sabato 10 ottobre 2026
Garfagnana EPIC 2026 - Un'edizione da record!
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giovedì 9 aprile 2026
La nuova Raccolta Differenziata
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mercoledì 29 ottobre 2025
Il Borgo vince il Palio 2025 - L'Aringo n. 24
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domenica 13 luglio 2025
Il bellissimo sogno di Vittoria
Venerdì 23 maggio, al Teatro della Rosa di Pontremoli, ho vissuto un’emozione che difficilmente riuscirò a dimenticare.
Mia figlia Vittoria Ferdinanda Saisi, che molti conoscono semplicemente come Vittoria, ha ricevuto il primo premio nazionale del concorso letterario “Un borgo da raccontare”, promosso dal Comune di Pontremoli, nella sezione dedicata alle Scuole Secondarie di Secondo Grado.
Il tema del concorso – “Un borgo da sognare: il suo borgo sta stretto al tuo sogno?” – invitava i ragazzi a riflettere sul rapporto con il proprio paese e a raccontare se e come fosse possibile sognare un futuro anche restando. Vittoria, che frequenta la IV Ragioneria all’ITET Campedelli, ha scritto un testo profondo, intimo, autentico. Un vero atto d’amore verso Gallicano, il nostro paese.
Nel suo racconto – che potete leggere integralmente nel numero di luglio del Giornale di Gallicano – racconta cosa significhi per lei vivere qui: il profumo del pane del panificio Brogi, la vista della Pania Secca, i sentieri percorsi con me, le emozioni del Palio di San Jacopo. Ma soprattutto racconta un sogno: diventare insegnante di educazione fisica e creare uno spazio educativo e sportivo all’aperto, immerso nella natura, inclusivo, pensato per i giovani ma aperto a tutti.
Leggendo le sue parole ho capito, ancora una volta, quanto sia importante ascoltare i nostri ragazzi. Dietro una generazione spesso troppo facilmente criticata, si nascondono sensibilità, idee, desideri veri. Vittoria ha dimostrato di avere radici ben salde, ma anche lo sguardo rivolto al futuro.
E come padre, non posso che essere fiero. Fiero di lei, del suo impegno, della sua visione e della sua capacità di raccontarla con semplicità e profondità.
Gallicano non le va stretto. Anzi, è proprio qui che vuole costruire il suo futuro.
E allora grazie, Vittoria. Per averci ricordato che non bisogna sempre partire per sognare. A volte, basta restare.
Daniele
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martedì 15 aprile 2025
Tempo di Pasqua... è tempo di Pasimata!
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lunedì 27 gennaio 2025
Il GIRO "Della Robbia" - Gallicano
Fonte: L'Aringo - Il Giornale di Gallicano n. 21 Novembre 2024
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giovedì 16 gennaio 2025
I "vaglini" a Gallicano
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giovedì 7 novembre 2024
Torna "L'Aringo - Il Giornale di Gallicano"
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giovedì 16 luglio 2020
37 giorni senza aerei - Alessio Vanni e Staindubatta
Alessio Vanni e Staindubatta a Gallicano sabato 18 luglio alle ore 21
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sabato 25 gennaio 2020
Il fantasma del Brillo, leggenda di Gallicano
Le leggende stanno scomparendo, racconti che hanno fatto storia, tramandati da generazione in generazione che con il passar del tempo sono diventate un arcano ricordo, sbiadito, quasi cancellato, eppure sono le radici, la storia del posto in cui viviamo.
Nessuno ha più tempo per trasmettere questi racconti tradizionali, che magari (anzi probabilmente) hanno pure un fondamento di verità ben nascosto, celato in quegli eventi che il tempo ha ingigantito, abbellito e gonfiato a tal punto da renderli narrazioni fantastiche.
E' proprio il caso di questa leggenda, puramente gallicanese, anzi, forse questa è la leggenda per antonomasia di Gallicano, che, in questa circostanza, c'è stata gentilmente fornita nella sua versione trascritta (ma comunque fedele alla narrazione orale) dall'amico Piero Angelini.
L'unica cosa che la redazione si è permessa di fare è stato di integrare testualmente la storia qui narrata, con il cartello illustrativo posto sul luogo del misfatto.
Il vecchio mulino di Ponte alla Villa poggia le sue fondamenta sulle rocce che costeggiano il letto del torrente Turrite. Lì, appena sopra il pelo delle acque, è sistemata la grande ruota ruota di legno che dava il moto alle macine.
Dalla vicinissima strada provinciale si scorgono però soltanto il tetto e il piano più alto dell'edificio. Nelle due stanze poste su quel piano abitava solitario, nell'anno 1876, un anziano mugnaio di nome Giacomo. Era costui un tipo di poche parole, piuttosto scontroso, ed era anche noto per la sua avarizia.
Ai ragazzi incuteva un certo timore anche per il suo aspetto fisico: alto e massiccio, sempre bianco di farina da capo a piedi, risaltava in modo truce sul suo volto una benda nera che gli copriva l'occhio sinistro. Nessuno conosceva le cause di quella ferita e circolavano in proposito vecchie storie.
La maggior parte dicevano che in gioventù fosse stato imbarcato su una nave pirata; e sostenevano inoltre che si fosse procurato durante un arrembaggio la larga cicatrice che gli attraversava la parte destra del petto.
Per questi motivi i ragazzi del paese, quando erano ben sicuri che non li potesse sentire, parlandone sotto voce fra loro, lo chiamavano “Giacomo il pirata”. In realtà il vecchio badava silenziosamente alle sue faccende e non dava noia a una mosca.
Non sarebbe però esatto dire che non aveva nemici, perchè molta gente che si rivolgeva al suo mulino se ne tornava scontenta perchè gli sembrava troppo pignolo quando tratteneva la molenda. E, in un'epoca in cui la gente lavorava dodici ore al giorno per guadagnare un tozzo di pane, anche un chilo di farina era una benedizione del cielo. L'unica persona con la quale Giacomo si mostrava affabile era un fratello minore, di nome Cesare, che faceva il ciabattino in Campilato.
Non si sarebbe detto che i due fossero fratelli tanto erano diversi: per quanto Giacomo era serio e schivo, altrettanto Cesare era allegro ed espansivo, sempre pronto alla burla. Forse proprio perchè era così diverso da lui, forse perchè ormai era l'unico familiare che avesse, il mugnaio era molto affezionato al fratello e si considerava per lui come un padre. Per questo motivo gli abitanti del Ponte alla Villa rimasero impressionati quel giorno che udirono grida fortissime nel mulino e videro uscire il ciabattino sbattendo l'uscio ed andandosene verso Campilato su tutte le furie.
Il mattino successivo Brigida, una giovanetta figlia del pastore che abitava allora “Sulla Valle”, se ne partì di buon ora, come ogni giorno, per portare a pascolare le pecore. Giunta al bivio detto “del Brillo”, alla tenue luce dell'alba, le sembrò di vedere un essere umano sdraiato all'inizio del ponticello che conduce verso Campilato.
La fanciulla si avvicinò piano piano, col cuore che gli batteva forte, e la prima cosa che vide fu la benda nera che copriva l'occhio del mugnaio. Allora provò a chiamarlo: -Giacomo, Giacomo ! - ma l'altro rimase immobile e in silenzio. La pastorella si fece coraggio e si avvicinò ancor di più chiamandolo con un filo di voce.
Ma quale non fu il terrore che la prese quando vide un lungo coltellaccio piantato nella gola del povero mugnaio ! Brigida lanciò un urlo e corse a perdifiato verso casa, piangendo e tremando. Così riuscì balbettando a spiegare quello che aveva visto, fece si che il padre scendesse fino al Brillo e si avvicinasse cautamente al corpo disteso nella strada. Il pastore si accorse subito che per il povero mugnaio non c'era più niente da fare.
Dallo squarcio aperto nella gola del malcapitato, era uscito tanto di quel sangue da tingere di rosso la strada per tutta la sua larghezza. Il Prefetto Regio di Lucca inviò immediatamente a Gallicano il Commissario di Pubblica Sicurezza con una scorta di dodici carabinieri a cavallo, perchè svolgessero le indagini. Il Commissario interrogò a lungo gli abitanti del Ponte alla Villa e tutti riferirono della tremenda lite che era sorta il giorno precedente fra i due fratelli.
Dopo tre giorni di indagini, sei carabinieri si recarono in Campilato e, per ordine Commissario di Pubblica Sicurezza, arrestarono Cesare e lo condussero a Lucca, nel carcere di San Giorgio. Il processo fu celebrato il mese successivo nel Palazzo della Pretura di Gallicano, dove ora si trova il Comune, e, nonostante le sue disperate invocazioni ed i giuramenti di innocenza, fu dichiarato colpevole dell'omicidio del fratello e condannato a morte mediante l'impiccagione.
In una triste mattina invernale Cesare fu portato al patibolo, la forca era stata appositamente innalzata in Piazzetta, la gente per il macabro evento si era accalcata sul luogo dell'esecuzione, perfino dalle finestre delle abitazioni si aspettava il compimento.
Probabilmente a tale vista il condannato cominciò a maledire i presenti e si lanciò nel peggiore degli anatemi: il fantasma del fratello Giacomo nelle notti di luna piena avrebbe vagato per il paese di Gallicano, partendo proprio dal luogo della sua uccisione.
Queste minacce però non spaventarono il boia che, alle ore 6:15 del 13 novembre 1876, eseguì la sentenza alla presenza delle autorità. L'impressione che questo fattaccio ebbe sui gallicanesi fu sconcertante, si vociferava nei mesi e negli anni seguenti di strane presenze nel castello del paese, le persone avevano sentore di essere sinistramente seguite per le strette viuzze, si diceva addirittura che si sentiva bussare alle porte o alle finestre, c'era anche chi giurava di averlo visto aggirarsi nei pressi della Pretura.
Rimase il fatto che nel 1884 per scongiurare ogni paura, proprio lì, al Brillo, dove fu assassinato Giacomo fu eretta una mestaina (n.d.r: che oggi esiste sempre), infatti era conseutudine nei luoghi maledetti costruire una marginetta con lo scopo di esorcizzare e proteggere, ricordando al contempo l'osservanza di una preghiera.
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Non tutti sanno che...
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giovedì 21 novembre 2019
Viviana Giusti, una gallicanese DOC
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sabato 9 novembre 2019
Il giornalista di Gallicano: Giulio Simonini
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giovedì 17 ottobre 2019
Renzo Adami, un pioniere del Palio
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lunedì 7 ottobre 2019
Premio letterario Nazionale “ ESSERE DONNA OGGI”
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mercoledì 11 settembre 2019
Obiettivo play-off per l'U.S. Gallicano
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mercoledì 10 luglio 2019
Il distendino di Gallicano
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domenica 30 giugno 2019
La Sirena in bicicletta. Viaggio nell'archivio storico della Misericordia di Gallicano
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giovedì 27 giugno 2019
La Misericordia di Gallicano spenge 150 candeline
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giovedì 23 maggio 2019
Garfagnana, terra di Cammini
Nate inizialmente come pellegrinaggi religiosi, con lo spirito di ripercorrere gli itinerari devozionali medievali, oggigiorno esperienze come il Cammino di Santiago de Compostela o la Via Francigena non sono più patrimonio esclusivo dei fedeli, ma si sono evoluti in una forma di turismo lento e responsabile sulle direttrici che hanno costituito le arterie di comunicazione per tutto il Medioevo e le prime fasi dell’età moderna, contribuendo a creare la fisionomia paesaggistica e culturale dell’Europa.
Alla base del successo di questi “cammini” stanno numerosi elementi: il fascino di ripercorrere itinerari ricchi di passato e tradizione; la possibilità di attraversare paesaggi agro-silvo-pastorali spesso molto suggestivi; l’idea di viaggiare lentamente e senza fretta con ritmi diversi e più naturali rispetto alla frenesia della vita contemporanea; l’incontro con borghi antichi dove è possibile mangiare e pernottare; senza dimenticare l’interesse enogastronomico per i prodotti locali e la “facilità” tecnica dei percorsi che, a parte alcuni tratti montani, si svolgono in genere in zone relativamente antropizzate e risultano ben segnalati, non presentando problemi per l’orientamento anche dei camminatori meno esperti.
La Toscana è una terra di cammini. Lo è, anzitutto, per vocazione storica: una delle tre mete di pellegrinaggio medievale — accanto alla già citata Santiago sulla costa atlantica della Spagna e alla lontana Gerusalemme — era infatti proprio Roma. E per coloro che dall’Europa nordoccidentale — in particolare dalle attuali Gran Bretagna e Francia — dovevano recarsi a Roma… la Toscana era un passaggio obbligato.
In Garfagnana ed in particolar modo nel nostro comune passano diversi “cammini”:
il Cammino Italiano de Santiago de Compostela, le Chemin d’Assise e la Via del Volto Santo.
Il primo va da Pistoia, capitale italiana del culto jacopeo, a Genova e prosegue fino ad Arles dove continua, per la Via Tolosana, il Cammino franco-spagnolo di Santiago de Compostela. Da Pistoia, Pescia, sale alle Pizzorne, Corsagna, Ponte del Diavolo, la Cune, Motrone, Vallico Sotto, Gallicano, Castelnuovo, Camporgiano, Piazza al Serchio, Tea, Codiponte, Fosdinovo, Sarzana, Cinque Terre, Genova.
La meta di questo cammino è appunto il santuario di Santiago di Compostela, presso cui ci sarebbe la tomba dell'Apostolo Giacomo il Maggiore.
Le Chemin d’Assise va da Vezelay (piccolo comune francese della Borgogna dove si è insediata la prima comunità francescana) ad Assisi.
Nell’area garfagnina si sviluppa lungo le Apuane, da Equi Terme a Isola Santa, Vergemoli, Trassilico, per giungere a Borgo a Mozzano e proseguire per la Val di Nievole fino ad Assisi.
Il cammino è segnalato con degli adesivi arancioni con un Tau ed una colomba che indica la direzione posizionati sui pali dei cartelli stradali, sui guard rail e in prossimità degli incroci.
La Via del Volto Santo, conosciuta anche come Via Francigena di Montagna, è una storica via che da Pontremoli, passando dalla Lunigiana e dalla Garfagnana, permette di raggiungere Lucca, importantissima meta del pellegrinaggio medievale per la devozione al Volto Santo, il crocifisso ligneo che la leggenda definisce un’immagine acheropita, esposto nella cattedrale di San Martino a Lucca.
Il Tempietto che custodisce il crocifisso detto Volto Santo di Lucca fu eretto nel 1484 da Matteo Civitali grazie al mecenate Domenico Bertini, nato a Gallicano nel 1417, il cui stemma – un gallo che becca da una spiga – compare sulla facciata esterna della costruzione.
La tradizionale Via del Volto Santo diventa anche Trail Unsupported Bike Adventure, con un evento ciclistico, organizzato dalla Garfagnana EPIC ASD, che si terrà il prossimo 28 settembre.
Tutte le info su www.voltosantotrail.com
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