giovedì 23 febbraio 2017

Febo Donini - Il ricordo di un maestro dal cuore in musica

Dire Maestro Donini significa principalmente musica, cori e sentire sicuramente canticchiare note di canzoni da lui composte: canzoni appassionate o allegramente ritmate, canzoni canticchiate da chi l’ha conosciuto e ne ha conservato il ricordo da scolaro, da amico o da corista.
Dal ricordo musicale a quello della sua immagine: un uomo alto, asciutto, un po’ curvo che dietro a spesse lenti, segue i suoi ragazzi, o meglio le loro voci, con il braccio destro teso, accompagnato da un lungo e ben deciso indice che indica l’inizio o il termine di un brano musicale.
Era esigente? Sì. E rigoroso. Rimproverava errori di distrazione, di stonatura e di ortografia. Ma tutto finiva bene: si concludeva lì, a scuola, sempre con un sorriso o con una battuta e spesso con simpatici sermoni di correzione. Così era il Febo, così lo ricordano i suoi allievi e chi l’ha conosciuto e avvicinato. Non è difficile, in circostanze di raduni e feste paesane sentire rievocare il Maestro Donini e ricordarlo cantando l’amore che aveva insegnato per la nostra terra, per i nostri monti, per la sua bellezza e anche per quella delle sue donne, come espresso nelle sue note.

…… La valle smeraldina,
un sogno par, un sogno par,
la valle tace, ascolta, ricorda
un’altra volta, la tua canzon,
la tua canzon…

Un maestro di scuola e un maestro di musica, come attestano i meriti che è doveroso ricordare: Corso residenziale per dirigenti Centri di lettura, istituito dal Ministero della Pubblica Istruzione; Corso residenziale di aggiornamento per l’insegnamento della musica e del canto (Roma)… e come non ricordare la vittoria del “ Microfono d’argento assegnato al M° Febo dalla R.A.I ?

Così lo ricordano due colleghe: Alma e Duse

Fonte: L'Aringo - Il giornale di Gallicano n. 7 settembre 2016

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lunedì 20 febbraio 2017

Il Palio di Cardoso

La passione per la competizione, con sfottò e politiche annesse, è da sempre un elemento caratteristico degli abitanti di Gallicano, tanto da portare, in epoche ben note, alla nascita del Palio di San Jacopo. Mentre in via Cavour si vedevano le prime sfilate dei carri, questo sentimento si insinuava anche negli animi degli abitanti delle frazioni vicine.
Cardoso, ad esempio, seppur costituito da un abitato apparentemente uniforme, è da sempre diviso in zone ben distinte: Colle, sul versante che si affaccia sulla Valle di Turritecava; Borgo, la via con la chiesina di San Rocco; Grabbia, la piazza di arrivo dalla strada comunale; Sperone, dall’omonima via; Figarello, la parte alta al centro del paese; Foce, ai piedi dell’aringo.
Già negli anni ‘70 i paesani facevano a gara per abbellire il proprio rione con fiori e piante, dando vita nel tempo ad una vera e propria competizione: i Rioni Fioriti, che vedevano come trofeo una targa da affiggere lungo la via centrale del vincitore. La gara è poi stata riproposta a fine anni ‘90 per l’ apertura di una manifestazione più articolata: il Palio di Cardoso, organizzato dal comitato paesano, vedeva ogni rione schierare i propri abitanti per difendere i propri colori in diverse prove.
Ai rioni del paese si era aggiunta la Campagna, comprendente tutto il territorio della parrocchia esterno al paese, ed in particolare gli abitati di Busdagno, Turritecava, Colle Acinaia e Campi.
Le gare si aprivano a luglio e si concludevano ad agosto con la Gara delle Torte, a chiusura della Festa del Villeggiante, una cena in onore dei numerosi emigrati cardosini che trascorrevano l’estate al paese natio.
Il Palio si componeva di alcune prove fisse, come il Burraco under 21, il tiro alla fune, la gara di pesca, il Tappin Tour, dove si doveva far fare il giro del paese ad un tappo di bottiglia a suon di “biscotti”, e l’attesissimo torneo di calcetto, oltre a prove inserite o cancellate nel corso degli anni, come il torneo di freccette e la caccia al tesoro.
Tutti i partecipanti dovevano abitare nel rione per cui gareggiavano, oppure avere qui parenti stretti o fidanzati, ma erano ammessi anche i “villeggianti” e, per il solo calcetto, pochi “stranieri”.
Col tempo, però, l’entusiasmo dell’organizzazione si è spento, e del Palio rimane solo il cencio, che fa il giro del paese in occasione della Triennale. E rimane qualche amore, nato per finta con lo scopo di far partecipare il fidanzato al calcetto ed arrivato, per davvero, fino all’altare.
Mirko Monti
Fonte: L'Aringo - Il giornale di Gallicano n. 6 - giugno 2016

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venerdì 17 febbraio 2017

Speleogita "Tana che Urla"

Un viaggio al centro della terra per tutti 
Domenica 26 febbraio escursione in Tana che Urla a Fornovolasco


perché, accostando l’orecchio alla bocca della medesima, s’ode sempre un certo oscuro strepito, o lontano rimbombo, a guisa d’uomo, che colà gridi, ed urli” è così che Antonio Vallisneri, padre della speleologia, battezza una delle grotte da sempre più visitate della Garfagnana per il rombo dell’acqua che sgorga e fluisce in cascate al suo interno, e alimenta poi il torrente Turrite.
 
 
Domenica 26 febbraio tutti potranno partecipare a un'affascinante "viaggio al centro della terra", nel cuore delle Apuane, alla scoperta degli ambienti sotterranei più suggestivi accompagnati dagli speleologi dello Speleoclub Garfagnana.
Tana che Urla è una cavità carsica che si apre ai piedi del Monte Forato a 615 m s.l.m. poco sopra l’abitato di Fornovolasco. Il costante ed incessante lavoro dell’acqua ha disciolto il grezzone (dolomia) creando una galleria freatica pressoché orizzontale di 400 m di lunghezza, con un dislivello di 48 metri.
La disponibilità degli speleologi che vi accompagneranno vi permetterà di provare l'esperienza di un’escursione in una grotta non attrezzata turisticamente con percorsi facilitati, ma in un ambiente naturale con il solo utilizzo di casco, lampada frontale, imbraco e corde.
L'escursione è aperta a tutti e NON E' RICHIESTA ALCUNA ESPERIENZA: è sufficiente la volontà di mettersi alla prova ed essere in buona forma fisica.
Dopo un breve avvicinamento, entreremo in grotta da un piccolo ingresso per vedere una prima sala, percorsa dal torrente e dalla cascata il cui rumore dà il nome all’antro.
La grotta è ricca di concrezioni calcaree cristalline, con colorazioni che vanno da trasparenti a scure. Proseguendo troveremo una diramazione che conduce alla sala del silenzio, ricca di concrezioni fango e detriti depositati dalle piene del torrente.
Risalendo invece il torrente si arriva al termine del nostro percorso: un lago dov’è possibile vedere la sagola che guida gli speleosub nel sifone. Il programma della giornata è il seguente: ritrovo alle ore 9.00 in P.za della Posta a Gallicano.
Parcheggiate le auto, ci vestiremo degli attrezzi speleo e imboccheremo il sentiero che in breve ci porterà all’ingresso. Pranzo al sacco. Rientro in serata.
Occorre equipaggiarsi con vestiario comodo, caldo (ad es. pile o lana, assolutamente da evitare indumenti di cotone - in grotta c'è umido e circa 10°C) e di poco conto; chi ce l’ha, può indossare una tuta da meccanico sopra ai vestiti; ai piedi calzettoni caldi e scarpe antiscivolo (scarpe da trekking o stivali in gomma con suola scolpita), alle mani guanti a perdere (es. per lavare i piatti o da lavoro).
È sempre necessario lasciare in auto un ricambio completo di scarpe e mutande.
L’escursione a Tana che Urla è aperta a tutti. La quota di partecipazione per i Soci CAI è di 10 €, per i non soci di 15 €. La quota comprende il noleggio dell’attrezzatura speleologica e la copertura assicurativa giornaliera per i non soci.
Per partecipare alla speleogita è obbligatorio prenotarsi contattando gli organizzatori entro Mercoledì 22 febbraio comunicando nome, cognome, data di nascita e CF al fine di attivare l’assicurazione.
Per altre informazioni sull’abbigliamento, sul programma, dubbi e curiosità contattateci. Informazioni e prenotazioni: speleo.garfagnana@alice.it – Giulio 349/0535414 - Stefano 328/9636222 – Sezione CAI Castelnuovo di Garfagnana.
Questa grotta, facile da visitare, rappresenta un ottimo inizio per coloro che vogliono avvicinarsi al mondo della speleologia.
Con l’augurio che questa Tana, in cui il Vallisneri fece le osservazioni scientifiche che lo portarono per primo a modellizzare il ciclo perenne delle acque e lo Spallanzani condusse i primi studi di idrogeologia, veda anche i primi passi della vostra carriera di speleologi.

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giovedì 16 febbraio 2017

mercoledì 15 febbraio 2017

Alpi Apuane con il drone


Il Parco Regionale delle Api Apuane è situato nella parte nord della Toscana.
Conosciuto in tutto mondo per il marmo,dal quale Michelangelo realizzo le sue opere più belle il "David e La Pietà".  Il termine "alpi", è un appellativo datogli per descrivere ogni montagna spigolosa e impervia, difficile da scalare. Nonostante la loro altezza non raggiunga i 2000 m, queste montagne non vanno sottovalutate, ma sempre prese con un occhio di rigurado!
Rispetto alle sorelle maggiori "alpi e dolomiti " hanno una roccia che non è affidabile in alcuni punti, bisogna valutare sempre bene dove mettere le mani, ma appena raggiungi la vetta ogni fatica è ripagata dallo splendore che ti si presenta davanti. 
Emozioni uniche sono assicurate agli esploratori che si incamminano su queste vette!

Video di Francesco Buggea

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martedì 14 febbraio 2017

Il fagiolo fico di Gallicano

 
Un giorno di maggio del 2002 trovandomi presso la sede della Misericordia di Gallicano, sentii alcuni volontari di turno che parlavano di seminare fagioli, tra questi il signor Giuliano Bertolotti di Gallicano discuteva sulla semina del fagiolo fico.
Incuriosito domandai che varietà di fagiolo fosse. Mi spiegò che era un fagiolo storico di Gallicano, conosciuto solo nel paese e allora gli chiesi se poteva darmi un poco di fagioli per seminare presso il centro “La Piana” di Camporgiano, dove era in atto la nascita del centro di recupero del germoplasma frutticolo e orticolo della Regione Toscana, gestito allora dalla Comunità Montana della Garfagnana.
Gentilmente mi fu data una manciata di questi fagioli che furono seminati subito, con grande interesse, presso il centro. I fagioli raccolti a fine stagione, furono mantenuti per la semina del 2003.
Ma l’anno 2003 fu un anno storico di grande siccità e questo fagiolo rischiò la scomparsa, infatti ne furono raccolti pochi semi sia nel vivaio La Piana che nei pochi orti di Gallicano.
Cominciai a chiedere ad alcuni anziani contadini del paese se lo coltivavano e con grande stupore scoprii, oltre le sue grandi qualità organolettiche, il suo utilizzo e soprattutto le sue origini.
Il signor Enrico Puppa mi raccontò che questo fagiolo era arrivato dall’America portato da Micheli Vincenzo al suo rientro in Italia, nascondendo cinque di questi fagioli all’interno del nastro del suo cappello. Successivamente ci fu la conferma dalla signora Claudia Da Prato che mi raccontò la stessa storia, essendo il sopracitato suo parente di famiglia.
 
Nella sua descrizione dice: “Micheli Vincenzo, nato a Gallicano nel 1863, ancora giovane parte per l’America per far fortuna e va in California a lavorare. Quando torna in Italia dagli Stati Uniti nel 1889 decide di portare dei semi a casa, ma non essendo permesso, nasconde una manciata di fagioli cuciti nel nastro di raso del suo cappello.
Il fagiolo fico, proprio per la sua unicità, non essendo presente in nessuna altra parte d’Italia, verso la fine degli anni 2000, fu iscritto nell’albo regionale sulla tutela e conservazione delle varietà locali (L.R. Toscana n° 64 del 16/114/2004), con la denominazione di “Fagiolo fico di Gallicano” e conservato, grazie ai coltivatori custodi, nella Banca regionale del Germoplasma di Camporgiano in gestione oggi all’Unione Comuni Garfagnana.
Pianta rampicante molto vigorosa, a fioritura tardiva e maturazione scalare da luglio fino a settembre, il fagiolo fico ha caratteristiche organolettiche veramente eccellenti: presenta una buccia molto delicata, una pasta morbida ma consistente, un sapore molto caratterizzato.
Come fagiolo in erba è ottimo in umido, oppure semplicemente lessato e condito; come fagiolo secco può essere usato nei passati così come lessato e condito.
Una particolarità di questo fagiolo è che quando viene lessato fresco emana nell’aria un profumo di fichi da cui deriva il nome assegnatogli. Coltivato in pochissimi orti familiari nel Comune di Gallicano in Garfagnana, è a rischio di erosione.
Fagiolo conosciuto da tutti i gallicanesi, si mangia, lessato in erba, con le nostre mitiche focacce leve.
 
Ivo Poli
 
Fonte: L'Aringo - Il giornale di Gallicano n. 5 marzo 2016

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venerdì 10 febbraio 2017

Dopo oltre 3 anni è stato ripristinato "lo Stendino"

Sono contento di comunicare a tutti i bikers che "lo stendino", dopo l'alluvione dell'ottobre del 2013, è stato ripristinato grazie al duro lavoro dei ragazzi del "Trassilico Bike Park".


Un giro corto ma molto impegnativo, sia in salita che in discesa, di 12,5 chilometri e 470 metri di dislivello positivo. 

Partiamo da Gallicano e seguendo il fluviale "Alessandro Valentini" raggiungiamo Le Crocette.
Proseguiamo per 100 metri direzione Trassilico per poi svoltare a destra per l'allevamento di trote "la Yara". Dopo aver passato l’abitato di Panicaglia (versante Gallicano) svoltiamo a destra, superiamo un canale e dopo poco arriviamo ad un bel ponte medievale che attraversiamo. 
Proseguiamo la salita fino ad intercettare la SP 59, svoltiamo a destra e dopo circa 1 chilometro a sinistra. Qui inizia una dura salita (asfaltata) con una pendenza media del 14% che ci porta in poco più di 1 chilometro all'Eremo di Calomini. 


Al parcheggio dell'Eremo imbocchiamo la sterrata che troviamo sulla destra e dopo circa 200 metri svoltiamo a sinistra: 2 chilometri di dura salita con pendenze superiori anche del 20% ci portano a Calomini. 






A Calomini imbocchiamo lo "stendino", sentiero inagibile dall'ottobre del 2013 e ripristinato in queste ultime settimane dai ragazzi del "Trassilico Bike Park".
Il "nuovo" stendino, 1800 metri di discesa adatta soprattutto ai bikers enduristi più esperti, è molto più difficile rispetto all'originario perchè per aggirare alcune frane è stato necessario individuare nuovi tracciati. 






Alla fine della discesa, in località Rio Folle, svoltiamo a sinistra e rientriamo a Gallicano.

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Nuova spedizione per Amatrice

Un'altra prova di umanità, che visto il successo della passata iniziativa, è destinata a confermare il grande cuore dei gallicanesi. La Protezione Civile di Gallicano, dopo la "spedizione umanitaria" che il 7 gennaio scorso ha portato ad Amatrice quattro mezzi pieni di generi di prima necessità per i cittadini e gli animali delle zone terremotate, sarà ancora in prima linea per questo tipo di iniziative.
Da oggi e fino a domenica sera, infatti, sarà allestita una nuova raccolta di fondi e beni di prima necessità, quali uova, pasta e riso, tonno, legumi, passata di pomodoro, salviette umidificate, olio, per continuare ad aiutare la popolazione delle frazioni del Comune di Amatrice. «Avevamo promesso che i riflettori non si sarebbero spenti, orbene il progetto continua - sostengono i volontari del sodalizio di Via Serchio - anche perché quella popolazione ha ancora bisogno del nostro, ma soprattutto del vostro aiuto». Il punto di raccolta sarà l'ipermercato Conad sulla fondovalle, ma anche la base della Protezione Civile potrà essere il centro di stoccaggio degli aiuti, necessari agli abitanti di Amatrice per ritrovare una parvenza di normalità.
I riflettori dei grandi media si sono un po’ spenti, ma l'emergenza resta. «Si ringraziano tutte quelle persone che hanno contribuito, con la loro generosità, a donare i primi aiuti alla popolazione di Capricchia di Amatrice.
Siamo disponibili a fornire ogni tipo di informazione e assistenza, e confidiamo di ripetere il successo del mese scorso». Si attendono anche aiuti importanti da parte di aziende della zona, perché di fatto il bisogno è tanto. E si stanno organizzando anche iniziative parallele come lotterie e cene sociali, che porteranno ulteriori fondi da usare per l'acquisto di generi di prima necessità.
Nel weekend dell'11 e 12 febbraio prossimi, partiranno dei mezzi dalla sede della Protezione Civile di Gallicano alla volta di Capricchia, una frazione che paradossalmente nel post terremoto ha aumentato il suo numero di abitanti da 15 a 22, avendo accolto anche molte persone provenienti dal capoluogo. Ora nella frazione ad attendere gli uomini della Protezione Civile ci saranno i volontari delle varie associazioni umanitarie che si stanno alternando per dare sollievo ad una popolazione che ha perso tutto, la casa e anche molti cari, ma che non potrà mai perdere la dignità.
 
 
Fonte: Il Tirreno - Nicola Bellanova

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giovedì 9 febbraio 2017

Il mio 42° compleanno


Vi presento una persona! 
Oggi è il suo compleanno e compie 42 anni. 
È molto bravo, gentile, simpatico e divertente! Insomma è il mio papy! 
Lui è molto forte e quando io e mia sorella gli diciamo che non lo è lui ci fa salire sopra le sue spalle mentre ci trasporta da un posto all'altro. Lui è gallicanese doc, tifa la Juve e il rione Monticello. 
Gli piace molto guardare la partita mangiando i pop corn e quando si vince tirarli su per aria! 
Cucina bene le focacce leve e le crisciolette; quando viene Camilla le mangiamo bevendo la spuma e sono eccezionali! 
Io mi diverto molto con lui e quando mi racconta le barzellette, non ne parliamo! 
Soffre molto il solletico, e dicono tutti che ci assomigliamo. 
T.v.b. la tua Vitto 

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Il vecchio cimitero di Gallicano del'ottocento

Mi è piaciuto un sacco l'articolo uscito a dicembre su L'Aringo scritto da Silvia Lucchesi, intitolato "Una chiacchierata con Don Fiorenzo", sul vecchio cimitero di Gallicano. Consiglio a tutti, soprattutto a quelli di Gallicano, di leggerlo.


Il primo novembre, dopo la messa celebrata in San Jacopo, il nostro Parroco, Don Fiorenzo Toti, ha accompagnato i fedeli nell’antistante cimitero monumentale per la benedizione delle tombe, in vista della giornata dedicata ai morti. il Sacerdote, prima del rito, ha raccontato brevemente la storia del vecchio Campo Santo, ed ha concluso dicendo: “e poi ce ne sarebbero di cose da dire..”.
Al termine della cerimonia ho passeggiato tra le vecchie lapidi ed è stato come leggere una nostrana antologia di Spoon River. Infatti le iscrizioni funebri dell’ottocento, a differenza di quelle moderne, riportano molte informazioni sulla vita e la morte delle persone sepolte, così ho scoperto di un Avvocato Ludovico Pinocci e di un certo Pietro Gasparri che lasciò cospicue somme a quaranta famiglie bisognose e donò molti beni alla Misericordia che ne fece un’asta.
É stato come viaggiare indietro nel tempo in un posto ben tenuto. Mi è stato riferito che Sauro Simonini, nel suo tempo libero, lavora alacremente per restaurare le vecchie lapidi e per ricostruire gli alberi genealogici di Gallicano. Alla fine della mia visita, le parole di Don Fiorenzo: ”ce ne sarebbero di cose da dire”, mi continuavano a girare nella testa. Quindi, qualche giorno dopo, ho chiamato in canonica, ho spiegato al parroco le mie curiosità ed egli è stato molto disponibile e mi ha ricevuto, nonostante i numerosi impegni, nella pausa pranzo. Non so cosa mi aspettassi dall’incontro ma è andato al di là delle mie più rosee aspettative. Non sapevo bene da che parte iniziare perché la mia conoscenza dell’argomento era prossima allo zero, ma non c‘è stato bisogno di fare domande.
Don Fiorenzo ha iniziato a parlare a ruota libera di usanze e tempi che furono e mi ha catapultato in un epoca lontana. Proverò a riassumere al meglio quello che ho appreso.


 
Il cimitero Monumentale fu edificato a seguito del famoso “Editto di Saint Cloud” del 1804, promulgato da Napoleone Bonaparte e recepito anche in Italia.
Questa legge, tra le altre cose, imponeva di spostare le sepolture al di fuori del perimetro urbano, e, di conseguenza dalle Chiese. La motivazione era di tipo igenico-sanitaria. Così anche Gallicano non poté che obbedire al famoso Generale Francese e spostò le sue sepolture nel terreno che si trovava vicino alla Chiesa.
L’appezzamento in questione era già da anni della parrocchia, in realtà pare fosse stato donato dalla vicaria già nel 1588, ma fino agli inizi dell’800 utilizzato principalmente, per scopi agricoli.
Ho trovato documenti che fanno risalire la richiesta di costruzione di un cimitero su quel terreno già nel 1662, ma dai registri parrocchiali si evince che il primo morto vi fu tumulato solo nel 1807.
Il registro dei morti, al pari delle lapidi è prodigo di notizie e vi si evince che il primo defunto tumulato nel cimitero monumentale fu uno sfortunato giovane Gaetano Franchi, di anni 15, morto annegato nella Turrite e seppellito il primo agosto del 1807.
Prima che i morti venissero tumulati nel camposanto, le sepolture erano di tre tipi:
la prima riguardava i non cristiani che venivano tumulati al di fuori del perimetro sacro nei prati e nei boschi dietro la Chiesa.
I cristiani non gallicanesi, venivano tumulati nell’Aringo, terreno sacro antistante al Duomo.
I cristiani gallicanesi venivano calati in depositi sottostanti alla Chiesa di San Jacopo.
Ai depositi si accedeva tramite botole posizionate sul pavimento e adesso non più visibili dopo il rifacimento in marmo.
Da un retaggio dell’alto medio evo, si credeva che la Chiesa, come costruzione, fosse idealmente divisa in tre strati, il piano inferiore dedicato ai defunti (infatti è lì che si trovano le cripte) il piano di mezzo alle anime dei vivi e il livello superiore ai Santi.
I gallicanesi morti, quindi venivano calati nei depositi e ce ne erano diversi. Dal registro dei morti si scopre che le famiglie più importanti di Gallicano, Moni, Cheli ecc.. avevano un loro deposito, una sorta di cripta privata, vi erano poi depositi per i sacerdoti e depositi per i “gli angeli” ovvero i bambini morti e poi depositi “comuni” per tutti gli altri.
Don Fiorenzo mi ha poi fatto notare come ai lati della Chiesa, ancora oggi, nel muro, sono visibili punti in cui la si nota una chiusura recente. Probabilmente, si trattava di fori come sfiatatoi, che servivano per arieggiare l’ambiente della cripta che veniva disinfettato via via, credo con calce o similari. Mi ha raccontato il nostro Sacerdote, che nel libro dei morti è riportata anche la dipartita di una signora che, in vita, faceva la prostituta, ed essendo gallicanese avrebbe dovuto essere tumulata nei depositi della chiesa. Invece, fu sepolta nell’aringo, sotto la gronda in modo che l’acqua piovana potesse purificarne le membra.
Il riposo eterno nella cripta della Chiesa era un epilogo ambito dai gallicanesi e Don Fiorenzo, nei suoi studi, ha scoperto che anche il padre del nostro illustre concittadino Domenico Bertini, nel proprio testamento chiese di essere tumulato nella Chiesa di San Jacopo.
Dalla lettura dei registri conservati in canonica, si comprende anche che nei secoli passati, i sacerdoti di Gallicano erano due, un Rettore ed un Pievano. Mentre il primo poteva essere un forestiero e abitava la canonica, il secondo, per una convenzione con la Curia Arcivescovile di Lucca era sempre di Gallicano e, quindi continuava ad abitare nella sua casa natale.
Il Rettore aveva la cura delle anime dei parrocchiani, mentre il Pievano, oltre ad un compito di coordinamento tra i vari parroci delle frazioni, aveva l’onere e l’onore di accogliere tutte le nuove anime ovvero era colui che battezzava. Inizialmente il fonte battesimale si trovava sopra la loc. Guerri, poi dentro il Castello, nella Chiesa di San Giovanni. Oggi la carica è unificata e prima di Don Fiorenzo Toti, hanno ricoperto la doppia funzione di Rettore e Pievano, Massimo Nobili fino al 1947 e poi Don Togneri che vinse un apposito concorso e si insediò l’11.01.1948. Tornando al cimitero Monumentale che ha iniziato a funzionare nel 1807, ha cessato la sua attività nel 1929, quando fu inaugurato il cimitero attuale.
Lo storico camposanto conserva ancora manufatti di grande pregio, molti di ferro battuto data la presenza a Gallicano di una famosa ditta che lavorava proprio quel materiale. Mi ha incuriosito e mi ripropongo di approfondire, la controtendenza di Gallicano, rispetto alla maggior parte d’Europa. Infatti, l’editto di Saint Cloud, oltre ad imporre che i morti venissero seppelliti fuori dalle mura, vietava che le tombe riportassero lunghe iscrizioni, affinchè veramente la morte rendesse tutti uguali. Invece, da noi, si è passati da sepolture tutto sommato semplici, come quelle nei depositi, alla costruzione di un cimitero monumentale ricco di opere d’arte e di particolari iscrizioni funebri.
Io non sono nata a e cresciuta a Gallicano e ci abito da poco tempo, ma la mia famiglia è di questo paese, i miei avi hanno riposato e riposano ancora nelle vecchie tombe e dopo la chiacchierata con Don Fiorenzo, che non finirò mai di ringraziare per la disponibilità e la gentilezza dimostratami, rientrando in Chiesa per la messa domenicale ho percepito un’atmosfera diversa.
Oltre alla maestosità del nostro Duomo e all’ovvio significato religioso, ho sentito la presenza della nostra storia e del nostro passato. In san Jacopo ci sono le nostre fondamenta, per questo invito chi mi legge per adoperarsi affinchè i nostri monumenti vengano riportati alla luce e i giovani possano conoscere la storia del loro paese.
 
L'Aringo - Il Giornale di Gallicano n. 8 dicembre 2016 - Silvia Lucchesi

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L'Aringo - versione digitale del numero 8

La versione digitale del numero 8, dicembre 2016 de L'Aringo - Il giornale di Gallicano.


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mercoledì 8 febbraio 2017

CAI Barga, presentato il progetto "Rete Radio Montana"

 
Lo scorso 27 gennaio presso la sede CAI di Barga, è stato presentato il progetto di "Rete Radio Montana". Una bella novità che potrebbe interessare a molti fruitori della montagna: escursionisti, cacciatori, fungaioli. Il progetto mira a coinvolgere tutti i possessori di radio ricetrasmittenti che vogliano aderire .
Come? Facewndo rete; sintonizzando i propri apparecchi sulla frequenza PMR 8, 16 ossia canale PMR 8 subtono 16.
Sarà questo infatti, nell’obiettivo del progetto, un canale dedicato a "Reteradiomontana" per fornire un prezioso interscambio di informazioni e se ci fosse bisogno di segnalare ad un altro utente una situazione di pericolo per attivare i soccorsi (a volte i telefonini non prendono).
Per aderire al progetto oltre che essere in possesso di una radio ricetrasmittente c'è da registrarsi sul sito di "Reteradiomontana" (gratuito) e pagare la tassa di possesso della radiotrasmittente al Ministero (12 € annui). Alla serata in sezione hanno preso parte come esperti nelle radiotrasmissioni: il radioamatore Graziano Salotti, e Celestino Nardi , radioamatore e socio CAI. Confidando in una buona risposta da parte dei lettori vi invito a visitare il sito di "Reteradiomontana".
 
Pierangelo Carzoli Presidente sezione Cai di Barga
 
Fonte: Giornale di Barga

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martedì 7 febbraio 2017

Guida alle agevolazioni fiscali per le persone con disabilità

 
L’Agenzia delle Entrate ha provveduto a rilasciare la versione aggiornata della guida alle agevolazioni fiscali per le persone con disabilità, aggiornata al gennaio 2017. Si tratta di un documento utile per orientarsi tra le agevolazioni fiscali alle quali possono accedere le persone con disabilità in possesso di determinati requisiti.
 
Le principali novità rispetto alle agevolazioni già previste riguardano:
• la certificazione necessaria per la deducibilità delle spese mediche e di assistenza;
• esenzione imposta successioni e donazioni (conferite in un trust o gravate da un vincolo di destinazione, oppure destinate a fondi speciali istituiti in favore delle persone con disabilità grave);
• proroga della maggior detrazione Irpef per l’eliminazione delle barriere architettoniche.

Quasi invariate le altre agevolazioni previste e già in vigore: Agevolazioni settore Auto disabili, Agevolazioni per ausili e sussidi tecnici e informatici, Agevolazioni irpef per spese sanitarie e mezzi di ausilio, Agevolazioni Irpef figli disabili a carico, Detrazioni mobilità e barriere architettoniche.

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giovedì 2 febbraio 2017

The Shepherd and the Mountain - Trailer


Un’esistenza dura e frugale, avara di gratificazioni economiche e fatta di fatica, solitudine e costante esposizione alle intemperie, nel continuo timore di possibili attacchi al suo gregge da parte dei predatori … questa è la vita del pastore. 
E questa storia racconta di uno di loro che, con il suo gregge e i cani, tra gli straordinari scenari del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-emiliano e della Garfagnana, compie un decisivo viaggio lungo un giorno, dall'alba al tramonto, che lo vede protagonista di un emozionante rapporto con se stesso e la natura, in un ambiente severo ma, oggi più che mai, a misura d’uomo. 
Tormentato da un intenso conflitto interiore, vivrà alcuni inspiegabili avvenimenti, tra il fantastico e il reale, che si riveleranno decisivi per il suo futuro. 


Harsh and frugal, solitude and constant exposure to bad weather, in continuous fear of predator attacks... this is a shepherd's life. And this is the story of one of them, with his flock and his dogs, surrounded by the wonderful landscapes of Garfagnana and Appennino Tosco-emiliano National Park in Italy, where he makes a one day long decisive journey, lasting from dawn till dusk, which reveals his extraordinary relationship with himself and with nature, in a harsh yet still today human scaled environment. 
For some time now he has been cherishing the idea of leaving the mountains and to go down to the valley, looking for a place which can finally offer him greater wellbeing without the problems he has to face in the mountains. 
Three particular events, between fantasy and reality, will contribute to his final decision.

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La Ferrata del Pizzo d'Uccello

Camminare a primavera lungo gli itinerari delle Alpi Apuane.   


Anche se il dislivello da affrontare in questo percorso è notevole il tragitto è uno dei più spettacolari delle Apuane e permette di ammirare da vicino il Pizzo d'Uccello, definito il Cervino delle Alpi Apuane. 
Il percorso inizia da Equi Terme (250m), paese famoso per le sorgenti sulfuree e per il suo stabilimento termale. A Equi si trovano due importanti grotte: la Tecchia di Equi e la Buca di Equi.
Giunti nei pressi di una sbarra a circa 400 metri di altezza, si abbandona l'auto, si guada il torrente con facilità e poi ci si incammina in salita lungo una vecchia via di lizza (dove i blocchi di marmo venivano trasportati a valle con l'utilizzo di animali da tiro e tronchi di legno insaponati sui quali il blocco veniva fatto scivolare) costeggiata da una fiorente vegetazione; si giunge infine nei pressi di alcuni edifici di cava. 
Seguendo la marmifera, si passerà davanti alla Casa dei Vecchi Macchinari e poi ci si addentrerà per un sentiero, che taglia in diagonale i pendii boscosi. 
Da qui parte il percorso attrezzato numero 190 "D.Z accagna" che porterà sino alla Cresta di Nattapiana alla Foce di Lizzari, 1250m.  


Il sentiero procede quasi pianeggiante, proseguendo "attrezzato" sino ad un punto dove si avrà un'ottima visuale sulla Cresta del Garnerone e sulla Cima del Monte Sagro. Per sicurezza il nostro percorso segue il sentiero attrezzato (n.191 "M. Piotti") che ci porta fino alla Foce di Giovo, zona ricca di verdissimi prati. Siamo in un luogo dove è possibile godere di un'ottima visuale sulle vallate e i monti circostanti: Monte Pisanino, Monte Cavallo, Monte Contrario. 
Senza rischi e con poco sforzo, dalla Foce di Giovo è possibile raggiungere la vetta del Pizzo d'uccello (1781m). 
Per ridiscendere, si deve guadagnare la Foce del Giovetto, indirizzandosi poi verso la Cresta di Capradossa. Dopo poco, inizierà il percorso attrezzato "Tordini Gallicani" che porterà in discesa sino alle pendici del monte, procedendo infine lungo un sentiero che ripassa nei pressi della Casa dei Vecchi Macchinari, riguadagnando infine il Solco di Equi.


Fonte: Turismo in Toscana

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