domenica 22 ottobre 2017

Ottobre alle Capanne






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L'anello della Pania Verde

La Pania Verde è l'ante-cima Est della Pania Secca e dalla sua vetta (m. 1500) il panorama sulla Garfagnana e le Apuane Meridionali è stupendo. Grandiosa è la veduta del versante Est della Pania Secca.



L'itinerario comincia dalla strada per il Piglionico dove, a circa 1080 metri d'altezza, in prossimità di uno slargo con alcuni tavoli e panche, ci si inoltra nel bosco seguendo il tracciato di una vecchia marmifera.
Alla partenza possiamo ammirare una bella scultura realizzata da Leonildo Bertozzi nel 2006 intitolata "In cerca di Amore!"













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sabato 21 ottobre 2017

I "vaglini" a Gallicano

Questa è una narrazione circolare. 
Parte dalle donne e dagli uomini che abitavano Fabbrica di Careggine, sulle rive del torrente Edron affluente destro del Serchio, sotto le alpi Apuane. Arriva alla diga, realizzata dall’ing. Ignazio Prinetti Castelletti tra il 1943 ed il 1953, che ha originato il lago di Vagli e le sue acque che SELT Valdarno usa “per trarne disciplinata energia elettrica”. 
Ritorna alle donne ed agli uomini che nel 1947 se ne andarono da lì -costretti- e si trasferirono altrove: a Gallicano ne arrivarono più di venti, quasi un quinto di quelli che stavano alla Fabbrica. 
Dunque una narrazione circolare tra diversi luoghi e persone. Innanzitutto i “vaglini”, come comunemente venivano chiamati dai gallicanesi, non venivano da Vagli ma dal paese a quota 533 slm sotto Careggine: appunto Fabbriche oppure Fabbrica, come hanno sempre detto gli autoctoni. 
Si legge nel Dizionario Geografico Fisico e Storico della Toscana, scritto da Emanuele Repetti nel 1833: ... la comunità di Careggine, tre miglia toscane ad ostro di Camporgiano, nella Diocesi di Massa già di Lucca, Ducato di Modena, consiste in 1347 abitanti suddivisi in sezioni ... tra cui il borgo di Fabbrica con 66 abitanti. Il paesetto è conosciuto e famoso solo anni dopo la sua scomparsa sotto il lago, quando viene svuotato per far manutenzione ai condotti della diga: la prima volta avviene nel 1954 poi nel 1968, nel 1983 ed infine nel 1994. Un articolo sulla Domenica del Corriere del giugno ‘54 titola infatti “un paese scomparso”, su La Garfagnana dell’agosto ‘68 si legge “pompei in garfagnana”, su Sette del Corriere della sera del 1994 “il paese che appare e scompare”, su Qui Touring del giugno 1994 il titolo è “Pompei del ‘900 riemerge dal passato Fabbriche di Careggine”, addirittura sull’Herald Tribune del 31 agosto ‘94 è scritto “a tuscan atlantis resurfaces as tourist mecca” e sull’Informatore di Unicoop Firenze dello stesso anno: “il paese fantasma”. 
Ma l’articolo più completo esce sul mensile Bell’Italia del novembre 1986 titolato “piccola atlantide” che ci regala anche un bel disegno di Francesco Corni che lo ricostruisce a volo d’uccello visto da Vergaia, in alto ad ovest. 
Non si può dire che il paese non abbia avuto attenzione ... postuma! Se ne era occupata anche la Settimana INCOM 65 del 3 luglio 1947 che filmò la gente che sfollava e con l’edizione 633 del 13 agosto 1951, quando riemerse una prima volta ancora con i lavori di rialzamento della diga in corso. 
Subito dopo la conclusione della 2a guerra mondiale ci abitavano in 146 e c’erano una dozzina di ragazzi e ragazze che frequentavano le prime quattro classi delle scuole elementari, per la 5a andavano a Vagli. Una delle ultime maestre fu Letizia Mariani che avrebbe poi sposato Mauro Lucchesi, lo stesso geometra che aveva preparato le indennità d’esproprio per i proprietari d’immobili e terreni ed avrebbe progettato e costruito le case dei “vaglini” a Gallicano, per conto di Selt Valdarno. 
Anche Don Guerrini, un prete trentenne, veniva da Vagli per dir messa nella piccola chiesa del 1590 a navata unica, abside rettangolare e volta a botte, dedicata a San Teodoro. Il medico condotto veniva invece da Careggine, il Comune. 
Molti lavoravano per la società elettrica ligure toscana SELT Valdarno, che già aveva in Garfagnana altre dighe e centrali idroelettriche, alcuni erano addetti alla costruzione di quella accanto al borgo che la guerra aveva fermato, altri lavoravano la terra, allevando animali e coltivando castagni, pochi altri commerciavano. 
Qualche tempo prima parecchi facevano i fabbri ferrai, utilizzando l’energia del torrente Edron e giacimenti ferrosi sul monte Tambura: una lontana provenienza lombardo bresciana dava cognome ai tanti Pellegrinotti ed -appunto- Bresciani. 
Gli affioramenti del paese dal lago, svuotato, hanno sempre fatto vedere l’ultima trentina di case più alcune dintorno ed il ponte a tre archi sull’Edron, i suoi argini, le recinzioni e la cappella del cimitero, che le correnti sott’acqua degradano sempre più. 
Ben si vede la chiesa, ancora con le coperture dell’abside ed il campanile alto, resistono i muri perimetrali delle case senza tetto che qualcuno aveva smontato per farne ancora materiale da costruzione: mezzo secolo di acque lasciano solo scheletri. 


Poca attenzione ricevettero gli abitanti, quando nel 1947, completata la diga in costruzione dal ‘41, furono allontanati: vecchi e bimbetti, tutti, sopra sarebbero arrivati più di 80 metri di acqua. I proprietari di immobili e terreni furono indennizzati e poterono scegliere dove andare ad abitare in case costruite dalla stessa Selt-Valdarno oppure acquistate, gli altri nulla. 
Fu una diaspora. Una delle tante famiglie Bresciani andò a Fornaci di Barga, qualcuno si trasferì in Svizzera ed in Australia, a Castelnuovo Garfagnana ed a Vagli, a pochi chilometri, i Giannecchini si trasferirono a Bolognana. Una delle famiglie Pellegrinotti anni prima era ritornata da San Paolo di Brasile: rientrati dall’emigrazione avevano costruito una bella grande casa accanto alla chiesa. Armida se ne andò a Pian della Rocca, Lola a Lucca: Dina, Pietro e Bernardino si trasferirono a Vergaia subito fuori dal lago, su verso Careggine. 
Le acque presero il posto delle due stanze di una casa Pellegrinotti sull’Edron, usate dalla Scuola elementare. Furono allagate quelle della trattoria gestita dai Bresciani, accanto al campanile e pure il mulino poco oltre il ponte sul torrente. 
Il ponte in pietra costituiva un attraversamento della strada Vandelli, abate ingegnere, realizzata ai tempi di Francesco III d’Este alla metà del ‘700, che collegava Modena con Massa traversando avventurosamente Appennino ed Apuane. 
A Gallicano, in quella che sarà via Traversa e poi della Repubblica a trecento metri dalla centrale idroelettrica, direttore dei lavori il geometra Lucchesi, furono iniziate a esser costruite fin dal 1944, ben in fila, quattro unifamiliari -piano terra e primo- ed una più grande casa quadrifamiliare. Si vedono bene in una foto d’epoca pubblicata nel librino fotografico di Daniele Saisi, Gallicano in Garfagnana nella prima metà del ‘900, sotto la chiesetta di Santa Maria in Panizza. 



Arrivarono più di una ventina di “vaglini”. Nella prima casa su via Giovanni Pascoli, verso la chiesetta di Santa Maria vennero a stare Luigi Bresciani e sua mamma Maria sopranominata “schioppo”. Nell’altra accanto Chiara Bresciani con le tre figlie Ettorina, Maria, Bice ed il figlio Domenico. 
Più giù vennero ad abitare Maria Pellegrinotti, Aldegonda madre di Maria, Laura e Laerte, poi Giuliano, Linda, i giovani Carlo ed Emma, Annunziata ed Antonio detto “tono”, Giovanni Ardelio. 
Nella grande ci stava anche America ovviamente chiamata “merica”. Nell’ultima casa della fila Domenico Geremia Gigli ed un’altra Pellegrinotti: Annunziata ed i figli Mario e Carlo. 
A molti di loro e tutti imparentati, la società elettrica aveva tolto il paese ma continuava ad offrire lavoro. A Gallicano dove in quegli anni ci abitavano non più di 1700 persone i “vaglini” erano il 2% ... un bel gruppo chiuso, isolato ai margini del paese verso nord est. 
Poi arrivò la contaminazione e negli anni successivi molti giovani misero su famiglia, taluni si spostarono anche per lavoro, altre sposarono gallicanesi. Nacquero Guido, Maurizio e Maria Luisa Simonini. Giuliana Saisi, Clara e Domenico Gigli. 
Con il cognome Pellegrinotti arrivarono Antonella, Lorenzo, Elisa, Floriano ed Ardelio Giovanni.
 Quest’ultimo ha fatto il consigliere comunale ed il Sindaco di Gallicano per 24 anni. Conosco Clara da quarantasei anni e siamo oramai sposati da quarant’uno. Sua zia Bice, una delle ultime ultraottantenni nate alla Fabbrica, ha dato mano con i nomi delle persone e memoria dei fatti, scusando le dimenticanze. 

Adolfo Moni - L'Aringo di Gallicano n. 9 marzo 2017

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venerdì 20 ottobre 2017

C'era una volta... lo Juventus Club

Una piccola grande storia gallicanese conosciuta in tutta la valle del Serchio purtroppo, per vari motivi, non fa più parte da qualche anno della vita paesana. 
Nei pensieri di molti, tanti, abitanti di Gallicano rimarrà per sempre impressa nei ricordi più belli perché legati alla passione, al divertimento, all’evasione che la fede calcistica e non solo che rappresentava: parliamo dello storico Juventus Club Gallicano “Don Mansueto Simonini”. Juventus Club Gallicano nasce come associazione nel 1971 da un gruppo di gallicanesi simpatizzanti dei colori bianconeri della Juventus. 


Al comando, se così si può dire, dell’associazione, c’è una figura singolare, un “prete tifoso”, il compianto Don Mansueto Simonini. È proprio al parroco che viene intitolato il Club ai suoi albori e, a parte una parentesi di qualche anno, porta il suo nome fino alla sua dolorosa estinzione. 
Nella parentesi citata il club viene intitolato ad un calciatore “garfagnino” nato a Capanne di Careggine, il grandissimo Marco Tardelli che milita nelle fila bianconere per parecchi anni contribuendo in maniera tangibile alle fortune della Juventus di quegli anni. 
Tardelli viene a trovarci anche nel nostro paese, visita la sede del Club e si reca al campo sportivo dove dà il calcio d’inizio ad una partita dell’U.S. Gallicano. 
Nel tempo lo Juventus Club Gallicano acquista importanza anche nel tessuto del paese all’interno delle associazioni senza scopo di lucro, dimostrandosi sempre pronto ad iniziative quali feste, sagre ed eventi. 
Rimangono nella memoria di molti gallicanesi bianconeri gli straordinari viaggi a Torino che, da gite per lo stadio, si trasformano in vere e proprie “scampagnate” nello spirito proprio del gallicanese Doc. Divertimento allo stato puro. Per molti che ne hanno preso parte, quelle gite sono rimaste per sempre motivo di gioiosi ricordi, risate, aneddoti da raccontare al bar in calorosa amicizia. 
Nel 1986, dietro l’imposizione della Juventus FC Spa, il club si costituisce formalmente dotandosi di uno statuto sociale e diventa a tutti gli effetti un’associazione legalmente riconosciuta. 
La sede del Club è sempre localizzata nel paese di Gallicano, per molti anni nella centralissima via Cavour, per poi trasferirsi negli ultimi anni in via I°maggio. 
Senza fare torto a nessuno dei vari personaggi che nel tempo si sono impegnati all’interno dello Juventus Club Gallicano, dobbiamo ricordare un presidente storico, gallicanese nell’anima, che è stato uno dei fondatori del Club, ne è stato attivo rappresentante senza sosta, e ne è stato presidente per tantissimi anni fino alla sua chiusura, parliamo di Antonio Simonini. 


Purtroppo, con l’avvento della TV a pagamento e ancor di più con il nuovo, fantastico, Juventus Stadium, l’organizzazione che imponeva e tuttora impone ai Club Doc riconosciuti la società calcistica della Juventus era diventata troppo gravosa per un club di un piccolo paese che oltretutto vedeva, negli ultimi anni, sempre minore partecipazione. 
La scelta di chiudere il club in effetti non è stata una scelta, ma una inevitabile conseguenza di tutto questo. Adesso che non c’è più, per chi ne ha preso parte ed anche per coloro che ne sono stati coinvolti anche solo per una gita, rimane e rimarrà per sempre un bel ricordo, quello non potrà mai svanire, anche perché, forse non è un caso, la bandiera bianconera a Gallicano non mancherà mai. 


Alberto Lucchesi - L'Aringo di Gallicano n. 9 Marzo 2017

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martedì 17 ottobre 2017

Trovato un fungo grifone da 13 chili e 800

Il Tirreno del 17-10-17

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Recupero edilizio con finanziamento

Sono detraibili le spese per recupero edilizio che il contribuente sostiene mediante un finanziamento?

Se il pagamento delle spese sostenute per la realizzazione di interventi di recupero del patrimonio edilizio (articolo 16-bis, Tuir) viene materialmente effettuato da una società finanziaria che ha concesso un finanziamento al contribuente, quest’ultimo può beneficiare della relativa detrazione Irpef a condizione che:
a) la società che eroga il finanziamento paghi il corrispettivo all’impresa che ha eseguito i lavori con bonifico bancario o postale da cui risultino tutti i dati previsti dalla legge (causale del versamento con indicazione degli estremi della norma agevolativa, codice fiscale del soggetto per conto del quale è eseguito il pagamento, numero di partita Iva del soggetto a favore del quale il bonifico è effettuato;
b) il contribuente abbia copia della ricevuta del bonifico. L’anno di sostenimento della spesa sarà quello di effettuazione del bonifico da parte della finanziaria al fornitore della prestazione (circolare n. 11/E del 21 maggio 2014, paragrafo 4.4).

Fonte: Fisco Oggi

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lunedì 16 ottobre 2017

Garfagnana EPIC 2018: 2 e 3 giugno



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Le foto del IV raduno MTB "il giro della Palodina"

Meteo spettacolare, ristori eccellenti e percorso super sono stati gli ingredienti principali del IV raduno MTB "il giro della Palodina" a cui hanno partecipato 32 bikers.



Queste le foto più significative

Percorso fluviale Alessandro Valentini
Percorso fluviale
Ingresso di Verni
Panorama da Verni
Miele del Palmiro
Ristoro Agriturismo Il Summer - Verni
Foto di gruppo al Summer 
Alessandro e il figlio Tommaso (13 anni)
Scatto in cima alla salita di Pian di Corte
Foto di gruppo in Pian di Corte
Direzione San Luigi
Gabriele insieme al figlio Michele 
Ristoro a San Luigi
Foto di gruppo a San Luigi dalla Vittoria
Sentiero CAI n. 111
Sentiero Vallico Sopra - Vallico Sotto
Panorama dalla Foce di Pompanella
Salsiccia dell'Irene
Ristoro alla Tana della Barfoja
Foto di gruppo a Trassilico
Inizio sentiero di Piastreto a Sant'Ansano
Tiziano Tonelli
Chieva di Sopra
Sentiero per Panicaglia
Scalinata di San Jacopo
Scalinata di Piazzale Caponnetto

Clicca qui per vedere tutte le foto.

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