giovedì 9 febbraio 2017

Il vecchio cimitero di Gallicano del'ottocento

Mi è piaciuto un sacco l'articolo uscito a dicembre su L'Aringo scritto da Silvia Lucchesi, intitolato "Una chiacchierata con Don Fiorenzo", sul vecchio cimitero di Gallicano. Consiglio a tutti, soprattutto a quelli di Gallicano, di leggerlo.


Il primo novembre, dopo la messa celebrata in San Jacopo, il nostro Parroco, Don Fiorenzo Toti, ha accompagnato i fedeli nell’antistante cimitero monumentale per la benedizione delle tombe, in vista della giornata dedicata ai morti. il Sacerdote, prima del rito, ha raccontato brevemente la storia del vecchio Campo Santo, ed ha concluso dicendo: “e poi ce ne sarebbero di cose da dire..”.
Al termine della cerimonia ho passeggiato tra le vecchie lapidi ed è stato come leggere una nostrana antologia di Spoon River. Infatti le iscrizioni funebri dell’ottocento, a differenza di quelle moderne, riportano molte informazioni sulla vita e la morte delle persone sepolte, così ho scoperto di un Avvocato Ludovico Pinocci e di un certo Pietro Gasparri che lasciò cospicue somme a quaranta famiglie bisognose e donò molti beni alla Misericordia che ne fece un’asta.
É stato come viaggiare indietro nel tempo in un posto ben tenuto. Mi è stato riferito che Sauro Simonini, nel suo tempo libero, lavora alacremente per restaurare le vecchie lapidi e per ricostruire gli alberi genealogici di Gallicano. Alla fine della mia visita, le parole di Don Fiorenzo: ”ce ne sarebbero di cose da dire”, mi continuavano a girare nella testa. Quindi, qualche giorno dopo, ho chiamato in canonica, ho spiegato al parroco le mie curiosità ed egli è stato molto disponibile e mi ha ricevuto, nonostante i numerosi impegni, nella pausa pranzo. Non so cosa mi aspettassi dall’incontro ma è andato al di là delle mie più rosee aspettative. Non sapevo bene da che parte iniziare perché la mia conoscenza dell’argomento era prossima allo zero, ma non c‘è stato bisogno di fare domande.
Don Fiorenzo ha iniziato a parlare a ruota libera di usanze e tempi che furono e mi ha catapultato in un epoca lontana. Proverò a riassumere al meglio quello che ho appreso.


 
Il cimitero Monumentale fu edificato a seguito del famoso “Editto di Saint Cloud” del 1804, promulgato da Napoleone Bonaparte e recepito anche in Italia.
Questa legge, tra le altre cose, imponeva di spostare le sepolture al di fuori del perimetro urbano, e, di conseguenza dalle Chiese. La motivazione era di tipo igenico-sanitaria. Così anche Gallicano non poté che obbedire al famoso Generale Francese e spostò le sue sepolture nel terreno che si trovava vicino alla Chiesa.
L’appezzamento in questione era già da anni della parrocchia, in realtà pare fosse stato donato dalla vicaria già nel 1588, ma fino agli inizi dell’800 utilizzato principalmente, per scopi agricoli.
Ho trovato documenti che fanno risalire la richiesta di costruzione di un cimitero su quel terreno già nel 1662, ma dai registri parrocchiali si evince che il primo morto vi fu tumulato solo nel 1807.
Il registro dei morti, al pari delle lapidi è prodigo di notizie e vi si evince che il primo defunto tumulato nel cimitero monumentale fu uno sfortunato giovane Gaetano Franchi, di anni 15, morto annegato nella Turrite e seppellito il primo agosto del 1807.
Prima che i morti venissero tumulati nel camposanto, le sepolture erano di tre tipi:
la prima riguardava i non cristiani che venivano tumulati al di fuori del perimetro sacro nei prati e nei boschi dietro la Chiesa.
I cristiani non gallicanesi, venivano tumulati nell’Aringo, terreno sacro antistante al Duomo.
I cristiani gallicanesi venivano calati in depositi sottostanti alla Chiesa di San Jacopo.
Ai depositi si accedeva tramite botole posizionate sul pavimento e adesso non più visibili dopo il rifacimento in marmo.
Da un retaggio dell’alto medio evo, si credeva che la Chiesa, come costruzione, fosse idealmente divisa in tre strati, il piano inferiore dedicato ai defunti (infatti è lì che si trovano le cripte) il piano di mezzo alle anime dei vivi e il livello superiore ai Santi.
I gallicanesi morti, quindi venivano calati nei depositi e ce ne erano diversi. Dal registro dei morti si scopre che le famiglie più importanti di Gallicano, Moni, Cheli ecc.. avevano un loro deposito, una sorta di cripta privata, vi erano poi depositi per i sacerdoti e depositi per i “gli angeli” ovvero i bambini morti e poi depositi “comuni” per tutti gli altri.
Don Fiorenzo mi ha poi fatto notare come ai lati della Chiesa, ancora oggi, nel muro, sono visibili punti in cui la si nota una chiusura recente. Probabilmente, si trattava di fori come sfiatatoi, che servivano per arieggiare l’ambiente della cripta che veniva disinfettato via via, credo con calce o similari. Mi ha raccontato il nostro Sacerdote, che nel libro dei morti è riportata anche la dipartita di una signora che, in vita, faceva la prostituta, ed essendo gallicanese avrebbe dovuto essere tumulata nei depositi della chiesa. Invece, fu sepolta nell’aringo, sotto la gronda in modo che l’acqua piovana potesse purificarne le membra.
Il riposo eterno nella cripta della Chiesa era un epilogo ambito dai gallicanesi e Don Fiorenzo, nei suoi studi, ha scoperto che anche il padre del nostro illustre concittadino Domenico Bertini, nel proprio testamento chiese di essere tumulato nella Chiesa di San Jacopo.
Dalla lettura dei registri conservati in canonica, si comprende anche che nei secoli passati, i sacerdoti di Gallicano erano due, un Rettore ed un Pievano. Mentre il primo poteva essere un forestiero e abitava la canonica, il secondo, per una convenzione con la Curia Arcivescovile di Lucca era sempre di Gallicano e, quindi continuava ad abitare nella sua casa natale.
Il Rettore aveva la cura delle anime dei parrocchiani, mentre il Pievano, oltre ad un compito di coordinamento tra i vari parroci delle frazioni, aveva l’onere e l’onore di accogliere tutte le nuove anime ovvero era colui che battezzava. Inizialmente il fonte battesimale si trovava sopra la loc. Guerri, poi dentro il Castello, nella Chiesa di San Giovanni. Oggi la carica è unificata e prima di Don Fiorenzo Toti, hanno ricoperto la doppia funzione di Rettore e Pievano, Massimo Nobili fino al 1947 e poi Don Togneri che vinse un apposito concorso e si insediò l’11.01.1948. Tornando al cimitero Monumentale che ha iniziato a funzionare nel 1807, ha cessato la sua attività nel 1929, quando fu inaugurato il cimitero attuale.
Lo storico camposanto conserva ancora manufatti di grande pregio, molti di ferro battuto data la presenza a Gallicano di una famosa ditta che lavorava proprio quel materiale. Mi ha incuriosito e mi ripropongo di approfondire, la controtendenza di Gallicano, rispetto alla maggior parte d’Europa. Infatti, l’editto di Saint Cloud, oltre ad imporre che i morti venissero seppelliti fuori dalle mura, vietava che le tombe riportassero lunghe iscrizioni, affinchè veramente la morte rendesse tutti uguali. Invece, da noi, si è passati da sepolture tutto sommato semplici, come quelle nei depositi, alla costruzione di un cimitero monumentale ricco di opere d’arte e di particolari iscrizioni funebri.
Io non sono nata a e cresciuta a Gallicano e ci abito da poco tempo, ma la mia famiglia è di questo paese, i miei avi hanno riposato e riposano ancora nelle vecchie tombe e dopo la chiacchierata con Don Fiorenzo, che non finirò mai di ringraziare per la disponibilità e la gentilezza dimostratami, rientrando in Chiesa per la messa domenicale ho percepito un’atmosfera diversa.
Oltre alla maestosità del nostro Duomo e all’ovvio significato religioso, ho sentito la presenza della nostra storia e del nostro passato. In san Jacopo ci sono le nostre fondamenta, per questo invito chi mi legge per adoperarsi affinchè i nostri monumenti vengano riportati alla luce e i giovani possano conoscere la storia del loro paese.
 
L'Aringo - Il Giornale di Gallicano n. 8 dicembre 2016 - Silvia Lucchesi

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