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sabato 26 agosto 2017

73° anniversario dell’eccidio dei giovani partigiani del “Gruppo Valanga”

Domani, 27 agosto 2017, ricorre il 73° anniversario dell’eccidio dei giovani partigiani del “Gruppo Valanga”.

Stamani ho aiutato Michele e Claudio ad issare la bandiera italiana ed europea nei pressi dello "Spigolo del Gesù".












La battaglia del Monte Rovaio (dal cartello nei pressi di Trescola)

Il 27 agosto una pattuglia tedesca, risalendo da Col di Favilla era giunta all'Alpe di S.Antonio ove erano accampati i partigiani del Gruppo Valanga. Una sentinella partigiana che stava a Colle a Panestra, tale Gualtiero Montanari detto Tarzan, vide o udì la pattuglia e intimò l'alt. 
Poi sparò e uccise un ufficiale tedesco, il Fw Rolf Bachmann (1). La pattuglia si ritirò. Erano le 23,30. 
A quel punto era chiaro che la cosa non sarebbe rimasta senza conseguenze e ci sarebbe stata reazione da parte dei tedeschi. Si è discusso molto su ciò che può essere accaduto in quelle ore. 
E’ evidente che i partigiani si saranno posti il problema di cosa fare. Pare, fra l'altro, che fossero assenti sia in comandante Leandro Puccetti che il vice De Maria. 
Avrebbero potuto abbandonare la zona e rifugiarsi in altro luogo. Oppure rimanere e attendere gli eventi. Ed è ciò che fecero. Ma come maturò questa decisione? 
Qualcuno ha ipotizzato che l'imperizia militare abbia fatto ritenere di poter sostenere l'assalto dei tedeschi. Ma i 36 emiliani fuggiti da Montefiorino una certa esperienza dovevano averla. 
Altri, anche su testimonianza di alcuni sopravvissuti, sostengono che la decisione di rimanere fu presa consapevolmente per non lasciare nelle peste la popolazione civile su cui i tedeschi, non trovando i partigiani, avrebbero potuto sfogare la loro rabbia. Probabilmente c'è del vero in ciascuna della due ipotesi. 
La figura del comandante Puccetti, giovane idealista, e la testimonianza dei superstiti depone a favore della seconda ipotesi. 
Valiensi sostiene questa verità con molto calore, sostenendo che il Gruppo Valanga si adoperò sempre per evitare danni alle popolazioni. Ma il fatto che il gruppo si fosse attestato sul monte Rovaio, facilmente circondabile e, quindi, praticamente senza possibilità di sganciamento, sembra avvalorare anche la prima ipotesi e che essi ritenessero di poter resistere all'attacco tedesco. 
Forse il recente lancio di armi e munizioni li fece sentire più forti di quanto non fossero. Avrebbero, forse, potuto accettare il combattimento e, quindi, scagionare la popolazione, stando in posizione più favorevole e garantendosi delle sicure vie di fuga? 
Non è facile dirlo e, comunque, si tratta, forse, ormai, di congetture oziose. 
Il giorno 28 trascorse tranquillo e Puccetti, rientrato verso le 16, approvò la decisione presa di rimanere sul posto per evitare guai ai civili. Dopo il ritorno all'Alpe, in località Trescala (ritorno avvenuto dopo i fatti di Pania del 13 luglio) Puccetti aveva fatto costruire quattro postazioni per mitragliatrici sul Monte Rovaio, che è un massiccio isolato a sud della valle della Turrite e a nord del Monte Piglionico. 
La postazione A era al centro della cresta del monte, la B (del Bovaio) all'estremità ovest, la C era al di sotto della A, nel versante sud (verso il Piglionico) e la D, quella "del Gesù", all'estremità est, sopra Colle a Panestra. F
u nelle prime ore del 29 , esattamente alle 3,20, che si scatenò l'attacco tedesco (secondo alcuni erano presenti anche truppe della R.S.I. ma la notizia non è documentata. Valiensi, comunque, afferma di aver visto truppe italiane in divisa grigioverde, probabilmente militi della G.N.R., che attaccarono in una zona scoperta e che furono costrette a ritirarsi). 
L'attacco avvenne sia da nord (i tedeschi risalirono dalla valle della Turrite Secca sottostante) che da sud (dalle pendici del monte Piglionico ove erano giunti anche provenendo da Col di Favilla). Una parte degli uomini del Valanga (forse una cinquantina) si era arroccata sulle quattro postazioni, armati la A e la D con Bren e Breda e dieci bombe a mano, la B e la C con la Breda e 10 bombe a mano. 
Bren e Breda avevano 1000 colpi ciascuno e ogni uomo aveva lo Sten. Pare che alcuni uomini del gruppo, definiti poi "volponi", non salissero sul Rovaio. Essi trovarono modo di allontanarsi e di sottrarsi al combattimento. I primi proiettili di una mitragliera da 20 mm giunsero dalla parte di Col di Favilla, in un paesaggio spettrale illuminato dai "bengala". Poi entrarono in funzione altre due mitragliere dalla parte opposta. Infine, all'alba, cominciò anche il fuoco di almeno un mortaio. 
Trescala e la postazione B resistettero poco più di mezz'ora poi gli uomini salirono sulla cresta del monte. La situazione della postazione C, più bassa, si fece presto critica e anche gli uomini di questa postazione si ritirarono sulla vetta del monte. Qui, disposti a piccoli gruppi, facendo fuoco con i fucili mitragliatori Bren, con le mitragliatrici Breda da 6,5 mm e lanciando bombe a mano, i partigiani si difesero strenuamente per alcune ore. 
Ma il monte era bersagliato con mortai (pare non si trattasse di veri e propri mortai bensì di piccoli lanciabombe) e i tedeschi, sia pur lentamente, continuavano a salire e a stringere il cerchio. Gli uomini continuavano a cadere ad uno ad uno e, a un certo punto, i tedeschi raggiunsero la cresta dopo aver distrutto la postazione D. 
Allora fu chiaro che non era più possibile resistere. Erano circa le ore 10 quando Puccetti lanciò il "si salvi chi può" e i pochi superstiti cercarono di attraversare l'accerchiamento tedesco buttandosi in un canalone scosceso sul lato nord e nascondendosi fra i cespugli. Molti morirono durante la fuga (mentre si gettavano nel canalone erano sotto il fuoco delle mitragliere), uno, Sassi Renzo, pare si sia ucciso, un altro, Olivieri Rubino, fu catturato e, pare, fucilato, ma di lui non si seppe più nulla. 
Tuttavia qualcuno si salvò. Il Puccetti fu fra questi, ma aveva una grossa ferita all'addome. Un partigiano che si era salvato con lui raggiunse un paese vicino e chiese aiuto. Alcuni uomini (o forse alcune donne) andarono, raccolsero il Puccetti (ma era rimasto 36 ore nascosto in una grotta) e lo portarono in una località presso Sassi detta "Taso", poi, sotto falso nome (Pietro Marinari) e falsa diagnosi (peritonite generalizzata da probabile perforazione appendicolare), lo portarono all'Ospedale di Castelnuovo. Ma non fu possibile salvarlo e il 3 settembre morì. 
Il bilancio fu terribile. I morti partigiani furono 18 più il Puccetti, circa un terzo del gruppo (2). Dei 19 caduti 9 appartenevano al gruppo degli emiliani, 3 erano meridionali e 7 lucchesi. 
Tutti si erano battuti con molto coraggio. E molti furono i feriti. Non sono note le perdite tedesche ma pare che qualcuno abbia visto diversi caduti portati a valle dai commilitoni mentre alcuni abitanti della zona assicurano che non ebbero perdite. La verità, probabilmente, sta nel mezzo. 
Fu questo l'episodio più sanguinoso e il combattimento più impegnativo sostenuto dai partigiani in Garfagnana. E il gruppo "Valanga" visse un momento di grande sbandamento. A fatica il già vice-comandante del gruppo, Mario De Maria, riuscì a riunire a Vergemoli alcuni superstiti. Comunque il gruppo continuò ad esistere e ad operare.

NOTE 
1) Ci sono incertezze su questo nome. Il Guidi, infatti, (op.cit.pag 122) riporta il nome Bachmann basandosi sul fatto che nel Comune di Molazzana risulta la morte di questo tedesco in località Alpe di S.Antonio e in data 27.8.44. Valiensi, però, assicura di aver letto sul piastrino e sui documenti del tedesco morto il nome Hotzmann. 

2) Ecco il nome dei caduti: Puccetti Leandro di Gallicano (LU), Bruni Ettore di Castelfranco Emilia, Sassi Renzo di Modena, Bergamini Edoardo di Bomporto (MO), Bertoni Mario di Molazzana (LU), Borro Giovanni di Barrafranca (Enna), Borsi Remo di Malalbergo (BO), Bucci Sergio di Roma, Cipriani Pasquale di Vergemoli (LU), Davini Mario di S.Maria del Giudice (LU), Francesco detto il Napoletano di Albanova (Caserta), Lorenzoni Renato di Anzola d'Emilia (BO), Olivieri Rubino di Zocca (MO), Pierantoni Walter da Bologna, Pieroni Lauro di Molazzana (LU), Puccetti Gabriele di Gallicano (LU), Rusticelli Aldo di S.Giovanni in Persiceto (BO), Tognoli Ferruccio di Malalbergo (BO), Venturelli Mario di Molazzana (LU).

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lunedì 31 luglio 2017

Baita Pania in Località Piglionico

Gianni Fontanelli
 
Turismo ad alta quota e, soprattutto, servizi per gli appassionati della montagna. Il Comune di Molazzana, nell’ottica di valorizzazione del territorio, di concerto col gestore, è intervenuto sui servizi per il complesso di “Baita Pania” , le due strutture situate nel gruppo delle Panie, sotto il Rifugio Rossi sul versante interno delle Alpi Apuane. Antichi ripari usati per lavori di cava ai piedi della Pania Secca, subito abbandonati.
 

Di proprietà del comune di Molazzana sono state ristrutturate nel 2014 per essere adibite a punto di appoggio al turista. Le baite, infatti, rientrano nel piano di promozione studiato dal Comune per promuovere e stimolare il turismo nell’area a valle della Pania (Alpe di Sant’Antonio, il Rovaio, il Piglionico) attraverso iniziative sportive e culturali, con la rivisitazione dei sentieri della grande guerra o della figura e dell’opera di Fosco Maraini.

Vista l’assenza dell’acqua, il comune ha approvato un progetto per portarla alle baite che riprende un sistema usato nel passato dai cavatori. L’acqua, infatti, viene captata al Colle Panestra, e con un sistema di pompe ad alta pressione e a comando remoto, viene convogliata da quota 900 a quota 1200, l’altezza delle due strutture. Le baite sono in muratura, immerse nei boschi e con ampi spazi esterni. Non sono dotate di tutti i comfort, come la tv per esempio, ma offrono un comodo servizio di ristoro a quanti senza spingersi troppo in alto vogliono vivere momenti di contatto con la natura nel Parco delle Apuane. Infatti si raggiungono con 15 minuti di passeggiata a piedi dal parcheggio in località Piglionico. Al centro di un’area naturale ancora integra sono una base ideale per molteplici attività in ambiente: gite a piedi o in bicicletta, free climber. Da qui è possibile muoversi verso diverse mete: in alto verso il rifugio Rossi (distante 45 minuti) e le Panie, mentre scendendo in basso sono facilmente raggiungibili l’Alpe di S. Antonio, i borghi della Garfagnana e le grotte attrezzate (come Grotta del Vento).
 

Nei week-end di luglio e agosto viene effettuato un servizio di ristoro a base di prodotti tipici, in altri periodi invece sono disponibili come casa vacanze. Di fatto sono dotate di cucina attrezzata, bagno interno, letti a castello o singoli in legno e complementi composti di traverse e trapunte. Essendo complementari ed assimilabili come tipologia ricettiva a quelle del rifugio, sono state affidate alla gestione del rifugio Rossi, che garantisce l’apertura attraverso l’operato di Gianni Fontanelli, con l’obiettivo di offrire al turista una ristorazione semplice ma basata sul prodotto locale, genuino e a km 0, reperito in loco o nelle valli della Garfagnana e del Serchio.
 
Info e prenotazioni: 339 5831391 - 348 3898003 e-mail baitapania@gmail.com

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sabato 9 agosto 2014

Inaugurati i 3 bivacchi in Località Piglionico

Tanta gente ha assistito oggi all'inaugurazione dei 3 bivacchi in Località Piglionico.
Il terzo bivacco è stato intitolato a Roberto Nobili e la targa apposta dal Comune di Molazzana recita:
Baita Roberto Nobili

Durante una operazione di soccorso moriva fra le braccia di questa montagna nella notte del 6 marzo 2000. Tu che percorri questa montagna non guardare in basso, là dove ha perso la vita. Guarda in alto perché è  fra queste creste che puoi rivedere il suo sorriso.
Il Sindaco Rino Simonetti ha ricordato anche il mio babbo...

Rino Simonetti
Taglio del nastro - Lia Pierami e Alessandro Nobili
Benedizione di Frà Benedetto
Rinfresco dal bivacco
Costanza  
Bivacco n. 1
Per vedere altre foto clicca qui.

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domenica 3 agosto 2014

Inaugurazione bivacchi in Loc. Piglionico

Sabato 9 agosto 2014, alle ore 10,00, verranno inaugurati i 3 bivacchi in Loc. Piglionico (Macchie delle Panie). 

Uno di essi sarà intitolato al Dott. Roberto Nobili, Medico volontario del Soccorso Alpino, Medaglia d'oro al valore civile, deceduto eroicamente il 6 marzo 2000 sul Monte Pania, con l'apposizione di una targa alla memoria dedicatagli dal Soccorso Alpino Speleologico Toscano.

Il programma:
  • ore 10,00 - Ritrovo in Loc. Piglionico - Cappella intitolata ai Caduti del "Gruppo Valanga";
  • ore 10,15 - Partenza verso i bivacchi (sevizio navetta);
  • ore 10,30 - Taglio del nastro e benedizione impartita da Fra' Benedetto Mathieu;
  • Ore 11,00 - Visita ai 3 bivacchi;
  • A conclusione della visita si terrà un rinfresco.

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lunedì 16 giugno 2014

Video della Cronoscalata Piglionico - Rifugio Rossi


Montaggio video Dino Ponziani.

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martedì 10 giugno 2014

1° Cronoscala alla Pania Piglionico – Rifugio Rossi: vittoria per Gloria Marconi e Luigi Bertolini


Straordinario successo per la 1^ edizione della Cronoscalata alla Pania, gara di corsa in montagna, disputata domenica 8 giugno.
Spettacolare e durissimo il tracciato, praticamente verticale, con partenza dalla località Piglionico, nel comune di Molazzana, ed arrivo al Rifugio Rossi, oltre quota 1600 metri, per un totale di 2,5 Km. di pura salita.
Temperatura estiva, cielo terso, condizioni climatiche ideali per “scalare” il versante nord della Pania.
Un nutrito gruppo di grimpeur ai nastri di partenza: al maschile il favorito è il neo campione toscano di corsa in montagna master Luigi Bertolini, portacolori del GS Orecchiella, intenzionato a bissare il successo della settimana precedente nella Terrinca-Isola Santa; al femminile i favori dalla vigilia sono per la grande Gloria Marconi, campionessa di livello internazionale, che ha vestito in svariate competizioni la maglia della Nazionale Azzurra. A partire dalle otto del mattino i primi runners hanno raggiunto la partenza, nei pressi dellla cappella dedicata ai caduti del gruppo “Valanga”, in località Piglionico.
Partenze programmate, cronometro alla mano, ad intervalli regolari.
Con i tempi di 22:01 e 26:06, come da pronostico, si sono imposti Luigi Bertolini e Gloria Marconi; hanno completato il podio maschile Ridolfi Fabrizio e Girolami Angelo (GS Orecchiella), mentre al femminile Stefania Giovannetti (GS Orecchiella), Ceccarelli Marcella (Sassi-Eglio) e Amelia Nardini (Alpi Apuane).
Luigi Bertolini
Gloria Marconi
A seguire la cerimonia delle premiazioni, nel grazioso borgo di Sassi.
Per chiudere una stupenda giornata di sport e amicizia, tutti insieme a pranzo con il comitato paesano di Sassi-Eglio.
Grande soddisfazione per l’ottima riuscita della manifestazione, unica nel suo genere in Garfagnana e Lucchesia, destinata a diventare un appuntamento immancabile nel panorama della corsa in montagna alla scoperta delle Apuane.


Fonte: G.S. Orecchiella

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sabato 13 ottobre 2012

La Garfagnana in MTB: Gallicano - Piglionico - Focchiata - Molino del Riccio - Gallicano

Il percorso di oggi, circa 32 chilometri, è interessante in quanto collega il Pignionico (Alpe di Sant'Antonio) al Molino del Riccio (SP13 di Arni).

Partenza da Gallicano direzione Piglionico. 
Dopo circa 10 chilometri di salita con pendenza media del 7% arriviamo in Loc. Piglionico (m. 953) dove svoltiamo a destra verso l'Alpe di Sant'Antonio. 

Località Piglionico - Alpe di S. Antonio
Dopo circa 200 metri, all'altezza di 2-3 baracche,  prendiamo la sterrata che troviamo sulla nostra destra che porta alle località Cornola, Focchiata e Pian di Lago. Dopo pochi metri incontriamo un altro bivio dove giriamo ancora a destra, oltrepassiamo una catena, e dopo circa un chilometro arriviamo ad un bel gruppetto di case recentemente ristrutturate: siamo in Loc. Focchiata. 

Località Focchiata
Panorama di Sassi da Focchiata
Continuiamo la strada trattorabile per altri 1,3 chilometri e dopo aver superato un'altra catena arriviamo a due metati (uno completamente sfatto).

Ai due mulini prendiamo questa "strada" a destra
Qui bisogna fare attenzione perchè la strada, che rimane sulla destra, non è ben visibile ed è l'unico punto dove è consigliabile scendere dalla bici. Passati però i primi 2-300 metri la strada torna pedalabile fino al Molino del Riccio (località del Comune di Molazzana).
Dal Piglionico abbiamo percorso circa 5 chilometri di strada sterrata.
Al Molino del Riccio prendiamo a destra verso Castelnuovo di Garfagnana e rientriamo a Gallicano.

Località Molino del Riccio
Clicca qui per scaricare la traccia GPS. Per scoprire altri percorsi clicca qui.

Percorso visto dal satellite

Altimetria del percorso

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sabato 31 dicembre 2011

Alcuni scatti della Pania del 31/12/2011

Stamani ho concluso il mio 2011 Apuano al Rifugio Rossi in Pania.
Per vedere alcune foto clicca qui.



Presepe nella Chiesina del Piglionico

Nei pressi del Rifugio Rossi

Fontanina nei pressi del Rifugio Rossi
Alpinisti verso la Pania della Croce

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lunedì 1 agosto 2011

Piglionico: polemiche per 3 euro di contributo per l'accesso e la sosta sulla strada

Il popolo della montagna è indignato. Un contributo di 3 euro deciso dall’Amministrazione Comunale per raggiungere la località Piglionico e poter poi prendere i sentieri che a piedi conducono al Rifugio Rossi ed al gruppo delle Panie. Non era mai accaduto, almeno da queste parti, che si chiedesse ai visitatori di pagare per poter vivere e conoscere le nostre montagne. Una macchinetta a pagamento è stata posta al bivio che conduce al Piglionico da una parte ed all’Alpe di Sant’Antonio dall’altra. L’amministrazione comunale, si legge in un cartello accanto alla macchina per il pedaggio, si trova costretta, suo malgrado, a chiedere un piccolo contributo giornaliero per la sosta ed il passaggio su questa strada.


Si dice anche, nel cartello, che l’intero ricavato sarà speso per la manutenzione, la messa in sicurezza, la spalatura dalla neve ed il miglioramento ambientale della zona, ma a tutti quelli che abbiamo incontrato salendo verso la Pania della Croce, la decisione dell’Amminstrazuione Comunale viene considerata come una vera e propria gabella per far quadrare i conti comunali. E tutti ritengono scandaloso che si imponga una tassa per poter andare in montagna e visitare le Panie. Oltre tutto per percorrere una strada dove non esistono parcheggi o servizi. Per alcuni degli alpinisti ed appassionati incontrati, compreso un avvocato, chiedere il pagamento di questo contributo è addirittura illegale e qualsiasi ricorso per multe comminate per l’omesso pagamento verrebbe tranquillamente accolto.

Antonello - titolare del Rifugio Rossi

Tra i decisamente contratri a questa iniziativa il titolare del Rifugio Rossi che si trova nel cuore del massiccio delle Panie, Antonello Chiodo, secondo il quale questo provvedimento è un duro colpo al sistema turistico dell’intero comune di Molazzana e rischia di mettere in seria difficoltà anche la sua attività. Ecco che cosa ci ha detto in questa audio intervista.

Ci siamo ripromessi di sentire nei prossimi giorni anche il sindaco di Molazzana Rino Simonetti e capire il perché di questa decisione che sicuramente è destinata a fare ancora polemica.

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domenica 29 agosto 2010

La strage del Gruppo Valanga 66 anni dopo

Era il 29 agosto del 1944: 19 giovani partigiani del Gruppo Valanga venivano uccisi dalle forze tedesche in uno scontro impari avvenuto sul monte Rovaio. L'unico superstite, Elio Bortolotti, premiato dai Comuni di Molazzana e Gallicano.

66 anni dopo, l'anniversario e' stato ricordato con una giornata cominciata al cimitero di Gallicano con la deposizione di una corona d'alloro alla lapide del comandante Leandro Puccetti. Poi sul monte Rovaio, alle foci del Piglionico di Molazzana, in quel luogo dove sorge una cappellina che ricorda quei giovani morti per difendere la comunita' dell'Alpe di S. Antonio. Tantissime le persone presenti, fra le quali Elio Bortolotti, 84 anni, unico superstite della strage, che molto commosso ha ricevuto una pergamena dai Comuni di Molazzana e Gallicano. Grande emozione quando il gruppo Cantorum di Bolognana ha eseguito per la prima volta l'inno del Gruppo Valanga. Numerose le autorita': sindaci, presidenti delle Comunita' Montane, il presidente della Provincia Stefano Baccelli, il senatore Andrea Marcucci e il deputato Raffaella Mariani, i labari dei comuni dell'Emilia e della Valle del Serchio con quello di Castelnuovo su cui campeggia la medaglia d'oro al valore militare ai 16 Comuni della Garfagnana. Nel suo intervento il presidente dell'Istituto storico della Resistenza, Berto Corbellini Andreotti, ha ricordato il sacrificio per la liberta' compiuto dai giovani del Gruppo Valanga. Un messaggio che dopo 66 anni rimane sempre attuale.

Fonte: Noi Tv

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