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lunedì 1 maggio 2023

Lungo la Via Vandelli - Linea Verde Sentieri

 

Alpi Apuane: da San Pellegrino in Alpe a Massa, l'appuntamento di Sentieri – La strada giusta è un viaggio in Toscana, lungo la Via Vandelli. 
La leggendaria strada del Ducato Estense: a San Pellegrino in Alpe, in un bar molto "particolare", al confine tra Toscana ed Emilia Romagna, l'incontro dei nostri conduttori pronti per una nuova ed incredibile avventura. Uno straordinario punto di osservazione: a Resceto, lungo la sesta tappa "ai Campaniletti", in cammino dalla Finestra Vandelli al rifugio CAI Nello Conti, l'arrivo di Lino per gustare un prelibato piatto di tordelli e godere di un panorama mozzafiato. 
Il suggestivo ponte della Villetta, l'incontro con i bikers, i ragazzi di un gruppo folclorico locale, il piccolo ponte sul ruscello, il bivacco con in cavalli: da Poggio ad Isola di Roccalberti, con il nostro esperto di montagna, un interessante focus sulla fruizione e percorribilità della Via Vandelli. Il "tritone del marmo": a Pian della Fioba, in un piccolo lago di acqua piovana, creatosi sul fondo di un pozzo estrattivo di una cava, per documentare un ecosistema unico a livello mondiale dove la vita è tornata a proliferare. Le pietre che "parlano": a Resceto, lungo uno dei tratti più spettacolari della Via Vandelli, con un gruppo di volontari, il minuzioso e paziente lavoro di restauro dei muretti a secco. Tre ettari di estensione, un prezioso scrigno di biodiversità: a Pian della Fioba, ad un altitudine di 900 metri, il fascino dell'orto botanico Pellegrini-Ansaldi, istituito nel 1966 per la salvaguardia della flora endemica delle Alpi Apuane.
Una suggestiva piazza circondata su tre lati dagli "amari ma belli" melaranci, piantumati nel 1819: a Massa, nel cuore della città, le emozioni condivise di un viaggio giunto al termine in una terra che lascia segni indelebili.

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mercoledì 17 novembre 2021

Vandelli, una "Via" per il turismo

La via Vandelli, uno scrigno di bellezza che da Massa raggiunge Modena attraversando alcuni dei versanti più ripidi e affascinanti delle Alpi Apuane per tagliare poi lungo l'Appennino Tosco Emiliano. Un tesoro che potrebbe portare ricchezza con Il turismo lento. Migliaia di persone affrontano vette altissime per poi scendere e arrivare al mare, fare qualche notte di relax dopo una foto di rito in piazza Aranci. 
Un sogno affidato per ora solo ai volontari che della Vandelli hanno cura come il Cai. E c'è chi la via Vandelli l'ha vissuta di recente e ha deciso di dedicarle uno studio, una tesi per riqualificarla e rilanciarla.


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giovedì 11 marzo 2021

La Via Vandelli, l'autostrada appenninica del '700

La via Vandelli è un'antica strada commerciale e militare, realizzata a metà del XVIII secolo per collegare Modena (capitale dell'omonimo ducato) e Massa.La strada necessaria alla continuità politica e territoriale, alla logistica militare ed ai commerci fu fortemente voluta dal Duca Francesco III d'Este e collegava originariamente le città di Modena e Massa. Nel 1741 il Duca concluse il matrimonio del figlio Ercole con Maria Teresa Cybo-Malaspina, erede del Ducato di Massa, e così Modena acquistò l'ambìto sbocco al mare. 
Il Ducato di Modena e Reggio aveva infatti l'esigenza politica, tattica e strategica e commerciale di avere un accesso sicuro al mare, all'interno dei propri confini (corrispondenti grosso modo all'attuale provincia di Modena, Reggio Emilia, alla Garfagnana e alla fascia costiera di Massa e Carrara).
L'antica via Bibulca romana era nei fatti completamente inservibile e non recuperabile. 
Per questo motivo, l'abate ingegnere, geografo e matematico di corte Domenico Vandelli fu incaricato di concepire e disegnare un nuovo tracciato stradale che fosse all'avanguardia dei tempi e di dirigerne personalmente i lavori unitamente al Magistrato della Guerra del Ducato. 
La via Vandelli fu quindi così denominata proprio in onore del suo ideatore e costruttore. 
 


La strada ducale modenese rappresenta una sfida tecnica notevole per il suo tempo ed ha in sé numerose innovazioni. Percorre un ambiente montano ripido ed impervio attraverso l'Appennino e poi attraverso le Alpi Apuane, sulle pendici del Monte Tambura ove la strada raggiunge la sua quota maggiore a 1634 metri s.l.m. 

Passo Tambura

Per queste motivazioni Vandelli fu indotto a concepire nuove metodiche cartografiche che contenessero anche riferimenti altimetrici ad uso matematico. Introdusse quindi le linee di livello di quota costante: le isoipsae Vandellis. 
Questa innovazione permise una progettazione più attenta, precisa e la stesura di mappe più realistiche e ricche di informazioni utili al lettore. 
Al progettista dell'opera vennero posti anche dei vincoli costruttivi imperativi. Oltre ai costi contenuti, unitamente ai tempi brevi per la costruzione, la strada doveva richiedere una manutenzione minimale e poter permettere il passaggio di carriaggi pesanti, che trasportavano i materiali marmorei di estrazione locale, e concepita per durare nel tempo. Le pendenze dovevano essere tali da permettere il loro superamento. Un ulteriore vincolo era rappresentato dalla necessità che il tracciato non attraversasse mai lo Stato Pontificio, né la Repubblica di Lucca, né il Granducato di Toscana. Si doveva inoltre rispettare il criterio, già noto e fortemente sentito in passato, che le strade di grande traffico dovessero sempre evitare l'attraversamento dei centri abitati. 
Tutti questi fattori determinarono un costo rilevante per la sua realizzazione. 

La costruzione iniziò nel 1738 e nel 1751 la strada si poteva considerare conclusa. Tuttavia, nel seguito, per completare l'opera, lungo la strada vennero costruite stazioni di manutenzione e stazioni di sosta per il cambio e l'abbeveraggio dei cavalli, ostelli, piazzole per lo scarico ed il carico delle merci, guardine per i militi addetti al presidio ed al pagamento dei pedaggi, ecc. si era di fatto giunti ad avere la prima strada italiana carrozzabile logisticamente gestita che si inerpicava lungo i fianchi scoscesi delle montagne. La strada aveva numerose diramazioni che servivano per collegare piccole località, fabbriche, cave di pietra e di marmo e miniere di ferro. Una ampia piazzola ottenuta dall'intaglio della roccia, utile per la gestione logistica delle merci in transito e ubicata lungo il tratto massese del percorso, prende ancora il nome di Finestra Vandelli. 

Finestra Vandelli

Gli sbancamenti vennero realizzati facendo ampio uso di esplosivi, ed i tratti montani più difficoltosi o ripidi furono realizzati con murate di sassi posti a secco impiegando le tecniche innovative del Vandelli e la perizia delle maestranze specializzate piemontesi. I materiali da costruzione erano quindi riconducibili a quelli reperibili negli stessi luoghi, pietre e legname, a cui vennero aggiunte reti di ferro. Il tratto più critico era rappresentato dal Monte Tambura. Domenico Vandelli dovette progettare il percorso stradale mantenendo una ripidità accettabile ed una percorrenza agevole per i carriaggi. Nonostante la soluzione fosse ingegneristicamente molto valida, come dimostrato dal fatto che la strada è giunta sino a noi praticamente intatta, le problematiche ambientali legate soprattutto all'impiego nel periodo invernale ed alla neve, erano chiaramente insormontabili. La strada venne corredata da spallaggi nei tratti ripidi, di cippi stradali (Cippo Vandelli), da indicazioni dei centri abitati, da edicole che contenevano i libelli del tempo e da nicchie ricavate nella roccia con crocifissi sacri e con statuine votive della Madonna.

Tracciato storico 
La via Vandelli parte da Modena, con il tracciato del 1739, e da Sassuolo, con quello del 1751, e i due rami salgono in Appennino, l'uno verso Puianello e San Dalmazio, l'altro verso Serramazzoni. Ricongiungendosi per raggiungere Sant'Antonio quindi Pavullo nel Frignano. Costeggia la rupe del castello di Montecuccolo, che appartenne alla famiglia del celebre generale Raimondo Montecuccoli, rimane sul crinale attraversando Montecenere e Lama Mocogno e dopo un lungo tratto, ancora ben conservato, arriva a La Santona. Si sale poi verso l'Imbrancamento e il passo del Lagadello tra le valli del Dragone e dello Scoltenna, supera edifici storici come La Fabbrica, le tipiche capanne celtiche, emergenze naturali come il Sasso Tignoso e sale fino allo spartiacque tra Emilia e Toscana a San Pellegrino in Alpe. Superando il crinale a San Pellegrino in Alpe, la via procede vicino al dorso del monte Verrucchiella, una delle varie prominenze del lungo contrafforte che scende verso la valle del Serchio. Le mappe antiche rivelano che qui la via Vandelli propone addirittura due percorsi, l'uno alternativo all'altro, detti la Calda e la Fredda, da impegnare rispettivamente durante l'inverno e durante l'estate lasciando in mezzo la vetta della Verrucchiella. 
Un singolare e funzionale modo di intendere i cammini a seconda della loro esposizione ai venti, al gelo, alle nevi. Nel seguito la strada attraversa la Garfagnana. Da San Pellegrino in Alpe (1525 m s.l.m.) a Campori, Pieve Fosciana e Castelnuovo di Garfagnana quindi, dopo aver attraversato il fiume Serchio, risale la valle dell'Edron, fino al lago di Vagli e Vagli di Sopra, poi la valle di Arnetola e il duro passo della Tambura. Da qui (1.620 m s.l.m.) la strada scende in provincia di Massa-Carrara fino ad arrivare a Resceto, a Massa e giungere sino al Mare Tirreno. 

Arnetola

La strada nella sua distanza minima si svolgeva per più di 150 km. 
 Oggi la via Vandelli ha anche un percorso escursionistico, che differisce in parte da quello storico, che permette ai numerosi viandanti di percorrerla in sicurezza sia da Modena che da Sassuolo fino a Massa e al mar Tirreno.



Questa è la traccia del percorso escursionistico (per maggiori informazioni clicca qui)




Per approfondire:
www.viavandelli.com
viavandelli.blogspot.com
facebook.com/viaVandelli
instagram.com/viavandellimoms
twitter.com/viavandelli
flickr.com/viavandelli
youtube.com/c/ViaVandelli

#viavandelli
"Guida alla Via Vandelli" di Giulio Ferrari, Terre di Mezzo (2021)
"La Via Vandelli - Antica strada, nuovo cammino" di Giulio Ferrari, Edizioni Artestampa (2018)

gruppo FB "i viandanti della Via Vandelli"
https://www.facebook.com/groups/177709999470452/

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domenica 14 febbraio 2021

Alpi Apuane - Monti di luna

Le Alpi Apuane protagoniste su Rai 2 nella trasmissione “Il Provinciale” di Federico Quaranta.

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lunedì 2 settembre 2019

Historical routes in Garfagnana

VIA DEL VOLTO SANTO

Monte Argegna
A mountain variant of the Via Francigena, it diverges from it in Pontremoli in Lunigiana, to enter Garfagnana valley at Passo di Tea.
The final destination is the Cathedral of San Martino in Lucca, where it is possible to admire the Face of Christ, a wooden crucifix at the center of widespread veneration throughout Europe since the Middle Ages. Nine days of walking, through villages, parish churches, bridges, castles, medieval hospices, immersed in a luxuriant and unique landscape.


VIA MATILDICA DEL VOLTO SANTO

San Pellegrino in Alpe
A 284 km itinerary that crosses the territory of 3 regions in 11 stages. A journey to discover the territories of Matilde di Canossa that connects Mantova, Reggio Emilia and Lucca, passing through the heart of the Po Valley and the National Park of the Tuscan-Emilian Apennines. It enters Tuscany in San Pellegrino in Alpe and at the height of Castelnuovo di Garfagnana it joins with the Via del Volto Santo up to Lucca


LA VIA VANDELLI

La Via Vandelli
The Via Vandelli, a ducal street from the 1700s, was built by Francesco III d’Este as a wedding gift for his son Ercole with Maria Teresa Cybo-Malaspina. It takes its name from the architect who designed the work; today it is a great hiking route, which, in 5 stages, connects Modena with Massa crossing the Garfagnana valley from San Pellegrino in Alpe to Passo della Tambura.

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domenica 23 dicembre 2012

La Via Vandelli da Resceto

Per gli amanti delle Apuane è un obbligo percorrere la Via Vandelli, un capolavoro dell'ingegneria.

L'antica Vandelli (tratto dalla rivista ALP - Alpi Apuane)

Fu per unire Modena a Massa scavalcando l'Appennino e le Apuane che, nel XVIII secolo, venne costruita una strada. Con quest'opera grandiosa s'intendeva sigillare il matrimonio di Ercole Rinaldo d'Este, erede del ducato di Modena, e Maria Teresa Malaspina, figlia del Duca di Massa (1741).
L'obiettivo era la realizzazione di un itinerario che unisse l'Appennino al mare senza attraversare le terre dello Stato pontificio, del Gran Ducato di Toscana e del Ducato di Lucca.
L'incarico fu affidato dal padre dello sposo, Francesco III d'Este, all'ingegner Domenico Vandelli. Ma per restare entro i propri confini territoriali il percorso dovette snodarsi in zone assai impervie. 
E' questo il motivo per cui la Via Vandelli, ancora oggi percorribile per lunghi tratti sia a piedi sia in mountainbike, supera valichi all'apparenza inaccessibili.
La strada fu inaugurata nel 1751.
Dall'Appennino scendeva in Garfagnana attraverso il passo dei San Pellegrino in Alpe; superava la catena delle Apuane risalendo da Vagli la valle dell'Arnetola fino al Passo della Tambura. Da qui, con numerosi tornanti svalicava sul versante di Resceto, sfidando l'impressionante verticalità del pendio: 1.100 metri di dislivello in pochi chilometri!
Costruita con muri di pietre a secco e grande perizia, la strada è stata recentemente restaurata dalla Comunità montana di Massa.

La Via Vandelli
La Via Vandelli
Maestà di San Bernardo protettore degli escursionisti
La Via Vandelli
Rifugio Nello Conti ai Campaniletti
Foto di gruppo al Rifugio dopo un ottimo pranzo
La Corsica in lontananza
Clicca qui per vedere le foto che ho scattato.
Clicca qui per scaricare la traccia GPS da Resceto ai Campaniletti.

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martedì 10 luglio 2012

Anello della Tambura da Campocatino

Sabato scorso ho fatto l'anello della Tambura partendo da Campocatino.

Percorso "anello della Tambura"

Campocatino (sentiero 177) - Passo della Tombaccia (m. 1350) - la Carcaraia - Passo della Focolaccia (sentiero 148) - Monte Tambura (m. 1890) - Passo Tambura (sentiero 35) - Cave di Formignacola (sentiero 147) - Campocatino.

Per vedere le foto che ho scattato clicca qui.
Per scaricare la traccia GPS clicca qui.

Campocatino
Il Cavallo e il Pisanino
Punta Carina
Passo della Focolaccia e Bivacco Aronte
Questo piccolo video mostra lo scempio del Passo della Focolaccia (per maggiori informazioni vi consiglio il blog Scempio apuane):



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