giovedì 11 marzo 2021

La Via Vandelli, l'autostrada appenninica del '700

La via Vandelli è un'antica strada commerciale e militare, realizzata a metà del XVIII secolo per collegare Modena (capitale dell'omonimo ducato) e Massa.La strada necessaria alla continuità politica e territoriale, alla logistica militare ed ai commerci fu fortemente voluta dal Duca Francesco III d'Este e collegava originariamente le città di Modena e Massa. Nel 1741 il Duca concluse il matrimonio del figlio Ercole con Maria Teresa Cybo-Malaspina, erede del Ducato di Massa, e così Modena acquistò l'ambìto sbocco al mare. 
Il Ducato di Modena e Reggio aveva infatti l'esigenza politica, tattica e strategica e commerciale di avere un accesso sicuro al mare, all'interno dei propri confini (corrispondenti grosso modo all'attuale provincia di Modena, Reggio Emilia, alla Garfagnana e alla fascia costiera di Massa e Carrara).
L'antica via Bibulca romana era nei fatti completamente inservibile e non recuperabile. 
Per questo motivo, l'abate ingegnere, geografo e matematico di corte Domenico Vandelli fu incaricato di concepire e disegnare un nuovo tracciato stradale che fosse all'avanguardia dei tempi e di dirigerne personalmente i lavori unitamente al Magistrato della Guerra del Ducato. 
La via Vandelli fu quindi così denominata proprio in onore del suo ideatore e costruttore. 
 


La strada ducale modenese rappresenta una sfida tecnica notevole per il suo tempo ed ha in sé numerose innovazioni. Percorre un ambiente montano ripido ed impervio attraverso l'Appennino e poi attraverso le Alpi Apuane, sulle pendici del Monte Tambura ove la strada raggiunge la sua quota maggiore a 1634 metri s.l.m. 

Passo Tambura

Per queste motivazioni Vandelli fu indotto a concepire nuove metodiche cartografiche che contenessero anche riferimenti altimetrici ad uso matematico. Introdusse quindi le linee di livello di quota costante: le isoipsae Vandellis. 
Questa innovazione permise una progettazione più attenta, precisa e la stesura di mappe più realistiche e ricche di informazioni utili al lettore. 
Al progettista dell'opera vennero posti anche dei vincoli costruttivi imperativi. Oltre ai costi contenuti, unitamente ai tempi brevi per la costruzione, la strada doveva richiedere una manutenzione minimale e poter permettere il passaggio di carriaggi pesanti, che trasportavano i materiali marmorei di estrazione locale, e concepita per durare nel tempo. Le pendenze dovevano essere tali da permettere il loro superamento. Un ulteriore vincolo era rappresentato dalla necessità che il tracciato non attraversasse mai lo Stato Pontificio, né la Repubblica di Lucca, né il Granducato di Toscana. Si doveva inoltre rispettare il criterio, già noto e fortemente sentito in passato, che le strade di grande traffico dovessero sempre evitare l'attraversamento dei centri abitati. 
Tutti questi fattori determinarono un costo rilevante per la sua realizzazione. 

La costruzione iniziò nel 1738 e nel 1751 la strada si poteva considerare conclusa. Tuttavia, nel seguito, per completare l'opera, lungo la strada vennero costruite stazioni di manutenzione e stazioni di sosta per il cambio e l'abbeveraggio dei cavalli, ostelli, piazzole per lo scarico ed il carico delle merci, guardine per i militi addetti al presidio ed al pagamento dei pedaggi, ecc. si era di fatto giunti ad avere la prima strada italiana carrozzabile logisticamente gestita che si inerpicava lungo i fianchi scoscesi delle montagne. La strada aveva numerose diramazioni che servivano per collegare piccole località, fabbriche, cave di pietra e di marmo e miniere di ferro. Una ampia piazzola ottenuta dall'intaglio della roccia, utile per la gestione logistica delle merci in transito e ubicata lungo il tratto massese del percorso, prende ancora il nome di Finestra Vandelli. 

Finestra Vandelli

Gli sbancamenti vennero realizzati facendo ampio uso di esplosivi, ed i tratti montani più difficoltosi o ripidi furono realizzati con murate di sassi posti a secco impiegando le tecniche innovative del Vandelli e la perizia delle maestranze specializzate piemontesi. I materiali da costruzione erano quindi riconducibili a quelli reperibili negli stessi luoghi, pietre e legname, a cui vennero aggiunte reti di ferro. Il tratto più critico era rappresentato dal Monte Tambura. Domenico Vandelli dovette progettare il percorso stradale mantenendo una ripidità accettabile ed una percorrenza agevole per i carriaggi. Nonostante la soluzione fosse ingegneristicamente molto valida, come dimostrato dal fatto che la strada è giunta sino a noi praticamente intatta, le problematiche ambientali legate soprattutto all'impiego nel periodo invernale ed alla neve, erano chiaramente insormontabili. La strada venne corredata da spallaggi nei tratti ripidi, di cippi stradali (Cippo Vandelli), da indicazioni dei centri abitati, da edicole che contenevano i libelli del tempo e da nicchie ricavate nella roccia con crocifissi sacri e con statuine votive della Madonna.

Tracciato storico 
La via Vandelli parte da Modena, con il tracciato del 1739, e da Sassuolo, con quello del 1751, e i due rami salgono in Appennino, l'uno verso Puianello e San Dalmazio, l'altro verso Serramazzoni. Ricongiungendosi per raggiungere Sant'Antonio quindi Pavullo nel Frignano. Costeggia la rupe del castello di Montecuccolo, che appartenne alla famiglia del celebre generale Raimondo Montecuccoli, rimane sul crinale attraversando Montecenere e Lama Mocogno e dopo un lungo tratto, ancora ben conservato, arriva a La Santona. Si sale poi verso l'Imbrancamento e il passo del Lagadello tra le valli del Dragone e dello Scoltenna, supera edifici storici come La Fabbrica, le tipiche capanne celtiche, emergenze naturali come il Sasso Tignoso e sale fino allo spartiacque tra Emilia e Toscana a San Pellegrino in Alpe. Superando il crinale a San Pellegrino in Alpe, la via procede vicino al dorso del monte Verrucchiella, una delle varie prominenze del lungo contrafforte che scende verso la valle del Serchio. Le mappe antiche rivelano che qui la via Vandelli propone addirittura due percorsi, l'uno alternativo all'altro, detti la Calda e la Fredda, da impegnare rispettivamente durante l'inverno e durante l'estate lasciando in mezzo la vetta della Verrucchiella. 
Un singolare e funzionale modo di intendere i cammini a seconda della loro esposizione ai venti, al gelo, alle nevi. Nel seguito la strada attraversa la Garfagnana. Da San Pellegrino in Alpe (1525 m s.l.m.) a Campori, Pieve Fosciana e Castelnuovo di Garfagnana quindi, dopo aver attraversato il fiume Serchio, risale la valle dell'Edron, fino al lago di Vagli e Vagli di Sopra, poi la valle di Arnetola e il duro passo della Tambura. Da qui (1.620 m s.l.m.) la strada scende in provincia di Massa-Carrara fino ad arrivare a Resceto, a Massa e giungere sino al Mare Tirreno. 

Arnetola

La strada nella sua distanza minima si svolgeva per più di 150 km. 
 Oggi la via Vandelli ha anche un percorso escursionistico, che differisce in parte da quello storico, che permette ai numerosi viandanti di percorrerla in sicurezza sia da Modena che da Sassuolo fino a Massa e al mar Tirreno.



Questa è la traccia del percorso escursionistico (per maggiori informazioni clicca qui)




Per approfondire:
www.viavandelli.com
viavandelli.blogspot.com
facebook.com/viaVandelli
instagram.com/viavandellimoms
twitter.com/viavandelli
flickr.com/viavandelli
youtube.com/c/ViaVandelli

#viavandelli
"Guida alla Via Vandelli" di Giulio Ferrari, Terre di Mezzo (2021)
"La Via Vandelli - Antica strada, nuovo cammino" di Giulio Ferrari, Edizioni Artestampa (2018)

gruppo FB "i viandanti della Via Vandelli"
https://www.facebook.com/groups/177709999470452/

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