sabato 2 maggio 2015

I molini di Molazzana sul torrente Vescherana

Difficile risalire, oggi, all’origine del nome “Molazzana”. Sono affascinanti i riferimenti degli storici del passato che, con interpretazioni differenti, collegano però sempre la mola – o macina – al significato toponomastico. Questo però, onestamente, senza alcun riferimento documentale. Vero però è che, da tempo immemorabile, la presenza dei due molini, sul torrente Vescherana, hanno avuto un ruolo non indifferente per l’antica Comunità di Molazzana. 


Non v’è dubbio che i due fabbricati, da sempre di proprietà del Comune, fossero il principale sostentamento per le casse municipali. Per questa ragione, gli allora nemici lucchesi, cercando di far capitolare il Castello, incendiarono, il 28 luglio 1602, anche i molino. 
A conferma di quanto detto, si riscontra nel Terzo capitolo dello Statuto di Molazzana del 1663 l’obbligo, per ogni abitante sia di che grado, sesso e conditione esser si voglia, di macinare granaglie o castagne esclusivamente nel Molino di Sopra (alimentato dal fosso di Merecchia) o in quello di Sotto (con presa d’acqua condotta direttamente dal Vescherana). In caso di violazione di questa norma dello Statuto un Ducatone era la considerevole pena pecuniaria a carico del trasgressore. 
Allo stesso modo i mugnai, che venivano scelti, anno per anno, sulla base di un appalto pubblico, fra i capi famiglia di Molazzana, Promiana e Montaltissimo, dovevano comportarsi correttamente e con onestà. 
Non potevano ad esempio pretendere, come controprestazione per la macinatura (molenda) più di una libbra e mezza per staro di biade, grano castagnie (sic) et altro, come era inoltre vietato accordarsi quei d’un molino con l’altro, per variare prezzi o condizioni. Ancora si conservano, nell’Archivio storico comunale, i verbali del Seicento e Settecento con descritte, minuziosamente, le “consegne” fatte ai nuovi mugnai annuali, che si svolgevano ordinariamente ogni mese di gennaio. 
Si trovano qui elencate le condizioni del tetto, dei solai, degli usci, gangheri e bandelle, come dello stato dei ceppi e delle macine, dei pianciti, uscioli, torregine…come pure della spazora per la farina. Sottolineano il rilevo economico dei nostri due molini, una volta di più, i documenti che riportano le aspre liti intercorse fra gli abitanti di Molazzana, da una parte, ed i villaggi di Promiana e Montaltissimo dall’altra. 
Questi ultimi, che per distanza dal Vescherana portavano a macinare granaglie fuori dal territorio comunale, si vedevano spesso infliggere le multe salate previste dallo Statuto. Vi fu perfino chi, per evitare di pagare, scrisse al Podestà di Trassillico, magistrato ducale, per chiedere la costituzione di un comune a sé fra Promiana e Montaltissimo. 
La controversia finalmente terminò nel 1742, quando la Comunità di Molazzana concesse agli uomini di Montaltissimo di poter edificare, a loro spese, un proprio molino. La condizione era però che questo sarebbe dovuto tornare in possesso del Comune dopo 20 anni dalla sua edificazione. 
Pochi mesi più tardi, all’inizio del 1743, il Molino di Grignetola (c.d. Molino del Diversi) era già terminato, come lo dimostra una scrittura del Libro delle colte (debiti-crediti) del 6 gennaio di quell’anno: A Gio. del fu Maestro Andrea Bellonzi per aver dato dui some di vino in occasione della condotta di ceppo e macina del nuovo molino di MonteAltissimo Lire 20.

Articolo di Manuele Bellonzi

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