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sabato 10 ottobre 2026

giovedì 9 aprile 2026

La nuova Raccolta Differenziata

Un passo importante per l’ambiente del nostro Comune: il nuovo servizio di raccolta porta a porta in tutto il territorio comunale. 
A partire dal 1° Aprile 2026 entrerà in funzione il nuovo servizio di raccolta differenziata porta a porta potenziato, che coinvolgerà il centro abitato e tutte le frazioni del territorio comunale. 
Entro il 2026 questo modello sarà adottato anche in tutti gli altri comuni della Garfagnana. Si tratta di un cambiamento significativo nel modo in cui gestiamo i nostri rifiuti, soprattutto per le frazioni che fino ad oggi non avevano il servizio porta a porta. 



L’obiettivo è migliorare la qualità della raccolta differenziata, ridurre la quantità di rifiuto indifferenziato, ottimizzare la logistica e i trasporti, contribuire in maniera concreta alla tutela dell’ambiente e del decoro urbano. Con il nuovo sistema verranno elimi nati i cassonetti stradali, favorendo una raccolta più ordinata, controllata ed efficace. 
Il nuovo modello di raccolta consentirà di aumentare in modo significativo la quantità e soprattutto la qualità dei materiali avviati al riciclo. Carta, plastica, vetro, organico e altre frazioni potranno essere recuperati e reimmessi nei cicli produttivi, riducendo l’utilizzo delle discariche e l’impatto ambientale complessivo. 
Il traguardo minimo da raggiungere previsto dalle normative è: raggiungere e superare il 75% di raccolta differenziata di qualità. I costi per il solo smaltimento del rifiuto indifferenziato è in costante crescita, ed è sempre più difficile trovare impianti che lo gestiscono, costringendo le aziende dei rifiuti a portarli nel nord d’Italia con aumento di costi anche per il trasporto. Separare il vetro dal multimateriale leggero e raggiungere alti standard di qualità del rifiuto, ci consentirà di ricevere una remunerazione, per alcune tipologie di rifiuto, anziché dover pagare per smaltire. Un risultato di questo tipo, tuttavia, non può essere ottenuto solo attraverso l’organizzazione del servizio. Sarà fondamentale la collaborazione di tutti i cittadini. La raccolta differenziata è prima di tutto un gesto quotidiano di responsabilità civica: separare correttamente i rifiuti nelle proprie case significa contribuire concretamente alla salvaguardia del territorio in cui viviamo. 
Per accompagnare questa fase di cambiamento saranno messi a disposizione dei cittadini tutti gli strumenti necessari: la distribuzione dei kit per la raccolta, i calendari dei conferimenti e materiale informativo per facilitare una corretta separazione dei rifiuti. Il gestore del servizio (GEA) resterà a disposizione per fornire chiarimenti e supporto.

Maurizio Bacchini - L'Aringo n. 26 aprile 2026

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mercoledì 29 ottobre 2025

Il Borgo vince il Palio 2025 - L'Aringo n. 24

La prima pagina del numero di Ottobre 2025 de L’Aringo – Il giornale di Gallicano è dedicata alla vittoria del Borgo Antico.

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domenica 13 luglio 2025

Il bellissimo sogno di Vittoria

Venerdì 23 maggio, al Teatro della Rosa di Pontremoli, ho vissuto un’emozione che difficilmente riuscirò a dimenticare.

Mia figlia Vittoria Ferdinanda Saisi, che molti conoscono semplicemente come Vittoria, ha ricevuto il primo premio nazionale del concorso letterario “Un borgo da raccontare”, promosso dal Comune di Pontremoli, nella sezione dedicata alle Scuole Secondarie di Secondo Grado.

Il tema del concorso – “Un borgo da sognare: il suo borgo sta stretto al tuo sogno?” – invitava i ragazzi a riflettere sul rapporto con il proprio paese e a raccontare se e come fosse possibile sognare un futuro anche restando. Vittoria, che frequenta la IV Ragioneria all’ITET Campedelli, ha scritto un testo profondo, intimo, autentico. Un vero atto d’amore verso Gallicano, il nostro paese.

Nel suo racconto – che potete leggere integralmente nel numero di luglio del Giornale di Gallicano – racconta cosa significhi per lei vivere qui: il profumo del pane del panificio Brogi, la vista della Pania Secca, i sentieri percorsi con me, le emozioni del Palio di San Jacopo. Ma soprattutto racconta un sogno: diventare insegnante di educazione fisica e creare uno spazio educativo e sportivo all’aperto, immerso nella natura, inclusivo, pensato per i giovani ma aperto a tutti.


Leggendo le sue parole ho capito, ancora una volta, quanto sia importante ascoltare i nostri ragazzi. Dietro una generazione spesso troppo facilmente criticata, si nascondono sensibilità, idee, desideri veri. Vittoria ha dimostrato di avere radici ben salde, ma anche lo sguardo rivolto al futuro.

E come padre, non posso che essere fiero. Fiero di lei, del suo impegno, della sua visione e della sua capacità di raccontarla con semplicità e profondità.

Gallicano non le va stretto. Anzi, è proprio qui che vuole costruire il suo futuro.

E allora grazie, Vittoria. Per averci ricordato che non bisogna sempre partire per sognare. A volte, basta restare.

Daniele

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martedì 15 aprile 2025

Tempo di Pasqua... è tempo di Pasimata!


 Da L'Aringo - Il Giornale di Gallicano n. 22 - Marzo 2025

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lunedì 27 gennaio 2025

Il GIRO "Della Robbia" - Gallicano

Il nome dei Della Robbia è legato a Gallicano da due opere di eccezionale bellezza. I Della Robbia furono fra le famiglie più importanti nella scena fiorentina e toscana del Quattrocento e del Cinquecento. Furono scultori e artisti specializzati nella tecnica della terracotta invetriata. 
I componenti della famiglia sono diventati poi il simbolo delle maioliche colorate, chiamate oggi robbiane. Nella chiesa parrocchiale di San Jacopo vi è uno dei più fulgidi esempi di questa tecnica, messa a punto da Luca Della Robbia e che fu utilizzata a partire dagli anni quaranta del 1400. Grazie a questa pratica le opera dei Della Robbia prendono vita in una sorta di tridimensionalità policroma. 
Sulla navata sinistra della chiesa di San Jacopo (altare di San Giuseppe) spicca questa pala d’altare, alta 3,38 metri e larga 2,05 metri. Un’opera che per la maestosità e i suoi colori colpisce subito l’occhio. 
Le figure rappresentate al suo interno con i loro gesti e i silenziosi sguardi comunicano come mille parole. Nella lunetta superiore riconosciamo Dio mentre benedice i personaggi sottostanti. 
La figura principale è la Madonna con il Bambino Gesù: tenera e realistica questa immagine, in cui si vede il bambinello che stringe il dito della Madre, mentre Maria con la mano sinistra afferra il braccio di Gesù in segno di protezione. Gli altri personaggi che attorniano Maria sono San Giuliano, San Benedetto abate, alla destra, mentre alla sua sinistra San Giuseppe e Santa Caterina d’Alessandria, sopra di lei due angeli che, affiorando dalle nuvole, incoronano la Madonna. 
L’opera è da sempre legata al nome di Domenico Bertini, ritenuto probabilmente il committente della pala, anche se recenti studi portano alla luce nuovi documenti che riconduco l’erezione dell’altare (1513) alla nobile famiglia Cheli. 

IL TONDO ROBBIANO 
Della stessa epoca è quest’altra opera, un vero e proprio gioiello: il cosiddetto “tondo robbiano” che rappresenta la “Madonna con il bambino”, un bassorilievo fatto anch’esso in terracotta policroma invetriata. Il suo diametro è di una sessantina di centimetri e rappresenta la Madonna a mezzobusto con il bambino Gesù a figura intera. 
Questo tondo nei tempi antichi era collocato al di fuori delle mura castellane, ed era sopra la fonte pubblica, situata nell’attuale Via Cavour (al tempo conosciuta appunto come via delle Fontane). 
Dal 1960 quest’opera è stata spostata sotto le logge del Palazzo comunale per preservarla dalle intemperie e sostituita con una copia. 
Il suo ultimo restauro risale al 2002. Tanto belle erano (e sono) le terrecotte policrome “gallicanesi” che al tempo il museo degli Uffizi offrì una considerevole somma al Comune di Gallicano per vendergli questi prodigi artistici. Con intelligenza e lungimiranza la risposta dell’Amministrazione fu negativa e ancora oggi queste opere arricchiscono il nostro patrimonio storico ed artistico.

Serena Da Prato



Fonte: L'Aringo - Il Giornale di Gallicano n. 21 Novembre 2024

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giovedì 16 gennaio 2025

I "vaglini" a Gallicano



Questa è una narrazione circolare. Parte dalle donne e dagli uomini che abitavano Fabbrica di Careggine, sulle rive del torrente Edron affluente destro del Serchio, sotto le alpi Apuane. Arriva alla diga, realizzata dall’ing. Ignazio Prinetti Castelletti tra il 1943 ed il 1953, che ha originato il lago di Vagli e le sue acque che SELT Valdarno usa “per trarne disciplinata energia elettrica”. 
Ritorna alle donne ed agli uomini che nel 1947 se ne andarono da lì -costretti- e si trasferirono altrove: a Gallicano ne arrivarono più venti, quasi un quinto di quelli che stavano alla Fabbrica. 
Dunque una narrazione circolare tra diversi luoghi e persone. Innanzitutto i “vaglini”, come comune mente venivano chiamati dai gallicanesi, non venivano da Vagli ma dal paese a quota 533 slm sotto Careggine: appunto Fabbriche oppure Fabbrica, come hanno sempre detto gli autoctoni. 



Si legge nel Dizionario Geografico Fisico e Storico della Toscana, scritto da Emanuele Repetti nel 1833: ... la comunità di Careggine, tre miglia toscane ad ostro di Camporgiano, nella Diocesi di Massa già di Lucca, Ducato di Modena, consiste in 1347 abitanti suddivisi in sezioni ... tra cui il borgo di Fabbrica con 66 abitanti. Il paesetto è conosciuto e famoso solo anni dopo la sua scomparsa sotto il lago, quando viene svuotato per far manutenzione ai condotti della diga: la prima volta avviene nel 1954 poi nel 1968, nel 1983 ed infine nel 1994. 
Un articolo sulla Domenica del Corriere del giugno ‘54 titola infatti “un paese scomparso”, su La Garfagnana dell’agosto ‘68 si legge “pompei in garfagnana”, su Sette del Corriere della sera del 1994 “il paese che appare e scompare”, su Qui Touring del giugno 1994 il titolo è “Pompei del ‘900 riemerge dal passato Fabbriche di Careggine”, addirittura sull’Herald Tribune del 31 agosto ‘94 è scritto “a tuscan atlantis resurfaces as tourist mecca” e sull’Informatore di Unicoop Firenze dello stesso anno: “il paese fantasma”. Ma l’articolo più completo esce sul mensile Bell’Italia del novembre 1986 titolato “piccola atlantide” che ci regala anche un bel disegno di Francesco Corni che lo I “vaglini” a Gallicano ricostruisce a volo d’uccello visto da Vergaia, in alto ad ovest. 
Non si può dire che il paese non abbia avuto attenzione ... postuma! Se ne era occupata anche la Settimana INCOM 65 del 3 luglio 1947 che filmò la gente che sfollava e con l’edizione 633 del 13 agosto 1951, quando riemerse una prima volta ancora con i lavori di rialzamento della diga in corso. I due video sono in www.lanazione.it/lucca/cronaca/lago-di-vagli-1. Subito dopo la conclusione della 2a guerra mondiale ci abitavano in 146 e c’erano una dozzina di ragazzi e ragazze che frequentavano le prime quattro classi delle scuole elementari, per la 5a andavano a Vagli. 
Una delle ultime maestre fu Letizia Mariani che avrebbe poi sposato Mauro Lucchesi, lo stesso geometra che aveva preparato le indennità d’esproprio per i proprietari d’immobili e terreni ed avrebbe progettato e costruito le case dei “vaglini” a Gallicano, per conto di Selt Valdarno. Anche Don Guerrini, un prete trentenne, veniva da Vagli per dir messa nella piccola chiesa del 1590 a navata unica, abside rettangolare e volta a botte, dedicata a San Teodoro. 
Il medico condotto veniva invece da Careggine, il Comune. Molti lavoravano per la società elettrica ligure toscana SELT Valdarno, che già aveva in Garfagnana altre dighe e centrali idroelettriche, alcuni erano addetti alla costruzione di quella accanto al borgo che la guerra aveva fermato, altri lavoravano la terra, allevando animali e coltivando castagni, pochi altri commerciavano. Qualche tempo prima parecchi facevano i fabbri ferrai, utilizzando l’energia del torrente Edron e giacimenti ferrosi sul monte Tambura: una lontana provenienza lombardo bresciana dava cognome ai tanti Pellegrinotti ed -appunto- Bresciani. Gli affioramenti del paese dal lago, svuotato, hanno sempre fatto vedere l’ultima trentina di case più alcune dintorno ed il ponte a tre archi sull’Edron, i suoi argini, le recinzioni e la cappella del cimitero, che le correnti sott’acqua degradano sempre più. 
Ben si vede la chiesa, ancora con le coperture dell’abside ed il campanile alto, resistono i muri perimetrali delle case senza tetto che qualcuno aveva smontato per farne ancora materiale da costruzione: mezzo secolo di acque lasciano solo scheletri. Poca attenzione ricevettero gli abitanti, quando nel 1947, completata la diga in costruzione dal ‘41, furono allontanati: vecchi e bimbetti, tutti, sopra sarebbero arrivati più di 80 metri di acqua. I proprietari di immobili e terreni furono indennizzati e poterono scegliere dove andare ad abitare in case costruite dalla stessa Selt-Valdarno oppure acquistate, gli altri nulla. 
Fu una diaspora. Una delle tante famiglie Bresciani andò a Fornaci di Barga, qualcuno si trasferì in Svizzera ed in Australia, a Castelnuovo Garfagnana ed a Vagli, a pochi chilometri, i Giannecchini si trasferirono a Bolognana. Una delle famiglie Pellegrinotti anni prima era ritornata da San Paolo di Brasile: rientrati dall’emigrazione avevano costruito una bella grande casa accanto alla chiesa. Armida se ne andò a Pian della Rocca, Lola a Lucca: Dina, Pietro e Bernardino si trasferirono a Vergaia subito fuori dal lago, su verso Careggine. Le acque presero il posto delle due stanze di una casa Pellegrinotti sull’Edron, usate dalla Scuola elementare. Furono allagate quelle della trattoria gestita dai Bresciani, accanto al campanile e pure il mulino poco oltre il ponte sul torrente. 
Il ponte in pietra costituiva un attraversamento della strada Vandelli, abate ingegnere, realizzata ai tempi di Francesco III d’Este alla metà del ‘700, che collegava Modena con Massa traversando avventurosamente Appennino ed Apuane. A Gallicano, in quella che sarà via Traversa e poi della Repubblica a trecento metri dalla centrale idroelettrica, direttore dei lavori il geometra Lucchesi, furono iniziate a esser costruite fin dal 1944, ben in fila, quattro unifamiliari -piano terra e primo- ed una più grande casa quadrifamiliare. Si vedono bene in una foto d’epoca pubblicata nel librino fotografico di Daniele Saisi, Gallicano in Garfagnana nella prima metà del ‘900, sotto la chiesetta di Santa Maria in Panizza. Arrivarono più di una ventina di “vaglini”. 
Nella prima casa su via Giovanni Pascoli, verso la chiesetta di Santa Maria vennero a stare Luigi Bresciani e sua mamma Maria sopranominata “schioppo”. Nell’altra accanto Chiara Bresciani con le tre figlie Ettorina, Maria, Bice ed il figlio Domenico. Più giù vennero ad abitare Maria Pellegrinotti, Aldegonda madre di Maria, Laura e Laerte, poi Giuliano, Linda, i giovani Carlo ed Emma, Annunziata ed Antonio detto “tono”, Giovanni Ardelio. 
Nella grande ci stava anche America ovviamente chiamata “merica”. Nell’ultima casa della fila Domenico Geremia Gigli ed un’altra Pellegrinotti: Annunziata ed i figli Mario e Carlo. A molti di loro e tutti imparentati, la società elettrica aveva tolto il paese ma continuava ad offrire lavoro. A Gallicano dove in quegli anni ci abitavano non più di 1700 persone i “vaglini” erano il 2% ... un bel gruppo chiuso, isolato ai margini del paese verso nord est. Poi arrivò la contaminazione e negli anni successivi molti giovani misero su famiglia, taluni si spostarono anche per lavoro, altre sposarono gallicanesi. Nacquero Guido, Maurizio e Maria Luisa Simonini. Giuliana Saisi, Clara e Domenico Gigli. 
Con il cognome Pellegrinotti arrivarono Antonella, Lorenzo, Elisa, Floriano ed Ardelio Giovanni. Quest’ultimo ha fatto il consigliere comunale ed il Sindaco di Gallicano per 24 anni. Conosco Clara da quarantasei anni e siamo oramai sposati da quarant’uno. Sua zia Bice, una delle ultime ultraottantenni nate alla Fabbrica, ha dato mano con i nomi delle persone e memoria dei fatti, scusando le dimenticanze. 


Adolfo Moni - L'Aringo di Gallicano n. 9 marzo 2019

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giovedì 7 novembre 2024

Torna "L'Aringo - Il Giornale di Gallicano"

"L'Aringo- Il Giornale di Gallicano" sta per uscire nuovamente nelle case dei gallicanesi. 


Abbiamo avuto un lungo stop, d'altronde gli anni del Covid sono stati anni difficili e particolari per tutti e così è stato anche per il nostro giornale che vive di soli sponsor. Infatti proprio in quegli anni complicati sarebbe stato ingiusto ed eticamente non corretto chiedere un contributo economico agli sponsor tutti gallicanesi, che ci avevano permesso nel tempo di uscire con la nostra pubblicazione, così nostro malgrado si decise di dare un alt temporaneo. 
Ma adesso i tempi sono cambiati, è arrivato il momento di ripartire con nuovo vigore, abbiamo il direttivo rinnovato per l'Associazione culturale l'Aringo, oltre a entusiasti "giornalisti" che scriveranno nuove pagine. 
È una ripartenza, come in tutte le ripartenze però c'è un passato a cui dire grazie. Grazie al presidente Antonella Cassettari, la vera anima dell'associazione, ai vice presidenti Paolo Marzi ed Ivo Poli, al cassiere Daniele Saisi, alla segretaria, riconfermata, Michela Saisi, a Silvia Lucchesi e Riccardo Cheli, a tutti quelli che hanno contribuito in qualche modo alla buona riuscita del giornale. Non ci rimane quindi che dare il benvenuto al nuovo direttivo dell'Associazione, al nuovo presidente Serena Da Prato, al vice presidente Belinda Venturelli, alla segretaria Michela Saisi, al tesoriere Antonella Cassettari, ai consiglieri Andrea Catani, Emanuele Matteucci, Riccardo Rigali.
Un grazie anche all' art director Sara Greco che continuerà a curare l'immagine del Giornale. Auguriamo a tutti un buon lavoro, diamo appuntamento ai gallicanesi a fine novembre con l'uscita del nuovo "Aringo".

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giovedì 16 luglio 2020

37 giorni senza aerei - Alessio Vanni e Staindubatta

37 giorni senza aerei

Alessio Vanni e Staindubatta a Gallicano sabato 18 luglio alle ore 21



Sabato 18 luglio alle ore 21 in piazza Vittorio Emanuele a Gallicano, si terrà una serata tra musica e letture, in occasione della presentazione del libro “37 giorni senza aerei” di Alessio Vanni (Tralerighe editore). L’evento a cura del’amministrazione comunale, Tralerighe e la nostra Associazione L’Aringo, vedrà sul palco l’assessore Serena Da Prato e Andrea Giannasi, che, oltre ad ascoltare la musica del gruppo intervisteranno l’autore del libro.
Vanni fa parte del gruppo Staindubatta, la band di musica ambient, postrock ed elettronica la cui particolarità risiede nell’utilizzo del dialetto garfagnino come lingua esclusiva per le proprie canzoni. Il libro “37 giorni senza aerei”, scritto durante il lockdown, ha posto l’autore di fronte ad importanti domande sul momento storico che stiamo vivendo. Potrà l'uomo comprendere l'opportunità di miglioramento? Riusciremo a stringere la mano tesa per superare le crisi dell'odio, delle guerre, della violenza, della disuguaglianza e dell'abbandono dei più deboli? Sono stati sufficienti trentasette giorni senza aerei per fermarci e guardarci dentro?
Alessio Vanni indaga il proprio intimo meccanismo disegnando il "durante" dell'emergenza legata al Coronavirus. Emerge un libro che ascolta il respiro del mondo e cerca la scintilla per muovere il cambiamento. Un libro delicato, che avvolge il lettore verso le vette maestose e irraggiungibili della conoscenza.

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sabato 25 gennaio 2020

Il fantasma del Brillo, leggenda di Gallicano

Il fantasma del Brillo, di Piero Angelini (L'Aringo n. 20 - Dicembre 2019)



Le leggende stanno scomparendo, racconti che hanno fatto storia, tramandati da generazione in generazione che con il passar del tempo sono diventate un arcano ricordo, sbiadito, quasi cancellato, eppure sono le radici, la storia del posto in cui viviamo. 
Nessuno ha più tempo per trasmettere questi racconti tradizionali, che magari (anzi probabilmente) hanno pure un fondamento di verità ben nascosto, celato in quegli eventi che il tempo ha ingigantito, abbellito e gonfiato a tal punto da renderli narrazioni fantastiche. 
E' proprio il caso di questa leggenda, puramente gallicanese, anzi, forse questa è la leggenda per antonomasia di Gallicano, che, in questa circostanza, c'è stata gentilmente fornita nella sua versione trascritta (ma comunque fedele alla narrazione orale) dall'amico Piero Angelini. 
L'unica cosa che la redazione si è permessa di fare è stato di integrare testualmente la storia qui narrata, con il cartello illustrativo posto sul luogo del misfatto.

Il vecchio mulino di Ponte alla Villa poggia le sue fondamenta sulle rocce che costeggiano il letto del torrente Turrite. Lì, appena sopra il pelo delle acque, è sistemata la grande ruota ruota di legno che dava il moto alle macine.
Dalla vicinissima strada provinciale si scorgono però soltanto il tetto e il piano più alto dell'edificio. Nelle due stanze poste su quel piano abitava solitario, nell'anno 1876, un anziano mugnaio di nome Giacomo. Era costui un tipo di poche parole, piuttosto scontroso, ed era anche noto per la sua avarizia.
Ai ragazzi incuteva un certo timore anche per il suo aspetto fisico: alto e massiccio, sempre bianco di farina da capo a piedi, risaltava in modo truce sul suo volto una benda nera che gli copriva l'occhio sinistro. Nessuno conosceva le cause di quella ferita e circolavano in proposito vecchie storie.
La maggior parte dicevano che in gioventù fosse stato imbarcato su una nave pirata; e sostenevano inoltre che si fosse procurato durante un arrembaggio la larga cicatrice che gli attraversava la parte destra del petto.
Per questi motivi i ragazzi del paese, quando erano ben sicuri che non li potesse sentire, parlandone sotto voce fra loro, lo chiamavano “Giacomo il pirata”. In realtà il vecchio badava silenziosamente alle sue faccende e non dava noia a una mosca.
Non sarebbe però esatto dire che non aveva nemici, perchè molta gente che si rivolgeva al suo mulino se ne tornava scontenta perchè gli sembrava troppo pignolo quando tratteneva la molenda. E, in un'epoca in cui la gente lavorava dodici ore al giorno per guadagnare un tozzo di pane, anche un chilo di farina era una benedizione del cielo. L'unica persona con la quale Giacomo si mostrava affabile era un fratello minore, di nome Cesare, che faceva il ciabattino in Campilato.
Non si sarebbe detto che i due fossero fratelli tanto erano diversi: per quanto Giacomo era serio e schivo, altrettanto Cesare era allegro ed espansivo, sempre pronto alla burla. Forse proprio perchè era così diverso da lui, forse perchè ormai era l'unico familiare che avesse, il mugnaio era molto affezionato al fratello e si considerava per lui come un padre. Per questo motivo gli abitanti del Ponte alla Villa rimasero impressionati quel giorno che udirono grida fortissime nel mulino e videro uscire il ciabattino sbattendo l'uscio ed andandosene verso Campilato su tutte le furie.
Il mattino successivo Brigida, una giovanetta figlia del pastore che abitava allora “Sulla Valle”, se ne partì di buon ora, come ogni giorno, per portare a pascolare le pecore. Giunta al bivio detto “del Brillo”, alla tenue luce dell'alba, le sembrò di vedere un essere umano sdraiato all'inizio del ponticello che conduce verso Campilato.
La fanciulla si avvicinò piano piano, col cuore che gli batteva forte, e la prima cosa che vide fu la benda nera che copriva l'occhio del mugnaio. Allora provò a chiamarlo: -Giacomo, Giacomo ! - ma l'altro rimase immobile e in silenzio. La pastorella si fece coraggio e si avvicinò ancor di più chiamandolo con un filo di voce.
Ma quale non fu il terrore che la prese quando vide un lungo coltellaccio piantato nella gola del povero mugnaio ! Brigida lanciò un urlo e corse a perdifiato verso casa, piangendo e tremando. Così riuscì balbettando a spiegare quello che aveva visto, fece si che il padre scendesse fino al Brillo e si avvicinasse cautamente al corpo disteso nella strada. Il pastore si accorse subito che per il povero mugnaio non c'era più niente da fare.
Dallo squarcio aperto nella gola del malcapitato, era uscito tanto di quel sangue da tingere di rosso la strada per tutta la sua larghezza. Il Prefetto Regio di Lucca inviò immediatamente a Gallicano il Commissario di Pubblica Sicurezza con una scorta di dodici carabinieri a cavallo, perchè svolgessero le indagini. Il Commissario interrogò a lungo gli abitanti del Ponte alla Villa e tutti riferirono della tremenda lite che era sorta il giorno precedente fra i due fratelli.
Dopo tre giorni di indagini, sei carabinieri si recarono in Campilato e, per ordine Commissario di Pubblica Sicurezza, arrestarono Cesare e lo condussero a Lucca, nel carcere di San Giorgio. Il processo fu celebrato il mese successivo nel Palazzo della Pretura di Gallicano, dove ora si trova il Comune, e, nonostante le sue disperate invocazioni ed i giuramenti di innocenza, fu dichiarato colpevole dell'omicidio del fratello e condannato a morte mediante l'impiccagione.
In una triste mattina invernale Cesare fu portato al patibolo, la forca era stata appositamente innalzata in Piazzetta, la gente per il macabro evento si era accalcata sul luogo dell'esecuzione, perfino dalle finestre delle abitazioni si aspettava il compimento.
Probabilmente a tale vista il condannato cominciò a maledire i presenti e si lanciò nel peggiore degli anatemi: il fantasma del fratello Giacomo nelle notti di luna piena avrebbe vagato per il paese di Gallicano, partendo proprio dal luogo della sua uccisione.
Queste minacce però non spaventarono il boia che, alle ore 6:15 del 13 novembre 1876, eseguì la sentenza alla presenza delle autorità. L'impressione che questo fattaccio ebbe sui gallicanesi fu sconcertante, si vociferava nei mesi e negli anni seguenti di strane presenze nel castello del paese, le persone avevano sentore di essere sinistramente seguite per le strette viuzze, si diceva addirittura che si sentiva bussare alle porte o alle finestre, c'era anche chi giurava di averlo visto aggirarsi nei pressi della Pretura.
Rimase il fatto che nel 1884 per scongiurare ogni paura, proprio lì, al Brillo, dove fu assassinato Giacomo fu eretta una mestaina (n.d.r: che oggi esiste sempre), infatti era conseutudine nei luoghi maledetti costruire una marginetta con lo scopo di esorcizzare e proteggere, ricordando al contempo l'osservanza di una preghiera.

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Non tutti sanno che...

Non tutti sanno che... dal numero 20 del Giornale L'Aringo.


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giovedì 21 novembre 2019

Viviana Giusti, una gallicanese DOC

L'Aringo, n. 13 marzo 2018

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sabato 9 novembre 2019

Il giornalista di Gallicano: Giulio Simonini

L'Aringo, n. 8 dicembre 2016

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giovedì 17 ottobre 2019

Renzo Adami, un pioniere del Palio

L'Aringo, n. 18 settembre 2019

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mercoledì 11 settembre 2019

Obiettivo play-off per l'U.S. Gallicano


L’estate 2019, quella della promozione in Seconda Categoria, è anche l’estate della programmazione e costruzione della squadra per la nuova avventura. 
Preso atto della volontà di percorrere altre strade espressa da alcuni ragazzi che avevano costituito l’ossatura della squadra neopromossa e ai quali va la più sincera riconoscenza, la coppia di Direttori Sportivi formata da Fabio Mazzanti e Marzio Simonetti si è subito prodigata per mettere a disposizione di Mister Salotti una rosa valida ed adeguata, in linea con gli obiettivi stagionali. 
Sono cosi arrivati ragazzi di categorie superiori, come Andrea Alfredini e Matteo Pellegrinotti, insieme ad altri volti nuovi, giovanissimi ma già con un bagaglio di esperienze significative in categoria. 
Questo inizio di stagione, alternato tra duri allenamenti ed amichevoli con squadre di livello, è servito alla dirigenza per una prima valutazione della squadra; i risultati ottenuti, unitamente all’impegno ed alla forte determinazione che i ragazzi quotidianamente esprimono sul campo, hanno trasmesso buone sensazioni a tutto l’ambiente e quindi i play off, che solo pochi mesi fa hanno garantito ai bianconeri del Presidente Nardini la promozione in Seconda categoria, diventano l’obiettivo che la dirigenza si è posta per il campionato 2019/2020 ormai alle porte. 
L’U.S. Gallicano, inoltre, da quest’anno non sarà più solo la “prima squadra”. 
E’ infatti in fase di allestimento una formazione “primavera” under 19, nell’ottica di formare quel bacino ideale dove formare e far crescere nuovi talenti da poter poi aggregare ai più grandi. 
Ottimo anche il lavoro extra sportivo portato avanti in collaborazione con l’Amministrazione Comunale che, dopo l’investimento di 300.000 euro che miglioreranno le strutture ricettive (bar, spogliatoi e tribune), ha riconosciuto la validità e l’utilità delle proposte della società, supportandola nell’acquisto di nuovi mezzi per dare un adeguato terreno di gioco alle squadre gallicanesi. 

Rosa della squadra

Portieri: Franchi Christian, Grassi Lorenzo, Paja Eduart. 
Difensori: Bertucci Filiberto, Cinquini Niccolò, Franchi Pietro, Lartini Matteo, Lena Lorenzo, Salotti Andrea, Salotti Nicholas, Sebastiani Andrea,Taddei Riccardo. 
Centrocampisti: Alfredini Andrea, Bacci Luca, Benedetti Nicola, Maiorano Diego, Pennacchi Paolo, Salotti Lorenzo, Satti Emanuele, Shehu Elvin. 
Attaccanti: Brucciani Matteo, Mazzanti Diego, Pellegrinotti Matteo, Simonini Davide, Taddei Lorenzo, Viviani Matteo. 

Allenatore: Salotti Maurizio 
Allenatore in seconda: Catoni Rossano 
Direttore Sportivo: Simonetti Marzio e Mazzanti Fabio 

Presidente: Nardini Egidio 
Presidente Onorario: Landi Loris 
Vice Presidente: Mazzanti Fabio e Simonini Antonio

L'Aringo n. 18 - settembre 2019

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mercoledì 10 luglio 2019

Il distendino di Gallicano

Tutte le favole cominciano con “c’era una volta”, ma questa non è una favola, è una realtà oggi scomparsa dal nostro territorio. 
A Gallicano da secoli, grazie ai ricchi corsi d’acqua, come la Turrite e il Rio Folle, funzionavano tre “distendini”. Cosa erano i distendini? Erano ferriere dove fabbri esperti distendevano il ferro con il fuoco, dove le uniche fonti di energia erano il carbone e l’acqua, tutto questo per farne attrezzi da lavoro. 
L’ultima persona del nostro Comune che da giovane ha fatto questo difficile lavoro con suo padre e suo nonno è Saisi Fiorello. Chi non conosce il Fiorello dell’Adua, personaggio sempre sorridente e disponibile. Sono andato a trovarlo a casa per fargli un’intervista. 
Mi ha accolto con grande piacere per parlare di quel lavoro duro e faticoso, iniziato da ragazzo fin da quando andava alle elementari. Fiorello, con grande entusiasmo, è entrato nei suoi ricordi più cari e mi ha spiegato tutti i passaggi di come veniva lavorato il ferro in quel mondo antico, prima che arrivasse la tecnologia moderna. 
I tre distendini si trovavano, due in loc. Carpinazzo, detto anche “Lo Stendino” sul canale del Rio Folle subito sopra strada, e il terzo in loc S. Andrea dopo la “Pontavilla” loc. Lucarotti. Nel 1909, inizia a raccontare Fiorello, mio nonno acquistò il distendino, il primo sulla strada in loc. Carpinazzo, dove sopra la soglia della porta c’era la data del 1606, continuando con le produzioni di attrezzi, poi nel 1920, quando ci fu il terribile terremoto che distrusse tutto il paese di Villa Collemandina, cominciò a fare anche le leghe per rinforzare case e campanili, tutt’oggi ben visibili nelle vecchie abitazioni. 
Con il nonno continuarono i due figli, Fernando, padre dell’Ingegnere Fiorello Saisi, e Alemanno padre di Fiorello. Il distendino era formato da un forno, tre forge, un maglio, una sega per ferro, e un soffiatore di aria detto a trombone. Il ferro utilizzato in quel tempo erano le “verghe del treno” classiche rotaie del treno che venivano via via sostituite. 
Queste rotaie che avevano una lunghezza di sei metri, venivano tagliate a pezzi di due metri. Ma come tagliavano queste lunghe rotaie? 


Fiorello, sorridendo, mi racconta che suo nonno le lasciava fuori al freddo dell’inverno e quando venivano quelle nottate molto fredde con la brinata, al mattino presto, a misura di due metri le incideva con uno scalpello, poi messe sopra a due spezzoni di ferro distanti tra loro, con una mazza di ferro del peso di 18 kg, dava un colpo secco e come il vetro la lungarina si spezzava. All’interno del distendino c’era una sega per il ferro che serviva per tagliare le rotaie da due metri a cm. 80, un forno alimentato a carbone, per scaldare i pezzi di rotaia che venivano a loro volta tagliate longitudinalmente in tre fasce con il maglio, tre forge alimentate a carbone di castagno che veniva fatto nella zona di Chieva, per scaldare e forgiare i piccoli attrezzi, un maglio, il macchinario più importante di tutta l’officina, che serviva per tagliare nelle diverse misure ferri incandescenti per le varie forge e per formare attrezzi più grandi come vanghe, pennati, zappe e altri attrezzi. All’esterno dello distendino, c’era una grande ruota in legno con grandi tazze azionata dall’acqua, fissata su di un asse orizzontale che azionava il maglio e la sega del ferro. 
Altro strumento molto importante per le forge e il forno era il trombone: grosso tubo in verticale che cadendo l’acqua al suo interno dall’alto, creava un vortice d’aria, con vicino il fondo un altro tubo in orizzontale che portava dentro l’officina l’aria che serviva per soffiare nelle forge ad alimentare la brace del carbone. 
A monte del distendino, c’era una condotta dell’acqua, presa nel canale che serviva come deposito detto “Bottaccio”, per far girare la grande ruota che azionava tutti i meccanismi all’interno. Ogni due anni il giorno 10 agosto, per S. Lorenzo, festa dei fabbri, detto bottaccio veniva svuotato dall’acqua per ripulirlo dall’accumulo di terra e foglie. Sul fondo rimanevano all’asciutto sempre diverse trote, che a fine lavoro finivano in una bella grigliata. Nei primi anni settanta del secolo scorso, chiuse il distendino per la morte di Fernando e il pensionamento di Alemanno, nel frattempo, 
Fiorello aveva iniziato altre attività, come vendita di gas, macchine da cucire e come consorzio agrario, nella piazza centrale di Gallicano; nel 1960 comprò il terreno e costruii la casa e il nuovo negozio di materiali elettrici: esiste tutt’ora all’inizio di via Roma. 

 Ivo Poli – L’aringo n. 11 settembre 2017

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domenica 30 giugno 2019

La Sirena in bicicletta. Viaggio nell'archivio storico della Misericordia di Gallicano



Stamattina, durante le celebrazioni dei 150 anni dell'Associazione della Misericordia di Gallicano, è stata inaugurata la mostra "La sirena in bicicletta", un viaggio nell'archivio storico dell'Arciconfraternita. E' stato un onore allestirla per noi dell'Aringo: si ripercorre un secolo del nostro paese, nel vasto archivio ci sono storie, persone, aneddoti che attraverso i documenti ci raccontano il vissuto di una comunità e riescono a far riemergere personaggi e famiglie di cui ogni gallicanese ha, o la conoscenza diretta, o ne ha sentito parlare in famiglia. 
Un lungo tuffo nel grande cuore solidale del nostro paese, che ha reso possibile il presente di Gallicano. Desideriamo ringraziare il Consiglio della Misericordia per l'opportunità, tutti i volontari per la grande disponibilità, l'Amministrazione Comunale che ci ha concesso il patrocinio, Sara Greco per l'aiuto prezioso nella grafica della mostra. 
Ma il nostro più sentito grazie va al Dottor Gastone Lucchesi che purtroppo non vedrà mai la mostra, è davvero mancato stamani, sarebbe stata una festa d'anniversario più bella con la sua presenza. La mostra, allestita nella Sala del Consiglio dell'Associazione della Misericordia di Gallicano, in Via Serchio, rimarrà in esposizione fino al 31 agosto.

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giovedì 27 giugno 2019

La Misericordia di Gallicano spenge 150 candeline



È tempo di inaugurazioni alla Misericordia di Gallicano. Domenica (30 giugno) nella sede dell’associazione di via Serchio, verrà tagliato il nastro di un nuovo poliambulatorio, un locale a disposizione di medici privati che ne facciano richiesta per l'esercizio della propria professione.
Un’importante occasione per ricordare il compianto presidente dell’associazione, Gastone Lucchesi, scomparso lo scorso 24 giugno, e fare il punto sull'impegno e le attività di quella che rappresenta la più importante realtà di volontariato del comune nell’anno del suo 150esimo.
"Ad aprire i battenti sarà un ambulatorio di 20 metri quadrati con arredi e attrezzature adeguati che fin da subito vedrà all'attivo ben 10 professionisti, tra cui un dermatologo, un ginecologo, un cardiologo, un dietista, un fisioterapista e uno psicologo - commenta Manuela Adami, segretario della Misericordia -. Verranno inaugurati anche un nuovo mezzo (un Doblò per i servizi sociali) e un'aula destinata alla formazione dei volontari. Traguardi importanti – conclude Adami - che non sarebbe stato possibile raggiungere senza l’imprescindibile contributo del dottor Lucchesi". 
Gastone Lucchesi, otorinolaringoiatra e presidente dell’associazione dal 1972, aveva compiuto 100 anni a febbraio. Nel corso di questo lungo periodo l’associazione lo ha visto capofila di tante iniziative. Una su tutte: il progetto da lui fortemente voluto inaugurato nel 2017, la nuova Rsa Villa Verde del capoluogo. 
Domenica, dopo la santa messa (alle 11), per l'occasione celebrata in via Serchio da Don Fiorenzo, e i saluti del sindaco David Saisi e dei presidenti delle varie realtà paesane, verrà apposta una targa sulla facciata appena restaurata della sede in ricordo dei 150 anni di vita della confraternita, nata proprio nel lontano 1869. 
La mattinata proseguirà con la presentazione dello studio realizzato da Benedetta Marroni per l'Istituto Storico Lucchese di Gallicano, di cui il dottor Lucchesi è stato direttore nonché un inesauribile promotore, e con il taglio del nastro della mostra celebrativa a cura dell'associazione L'Aringo dal titolo La sirena in bicicletta, un viaggio nell'archivio storico della Misericordia, dal soccorso in bicicletta fino alle moderne ambulanze. "Un archivio davvero vasto, che racconta attraverso i documenti la storia di una comunità, il buon cuore dei gallicanesi, ma anche la povertà e la divisione in classi sociali - spiega Antonella Cassettari dell'Aringo -. Uno spaccato di un secolo, aneddoti e storie passate che hanno reso possibile il presente di Gallicano".

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giovedì 23 maggio 2019

Garfagnana, terra di Cammini


Accanto alle classiche “uscite” in montagna e alle escursioni in natura alla scoperta di flora e fauna, negli ultimi anni si è andato affermando il fenomeno dei “cammini”: lunghi viaggi a piedi su itinerari culturali, in cui la sera si fa tappa presso strutture ricettive (ostelli, B&B, piccoli alberghi etc.) per ripartire il giorno dopo e percorrere un’ulteriore tappa di 15-25 km circa.

Nate inizialmente come pellegrinaggi religiosi, con lo spirito di ripercorrere gli itinerari devozionali medievali, oggigiorno esperienze come il Cammino di Santiago de Compostela o la Via Francigena non sono più patrimonio esclusivo dei fedeli, ma si sono evoluti in una forma di turismo lento e responsabile sulle direttrici che hanno costituito le arterie di comunicazione per tutto il Medioevo e le prime fasi dell’età moderna, contribuendo a creare la fisionomia paesaggistica e culturale dell’Europa.

Il “Camino de Santiago” resta un vero e proprio fenomeno: sulle sue diverse varianti, lungo percorsi che attraversano Francia, Spagna e Portogallo, attualmente la città galiziana di Santiago de Compostela attira circa 325 mila camminatori all’anno provenienti da tutto il mondo. Ma, accanto a questa “classica”, in tutta Europa si vanno sviluppando numerosi altri itinerari — alcuni con una forte componente storica, altri a prevalente sfondo devozionale — che stanno gradualmente guadagnando attenzione, pur con numeri più bassi, che però sono in forte e costante crescita, anno dopo anno.

Alla base del successo di questi “cammini” stanno numerosi elementi: il fascino di ripercorrere itinerari ricchi di passato e tradizione; la possibilità di attraversare paesaggi agro-silvo-pastorali spesso molto suggestivi; l’idea di viaggiare lentamente e senza fretta con ritmi diversi e più naturali rispetto alla frenesia della vita contemporanea; l’incontro con borghi antichi dove è possibile mangiare e pernottare; senza dimenticare l’interesse enogastronomico per i prodotti locali e la “facilità” tecnica dei percorsi che, a parte alcuni tratti montani, si svolgono in genere in zone relativamente antropizzate e risultano ben segnalati, non presentando problemi per l’orientamento anche dei camminatori meno esperti.

La Toscana è una terra di cammini. Lo è, anzitutto, per vocazione storica: una delle tre mete di pellegrinaggio medievale — accanto alla già citata Santiago sulla costa atlantica della Spagna e alla lontana Gerusalemme — era infatti proprio Roma. E per coloro che dall’Europa nordoccidentale — in particolare dalle attuali Gran Bretagna e Francia — dovevano recarsi a Roma… la Toscana era un passaggio obbligato.



In Garfagnana ed in particolar modo nel nostro comune passano diversi “cammini”:
il Cammino Italiano de Santiago de Compostela, le Chemin d’Assise e la Via del Volto Santo.
Il primo va da Pistoia, capitale italiana del culto jacopeo, a Genova e prosegue fino ad Arles dove continua, per la Via Tolosana, il Cammino franco-spagnolo di Santiago de Compostela. Da Pistoia, Pescia, sale alle Pizzorne, Corsagna, Ponte del Diavolo, la Cune, Motrone, Vallico Sotto, Gallicano, Castelnuovo, Camporgiano, Piazza al Serchio, Tea, Codiponte, Fosdinovo, Sarzana, Cinque Terre, Genova.
La meta di questo cammino è appunto il santuario di Santiago di Compostela, presso cui ci sarebbe la tomba dell'Apostolo Giacomo il Maggiore.

Le Chemin d’Assise va da Vezelay (piccolo comune francese della Borgogna dove si è insediata la prima comunità francescana) ad Assisi.
Nell’area garfagnina si sviluppa lungo le Apuane, da Equi Terme a Isola Santa, Vergemoli, Trassilico, per giungere a Borgo a Mozzano e proseguire per la Val di Nievole fino ad Assisi.
Il cammino è segnalato con degli adesivi arancioni con un Tau ed una colomba che indica la direzione posizionati sui pali dei cartelli stradali, sui guard rail e in prossimità degli incroci.

La Via del Volto Santo, conosciuta anche come Via Francigena di Montagna, è una storica via che da Pontremoli, passando dalla Lunigiana e dalla Garfagnana, permette di raggiungere Lucca, importantissima meta del pellegrinaggio medievale per la devozione al Volto Santo, il crocifisso ligneo che la leggenda definisce un’immagine acheropita, esposto nella cattedrale di San Martino a Lucca.
Il Tempietto che custodisce il crocifisso detto Volto Santo di Lucca fu eretto nel 1484 da Matteo Civitali grazie al mecenate Domenico Bertini, nato a Gallicano nel 1417, il cui stemma – un gallo che becca da una spiga – compare sulla facciata esterna della costruzione.
La tradizionale Via del Volto Santo diventa anche Trail Unsupported Bike Adventure, con un evento ciclistico, organizzato dalla Garfagnana EPIC ASD, che si terrà il prossimo 28 settembre.

Tutte le info su www.voltosantotrail.com


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