martedì 14 aprile 2026

La Befana

Dall'archivio della mia nonna Anita.

La Maestra Anita - Classe IV B 1976/77

Era, ormai passato il Capodanno, e nell’angolo della casa, dove era stato posto, tra il muschio vero e la neve di cotone o di farina bianca impreziosita con una spolverata di zucchero, per farla brillare un po’, il Presepe era ancora meta di incontri e di “ooh” di meraviglia, e già si pregustava l’attesa della Befana.
Non tutti avevano l’Albero di Natale, fiorito di mandarini, aranci, noci incartate con le stagnole delle caramelle e dei cioccolatini, serbati con cura amorosa per tutto l’anno e custoditi, ben stirati, in una scatola per le scarpe, riposta, poi, sopra un mobile in camera, con le candeline di cera colorata ed i candelierini di latta.
Ma la Befana, oh, la Befana, arrivava sempre attraverso la cappa del camino, al quale appendevamo le calze, perché le riempisse, mentre noi dormivamo.
Si era stati buoni per tanti giorni perché quella misteriosa vecchietta era onnipresente, pronta a punire le nostre mancanze, con cenere e carbone.
A volte, addirittura, ci faceva trovare solo quelli, ed i parenti si davano un gran da fare per rintracciare i doni, nascosti nei posti più impensati, tra le fascine accanto al fuoco, sotto la madia, dentro il laveggio, nella cunella del più piccino, sotto le sottane della nonna, e le nostre lacrime si asciugavano al raggio di un sorriso di gioia, cancellando, di colpo, l’amarezza della delusione.
E i doni, poi, gli splendidi doni, che portavamo in trionfo per tutta la casa, mostrandoli a tutti e cercando, anche, di suscitare l’invidia delle amichette!
La bambola, la Piccola Infermiera, i cocciolini per preparare i nostri “pranzi”, il servito da caffè, la batteria da cucina, la Piccola Ricamatrice, una granata di saggina a nostra misura, penne e matite colorate “Fila”, quaderni, una copia del “Corrierino dei Piccoli”, dei biscotti e dei cioccolatini, aranci e noci.
Ma il miccetto della Befana, in compenso, si era mangiato tutta la semola che gli avevamo messo nel cestino, ed erano spariti anche i cialdoni, che non avevamo mangiato, perché la Mamma, paventando una indigestione, ci aveva consigliato di lasciarli, per rifocillare l’ingorda vecchietta, stanca del lungo viaggio, sui tetti e delle frequenti discese giù per le cappe.
E per i maschietti? Le costruzioni in legno, il cappello da soldatino, la sciabola, il cavallo a dondolo, i calzettoni, le solite penne, matite e quaderni dell’altro sesso.
E la gioia durava giorni e giorni, era “materia” di componimenti, a scuola, corredati dall’elenco dei doni, e a volte esposti anche all’ammirazione delle compagne e della maestra, che coglieva l’occasione per una lezione di Cultura Generale.
La mattina del 6 Gennaio, a scuola, veniva distribuita la Befana Fascista, consistente in un pacco che conteneva aranci, noci, zucchero, miele, fichi secchi, biscotti e caramelle, qualche indumento di lana e oggetti per la scuola, rulli avvolti in un foglio di carta blu, e legati con un fiocco tricolore……
E le nonne ci cantarellavano, piano piano, per non disturbare la Befana ed il suo miccetto;

Dormi, bambina, questa è la notte
che la Befana, dalle sue grotte, esce
e recando paste e confetti, va per i tetti.
Adagio, adagio, pianin pianino,
mette l’orecchio presso il camino;
se sente chiasso, alcun si muove, cammina altrove!
Ma, se ascoltando più attentamente
sente dormire tutta la gente,
allora toglie dal suo fardello,
quanto di buono, quanto di bello,
bambole, dolci chicchi e tra tutti, per i fanciulli.
Dormi bambina! Se dormirai
quando ti svegli rallegrerai!
Bella è la sorte di domattina! Dormi, bambina!


Gallicano, 5 Gennaio 1989

Che ne diresti di leggere un altro articolo a caso del blog? Potresti trovarlo utile e interessante!

Nessun commento:

Posta un commento