martedì 26 aprile 2016

Vicini un milione di miglia - Carlo Mannocci

Un caro saluto a Carlo, lettore abituale del mio blog.

Articolo tratto da "L'Aringo, Il giornale di Gallicano", di Claudia Ponziani

“Ricordo ancora il profumo della focaccia cotta a legna, la prima, quella che serviva a vedere se il forno era caldo. Il sapore che si scioglieva in bocca, la macelleria in piazza, le acciughe marinate in un cantuccio di pane”. Carlo
 
 
Carlo Mannocci è in seconda elementare quando la famiglia si trasferisce da Lucca in provincia, a Gallicano. Siamo nei primi anni Quaranta e il padre Romeo lavora nel panificio “Corti” del paese.
Carlo, da tutti conosciuto come “il Carlo del Romeo”, assieme ai fratelli Lina e Giulio abita nella casa davanti al comune, saltata poi in aria con la ritirata del Natale del 1944.
La madre lavora negli stabilimenti della Società Metallurgica Italiana. La guerra finisce e gli anni trascorrono con la leggerezza dell’adolescenza, tra versioni di greco e qualche batticuore.
Il giovane si diploma al liceo classico di Barga e saluta tutti salendo su una nave diretta nel Nuovo Mondo, per inseguire l’amore. Si chiama Lillian, e Carlo l’ha conosciuta a Gallicano.
Negli States, in Rhode Island, lavora in una fabbrica con i parenti di colei che nel frattempo è divenuta sua moglie, e frequenta una scuola serale d’inglese.
Anche nella lontana America le giornate possono diventare routine conosciute, solo nella lontana America a spezzare i ritmi quotidiani intervengono occasioni inaspettate. Per Carlo quell’occasione si chiama “esercito”.
Nel 1955 inizia il militare, dodici mesi dopo, con la U.S. Army, si trasferirà a Verona, dove presterà servizio per dieci anni. Seguiranno significative esperienze lavorative: al Pentagono, per il Ministero della Difesa in Thailandia, a Berlino (erano gli anni del Muro e Carlo rilasciava permessi per andare a Berlino Est)… Un anno di guerra in Vietnam, ventitré di servizio militare e tantissimi viaggi, per lavoro prima, come turista poi. Carlo ha visitato 48 dei 50 stati americani e nel 2014 ha raggiunto il traguardo di un milione di miglia (ben 1.600.000 chilometri!) con la United Airlines.
Oggi vive a Salem, in Oregon, uno stato con quattro milioni di abitanti ed esteso quasi come l’Italia. Sono gli anni della pensione e l’Oregon offre un clima ideale, spazi immensi.
Non ha figli, ma la moglie Shirley ne ha tre - tutti e tre innamorati di Gallicano -, così Carlo dal 2013 è bisnonno di una bellissima bambina di nome Aria (nella foto).
Carlo fa parte dell’Associazione Toscana dell’Oregon da lui fondata nel 1996, è stato coordinatore delle Associazioni Toscane dell’America del Nord e console onorario dell’Oregon per cinque anni.
Ha persino ricevuto l’onorificenza di commendatore dal Presidente della Repubblica. Nel tempo ha organizzato tour nella nostra regione con tappa obbligata nell’adorato paese di Gallicano (dove tra l’altro vive ancora la sorella) per un pranzo all’Eliseo, una visita alle bellezze locali.
Dei fatti di provincia Carlo legge abitualmente le notizie su Facebook, sul blog di Daniele Saisi, e anche sul nostro giornale.
Tutto testimonia un solido legame con le proprie origini. Le immagini degli anni di gioventù sono ancora impresse nella sua mente, e Carlo ricorda in particolare due episodi in cui ha provato un’emozione fortissima per il vederle riaffiorare.
«Mi trovavo a Melbourne, in Australia, quale membro di una delegazione della Regione Toscana in occasione dell’anniversario del club toscano locale - racconta Carlo in webcam -. Quando fu annunciato il mio nome e mi alzai, cinque miei vecchi compaesani corsero al tavolo in cui ero seduto per salutarmi affettuosamente con le lacrime agli occhi.
Simile scenario qualche anno dopo a Montreal, Canada, dove un gallicanese che conoscevo da ragazzo venne ad abbracciarmi...
Come dice il detto - prosegue Carlo -, se bevi l’acqua delle due fontanine di San Rocco (in piazza Vittorio Emanuele II, n.d.r.) torni sempre a Gallicano.
Cosa significa vivere in paese per me? Significa sentirsi in famiglia, in paradiso».
La nostra chiacchierata su Skype sta per terminare. Ci separano migliaia di chilometri e un fuso orario di nove ore. A Salem è mezzogiorno e dalla finestra dello studio di Carlo si intravede una serra colorata di limoni.
 
Claudia Ponziani - L'Aringo n. 5 - Marzo 2016

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