domenica 15 aprile 2018

Restauro della cappella del vecchio cimitero

Restauro del complesso dell’antico cimitero del Capoluogo – lotto n. 1 restauro della cappella cimiteriale. Appalto aggiudicato alla ditta Lorenzini Pietro SRL.
Clicca qui per l'avviso relativo all'appalto aggiudicato.


Altri post sul cimitero di Gallicano.

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lunedì 9 aprile 2018

Itinerari MTB in Garfagnana: il Colle del Monte Penna e la Croce di Bolognana

Un bel giro, sia per il tracciato che per le persone incontrate, di 25 chilometri e 935 metri di dislivello.



Si parte da Gallicano e seguendo il percorso fluviale “Alessandro Valentini” raggiungiamo località Le Crocette. Proseguiamo su strada asfaltata per Trassilico e dopo aver superato di 1 chilometro l’Agriturismo Summer svoltiamo a sinistra per la sterrata che ci porta, nel giro di 6 chilometri, a San Luigi (m. 871) dopo essere passati da Pian di Corte (m. 878).

Verni, le pecore del Peppe
Peppe Grilli, Verni
Nei pressi di Pian di Lago
Pian di Corte
Pian di Corte
Tra Pian di Corte e San Luigi
Daniele Forischi - pastore San Luigi
Giuliano Barsanti - falegname San Luigi
Daniele e Giuliano alla falegnameria 
Fontana nei pressi della falegnameria
A San Luigi, piccolo villaggio pastorale e punto di partenza per eccellenza per il Monte Palodina, dopo aver acquistato una forma di formaggio caprino dalla Renata, imbocchiamo il sentiero CAI 136 direzione Cardoso, impegnativo nel primo tratto ma quasi completamente fattibile successivamente.

La Renata di San Luigi

Il figlio maggiore di Renata, Massimo (fratello di Daniele)
Inizio sentiero CAI 136

Sentiero CAI 136

Dopo circa 2 chilometri arriviamo alla Croce di Bolognana sul Colle del Monte Penna.

Il Colle del Monte Penna è situato a 800 metri di altitudine, poco al di sotto della vetta del monte omonimo che ha un'altezza di 982 metri sul livello del mare. Sul colle, nel 1971 è stata istallata una croce in ferro da un gruppo di appassionati della montagna di Bolognana. Meta di escursionisti e montanari questo luogo offre una splendida vista panoramica sulla Valle del Serchio e sull'Appennino Tosco-Emiliano. Molte associazioni locali vi organizzano ogni anno feste e pranzi all'aria aperta.

Croce di Bolognana

Panorama dalla Croce di Bolognana
Io e la mia bici alla Croce di Bolognana

Si prosegue il sentiero e dopo poco si raggiunge la Piazzola (720 m.) dove svoltiamo a sinistra.
Qui il sentiero si fa più difficile, è necessaria una buona tecnica e dopo circa altri 1,5 chilometri raggiungiamo Cardoso (da segnalare, in questo tratto, il "Castagno del Diavolo", età di circa 400 anni).

Piazzola, metri 720 s.l.m.
Castagno del Diavolo
Cardoso
A Cardoso scendiamo per strada asfaltata per circa 1 chilometro per poi imboccare, su una curva a destra ad "U", una sterrata che in 1,5 chilometri ci porta a Bolognana.
Da qui rientriamo a Gallicano per la Fondovalle.

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domenica 8 aprile 2018

Il Rifugio Pania ai tempi del Dante

Il mio articolo sul numero 13 de L'Aringo - Il Giornale di Gallicano


Il Rifugio Pania, che così si intitola perché sorge sul versante settentrionale delle due Panie, a ridosso dell’Uomo Morto, bizzarra figura di una testa adagiata, con la fronte rivolta verso la Pania Secca e il mento verso la Pania della Croce, fu inaugurato dalla sezione di Lucca del Club Alpino Italiano il 24 agosto del 1924.
Il Rifugio fu costruito per stabilire un comodo punto di appoggio per le ascensioni nel gruppo delle Panie ed un collegamento tra l’Albergo Alto Matanna e la Garfagnana, cioè tra il versante meridionale e il versante settentrionale delle Apuane.
Per 20 anni, dal 1950 al 1969, questo storico rifugio è stato gestito da Pocai Vittorio, babbo del Dante, che abitava all’Alpe di Sant’Antonio, dove aveva, con la moglie Santina, la bottega del paese.

L’altra sera sono andato a casa del Dante per farmi raccontare qualche aneddoto di quegli anni.

Vittorio Pocai (camicia nera) e i pastori al Rifugio


Daniele: Dante, raccontami qualcosa. Che periodi stava aperto il Rifugio?
Dante: il Rifugio stava aperto da metà giugno a metà settembre mentre d’inverno era chiuso. Se passavano quelli del CAI, gente che si conosceva, gli si davano le chiavi.
Daniele: il tuo babbo quanti anni aveva quando prese il rifugio?
Dante: il mi’ babbo era dell’11quindi aveva circa 40 anni.
Daniele: era un’alpinista?

Dante: eh, il mi’ babbo era bravo, se ti dico che era bravo, era bravo!!! S’arrampicava da tutte le parti, dove gli altri andavano con le funi lui ci andava senza, roba da rimbecillire!
A volte gli dicevo “oh babbo, ma che fai? Sei ammattito?” “No, te stai qui” mi diceva, “io ci passo, va tranquillo”, io ca’ c’è da fassi il nome del padre eh! Lasciamo perde’.
Una sera lassù al passo del callare, mi pa’ prima di andare a letto  andava sempre fuori e ascoltava se c’era qualcuno che aveva bisogno, sarà stata mezzanotte e mezzo l’una, sentì “Vittorio!! Vittorio!! Vieni qua!”. Ho già capito dove siete e partì con la fune, che se la portava sempre dietro perchè andava quando a raccatta’ uno e quando un altro..
Quando arriva al passo del callare ce n’erano 4, dentro al passo, oh un si movevano… e quando s’accorsero che c’era lui lì si tranquillizzarono… “oh fate silenzio eh, che vengo là da me e ci penso io!” E allora loro tutti zitti. Per portarli di qua gli toccò legalli uno per uno, come salami! Oh, un c’è nulla da fa’ quando chiappa la paura chiappa la paura!
Mi’ pa’ stava su fisso al rifugio, faceva da mangiare e da bere a chi gli capitava ed io facevo da spola, tutti i giorni anche 3 viaggi al giorno.
Daniele: racconta, racconta..
Dante: la mattina mi chiamava mi’ ma’, dice: “lesto va via, va a Castelnuovo che alle otto aprino, c’è da carica’ la roba, col mulo, e portalla su e poi c’è da fare il carico per anda’ al rifugio”.
Quindi tutte le mattine partivo dall’Alpe, andavo a Castelnuovo col mulo a compra’ la roba, tornavo a casa per mezzogiorno, mangiavo, caricavo nuovamente il mulo con un quintale e mezzo e andavo al rifugio. E così l’ho fatto per centomila volte!! Che vitaccia!!
Dopo che successe, venne il Bertini (il presidente del CAI) che voleva fare una giunta dietro al rifugio e c’era da portare tutto il materiale su, “te la senti?“ Mi disse. “Noi ci abbiamo gli operai, ma gli operai è meglio falli veni’ su quando c’è tutto il materiale lassù” … allora ci facevo 3 viaggi al giorno con 2 – 3 muli. A volte c’avevo anco uno dell’Alpe che mi aiutava. Avevo 17 anni, andavo su come una palla, facevo presto ad anda’ su!
Una volta arrivai su e c’erano quelli di Gallicano: il Leonello, il babbo del Furio... arrivo su e mi fa il Piccinini, “mi dici una cosa, quanto ci vuole di qui ad anda’ sulla Pania Secca perché se n’è discusso ora mezzora… chi dice 20 minuti, chi dice 30 chi dice 40”.
Gli dissi “io in 20 minuti vado e torno”…  oh, ci misi prima!! Di corsa!!
Daniele: Dante, andavi di più sulla Pania della Croce o sulla Pania Secca?
Dante: sulla Pania Secca! Ma io non andavo da nessune parti, andavo dappertutto e non andavo da nessune parti. Andavo sul Pizzo delle Saette quando c’era da anda’ alle capre della Vincenza… eh, ci andavo perché se si chiappava una capra, hai capito no?!
Daniele: cioè? Andavi sul Pizzo delle Satte a che fare?
Dante: andavo a chiappa’ una capra, se mi riusciva!
Daniele: col fucile?
Dante: eoh! S’intende!
Daniele: ma chi era la Vincenza?
Dante: era quella dell’Isola Santa che aveva un mucchio di capre, bestie di tutte le razze e ci aveva anco vacche e tori giù più bassi però, ma lassù ci venivin le capre, belle tu vedessi branchi che ce n’era, era una meraviglia.
E sicchè, quando si poteva si chiappava una capra, il frigorifero ce l’avevimo, era la buca della neve, mi pa’ aveva fatto il forno dentro la buca, imbucavi la roba dentro, lo ritappavi e poi andavi là e quando arrivava gente diceva “ma volete un bell’arrosto?” “In du l’hai Vittorio l’arrosto?” “Ma lo voi o non lo voi?” “Lo vogliam sì  e allora andava alla buca, chiappava un pezzo e lo portava qua.. E poi sotto il rifugio c’era una buca che ci tenevano il formaggio i pastori, lo tenevino al fresco lì, c’era fresco davvero!

La buca della neve

Sira: Dante, digli come ti chiamava all’Alpe
Dante: Mi pa’, per chiamarmi, andava in cima al pizzico della Pania e poi ci aveva un corno e mi suonava quello, 3 o 4 volte, e mia madre lo sentiva subito, “il babbo chiama” e io “allora c’è d’anda’ su!”. Quando lo sentivo sapevo che aveva bisogno, non c’era nulla da fa’!
Ma non è che io andassi su voto eh? Diceva mia madre “pane, vino porta su tutto quello che ce la fai, fai una zainata di roba e poi portigliela su e poi ti dirà quello che gli manca”. E io preparavo lo zaino e poi assù. Poi arrivavo su, “oh babbo che c’è?” “Eh io ca’, mi è mancata questa roba qui”, e io ho porto questo e questo, “eh allora va bene siamo a posto” menomale!
Daniele: e se non andava a posto?
Dante: e se non andava a posto domani mattina c’era da ritorna’ su, e via… a parte che ci tornavo lo stesso perché ai quei tempi lì erano momenti che si lavorava lassù!
Daniele: a quel tempo veniva tanta gente?
Dante: eh!! Ci andavino col pulman! A quel tempo lì si organizzavino… c’erano Pisa, Livorno, Lucca, Firenze…. E mi’ padre, quando gli arrivavino quelle gite di 30-40-50 persone più quelli che c’erino extra, eh insomma, ti faceva 40-50-60 pastasciutte, poi formaggio…

Messa al Rifugio Rossi

Daniele: quindi c’era un bel giro?
Dante: Ma già a quel tempo! Insomma si lavoricchiava! Erano 3 mesi, ma si lavoricchiava, non c’era nulla da dire. Una mattina, per Santa Maria e San Rocco, ci si alza e si vede in fondo al prato un sacco di gente che viene in su, io dissi “speriamo non siano lucchesi sennò un si lavora”, arrivonno su e eran tutti livornesi, non ti dico quanto mangionno e quanto bevettino! La sera fei una borsata di soldi!! E poi in più mi successe un equivoco!
A mezzogiorno mi chiama uno di quei giovanotti lì, anzi era già su con l’età, “Pocai vieni un po’ qua fuori”, “che c’è ora?” Li vedi lassù in cima al naso, lo sai quanti ce n’è? Ce n’è 20! Un ne scende giù neanche uno!” “Come?” Gli dissi. “Un mi fate mica ride’”, mi toccò chiappa’ in su e mi ci volse un quarto d’ora per tirarli fuori tutti,  oh non se ne moveva uno eh? Lo sai che strappavino l’erba quando li tiravo, attacchi all’erba, no!? Li passai tutti di qua dove non c’era più la balza e allora tutti ricominciarono a prendere colore, erano bianchi…
Allora, dopo che avettero mangiato, si finitte saranno state le due e mezzo, arrivò quell’ometto che mi aveva chiamato prima con una cappellata di soldi!! Perché ero andato lassù a tirarli fuori! Oggi è stata bona!! Quanti soldi!!
Sira: Dante, raccontagli un po’ quella della stufa?
Dante: c’era da cambia’ la stufa, come si fa a portarla su? Era 108-110 chili, “e come si fa ragazzi?” In cima alle bestie un ci sta, perché è quadrata e non si sa come metterla. L’unico posto che sta, gli dissi, è qui (indicando la schiena).
Portai da solo 110 chili dal Piglionico.
Daniele: e quanto tempo ci hai messo? Una giornata?
Dante: Che giornata?! Un’ora, un’ora e dieci. Mi riposai una volta e basta, arrivai su a mezzo e dissi “via riprendo un po’ di fiato”, la posai li per 5 minuti e poi me la rimisi in collo!
Daniele: ho capito via, il tuo babbo c’aveva il rifugio e te facevi il miccio!
Dante: ti racconto anco questa e poi basta.
Un giorno parto di qui, parto giù carico e vado via e mi fa mi’ madre, “bestia com’è brutto il tempo, speriamo tu un becchi una sgrandinata prima di arriva’ lassù!”. “Eh, allora che si deve fa’, se la chiappo c’è poco da fa’!
C’era una famiglia in villeggiatura lassù all’Alpe che ci aveva un figliolo, Pierangelo, che ci aveva passione, era sempre lì da me. “Dante vengo anch’io, vengo anch’i vengo anch’io”.  Vieni, gli dissi ma un  mi garba tanto il tempo ma insomma vieni via, ti metterai la giubba in cima alla testa. E infatti, quando s’arrivò su verso il mezzo cominciò la grandine, mi toccò chiappa’ l’incerato e mettelo sulla testa al mulo perché sennò vanno a rutola, si tirin via quando sentino picchia’ la grandine nella testa, sulle orecchie!
Daniele: come si chiamava il mulo?
Dante: quello lì lo chiamavo Pallino, ma ascoltimi bene eh. Sicchè si arriva su al rifugio, smise di sgrandina’ dio bono ma il tempo era brutto. Mi fa mi pa’, il mulo si mette dentro, in quell’entrata. “C’è sempre?“.
Daniele: sì, sì c’è sempre.
Dante: mettiamolo dentro che riattacca la grandine di sicuro. Va bene via, mettiamolo dentro e noi si va di là, si chiude la porta. Mxxxxxx pxxxxxx! Ariva una saetta, Saisi, una botta!!
Picchiò nel rifugio sai! E il babbo aveva preparato da mangia’, erimo a sede’ tutti  e tre. Mi pa’ saltò su, io anco e questo giovanotto un si alzava… dissi, l’ha fulminato! Che avresti detto te? “Pierangelo! Pierangelo! Pierangelo!”, ehi non ti rispondeva! Andò là mi pa’, lo chiappò così… “Che c’è?” Disse il Pierangelo. Menomale!! Bè, è andata bene via, ma si ebbe una paura che non ti dico come. Dopo dico io, andiamo a vede’ che fa il mulo… secco come un chiodo! Secco come un chiodo!! Avrà picchio forte quella saetta o no?
Daniele: morto?
Dante: stecchito!! Si tirò fuori dalle gambe e si straginò dentro la buca larga laggiù!!

Madonna come mi dispiacette di quella povera bestia. 

Il Dante sul mulo (1959)

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venerdì 6 aprile 2018

L'associazione Pinocci in visita a Gallicano

Domenica 8 aprile 2018 l’associazione Pinocci, composta da circa 50 persone, sarà a Gallicano e parteciperà alla Messa delle 11:00 in San Jacopo.
Questo l'articolo di Paolo Marzi sul Giornale L'Aringo in consegna in questi giorni in tutte le case del Comune di Gallicano.

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Capodanno Toscano - domenica 8 aprile 2018


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Rio Usceto, cantiere da 250 mila euro per la messa in sicurezza


Continua l'impegno del Consorzio di Bonifica 1 Toscana Nord, nel ripristino della sicurezza Idraulica del Rio Usceto a Gallicano, pesantemente colpito nell'ottobre del 2013 da uno degli eventi alluvionali più devastanti, mai registrati nella zona. 
Un cantiere aperto nel febbraio scorso grazie ai finanziamenti dell'Unione Europea, ricercati ed ottenuti dal Consorzio sulla linea di stanziamento del Piano di sviluppo rurale. I lavori di messa in sicurezza del rio, che si concluderanno entro l’estate, hanno richiesto un investimento di 250mila euro, necessari per realizzare importanti le opere di difesa spondale, le soglie di fondo per il rallentamento del corso dell'acqua, l’allargamento del letto del rio tramite l'abbattimento dei precedenti argini, ormai consumati, e la successiva costruzione di nuove scogliere cementificate. 
“I lavori procedono celermente e con successo, e vanno ad inserirsi in un ampio panorama di azioni compiute dall'ente consortile, attraverso i finanziamenti dell'Unione Europea – afferma il presidente del Consorzio, Ismaele Ridolfi - azioni, che tra l'altro, si sono trasformate anche in una interessante opportunità di lavoro per i professionisti e le aziende del territorio chiamati a intervenire”. 
“Un intervento estremamente necessario, fortemente voluto dagli abitanti della zona, preoccupati da tempo – aggiunge il sindaco di Gallicano, David Saisi - un tratto del torrente al centro di gravi problemi come quelli legati all'alluvione dell'ottobre 2013. Finalmente siamo alla soluzione definitiva di questo disagio, grazie al gioco di squadra tra noi ed il Consorzio, che prosegue anche su altri importanti cantieri presenti nel comune di Gallicano”.

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domenica 1 aprile 2018

Pasqua innevata sulla Pania

Una bellissima uscita sulla Pania della Croce nel giorno di Pasqua. Clicca qui per vedere tutte le foto che ho scattato.



























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