venerdì 4 novembre 2016

Bolognana: la nuova "passerella" inaugurata nell'agosto del 1942

 
Ogni uomo, ogni paese vive storie buone e cattive, partecipa ad eventi positivi e negativi: la nuova passerella è stata sicuramente tra le prime. Collegava le due rive del Serchio tra Bolognana e Fornaci di Barga, proprio all’altezza della stazione ferroviaria ed un par di botteghe per il mangiare e si può usare il tempo passato perchè solo dal 2001 è stata sostituita da un nuovo ponte.
Racconta l’ultranovantenne Renzo che “ancor prima della SMI degli Orlando che si insediò a Fornaci nel 1915, funzionava una barca con corda per tirarla ... era un servizio su prenotazione che teneva mia nonna Nicolina Cecconi, che stava giù verso l’argine ... tutti la chiamavano Nicolà. Ricordo che quelli che arrivavano dall’altra parte e traghettavano verso Bolognana ... venivano chiamati fiorentini, forse perchè i barghigiani avevano a che fare con Firenze”. Anche a Turritecava c’era un altro servizio di barca per passare il fiume verso Ponte all’Ania. Poi venne costruita una passerella con due ripide discese dalle sponde che erano abbastanza alte sull’acqua e tra due piloni c’era un impiantito di legno su cavi d’acciaio, largo un paio di metri: ci sono ancora foto d’epoca nel circolo di paese e bar pasticceria proprio in corrispondenza della scesa e che non poteva non chiamarsi “la passerella”. “... ogni volta che veniva la piena la portava via e c’era bisogno da ricomodàlla: la passerella era stata commissionata alla ditta Egeo Lazzerini di Gallicano”.
Nell’agosto del 1942 - proprio in mezzo alla guerra che a quell’epoca però era parecchio lontana - una nuova passarella in cemento armato, alta sull’acqua e larga quanto serviva per il passaggio delle auto, fu fatta costruire dagli Orlando, quasi in senso di rispetto e sicuramente per aiuto ai tanti che lavoravano alla Metallurgica e che ogni giorno ci arrivavano a piedi ed in bicicletta.
Solo di Bolognana la usavano quasi in dugento, ci lavoravano intere famiglie” dice il Poli, all’epoca diciannovenne e così dà senso al rapporto che il paese - ed anche Gallicano, Vallico e Cardoso per citare i più vicini - ha sempre avuto con la Metallurgica. “Anche il mì babbo lavorava alla SMI, era stato alpino nella prima guerra mondiale ed anche la mamma Elena ci aveva lavorato, ma da militarizzata durante la guerra, quando servivano le donne; io ci sono entrato per la prima volta nel ‘35 a dodici anni, poi fui mandato via perche non si poteva lavorare sotto i quattordici. Ci tornai nel 1937: fino alla pensione sono entrato ben sei volte in quella fabbrica ma ho lavorato anche all’Arsenale a San Pietro in Campo”.
Anche se non lo dice apertamente, probabilmente perchè non era del tutto coerente con i dettami politico sindacali richiesti. La passerella fu spesso bombardata dagli alleati, ma mai presa in pieno e distrutta, mentre era stato più facile abbattere i capannoni della fabbrica, come avvenne la sera del 29 settembre 1944. Solo i tedeschi, in una delle loro due ritirate verso l’alta Garfagnana, la minarono e la buttarono giù: “era il 1 ottobre 1944”, poi una campata fu distrutta anche dagli americani durante una controffensiva tedesca.
Del resto anche la centrale idroelettrica della SELT Valdarno ed un magazzino di polvere nera della SIPE, nel paese di Gallicano, furono minati dai tedeschi e danneggiati il 28 o 29 settembre. Le parti ricostruite in legno rimasero fino al 1950, quando la Provincia di Lucca le rispristinò: ricostruita quasi larga come prima, tanto che ci passavano solo le macchine più piccole e non certo i camion, la “passerella” è rimasta in uso fino al 2001, quando è arrivata la versione attuale. Ma questa è un’altra storia, contemporanea.
 
Articolo di Adolfo Moni tratto da L'Aringo - Il Giornale di Gallicano

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