sabato 23 novembre 2013

Stufe a pellet: tutto quello che c'è da sapere

Speciale stufe a pellet di Altroconsumo

Il loro funzionamento è simile a quello delle classiche stufe a legna, ma inquinano molto meno. Nonostante i prezzi in aumento, il pellet consente ancora di risparmiare rispetto ai sistemi tradizionali. 


Come si installano, quanto costano e tutto quello che c'è da sapere sulle stufe a pellet.

PELLET: MA QUANTO MI COSTA?
Anche se il prezzo è in ascesa, il pellet può consentire ancora risparmi importanti sul riscaldamento. L'acquisto di stufe e caldaie apposite, infatti, gode di diversi tipi di incentivi, primo tra tutti la detrazione del 50% sotto forma di detrazione Irpef (10 rate di pari importo in 10 anni). C'è poi il conto termico, un contributo variabile in base alla zona climatica e alla potenza installata, erogato in due anni che però si rivolge solo alle sostituzioni di apparecchi già installati: stufe a legna o vecchie stufe a pellet e, per le caldaie, caldaie a biomassa o a gasolio e, solo per le aziende agricole, GPL.
Quanto costa il pellet
Il prezzo del pellet ha variazioni stagionali: generalmente è più basso nel periodo che va da maggio a luglio, ha un rincaro verso agosto e si stabilizza in inverno. In questo momento, un sacco da 15 kg costa tra i 4,80 e i 5,50 euro, decisamente più caro rispetto allo stesso periodo del 2012: i media tra i 3,60 e i 4 euro a sacco. Per dare un'indicazione temporale (indipendente dalle dimensioni del locale, potenza della stufa, temperatura interna ed esterna) con un kg di pellet si avrà circa un'ora di riscaldamento. Diciamo che, calcolando qualche ora di spegnimento della stufa, un sacco da 15 kg può durare due giorni.
Quanto mi fa risparmiare?
Paragonando una stufa a pellet ad alto rendimento e una caldaia tradizionale a metano, possiamo dire che, scegliendo il pellet, il risarmio c'è. Se si spunta un buon prezzo di pellet (un sacco di 15 kg con costo inferiore ai 5 euro), si può anche risparmiare più di 50 euro alla fine della stagione, rispetto a una caldaia a metano tradizionale, per un locale di circa 30 metri quadri. Se, invece, si acquista una stufa meno prestante o non la si tiene ben regolata, il risparmio viene vanificato. Confrontato con gasolio e Gpl, il risparmio è superiore e si attesta intorno ai 200 euro.

INSTALLAZIONE E MANUTENZIONE
Il costo di un impianto
I modelli base, quelli cioè che immettono il calore direttamente nel locale attraverso una ventola, partono dai 700 euro. Arrivano a 4.000-5.000 euro, invece, le stufe che possono essere allacciate a sistemi per produrre acqua calda o all’esistente sistema di riscaldamento (cioè in sostituzione delle tradizionali caldaie a metano). In quest’ultimo caso, però, la quantità di pellet da utilizzare sarà molto elevata: è bene quindi avere un posto asciutto dove posizionare un serbatoio che rifornisca prontamente la stufa (altrimenti bisogna caricarla in continuazione).
Le stufe possono essere installate in qualsiasi stanza?
La normativa vieta l’installazione in ambienti in cui sono presenti apparecchi a gas di tipo non stagno e nelle cucine dotate di ventilatori o aspiratori che possano mettere in depressione il locale.
Serve una presa d’aria con l’esterno?
Come tutti gli apparecchi a combustione, anche queste stufe hanno bisogno d’aria. La quantità necessaria è generalmente bassa: occorre farla valutare in base alla potenza dell’apparecchio. Un collegamento diretto con l’esterno (come per le caldaie) non è sempre necessario, anche se è preferibile.


LE STUFE A PELLET SONO ECOLOGICHE?
I produttori battono spesso sulla presunta “ecologicità” delle stufe a pellet. In effetti sono più rispettose dell’ambiente rispetto ad altri tipi di riscaldamento. A patto però che il legno usato sia ricavato da boschi gestiti in modo sostenibile (e non distrutti indiscriminatamente) e che non arrivi da grande distanza (perché il trasporto per nave o su camion provoca l’emissione di grandi quantità di sostanze inquinanti).
Che il legno sia un combustibile “verde” dipende dal fatto che emette una quantità di anidride carbonica pari a quella che ha assorbito nel corso della sua vita: se viene sostituito da altri alberi il bilancio dell’anidride carbonica è quindi pari a zero (tanta ne viene emessa e tanta ne viene assorbita). 
Attenzione, però: questa situazione è teorica. In concreto, le condizioni di combustione sono tali per cui si provoca comunque una produzione di gas inquinanti, come monossido di carbonio e ossidi di azoto e di zolfo. Se poi il pellet contiene qualche impurità, l’impatto ambientale è superiore. 
L’eventuale presenza di tracce di metalli pesanti o residui di colla, oltre a essere dannosa per la salute e per l’ambiente, può compromettere il buon funzionamento della stufa.

NORMATIVA DI RIFERIMENTO
Stufe e caldaie devono essere certificate?
La certificazione delle caldaie a legna non è obbligatoria. È invece obbligatoria quella di stufe e caminetti (EN 13229, EN 13240) e quella delle canne fumarie (EN 1443). Se l’apparecchio non è certificato, comunque, non c’è alcuna garanzia della sua qualità e del rispetto delle norme di sicurezza.
Quali sono le norme di riferimento?
La Uni En 14785 per la certificazione degli apparecchi rispetto a prestazioni (rendimento, efficienza, emissioni) e sicurezza. La Uni 10683 per l’installazione (deve sempre farla un tecnico abilitato).
La stufa a legna si può sempre usare?
A livello nazionale le uniche limitazioni riguardano le normative di sicurezza e il rendimento energetico. Nessun blocco invece per quanto riguarda il possibile inquinamento. Diverso il discorso a livello regionale dove i regolamenti da rispettare sono diversi.
Prendiamo ad esempio la regione Lombardia. Qui ci sono due tipi di limitazione. La prima è finalizzata al risparmio energetico: è possibile accendere il riscaldamento solo nel periodo che va dal 15 ottobre al 15 aprile, per un massimo di 14 ore giornaliere. La seconda è finalizzata al risanamento della qualità dell’aria: nei comuni fino a 300 metri dal livello del mare, se sono presenti altri sistemi di riscaldamento, è vietato l’uso di legna da ardere nei mesi invernali per il riscaldare casa.

PELLET: COME RICONOSCERNE LA QUALITÀ
Il pellet si ottiene comprimendo attraverso un processo meccanico la segatura del legno. Quello che si ottiene sono dei piccoli cilindri dal diametro di 6-8 mm. Grazie alla produzione di questo composto gli scarti del legno, che in passato venivano utilizzati solo in parte o buttati, oggi sono riutilizzati al 100%. 
Una confezione (15 kg circa) di pellet ha un costo che varia tra i 3 e i 5 euro. Il pellet va conservato in un locale al chiuso e ben riparato dall’umidità. Se ne assorbe troppa la resa della stufa diminuisce e peggiora la qualità della combustione.
Manca una certificazione obbligatoria
A livello nazionale non vige l’obbligo di certificare la qualità del pellet. Nonostante questo, però, molti produttori stanno aderendo volontariamente a certificazioni internazionali come la Pellet Gold o ENplus. È vietato, invece, vendere pellet contenuti in imballaggi anonimi, cioè privi del nome del produttore e di qualunque informazione sulla composizione oppure venduti sfusi.
Come riconoscere un pellet di qualità?
Due i parametri importanti da prendere in considerazione: il contenuto di ceneri (un pellet che ne contiene molte produce più polveri nella combustione e costringe a pulire più frequentemente la stufa) e la quantità di segatura nel sacchetto (tanta segatura indica che il pellet tende a sfaldarsi e darà problemi di pulizia).
Il pellet viene distinto in tre categorie:
• Classe A1: corrisponde alla qualità più elevata, caratterizzata da un contenuto di ceneri massimo pari allo 0,7%,
• Classe A2: caratterizzata da un contenuto di ceneri pari all'1,5%,
• Classe B: per utilizzo non domestico, caratterizzata da un contenuto di ceneri massimo del 3,5%.
La materia prima, in realtà, non è determinante per riconoscerne la qualità, fatto salvo che il pellet deve essere fatto con legno vergine che ha subito unicamente trattamenti di tipo meccanico (non da scarti di falegnameria verniciati o incollati). Visivamente, invece, è importante prendere in mano in sacchetto e vedere quanti residui di pellet sbriciolato ci sono. Deve essere compatto: molti residui, infatti, indicano pellet di qualità inferiore.

ETICHETTA E POTERE CALORIFICO
Alcune informazioni utili - come residuo di ceneri, potere calorifico e contenuto idrico - possono essere reperite in etichetta. Si possono trovare anche le indicazioni sui metalli pesanti tra cui arsenico, cadmio e piombo. Per quel che riguarda il potere calorifico, invece, occorre relazionarlo con il contenuto di acqua. Possiamo trovare sulle etichette valori come 5,3 kWh/kg. In realtà, il potere calorifico reale del pellet è attorno ai 4,7-4,8 kWh/kg. Cifre più alte possono essere considerate false: il potere calorifico non può essere calcolato allo stato anidro ma va misurato per quello specifico pellet con il suo contenuto idrico, mediamente del 6-8%.

SICUREZZA
Come la maggior parte delle apparecchiature, anche le stufe possono risultare pericolose se, per qualsiasi motivo, funzionano male. Le principali cause di incendio sono: la realizzazione “non a regola d’arte” dell’impianto e l’assenza di manutenzione delle canna fumaria. È quindi necessario rispettare tutti gli obblighi normativi previsti nella costruzione dell’impianto rivolgendosi a un professionista abilitato. È inoltre necessario pulire regolarmente la canna fumaria: in caso contrario la fuliggine depositata all’interno può prendere fuoco innescando l’incendio.

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