tempietto in San Martino, a testimoniare il legame strettissimo fra Lucca, Gallicano e il Volto Santo.

Un legame, splendidamente rappresentato negli Statuti del 1450, che dimostra la “lucchesità” storica di Gallicano e che ne fa il centro più importante della Via del Volto Santo.

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martedì 9 luglio 2019

giovedì 23 maggio 2019

Garfagnana, terra di Cammini


Accanto alle classiche “uscite” in montagna e alle escursioni in natura alla scoperta di flora e fauna, negli ultimi anni si è andato affermando il fenomeno dei “cammini”: lunghi viaggi a piedi su itinerari culturali, in cui la sera si fa tappa presso strutture ricettive (ostelli, B&B, piccoli alberghi etc.) per ripartire il giorno dopo e percorrere un’ulteriore tappa di 15-25 km circa.

Nate inizialmente come pellegrinaggi religiosi, con lo spirito di ripercorrere gli itinerari devozionali medievali, oggigiorno esperienze come il Cammino di Santiago de Compostela o la Via Francigena non sono più patrimonio esclusivo dei fedeli, ma si sono evoluti in una forma di turismo lento e responsabile sulle direttrici che hanno costituito le arterie di comunicazione per tutto il Medioevo e le prime fasi dell’età moderna, contribuendo a creare la fisionomia paesaggistica e culturale dell’Europa.

Il “Camino de Santiago” resta un vero e proprio fenomeno: sulle sue diverse varianti, lungo percorsi che attraversano Francia, Spagna e Portogallo, attualmente la città galiziana di Santiago de Compostela attira circa 325 mila camminatori all’anno provenienti da tutto il mondo. Ma, accanto a questa “classica”, in tutta Europa si vanno sviluppando numerosi altri itinerari — alcuni con una forte componente storica, altri a prevalente sfondo devozionale — che stanno gradualmente guadagnando attenzione, pur con numeri più bassi, che però sono in forte e costante crescita, anno dopo anno.

Alla base del successo di questi “cammini” stanno numerosi elementi: il fascino di ripercorrere itinerari ricchi di passato e tradizione; la possibilità di attraversare paesaggi agro-silvo-pastorali spesso molto suggestivi; l’idea di viaggiare lentamente e senza fretta con ritmi diversi e più naturali rispetto alla frenesia della vita contemporanea; l’incontro con borghi antichi dove è possibile mangiare e pernottare; senza dimenticare l’interesse enogastronomico per i prodotti locali e la “facilità” tecnica dei percorsi che, a parte alcuni tratti montani, si svolgono in genere in zone relativamente antropizzate e risultano ben segnalati, non presentando problemi per l’orientamento anche dei camminatori meno esperti.

La Toscana è una terra di cammini. Lo è, anzitutto, per vocazione storica: una delle tre mete di pellegrinaggio medievale — accanto alla già citata Santiago sulla costa atlantica della Spagna e alla lontana Gerusalemme — era infatti proprio Roma. E per coloro che dall’Europa nordoccidentale — in particolare dalle attuali Gran Bretagna e Francia — dovevano recarsi a Roma… la Toscana era un passaggio obbligato.



In Garfagnana ed in particolar modo nel nostro comune passano diversi “cammini”:
il Cammino Italiano de Santiago de Compostela, le Chemin d’Assise e la Via del Volto Santo.
Il primo va da Pistoia, capitale italiana del culto jacopeo, a Genova e prosegue fino ad Arles dove continua, per la Via Tolosana, il Cammino franco-spagnolo di Santiago de Compostela. Da Pistoia, Pescia, sale alle Pizzorne, Corsagna, Ponte del Diavolo, la Cune, Motrone, Vallico Sotto, Gallicano, Castelnuovo, Camporgiano, Piazza al Serchio, Tea, Codiponte, Fosdinovo, Sarzana, Cinque Terre, Genova.
La meta di questo cammino è appunto il santuario di Santiago di Compostela, presso cui ci sarebbe la tomba dell'Apostolo Giacomo il Maggiore.

Le Chemin d’Assise va da Vezelay (piccolo comune francese della Borgogna dove si è insediata la prima comunità francescana) ad Assisi.
Nell’area garfagnina si sviluppa lungo le Apuane, da Equi Terme a Isola Santa, Vergemoli, Trassilico, per giungere a Borgo a Mozzano e proseguire per la Val di Nievole fino ad Assisi.
Il cammino è segnalato con degli adesivi arancioni con un Tau ed una colomba che indica la direzione posizionati sui pali dei cartelli stradali, sui guard rail e in prossimità degli incroci.

La Via del Volto Santo, conosciuta anche come Via Francigena di Montagna, è una storica via che da Pontremoli, passando dalla Lunigiana e dalla Garfagnana, permette di raggiungere Lucca, importantissima meta del pellegrinaggio medievale per la devozione al Volto Santo, il crocifisso ligneo che la leggenda definisce un’immagine acheropita, esposto nella cattedrale di San Martino a Lucca.
Il Tempietto che custodisce il crocifisso detto Volto Santo di Lucca fu eretto nel 1484 da Matteo Civitali grazie al mecenate Domenico Bertini, nato a Gallicano nel 1417, il cui stemma – un gallo che becca da una spiga – compare sulla facciata esterna della costruzione.
La tradizionale Via del Volto Santo diventa anche Trail Unsupported Bike Adventure, con un evento ciclistico, organizzato dalla Garfagnana EPIC ASD, che si terrà il prossimo 28 settembre.

Tutte le info su www.voltosantotrail.com


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martedì 26 marzo 2019

On-line il sito della Via del Volto Santo Trail

Do oggi, all'indirizzo www.voltosantotrail.com, è on-line il sito della Via del Volto Santo Trail.



La Via del Volto Santo Trail è un “Unsupported Bike Adventure”, cioè un’avventura in mountain bike, da affrontare in totale autonomia senza alcun tipo di supporto da parte dell’organizzazione, che ripercorre la storica Via del Volto Santo una variante della Via Francigena che collega Pontremoli a Lucca passando dalla Lunigiana e dalla Garfagnana.
 Le regole sono poche: seguire il percorso fornito sotto forma di traccia Gps, rispettare il codice della strada per i tratti di percorso non off-road ed il rispetto della natura. Il tracciato di circa 220 chilometri, per il 98% percorribile in sella alla bici, è un mix di strade bianche, strade secondarie, mulattiere e single track che attraversano luoghi incontaminati e borghi antichi.
Il punto più alto è la cima del Monte Argegna, a quota 1034 m. e l’ascesa totale è di circa 7.200 metri. Non è prevista alcuna forma di assistenza da parte dell’organizzazione, sarete solo voi e la vostra bicicletta. Non ci sono limiti di tempo per arrivare a destinazione e sempre a voi spetterà decidere come affrontare il tracciato, suddividendolo a tappe, scegliendo dove e quando mangiare e dove e quando dormire. Non è una gara, non vuol essere una corsa contro il tempo ma piuttosto un’occasione per assaporare le bellezze del territorio, viaggiando slow, ammirando il panorama e gustando i prodotti tipici, con l’opportunità di fare nuove amicizie ed esperienze portandosi a casa un bel pezzo di Toscana.

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lunedì 17 dicembre 2018

Via del Volto Santo Trail - Unsupported Bike Adventure

La Garfagnana EPIC ASD, in collaborazione con la Lunigiana X Trail ASD, sta organizzando per il 2019 la prima edizione del  VVS Trail.




La Via del Volto Santo Trail è un “Unsupported Bike Adventure”, cioè un’avventura in mountain bike, da affrontare in totale autonomia senza alcun tipo di supporto da parte dell’organizzazione, che ripercorre la storica Via del Volto Santo, una variante della Via Francigena che collega Pontremoli a Lucca passando dalla Lunigiana e dalla Garfagnana. 
Le regole sono poche: seguire il percorso fornito sotto forma di traccia Gps, rispettare il codice della strada per i tratti di percorso non off-road ed il rispetto della natura. 
Il tracciato di circa 210 chilometri, per il 98% percorribile in sella alla bici, è un mix di strade bianche, strade secondarie, mulattiere e single track che attraversano luoghi incontaminati e borghi antichi. 
Il punto più alto è la cima del Monte Argegna, a quota 1034 m. e l’ascesa totale è di circa 7.500 metri. 
Non è prevista alcuna forma di assistenza da parte dell’organizzazione, sarete solo voi e la vostra bicicletta. 
Non ci sono limiti di tempo per arrivare a destinazione e sempre a voi spetterà decidere come affrontare il tracciato, suddividendolo a tappe, scegliendo dove e quando mangiare e dove e quando dormire. 
Non è una gara, non vuol essere una corsa contro il tempo ma piuttosto un’occasione per assaporare le bellezze del territorio, viaggiando slow, ammirando il panorama e gustando i prodotti tipici, con l’opportunità di fare nuove amicizie ed esperienze portandosi a casa un bel pezzo di Toscana. 

 Presto vi sveleremo la data dell'evento! Stay Tuned!

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domenica 18 novembre 2018

La Via del Volto Santo Trail

 
 
Oltre alla Garfagnana EPIC per il 2019 stiamo lavorando ad un nuovo evento bikepacking:
 
LA VIA DEL VOLTO SANTO TRAIL
 
La Via del Volto Santo è una variante della Via Francigena che collega Pontremoli a Lucca attraversando la Lunigiana e la Garfagnana conosciuta anche come Via Francigena di Montagna.
 
A breve ne saprete di più!

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martedì 4 settembre 2018

La Via del Volto Santo in Garfagnana, il nuovo progetto dell’Unione per la valorizzazione del turismo escursionistico di tipo culturale

Lungo gli antichi sentieri della Garfagnana alla scoperta di arte, natura e buon cibo



L’argomento Via Francigena e percorsi della fede è un tema di stretta attualità, come dimostra il dibattito culturale e politico che interessa gli itinerari religiosi storici, sui quali è forte l’attenzione anche da parte dell’Unione Europea che ne ha riconosciuto l’interesse identitario sovranazionale come elemento di promozione del turismo culturale con importanti risvolti economici per i territori attraversati.
La Garfagnana, per la sua conformazione orografica, ha rappresentato un sistema di percorrenza parallelo alla costa tirrenica attraversata dalla Francigena che come viabilità alternativa montana risultava più sicuro, poiché lontano dalle insidie marine, e al contempo poteva convogliare sull’asse viario principale in corrispondenza delle città cerniera del sistema, Lucca, i traffici provenienti dal Frignano, dall’Appennino Modenese e Reggiano.
Si parla dunque per il nostro territorio di Via del Volto Santo che attraversa interamente i territori delle Unione di Comuni Garfagnana e Media Valle del Serchio, un percorso montano che unisce la Lunigiana alla Garfagnana e quindi a Lucca, importantissima metà di pellegrinaggio medievale per la devozione al Volto Santo, il Crocifisso ligneo esposto nel Duomo di Lucca.
Un ricco patrimonio di cui rimangono significative presenze di rilevante valore architettonico ed artistico che meritano adeguata tutela e valorizzazione per una fruizione culturale e turistica dell’intero territorio che la attraversa. In tale direzione, la Garfagnana sta contribuendo con iniziative passate, in corso e di futura realizzazione mettendo a disposizione le sue energie culturali ed organizzative. L’Unione Comuni Garfagnana, prima Comunità Montana, dedica una particolare attenzione al tema seguendo e promuovendo iniziative sulla valorizzazione dei sentieri storici e finalmente, dopo anni di sensibilizzazione locale e promozione turistica si apprezza un sempre crescente flusso di pellegrini moderni che scelgono questo percorso per attraversare e visitare il territorio dei Comuni dell’Unione.
Questo già intenso percorso si trova adesso di fronte ad una nuova opportunità offerta dalla Regione Toscana con il progetto dei Cammini storici della Valle del Serchio, presentato dall’Unione Comuni Garfagnana sul bando promosso dal Gal Montagnappennino per un importo di € 142.000, approvato lunedì 3 settembre dalla Giunta dell’Unione stessa. Il progetto ha come finalità la valorizzazione del territorio della Garfagnana da un punto di vista turistico culturale aprendolo alla percorrenza di viandanti e pellegrini che a piedi, in bicicletta o a cavallo, lungo antichi sentieri e mulattiere, scopriranno le ricchezze di questa terra che rispetto a zone ad alta urbanizzazione, mantiene ben leggibili testimonianza di carattere storico ed artistico, ambientale – con la presenza di ben due Parchi e di riserve naturalistiche – di tradizioni popolari, produzioni tipiche e gastronomia.
L’utenza cui si rivolge la proposta è quella del turismo “lento” interessato a una fruizione del territorio nei suoi molteplici aspetti, un viaggio – esperienza da effettuare in forme spartane e sostenibili, alla scoperta dell’identità locale di una regione.
I percorsi, che fanno parte della rete di viabilità antica che dal Nord Italia, superato l’Appennino, raggiungeva Lucca – per la devozione del Volto Santo- e poi lungo la via Cassia arrivava a Roma, intendono integrare ed arricchire il sistema dei cammini storici già riconosciuti dalle regioni Toscana ed Emilia come la Via Francigena (tratto da Parma a Lucca) e la Via Matildica (da Reggio Emilia a Lucca). I tracciati principali sono due: la Via del Volto Santo: dal passo dell’Argegna a Castelnuovo Garfagnana passando da San Romano e Gallicano per raggiungere Barga. L’altra, la Via Matildica – che ricorda Matilde di Canossa – ha inizio dal millenario ospedale per i viandanti di San Pellegrino in Alpe, per raggiungere Castiglione e concludersi a Castelnuovo.
I percorsi sono suddivisi in tappe per offrire accoglienza e servizi adeguati ai viandanti. Vengono segnalati anche itinerari tematici sul territorio alla scoperta di chiese, fortificazioni, tradizioni, artigianato e prodotti tipici. Due – tre giorni sono i tempi minimi di percorrenza che il progetto propone ai viandanti per una corretta fruibilità dei percorsi.
“Attraverso il coordinamento di competenze, funzioni e risorse delle istituzioni locali” – afferma il Presidente dell’Unione Nicola Poli – “l’obiettivo è quello di dare continuità all’itinerario e individuare nuovi prodotti atti alla crescita e alla diversificazione dei flussi turistici e procedere alla programmazione delle attività e alla promozione di un calendario eventi relativo proprio alle vie storiche, in una ottica progettuale strettamente coordinata con l’Unione Comuni Media Valle”.
A tal fine è già operativa una cabina di regia che sta coordinando lo stato di avanzamento del protocollo di intesa, le progettualità, la definizione del logo e l’immagine coordinata, che contribuiranno a dare alle popolazioni locali una maggiore conoscenza di un disegno culturale, sociale ed economico di grande respiro territoriale ed europeo e ad innescare processi di sviluppo, anche con l’attivazione di sinergie pubblico – privato, fondamentali per il rilancio economico del territorio.”

Fonte: Unione Comuni Garfagnana

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martedì 29 novembre 2016

La Via del Volto Santo: a piedi in Lunigiana e Garfagnana. La guida

Da Pontremoli a Lucca in 9 tappe: è uno dei tanti cammini che nel Medioevo andavano a comporre la Via Francigena. Oggi, attraverso luoghi, borghi, paesaggi, architetture e tradizioni, è nuovamente percorribile.


La Via Francigena è ormai un tracciato ben definito e riconosciuto anche da una guida ufficiale. Ma, ovviamente, come tutte le antiche vie di pellegrinaggio è il frutto di una sintesi di tante varianti che nei secoli sono state percorse da eserciti, mercanti e soprattutto pellegrini in transito attraverso l’Europa e diretti verso i luoghi sacri, Roma e Gerusalemme. Da una di queste varianti nasce il Cammino del Volto Santo frutto del meticoloso lavoro di recupero di un gruppo di appassionati.

L’Appennino è il nodo centrale del fascio di vie che dà vita alla Francigena. Qui si incrociano altri tracciati di collegamento e pellegrinaggio come la Via degli Abati che da Bobbio si ricollega alla Francigena a Pontremoli, e da qui, appunto, il Cammino del Volto Santo che attraversando la Lunigiana settentrionale e la Garfagnana, porta a Lucca dove, a partire dal 752, viene venerata la reliquia del Volto Santo.



Il percorso che parte da Pontremoli segue le posizioni delle antiche pievi: pieve di Sorano (Filattiera), pieve di San Cassiano (Bagnone), pieve di Venelia (Monti di Licciana), pieve di Soliera (Fivizzano), pieve di San Pietro di Castello dove, in Garfagnana, lungo la valle del Serchio, giunge fino a Lucca. L’inizio e la fine del Cammino del Volto Santo sono caratterizzate dalla presenza nelle città di Pontremoli e Lucca di due labirinti simboli del pellegrinaggio medievale. Ora anche questo tracciato ha la sua guida: La Via del Volto Santo – A piedi in Lunigiana e Garfagnana, di Nino Guidi e Oreste Verrini, edita da Le Lettere, racconta nel dettaglio le 9 tappe che, attraverso luoghi, borghi, paesaggi, architetture e tradizioni portano i moderni viandanti da Pontremoli e Lucca.

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