Dall'archivio della mia nonna Anita
IL MULATTIERE NON ERA ………………
Il mulattiere non era il marito della mulattiera, la snella stradina che serpeggiava, piena di luci ed ombre, di curve sinuose, di ardite impennate, di molli discese, di aspri crinali, su su, inerpicantesi verso le cime delle collinette, fino ai più remoti casolari, ai paesini da Presepe, tra selve e campetti, a precipizio sulla vallata.
C’era da domandarsi se, su quei praticelli, le galline che razzolavano, avessero il panierino legato dietro, per non far ruzzolare le uova fino in fondo, fino alla strada comunale, che si snodava come un nastro bianco, tra la Turrite e le grotte dell’Eremita.
Il mulattiere era dunque l’uomo forte e salcigno che, guidando le sue mule, percorreva, anche varie volte al giorno, per i dodici mesi dell’anno, quelle ripide solitarie vie, tracciate dal tempo e dal passo dell’uomo, senza piani regolatori comunali, o studi approfonditi di geologia applicata.
A Gallicano tutti li conoscevano: il Tarpone, il Biondo, l’Oliviero, l’Assunta del Porro, il Vanni, e tanti altri.
Questo mestiere comportava onestà, memoria, capacità di vendere e di acquistare, perché il mulattiere era l'"addetto alle pubbliche relazioni”, l’anello di congiunzione tra il paese e le frazioni, le case sparse sui crinali delle montagne.
Scendevano di prima mattina, la prima volta, con i loro muli carichi di legna, di sacchi di farina e di patate, di barili di vino; castagne fresche e secche, insaccati di maiale; in una grande sacca riponevano le lettere da impostare, se non passava la postina, e l’elenco di tutta la merce da acquistare in paese.
Erano incaricati a svolgere tutte le incombenze, dall’acquisto di oggetti per la casa, per i lavori agricoli, ai contatti con il medico di condotta e la levatrice, al rifornimento di tutto ciò che non si trovava nei paesini, dal sale alle verdure, dalla pasta allo zucchero e al caffè, dai chiodi ai tessuti, alle medicine, ai giornali, a tutto quello che serviva per la sopravvivenza di una piccola comunità.
Caricavano i muli e risalivano faticosamente su per i greppi, sfidando tutte le intemperie, riportando, in quella briciola di mondo, la voce della civiltà.
A dorso del mulo saliva anche il Dottore che si recava dai suoi rari ammalati e la Levatrice Comunale, che portava il suo aiuto alle molte gestanti. A volte, attaccata alla coda del mulo,
saliva anche la maestra, che si teneva a debita distanza per evitare qualche doccetta fuori programma, o il regalo, caldo, di una “ciotta”.
La figura del mulattiere è definitivamente scomparsa da quando le strade si sono trasformate da mulattiere a carrozzabili, ed il mite, poderoso animale è stato sostituito da motocarri e trattori.

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