domenica 10 marzo 2013

I mangiari della Garfagnana: la Trota

Trota fario della Garfagnana
Nei torrenti e laghetti della Garfagnana vivevano la trota e qualche rara anguilla. Quando ancora non esisteva il permesso di pesca, i vari comuni i cui terreni erano attraversati da torrenti, davano in affitto la pesca della trota.
La trota si pescava viva con le mani, si deviavano le acque in modo da far asciugare alcune insenature nel fiume dove le trote rimanevano imprigionate.
Spesso i pescatori di contrabbando ed anche quelli che avevano l'appalto delle pescagioni dai comuni, per pescare più trote, usavano sistemi non consentiti e riconosciuti già allora dannosi per l'ambiente, cioè con la calcina e con il mallo delle noci pestato sott'acqua.
La trota era cibo squisito, si preferiva quello di peso intorno ai 170 gr., ma spesso se ne pescavano di molto più grosse, alcune raggiungevano anche gli otto chili.
La trota veniva mangiata fresca, generalmente nel paese (o paesi vicini) dove era stata pescata, non esistendo i frigoriferi (c'erano solo le ghiacciaie di neve interrate) non poteva essere trasportata e venduta fuori.


Trota alla griglia
Dopo aver pulito la trota, lasciarla scolare un po', mettere sale, pepe, aglio e rosmarino nell'interno e un po' di sale anche all'esterno. 
Stendere delle fette di limone sulla griglia, sopra si mette la trota e di nuovo fette di limone.
Far cuocere lentamente per almeno quindici minuti.

Trota con bieta
Preparare un pesto di aglio e prezzemolo, rosolare lentamente, aggiungere poi pomodoro, sale e pepe.
Ottenuto un sugo non troppo ritirato, aggiungere la bietola sminuzzata, mettere poi la trota precedentemente pulita e scolata e con un pò di sale e pepe nell'interno, far cuocere a fuoco lento in casseruola coperta per circa 15/20 minuti.

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