giovedì 24 novembre 2016

Il Bamboccio di Gallicano

 
Avete mai provato a domandarvi perché i frammenti, i pezzi di bassorilievi, le statue mutilate, i vasi sbrecciati, attirino l’attenzione ed eccitino la fantasia più del tempio, del palazzo di cui non sono che piccola parte? Anche il mio paese è un piccolo scrigno di frammenti: basta saper scegliere.
Dalle chiese, dalle case questi frammenti vengono fuori; e frammenti preziosi!
Tra i frammenti che hanno eccitato la mia fantasia, c’è stata la testa di un bamboccio, che ho visto nel fondo della Turrite.
Stava il bamboccio al limitare del muro che parte dalla canonica e fa da parapetto alla strada. Dava un nome al paese: “sta attento Gallican, qualche sera ti portian via il bamboccio”.
Ai nipoti tramandava modi di dire, così: alla donna in cinta prima della celebrazione del matrimonio: "Eh! Vedi, l’ha toccata prima il bamboccio"; alla donna incinta: "Hai toccato il bamboccio, ora si vedrà s’è mastio o femmina".
Ad ogni trasporto funebre, quando la salma era giunta al bamboccio, la campana grossa della chiesa mandava un rintocco, avvertiva la popolazione che l’estinto era giunto in prossimità della sua ultima dimora. Di ritorno da un funerale, il coetaneo del morto: "lui è drento il cancello, io sono al bamboccio"; ovvero tra vecchi: "Tu sei al cancello, (si parla del vecchio camposanto) e io al bamboccio"; per darsi un punto d’incontro: "Troviamoci al bamboccio" (nei tempi in cui si andava nelle selve a far la legna).
Il bamboccio era un’impresa, come il marzocco per il fiorentino.
Poi un giorno il bamboccio fu staccato dal muro, ruzzolò lungo la scalinata, e come niente fosse, fu gettato in Turrite. Perché da chi?
Sparito il bamboccio è rimasto nei vecchi il modo di dire.
Al posto del bamboccio fu messa la croce a ricordo delle missioni predicate nel 1909.
Questa fu tolta nel 1966 e posta ai piedi del campanile, perché il bamboccio deve ritornare al suo posto. Dominò per secoli la strada, e il popolo attribuiva a quel simbolo un potere negromantico.
E’ giusto che vi ritorni, per fermare un modo di parlare , che indica l’itinerario di un popolo.
L’albero delle tradizioni ha le sue stagioni, ma non secca mai.

Giorgio Donati - L'Aringo n. 4 dicembre 2015

 

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