lunedì 21 dicembre 2015

La Palodina in MTB

Un giro bellissimo e molto impegnativo di circa 28 Km e 1200 metri di dislivello con la “conquista” della vetta della Palodina, la montagna più a est delle Alpi Apuane.



Partenza da Gallicano direzione Trassilico.

Panorama dalla strada per Verni 
Passato Verni, dopo circa 1,5 Km, imbocchiamo l'unica strada sterrata che troviamo sulla sinistra che, in circa 6 Km, ci porta a San Luigi passando da Pian di Corte (880 m s.l.m.).

Trassilico da Loc. Piazza
Strada sterrata per Pian di Corte
Nei pressi di San Luigi
Prima di arrivare a San Luigi, all’altezza di un abbeveratoio che si trova subito dopo una vecchia falegnameria, imbocchiamo, portando la bici sempre in spalla, il sentiero CAI che ci porta, in circa 40 minuti, sulla cima del Monte Palodina (m. 1.171).

Bici in spalla
Ultima salita per la cima della Palodina
La fatica è tanta ma la soddisfazione di avercela fatta è molta di più ed il panorama è stupendo!

Vetta della Palodina
Panorama dalla Palodina
Il monte Palodina, alto 1171 metri, posto sullo spartiacque che divide le valli della Turrite Cava e della Turrite di Gallicano, all'interno del gruppo meridionale delle Apuane è la montagna che più si allontana dalla catena principale per affacciarsi sulla Valle del Serchio.
La vetta si raggiunge dalla foce omonima con circa venti minuti di cammino, lungo un crinale panoramico, che attraversa un suggestivo boschetto di betulle.
Prima della rampa finale, sulla destra, è ancora presente un vecchio e maestoso faggio, all'ombra del quale sostavano un tempo i pastori e che è ricordato nelle rime dei poeti locali.
La posizione marginale rispetto alla catena apuana nonchè il particolare affaccio sulla Valle del Serchio, fanno di questa vetta uno dei migliori punti panoramici della zona, da cui si riesce a godere contemporaneamente della vista dell'Appennino, delle Apuane, della Garfagnana e della piana di Lucca.
Dalla cima, nei giorni 25 febbraio e 15 ottobre di ogni anno, si può assistere al singolare spettacolo del doppio tramonto del sole attraverso l'arco del Monte Forato.
Il Monte Palodina è stato recentemente inserito nell'elenco dei Siti di Interesse Regionale (S.I.R.) per le sue peculiarità naturalistiche rappresentate da entità floristiche di pregio.
Interessante è questo articolo di Pietro Taddei e Giacomo Giannerini del 2011.
Dopo 10 minuti di meritato riposo e di tante foto ripartiamo.
La discesa, bella e molto impegnativa (in alcuni tratti è consigliabile scendere dalla bici), ci porta in circa 1,5 chilometri a San Luigi (m. 871 s.l.m.) dove merita sicuramente comprare una forma di formaggio (caprino dal Daniele o vaccino dalla Vittoria).

Daniele, il pastore di San Luigi
Le capre di San Luigi
Il villaggio pastorale di San Luigi deve il suo nome a Luigi Gonzaga, venerato nella piccola Chiesa la cui conformazione attuale risale presumibilmente al XVIII secolo come è indicato dalla data incisa sopra il portale di ingresso del fabbricato. Fino agli anni '60 il culto del santo era ancora vivo nei residenti della zona, che portavano la sua effige in processione da Vallico Sopra a San Luigi.
Posto a quota 871 metri sul livello del mare, in posizione assolata su una serie di dolci ed ampi terrazzamenti, San Luigi è costituito da piccole case isolate con pochi locali organizzati su due livelli, all'interno dei quali i pastori e gli animali trascorrevano i mesi estivi separati dai villaggi madre posti a quote più basse.
La pratica dell'alpeggio si è protratta qui, come in altri villaggi pastorali delle Alpi Apuane, fino ai primi anni del secondo dopoguerra, fin quando la debole economia pastorale è stata definitivamente sopraffatta dall'economia industriale del fondovalle.
Nel villaggio risiedono ancora oggi alcune famiglie dedite alle attività agricole e pastorali, presso cui è possibile reperire produzioni tipiche e locali quali formaggi ovini e vaccini, insaccati di maiale e ottima farina di castagne.
Continuiamo la strada asfaltata principale in discesa per Fabbriche di Vallico e dopo circa 2 chilometri, su un tornante a destra, imbocchiamo il sentiero CAI n. 111 che ci porta a Cardoso.

Inizio sentiero CAI n. 111
La prima parte del sentiero, fino alla Buca di Castelvenere , è molto bella da percorrere in bici e molto spesso è frequentata da cavalli liberi che però permettono il passaggio degli escursionisti scansandosi con docilità.
La seconda parte, dalla "Piazzola" (m. 720) a Cardoso, presenta invece molte difficoltà e a volte è necessario scendere dalla bicicletta. Da segnalare, in questo secondo tratto, il "Castagno del Diavolo" (età di circa 400 anni).

Loc. Piazzola, m. 720
Castagno del Diavolo
La Buca di Castelvenere, detta anche di Casteltendine, si apre, a quota 700 m. s.l.m., sul versante sud orientale del Monte Penna, nella valle della Turrite Cava, nel Comune di Fabbriche di Vallico.
Il tratto iniziale della buca, ampio e a forma di imbuto è percorribile con la luce naturale ed è lungo circa 50 metri. Al termine di questo si aprono due rami: quello di sinistra, da cui fuoriesce un ruscello, è stato esplorato dal Gruppo Speleologico Bolognese per circa 1.700 metri; quello di destra asciutto, termina dopo circa 140 metri.
La buca è comunque interessante più per gli aspetti storici che per quelli naturalisti e speleologici. Indagini archeologiche effettuate negli ultimi trenta anni hanno consentito il recupero di numerosi reperti, che dimostrano la lunga e antica frequentazione dell'antro con evidente scopo culturale.
La sacralità del luogo era certamente connessa con il ruscello che sgorga direttamente dalla grotta e gli stessi reperti evidenziano, almeno per certe epoche, l'esistenza di un culto delle acque, cui probabilmente si attribuivano proprietà salutari o associate alla fecondità.
Poco a valle della grotta sono visibili i resti di un muraglione in pietra di cronologia incerta, forse costruito per scopi difensivi e militari. Tra i reperti di epoca etrusca e romana rinvenuti durante gli scavi ed oggi esposti nel Museo Nazionale di Villa Guinigi a Lucca e nel Museo Archeologico a Castelnuovo di Garfagnana, meritano una particolare attenzione i bellissimi bronzetti votivi etruschi.
A Cardoso proseguiamo per la strada principale e dopo aver passato l'acquedotto prendiamo la sterrata a sinistra che ci conduce in poco più di 1 chilometro a Bolognana.
Da qui rientriamo a Gallicano per la Fondovalle.

Clicca qui per vedere le foto che ho scattato.

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