giovedì 27 febbraio 2025

Torna il Carnevale della Portantina



Il Carnevale della Portantina è una tradizione affascinante e piena di significato. 
Durante questo evento, un fantoccio viene trasportato attraverso le strade in una portantina e, alla fine del percorso, viene dato alle fiamme. Le persone che partecipano a questa cerimonia portano con sé foglietti su cui hanno scritto pensieri, emozioni e esperienze negative che desiderano lasciarsi alle spalle. 
Questi foglietti vengono poi gettati nel fuoco insieme al fantoccio, permettendo così alle loro preoccupazioni e problemi di essere simbolicamente bruciati e quindi cancellati. 
Il rogo rappresenta un nuovo inizio, un’opportunità per rinnovarsi e affrontare l’anno nuovo con un animo più leggero e speranzoso. È un rituale che unisce la comunità e offre un momento di riflessione e rinnovamento, celebrando la fine di un ciclo e l’inizio di un altro.



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Anniversario tragedia S.I.P.E. Nobel 1953 - 2025

27 Febbraio 1953 - 27 Febbraio 2025. Gallicano non dimentica.

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venerdì 21 febbraio 2025

giovedì 13 febbraio 2025

Gabriele Turri è il nuovo Presidente dei CAI Garfagnana



Dallo scorso 7 gennaio la Sezione CAI Garfagnana ha un nuovo consiglio direttivo che durerà in carica per 3 anni.
Presidente è stato eletto Gabriele Turri. Riconfermata Simona Magera alla vice presidenza così come rieletti consiglieri i soci Alessandra Dini, Danilo Musetti e Alessandro Bonini. 
Quattro i nuovi consiglieri eletti: Alessandro Fontanini, Antonio Moscardini, Franca Nutini e Riccardo Tortelli.
Rieletti anche i revisori dei conti con la conferma dei soci Roberto Biagioni, Alessandro Biagioni e Jenny Viviani.
Nella stessa seduta assembleare è stata confermata Anna Giovannetti per la carica di segretario ed eletto Massimo Rossi per la carica di tesoriere. 
Con grande spirito collaborativo anche i candidati non eletti ed altri soci si sono messi a disposizione per offrire il loro tempo a servizio della Sezione Cai: Giulio Giannotti per il gruppo speleoclub Garfagnana, Pietro Taddei per la scuola, Maria Susanna Cabras per il gruppo grandi carnivori, Graziano Dini per Sentieristica e rapporti con il Gruppo Trekking Pegaso di Bagni di Lucca, Andrea Pierotti per il tesseramento, Aldo Poli per la segreteria e, insieme a Pietro Bonucci, per il gruppo infrasettimanale.
Alessandra Dini continuerà a seguire le escursioni con joelette, Simona Magera la sentierista con Vezio Masotti, Eugenio Casanovi la tutela ambiente montano e il parco culturale le Apuane di Fosco Maraini.

Nel corso della prima riunione del nuovo consiglio direttivo il presidente ha sottolineato l'importanza di quanto fatto dai precedenti amministratori, soprattutto in termini di divulgazione degli eventi e ricerca della migliore qualità possibile in ogni attività, lodando l'operato di Luca Mori, ex presidente, per essere riuscito, oltre a tante cose ben fatte, anche a ringiovanire parte del gruppo dirigente e coinvolgere alcuni soci per l'apertura della nostra sede sociale.

In bocca al lupo a tutti.

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Le locandine della Garfagnana EPIC 2025



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mercoledì 12 febbraio 2025

Nuovo Consiglio per il Gruppo Sbandieratori e Musici di Gallicano


Queste sono le nuove cariche del Gruppo Sbandieratori e Musici di Gallicano per il triennio 2025/2027: 

PRESIDENTE: Alessandro Pinocci
VICEPRESIDENTE: Tommaso Baldacci
SEGRETARIA: Francesca Gianasi
TESORIERE: Ottavio Castelli
CONSIGLIERE E RESPONSABILE IMMAGINE: Federico Da Prato
CONSIGLIERE E RESPONSABILE VESTIARIO: Sara Viviani
CONSIGLIERE E RESPONSABILE SBANDIERATORI: Daniel Franchi

In bocca al lupo per il nuovo lavoro!

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domenica 9 febbraio 2025

venerdì 7 febbraio 2025

Vendesi Fiat Panda 30L del 1985

Vendo (a malincuore) la mitica FIAT Panda 30L del 1985, un’icona del Made in Italy! 
€ 3.900 non trattabili.

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venerdì 31 gennaio 2025

Giacomo il mugnaio. La leggenda del più intrigante fantasma garfagnino

Dal canale YouTube Gallicano News, la leggenda di "Giacomo il mugnaio".

 

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lunedì 27 gennaio 2025

Il GIRO "Della Robbia" - Gallicano

Il nome dei Della Robbia è legato a Gallicano da due opere di eccezionale bellezza. I Della Robbia furono fra le famiglie più importanti nella scena fiorentina e toscana del Quattrocento e del Cinquecento. Furono scultori e artisti specializzati nella tecnica della terracotta invetriata. 
I componenti della famiglia sono diventati poi il simbolo delle maioliche colorate, chiamate oggi robbiane. Nella chiesa parrocchiale di San Jacopo vi è uno dei più fulgidi esempi di questa tecnica, messa a punto da Luca Della Robbia e che fu utilizzata a partire dagli anni quaranta del 1400. Grazie a questa pratica le opera dei Della Robbia prendono vita in una sorta di tridimensionalità policroma. 
Sulla navata sinistra della chiesa di San Jacopo (altare di San Giuseppe) spicca questa pala d’altare, alta 3,38 metri e larga 2,05 metri. Un’opera che per la maestosità e i suoi colori colpisce subito l’occhio. 
Le figure rappresentate al suo interno con i loro gesti e i silenziosi sguardi comunicano come mille parole. Nella lunetta superiore riconosciamo Dio mentre benedice i personaggi sottostanti. 
La figura principale è la Madonna con il Bambino Gesù: tenera e realistica questa immagine, in cui si vede il bambinello che stringe il dito della Madre, mentre Maria con la mano sinistra afferra il braccio di Gesù in segno di protezione. Gli altri personaggi che attorniano Maria sono San Giuliano, San Benedetto abate, alla destra, mentre alla sua sinistra San Giuseppe e Santa Caterina d’Alessandria, sopra di lei due angeli che, affiorando dalle nuvole, incoronano la Madonna. 
L’opera è da sempre legata al nome di Domenico Bertini, ritenuto probabilmente il committente della pala, anche se recenti studi portano alla luce nuovi documenti che riconduco l’erezione dell’altare (1513) alla nobile famiglia Cheli. 

IL TONDO ROBBIANO 
Della stessa epoca è quest’altra opera, un vero e proprio gioiello: il cosiddetto “tondo robbiano” che rappresenta la “Madonna con il bambino”, un bassorilievo fatto anch’esso in terracotta policroma invetriata. Il suo diametro è di una sessantina di centimetri e rappresenta la Madonna a mezzobusto con il bambino Gesù a figura intera. 
Questo tondo nei tempi antichi era collocato al di fuori delle mura castellane, ed era sopra la fonte pubblica, situata nell’attuale Via Cavour (al tempo conosciuta appunto come via delle Fontane). 
Dal 1960 quest’opera è stata spostata sotto le logge del Palazzo comunale per preservarla dalle intemperie e sostituita con una copia. 
Il suo ultimo restauro risale al 2002. Tanto belle erano (e sono) le terrecotte policrome “gallicanesi” che al tempo il museo degli Uffizi offrì una considerevole somma al Comune di Gallicano per vendergli questi prodigi artistici. Con intelligenza e lungimiranza la risposta dell’Amministrazione fu negativa e ancora oggi queste opere arricchiscono il nostro patrimonio storico ed artistico.

Serena Da Prato



Fonte: L'Aringo - Il Giornale di Gallicano n. 21 Novembre 2024

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domenica 26 gennaio 2025

Go to Garfagnana EPIC 2025

Scopri la magia della Garfagnana con Garfagnana EPIC 2025, l'evento che celebra la bellezza, la cultura e le tradizioni di questa incantevole regione. Un viaggio che ti porterà alla scoperta di paesaggi mozzafiato, attività avventurose, e una comunità accogliente che ti farà sentire come a casa.

Guarda i nostri video promozionali e preparati a vivere un'avventura indimenticabile!

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giovedì 16 gennaio 2025

I "vaglini" a Gallicano



Questa è una narrazione circolare. Parte dalle donne e dagli uomini che abitavano Fabbrica di Careggine, sulle rive del torrente Edron affluente destro del Serchio, sotto le alpi Apuane. Arriva alla diga, realizzata dall’ing. Ignazio Prinetti Castelletti tra il 1943 ed il 1953, che ha originato il lago di Vagli e le sue acque che SELT Valdarno usa “per trarne disciplinata energia elettrica”. 
Ritorna alle donne ed agli uomini che nel 1947 se ne andarono da lì -costretti- e si trasferirono altrove: a Gallicano ne arrivarono più venti, quasi un quinto di quelli che stavano alla Fabbrica. 
Dunque una narrazione circolare tra diversi luoghi e persone. Innanzitutto i “vaglini”, come comune mente venivano chiamati dai gallicanesi, non venivano da Vagli ma dal paese a quota 533 slm sotto Careggine: appunto Fabbriche oppure Fabbrica, come hanno sempre detto gli autoctoni. 



Si legge nel Dizionario Geografico Fisico e Storico della Toscana, scritto da Emanuele Repetti nel 1833: ... la comunità di Careggine, tre miglia toscane ad ostro di Camporgiano, nella Diocesi di Massa già di Lucca, Ducato di Modena, consiste in 1347 abitanti suddivisi in sezioni ... tra cui il borgo di Fabbrica con 66 abitanti. Il paesetto è conosciuto e famoso solo anni dopo la sua scomparsa sotto il lago, quando viene svuotato per far manutenzione ai condotti della diga: la prima volta avviene nel 1954 poi nel 1968, nel 1983 ed infine nel 1994. 
Un articolo sulla Domenica del Corriere del giugno ‘54 titola infatti “un paese scomparso”, su La Garfagnana dell’agosto ‘68 si legge “pompei in garfagnana”, su Sette del Corriere della sera del 1994 “il paese che appare e scompare”, su Qui Touring del giugno 1994 il titolo è “Pompei del ‘900 riemerge dal passato Fabbriche di Careggine”, addirittura sull’Herald Tribune del 31 agosto ‘94 è scritto “a tuscan atlantis resurfaces as tourist mecca” e sull’Informatore di Unicoop Firenze dello stesso anno: “il paese fantasma”. Ma l’articolo più completo esce sul mensile Bell’Italia del novembre 1986 titolato “piccola atlantide” che ci regala anche un bel disegno di Francesco Corni che lo I “vaglini” a Gallicano ricostruisce a volo d’uccello visto da Vergaia, in alto ad ovest. 
Non si può dire che il paese non abbia avuto attenzione ... postuma! Se ne era occupata anche la Settimana INCOM 65 del 3 luglio 1947 che filmò la gente che sfollava e con l’edizione 633 del 13 agosto 1951, quando riemerse una prima volta ancora con i lavori di rialzamento della diga in corso. I due video sono in www.lanazione.it/lucca/cronaca/lago-di-vagli-1. Subito dopo la conclusione della 2a guerra mondiale ci abitavano in 146 e c’erano una dozzina di ragazzi e ragazze che frequentavano le prime quattro classi delle scuole elementari, per la 5a andavano a Vagli. 
Una delle ultime maestre fu Letizia Mariani che avrebbe poi sposato Mauro Lucchesi, lo stesso geometra che aveva preparato le indennità d’esproprio per i proprietari d’immobili e terreni ed avrebbe progettato e costruito le case dei “vaglini” a Gallicano, per conto di Selt Valdarno. Anche Don Guerrini, un prete trentenne, veniva da Vagli per dir messa nella piccola chiesa del 1590 a navata unica, abside rettangolare e volta a botte, dedicata a San Teodoro. 
Il medico condotto veniva invece da Careggine, il Comune. Molti lavoravano per la società elettrica ligure toscana SELT Valdarno, che già aveva in Garfagnana altre dighe e centrali idroelettriche, alcuni erano addetti alla costruzione di quella accanto al borgo che la guerra aveva fermato, altri lavoravano la terra, allevando animali e coltivando castagni, pochi altri commerciavano. Qualche tempo prima parecchi facevano i fabbri ferrai, utilizzando l’energia del torrente Edron e giacimenti ferrosi sul monte Tambura: una lontana provenienza lombardo bresciana dava cognome ai tanti Pellegrinotti ed -appunto- Bresciani. Gli affioramenti del paese dal lago, svuotato, hanno sempre fatto vedere l’ultima trentina di case più alcune dintorno ed il ponte a tre archi sull’Edron, i suoi argini, le recinzioni e la cappella del cimitero, che le correnti sott’acqua degradano sempre più. 
Ben si vede la chiesa, ancora con le coperture dell’abside ed il campanile alto, resistono i muri perimetrali delle case senza tetto che qualcuno aveva smontato per farne ancora materiale da costruzione: mezzo secolo di acque lasciano solo scheletri. Poca attenzione ricevettero gli abitanti, quando nel 1947, completata la diga in costruzione dal ‘41, furono allontanati: vecchi e bimbetti, tutti, sopra sarebbero arrivati più di 80 metri di acqua. I proprietari di immobili e terreni furono indennizzati e poterono scegliere dove andare ad abitare in case costruite dalla stessa Selt-Valdarno oppure acquistate, gli altri nulla. 
Fu una diaspora. Una delle tante famiglie Bresciani andò a Fornaci di Barga, qualcuno si trasferì in Svizzera ed in Australia, a Castelnuovo Garfagnana ed a Vagli, a pochi chilometri, i Giannecchini si trasferirono a Bolognana. Una delle famiglie Pellegrinotti anni prima era ritornata da San Paolo di Brasile: rientrati dall’emigrazione avevano costruito una bella grande casa accanto alla chiesa. Armida se ne andò a Pian della Rocca, Lola a Lucca: Dina, Pietro e Bernardino si trasferirono a Vergaia subito fuori dal lago, su verso Careggine. Le acque presero il posto delle due stanze di una casa Pellegrinotti sull’Edron, usate dalla Scuola elementare. Furono allagate quelle della trattoria gestita dai Bresciani, accanto al campanile e pure il mulino poco oltre il ponte sul torrente. 
Il ponte in pietra costituiva un attraversamento della strada Vandelli, abate ingegnere, realizzata ai tempi di Francesco III d’Este alla metà del ‘700, che collegava Modena con Massa traversando avventurosamente Appennino ed Apuane. A Gallicano, in quella che sarà via Traversa e poi della Repubblica a trecento metri dalla centrale idroelettrica, direttore dei lavori il geometra Lucchesi, furono iniziate a esser costruite fin dal 1944, ben in fila, quattro unifamiliari -piano terra e primo- ed una più grande casa quadrifamiliare. Si vedono bene in una foto d’epoca pubblicata nel librino fotografico di Daniele Saisi, Gallicano in Garfagnana nella prima metà del ‘900, sotto la chiesetta di Santa Maria in Panizza. Arrivarono più di una ventina di “vaglini”. 
Nella prima casa su via Giovanni Pascoli, verso la chiesetta di Santa Maria vennero a stare Luigi Bresciani e sua mamma Maria sopranominata “schioppo”. Nell’altra accanto Chiara Bresciani con le tre figlie Ettorina, Maria, Bice ed il figlio Domenico. Più giù vennero ad abitare Maria Pellegrinotti, Aldegonda madre di Maria, Laura e Laerte, poi Giuliano, Linda, i giovani Carlo ed Emma, Annunziata ed Antonio detto “tono”, Giovanni Ardelio. 
Nella grande ci stava anche America ovviamente chiamata “merica”. Nell’ultima casa della fila Domenico Geremia Gigli ed un’altra Pellegrinotti: Annunziata ed i figli Mario e Carlo. A molti di loro e tutti imparentati, la società elettrica aveva tolto il paese ma continuava ad offrire lavoro. A Gallicano dove in quegli anni ci abitavano non più di 1700 persone i “vaglini” erano il 2% ... un bel gruppo chiuso, isolato ai margini del paese verso nord est. Poi arrivò la contaminazione e negli anni successivi molti giovani misero su famiglia, taluni si spostarono anche per lavoro, altre sposarono gallicanesi. Nacquero Guido, Maurizio e Maria Luisa Simonini. Giuliana Saisi, Clara e Domenico Gigli. 
Con il cognome Pellegrinotti arrivarono Antonella, Lorenzo, Elisa, Floriano ed Ardelio Giovanni. Quest’ultimo ha fatto il consigliere comunale ed il Sindaco di Gallicano per 24 anni. Conosco Clara da quarantasei anni e siamo oramai sposati da quarant’uno. Sua zia Bice, una delle ultime ultraottantenni nate alla Fabbrica, ha dato mano con i nomi delle persone e memoria dei fatti, scusando le dimenticanze. 


Adolfo Moni - L'Aringo di Gallicano n. 9 marzo 2019

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