Era da poco finita la guerra del ’45 e le cose e le persone portavano ancora, visibili sulle case e nel sangue, gli orrori di sette mesi di fronte; piano piano si cercava, faticosamente, di tornare alla normalità, si raccoglievano, tra le macerie, le poche povere cose rimaste e si cercava di rendere abitabili le case sinistrate. Ci si arrangiava come si poteva……
Qualcuno fece una soffiata alle autorità: si diceva che in una certa casa si faceva della grappa clandestina, e in un’altra, nell’orto dietro la cucina, si coltivava del tabacco.
Una mattina arrivò in paese una pattuglia della Finanza, con mitra e pistole, al comando di un Ufficiale, con tanto di fregi e sul berretto, mostrine e decorazioni, bene in vista, sul petto.
Dopo aver chiesto informazioni sull’ubicazione delle due case malfamate, entrarono nella piccola aia della prima, e bussarono a quell’uscio di castagno, mezzo sgangherato, che, per altro, era aperto. Si affacciarono alla porta della cucina, e videro un bimbetto di sette, otto anni, seduto, mogio mogio, presso il camino spento. All’arrivo dei militari, trasalì, ma non si mosse.
Chiamò a voce alta la sorella più grande, che scese, dalla ribalza aperta. — “E’ qui che si coltiva il tabacco!” — tuonò imperiosa e minacciosa, la voce dell’Ufficiale. — “Dov’è? Presto, fatemi vedere!”
I due ragazzi avevano la bocca spalancata, ma non emisero nessun suono; stavano lì, impalati e muti, come di fronte a dei fantasmi.
La voce dell’Ufficiale si fece ancora più minacciosa: — “Presto fatemi vedere dov’è la coltivazione, prima che cominci a far perquisire tutta la casa! Dov’è vostro padre? E la mamma?” —
Con un fil di voce la ragazzina, tenendo, quasi a proteggerlo, una mano sulla spalla del ragazzo: — “La mamma non c’è più… … E babbo è alla selva… …” — “Vallo subito a chiamare!”—
La ragazzetta calmò il fratello che stava quasi per piangere, ma non si era mosso di un millimetro dalla sedia: — “Ci vado subito!”—
E scappò via come un leprotto. I militari si guardarono intorno e videro solo della miseria, delle poche cose, anche poco pulite, per giunta, e non sapevano cosa fare. Il bimbetto aveva chinato la testa e si guardava, con interesse, le mani, magre e scure. Arrivò, trafelato, il padre, e fu aggredito a voce dall’Ufficiale, che voleva perquisire la casa ed il terreno intorno;
l’uomo rimase un momento in silenzio, poi, con voce, dapprima debole, e poi, sempre più forte, fin quasi a gridare, disse:
— “Il tabacco? Io ne ho seminate quattro, dico quattro piante,
colà, nell’orto, e le foglie, quando sono secche, le metto insieme a quelle fine di castagno e mi faccio le sigarette con le spoglie di granturco, perché non ho soldi per andare a comprarle!
Non ho soldi, no, ed ho tre figlioli! Guardate questo!” — Questo è il regalo della guerra! — “Tirò giù i pantaloni al ragazzo e mostrò la sola gamba rimasta; dell’altra, nemmeno l’ombra.”
— “Aspettate” — disse — “e vedrete ancora!” — Salì le scale e tornò giù
portando in braccio una bambina, ancora più piccola, con un moncherino all'altezza del ginocchio, malamente nascosto da una gonnella troppo larga per lei. E questo è il regalo delle cannonate! E la mi moglie è morta! Cosa deve fare un povero Cristiano? Nessuno fiatava più, nella cucina, dove era sceso un silenzio penoso. Poi, l’Ufficiale ed i Militari si scossero, misero la mano in tasca, e raccolta una piccola somma, la consegnarono al bimbetto seduto e se ne andarono senza dire parola.
Ma la loro missione non era finita; dovevano andare a scovare la distilleria clandestina di grappa, in Campilato. Arrivati sul posto, bussarono alla porta, ma non rispose nessuno. - Ehi, di casa, c'è qualcuno?
A quegli urli, sulla scala che portava al piano di sopra, si affacciò un giovane, seminudo, con una coperta sulle spalle.
- Qua - disse l’Ufficiale con voce di minaccia, - qua si fa delle grappa, vero? - Della grappa?— cascò dalla nuvole il giovane, —
Io, un po’ di grappa me la bevo di tanto in tanto. È lì , sul mobile…ed indicò la bottiglia, ripiena a metà.
— “Ecco! Qua ti ci volevo! L'avete fatta in casa, vero? E l’altra, dov’è?— Il giovane cambiava colore, sudava e tremava, sotto la coperta che si stringeva addosso. -L'altra quale? — Presto, dammi un bicchiere, che la devo sentire se è di quella casalinga! - disse l'ufficiale e presi alcuni bicchieri si dispose a fare lui ed i suoi militari, l'assaggio.
Tutti ne bevvero, e tutti convennero che era proprio di quella, fatta in casa, e nemmeno buona. - Ed ora, cosa avete da dire? Devo dare ordine di perquisire tutta la casa, o me lo dite voi dove nascondete il resto? - E cominciò un interrogatorio di terzo grado.
Il pover’uomo se ne stava tremante, poi si decise a parlare, sudato, come sotto il sole di agosto.
- Avete ragione, sì, me l'hanno data, fatta in casa, ma è solo quella lì che c'è rimasta; l'altra l'abbiamo bevuta già tutta, io la mi mamma, perché abbiamo il tifo, è già tanti giorni, abbiamo la febbre alta...La mi mamma l'ha più di 39°, e a me, sento che mi rimonta...E se non ci teniamo su con un po' di roba forte, non ci leviamo più le gambe...
A quelle parole, furono i militari a cambiar colore ed a guardarsi l'un l'altro smarriti, posando in fretta il bicchiere che tenevano in mano, cercando la secchia dell'acqua per risciacquarsi le mani e la bocca...Poi, velocemente, molto di più di quanto erano arrivati, se ne uscirono da quella casa, maledicendo in cuor loro l'autore, anonimo, della schifosa denuncia, e cercando di arrivare, al più presto possibile, al primo Pronto Soccorso, sperando in Dio di non essersi beccati nulla, dopo averci rimesso anche, la sommetta che avevano dato a quei poveri bambini, orfani e invalidi per una guerra della quale non ne sapevano neppure la ragione.
Gallicano, 27 Gennaio 1991

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