mercoledì 19 novembre 2014

"La Regione azzeri i vertici del Parco delle Apuane, tifano per il marmo"

Interessante articolo di Mario Neri della Repubblica sulle Alpi Apuane.


Legambiente Toscana chiede alla giunta Rossi di fermare 13 nuove escavazioni nella riserva naturale e di cacciare presidente e direttore. "Sono inadeguati, fanno gli interessi degli imprenditori". Ma l'ente risponde: "Otto di quelle richieste già bocciate".

“La Regione azzeri i vertici del Parco delle Apuane e cacci presidente e direttore dell’ente regionale". Alberto Putamorsi e Antonio Bartelletti, "sono inadeguati a svolgere il loro ruolo di tutela e valorizzazione perché tifano per il marmo”. Durissimo l'attacco di Legambiente Toscana. 
Quello che chiede l’associazione ambientalista alla giunta Rossi è molto di più di un commissariamento. E lo fa con una lettera in cui denuncia “la distruzione delle Alpi Apuane e dei suoi acquiferi carsici” ad opera delle cave. Non solo. Gli ambientalisti chiedono al governatore di revocare al Parco le deleghe sulle autorizzazioni e sulle concessioni ai bacini marmiferi.

Riaperture, ampliamenti, fusioni di cave dismesse, sbancamenti di nuovi versanti, nuovi ravaneti, dilavamenti di terre e marmettola starebbero minacciando una delle riserve naturali più importanti della Toscana. Soprattutto rischierebbero di compromettere gli acquiferi carsici e i circhi glaciali da cui proviene l’acqua per molte delle sorgenti utilizzate come risorse idropotabili per tutta l’area che va dalla Lunigiana alla Versilia, passando per Carrara e la Garfagnana “Si tratta davvero del parco regionale più importante - dice il presidente di Legambiente Toscana, Fausto Ferruzza - visto che il 51% della biodiversità regionale è custodita dentro i suoi confini. 
Quest’area è sotto attacco, va fermata la distruzione delle Apuane da parte dell’attività estrattiva. Basti considerare che solo il 13,6% delle escavazioni producono blocchi, il restante 86,4% sono detriti e polveri che ostruiscono o filtrano nelle cavità carsiche, creando un enorme danno ambientale alle montagne”.

A rafforzare questa convinzione ci sarebbero - secondo Legambiente - 13 richieste di nuove autorizzazioni a cui il parco delle Apuane starebbe per dare il via libera. Tredici relazioni con cui le ditte avrebbero chiesto ampliamenti, fusioni fra cave, varianti ai piani di coltivazione e riapertura di bacini marmiferi abbandonati e che l’associazione ha raccolto in un dossier di oltre 100 pagine
Tutti permessi che se venissero concenssi, sostiene Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette, ”andrebbero in violazione della direttiva europea Habitat” e in parte anche delle norme di salvaguardia entrate in vigore con l’adozione del discusso piano paesaggistico.

Ma dal Parco delle Apuane frenano. “Di quelle 13 richieste, 8 sono già state bocciate - dicono dagli uffici dell'Ente Parco - 5 ritenute inammissibili, 3 decadute o perché ritirate o perché gli imprenditori non hanno inviato nei tempi stabiliti le integrazioni che avevamo richiesto. Peraltro, 4 delle ditte che si sono viste negare l'autorizzazione per inammissibilità legate anceh alla non conformità alle norme del piano paesaggistico, hanno già fatto ricorso al Tar. 
Soltanto due hanno ricevuto il via libera ma con un ridimensionamento sostanziale delle prospettive di ampliamento e sviluppo prospettate nei progetti iniziali”.

Botta e risposta. "Fateci vedere le carte", replicano subito da Legambiente, che aggiunge: "Non è ammissibile che un Parco Regionale, per di più in Toscana, interpreti a favore dell'escavazione speculativa le Direttive europee per la biodiversità e i principi che stanno alla base della sua inclusione nella Rete Europea e Globale dei Geoparchi - dice Nicoletti - Se le richieste appena formulate non fossero pienamente attese, a Legambiente non rimarrebbe che segnalare alla Ue la violazione delle Direttive di Natura 2000 e proporre l'esclusione delle Alpi Apuane dalla Lista dei Geoparchi europei. Non solo, fra poco presenteremo insieme ad Italia Nostra un dossier all'Europa per chiedere l'apertura di una procedura di infrazione".

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