domenica 10 dicembre 2017

Chiesa di Santa Marina in Pianiza


Ormai il nostro parroco si è rassegnato, lo importunerò fino a che non avremo finito le chiese di Gallicano! Oggi la mia curiosità si è spostata sulla chiesetta di Santa Maria che, a causa dei lavori in corso in duomo, ospita, da qualche settimana, la messa domenicale delle 11. 
Nell’arrivare in canonica l’occhio mi cade sul ponteggio che cela la facciata della chiesa di San Jacopo. Don Fiorenzo si affaccia alla porta e con una comprensibile punta di orgoglio mi dice: ”Vedrai come sarà bella quando leveranno il ponteggio!” 
Così, anche se la mia visita riguarda un altro argomento non posso fare a meno di chiedere lo stato e l’entità dell’intervento. Il parroco mi spiega che i lavori nella chiesa principale del nostro paese si svolgeranno in due tempi. 
Un primo lotto, quello in corso, ha ad oggetto il rifacimento del tetto e la pulizia della facciata. I lavori sono stati pagati con i risparmi della parrocchia, un contributo elargito dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca e le offerte libere dei parrocchiani. 
Il secondo “blocco” di lavori riguarda il rifacimento dell’impianto elettrico e la tinteggiatura dell’interno del duomo. 
Per questi ulteriori interventi c’è già il progetto approvato dalla sovrintendenza dopo l’esecuzione di saggi sull’intonaco esistente. 
Noi gallicanesi non ci possiamo certo lamentare sulla manutenzione delle nostre chiese! 
Tornando all’edificio dedicato a Santa Maria, apprendo che, sia nei testi antichi che in quelli più recenti, la denominazione completa riportata è “Santa Maria in Pianiza”, questo nome compare anche nel testo più datato in nostro possesso, un estimo diocesano del 1260 che elencava le chiese che facevano parte delle varie pievanie. L’estimo non è altro che une elenco atto a valutare i beni immobili, e in quell’anno ne fu compilato uno di tutta la vicaria di Lucca. 
La chiesetta di cui stiamo parlando, seppur di dimensioni ridotte, è sicuramente molto suggestiva e il suo aspetto è messo in risalto dall’illuminazione notturna, ma, devo ammettere, che ad una occhiata superficiale certi particolari sfuggono. 
Infatti, Don Fiorenzo mi sottolinea come la struttura riveli la presenza di pietre tra loro molto differenti anche sotto l’aspetto dell’epoca di appartenenza e questo non può che suggerire che la chiesa è stata oggetto di numerosi interventi in epoche diverse. 
Una pietra sul lato destro riporta la data 1763 e questo fa pensare che uno dei rifacimenti risalga a quella data. Poiché gli stessi numeri sono presenti anche su una pietra della chiesa dedicata a Santa Lucia, tutto porta a ritenere che in quell’anno furono poste in essere entrambe le ristrutturazioni. 
Don Fiorenzo ha scoperto che, pochi anni prima, nel 1750, nelle nostre zone, avvenne un forte terremoto, quindi, si può presumere che gli interventi del 1763 siano riparazioni a seguito dei danni provocati dal sisma. 
La chiesa di Santa Maria fu in quell’anno ristrutturata in maniera molto importante, lo si nota dalle pietre presenti nella facciata. Si ipotizza che, anche la porta laterale, sia frutto di quell’intervento. 
Spiccano sulla facciata e anche internamente alcune pietre evidentemente “riciclate” dalla struttura preesistente, sicuramente molto antica. 
La sovrintendenza le ha datate intorno all’anno mille ma, anche i motivi incisi, fanno pensare a un’epoca antecedente. Sono pietre decorate, alcune con motivi floreali, altre geometrici e altre ancora astronomici. 
Una pietra, presente all’interno, sembra riportare una figura umana seppur molto stilizzata. La presenza di queste pietre fa pensare che l’edificio, prima di diventare luogo di culto cristiano dedicato alla Madonna, fosse un tempio pagano, forse dedicato, come molti altri in Garfagnana alla dea Feronia. S
econdo una tesi molto quotata la nostra terra dovrebbe il suo nome proprio a quella dea. La divinità predetta era votata alla foresta, infatti la nostra valle all’epoca appariva come una foresta, da qui casa della dea Feronia, Ca’ Feroniana poi trasformato in Garfagnana. 
La struttura della chiesetta è molto semplice, a capriata con una sola navata. 
Don Fiorenzo spiega che, di recente fine anni 60 c’è stata una nuova ristrutturazione che lui ritiene discutibile, principalmente intorno all’altare fatta per adattare la chiesa alle norme stabilite dal Concilio Vaticano II. 
A questo punto gli chiedo chiarimenti su alcune voci che avevo sentito, ovvero che questo edificio religioso sia stato anche una sorta di “fortino”, o quanto meno sia stato utilizzato per vigilare sulla strada antistante. 
Lui mi conferma questa teoria e mi spiega che oggi la via che costeggia la chiesa è una strada poco transitata che unisce Gallicano al piccolo comune di Molazzana, un tempo, invece, era un’importante snodo che univa due stati, la repubblica di Lucca allo stato Estense, probabilmente ci sarà stata anche una sorta di dogana, di qui la necessità di una costruzione adibita alla sorveglianza. 
Questa funzione non è ipotizzata solo dall’ubicazione ma anche dal fatto che sul muro che affaccia sulla strada sono presenti numerose feritoie, con una conformazione tale da far dubitare che si trattasse solo di luci. 
Come sempre questa chiacchierata con il nostro parroco si è trasformata in una lezione a 360 gradi sulla nostra storia e, chi come me adora la nostra terra, non può che rimanerne affascinato. 
Ringrazio ancora Don Fiorenzo per la disponibilità e gli chiedo fin da ora la possibilità di un nuovo incontro per parlare, magari, delle ricchezze del nostro duomo. 

Silvia Lucchesi - L'Aringo n. 11 - Settembre 2017

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