venerdì 6 marzo 2015

Il devastante uragano in Garfagnana del 1829

8 ottobre 1829 - 5 marzo 2015: 186 anni dopo un altro devastante uragano.

Già da alcuni anni, non appena le previsioni «meteo» annunciano piogge estese e temporali, subito vengono allertate le protezioni civili, poiché puntualmente, soprattutto nei luoghi montani, si manifestano straripamenti e frane. Ma non di rado assistiamo anche a veri e propri cataclismi idrogeologici, che, travolgendo tutto al loro passaggio, non risparmiano nemmeno i grandi centri urbani, attraversati o meno da torrenti o fiumi. 

Un castagneto Garfagnino
La colpa viene sistematicamente attribuita all’incuria e al modo insensato del nostro vivere quotidiano, che sempre più ha portato al disboscamento selvaggio, alla intensa cementificazione e all’inquinamento atmosferico, con la conseguente accelerazione dei mutamenti climatici. 
Che l’odierna attività umana abbia contribuito in maniera determinante ad originare queste catastrofiche tempeste, non ci sono dubbi, però è altrettanto vero che le bizzarrie del tempo si manifestavano già ancor prima che l’uomo intervenisse così massicciamente sul nostro delicatissimo ecosistema. 
Prova evidente ne è il potente uragano che, nella prima metà dell’ottocento, si abbatté con violenza inaudita su una vasta area della Garfagnana. Riferiscono infatti alcuni documenti presenti nell’archivio storico del comune di Castelnuovo, che, nella notte tra il 7 e l’8 ottobre 1829, un gran temporale «col diluvio d’acqua e furia di vento», fece grandi disastri in ben nove comuni della nostra provincia. 
I danni furono di varia natura: tetti scoperchiati, strade interrotte per frane, paesi allagati e così via, ma l’uragano infierì soprattutto sulle selve poste a media altezza, sradicando, troncando e rendendo infruttiferi un numero elevatissimo di castagni, giovani e vetusti. 
Allora gran parte dell’alimentazione era costituita dal frutto di queste nobili piante, pertanto è facile immaginare le conseguenze che tale flagello ebbe specialmente sulla popolazione meno abbiente. Quindi, per ovviare almeno in parte ai disagi causati da questo calamitoso evento, gli amministratori dei comuni interessati chiesero immediatamente aiuto al governatore della Garfagnana estense, Torello, il quale però, non avendo sufficiente autorità per agire in prima persona, indirizzò tutte le suppliche al «Munifico» duca Francesco IV di Modena. 
Tutto quello che il Duca poté concedere nell’immediato, fu soltanto una leggera riduzione della tassa prediale, nonché autorizzare i primi cittadini a liberalizzare la vendemmia che, in quel tempo, era rigidamente regolamentata in base alla maturazione delle uve: «Attesa la stravaganza della stagione si rilascia in libertà i proprietari e i coloni di vendemmiare le uve già compromesse, a loro beneplacito». 
Ovviamente questi palliativi non risolsero la crisi, che, a conti fatti, era molto più grave di quello che era apparsa a prima vista. Per la verità Francesco IV si era subito attivato per ovviare almeno ai pubblici disagi: ripristinò le strade e intervenne sulle frane, ma le selve, appartenendo tutte a privati cittadini, non rientrarono negli ordinari interventi governativi. 
Quindi ai possessori dei castagneti non rimase che affidarsi al buon cuore del Duca, il quale, nonostante «lo stato di calamità naturale» invocato dal Governatore, non fu così solerte come avrebbe dovuto. Prima che il «Magnanimo Principe» avesse preso una decisione e che venissero svolte tutte le pratiche burocratiche, passarono più di due anni e soltanto il 19 maggio 1832, il Governatore poté annunciare, alle «comunità supplicanti», la benevola decisione di Francesco IV: «Ultimate le verificazioni, che occorreranno, potrà finalmente aver luogo il riparto di Italiane lire 3000 che S.A.R. l’Augusto nostro Sovrano si è degnato di accordare a titolo di sussidio ai più danneggiati nei castagneti in questa Provincia dall’uragano del 7 all’8 ottobre 1829. 
Il riparto è fatto in ragione della quantità delle piante atterrate nei nove comuni della Provincia». Purtroppo i documenti da noi consultati, non forniscono i nomi dei comuni interessati e nemmeno l’intensità distruttiva che ognuno di questi aveva subito. 
Ma nel totale, le piante abbattute, ascendevano alla ragguardevole cifra di ben 22.334 unità. Per quanto riguarda invece la comunità di Castelnuovo, in virtù di alcuni elenchi minuziosamente redatti dai consiglieri sezionali, conosciamo tutti i nomi dei proprietari, «che soffrirono i danni dell’atterramento», e le relative quote di indennizzo (dati che però omettiamo per ragioni di spazio), nonché il numero delle piante sinistrate, suddivise per frazioni. Fra queste la più danneggiata fu quella di Colle, con 1339 castagni divelti dalle radici, seguita da Gragnanella con 934, Stazzana con 261, Rontano con 144, Cerretoli con 128, Antisciana con 78, Monterotondo con 64, località S. Carlo con 47 e Palleroso con 17, per un totale di 3012 piante, più 666 presenti nella comunità di Pieve Fosciana, che in quel tempo, come è noto, era stata aggregata al capoluogo della Garfagnana, in conseguenza dei moti rivoluzionari del ’31. 
Il risarcimento per il territorio castelnuovese fu di lire italiane 494,02 essendo stato fissato, il valore di ogni singola pianta perduta, in lire italiane 0,13432 (una lira italiana equivaleva allora a due lire modenesi). Si trattò di un modesto risarcimento che consentì appena ai vari proprietari di ripulire le selve dai castagni divelti, lasciando ancor più nelle ristrettezze la povera gente che, per molti anni, pagò con grandi rincari la farina di castagne. 
Scriveva il consigliere di Colle, Giuseppe Cecchini, nel consegnare al Podestà di Castelnuovo l’elenco degli alberi abbattuti dalla insolita tempesta: «Nelle selve rammentate del benefizio Parrocchiale di questa piccola comunità, la quale è ora ridotta povera e miserabile, avendo nelle castagne la maggiore entrata, sono state svelte dalle radici le piante più vigorose collocate nei migliori fondi del paese».

Articolo di Guido Rossi tratto dal Corriere di Garfagnana del maggio 2012

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