domenica 16 dicembre 2012

Apuane sotto attacco, da Seravezza a Carrara

Gli ambientalisti contro il sindaco Neri per le autorizzazioni sull'Altissimo. Critiche anche a Rossi per la Strada dei Marmi.

Prima metà del Novecento: foto d'epoca del poggio
caricatore delle cave della Cappella a Seravezza.
Sullo sfondo, la cava di Trambiserra
Il messaggio corre su Facebook e racconta di una strada quasi completamente in galleria. “Cinque milioni di euro per la Strada dei Marmi di Carrara fra Foce e l'Aurelia” annuncia il presidente Enrico Rossi. “È un intervento atteso e necessario anche per sostenere concretamente il piano di reindustrializzazione dell’area”, ha commentato l'assessore regionale alle attività produttive Gianfranco Simoncini. Annunci che però hanno scatenato un coro di critiche, da un versante all'altro delle Apuane.
Si sfoga Davide Dalle Mura, assessore all'ambiente del Comune di Camaiore, ma soprattutto abitante nella frazione collinare di La Culla: “Per la strada che porta a Sant'Anna di Stazzema, luogo sacro della memoria, si trovano solo gli spiccioli, mentre per la Strada dei Marmi arrivano cinque milioni di euro ... qualcosa non mi torna, oppure in questa Regione si da più importanza agli affari dei responsabili di quello che ormai, a livello internazionale, è considerato il più grande disastro ambientale d'Europa”.
La Strada dei Marmi si inserisce nell'ambito degli interventi infrastrutturali previsti dal piano di reindustrializzazione dell'area di Massa Carrara. La nuova arteria è finalizzata al trasporto a valle del marmo proveniente dalle cave apuane per rendere più facili i collegamenti fra l'area di estrazione e i principali snodi di trasporto. Un intervento nato anche per liberare le strade della zona e in particolare il centro urbano di Carrara dal traffico pesante. Il costo complessivo dell'opera ammonta oggi ad oltre 78 milioni.

Di opinione opposta, coloro che considerano questa strada il mezzo più breve per proseguire dritti verso lo scempio completo di un ecosistema già compromesso. “Conosciamo bene la direzione strategica a cui mirano le forze politiche che mal governano”, scrive il gruppo Salviamo le Apuane in una nota. Non vogliamo fare la fine di Massa Carrara, dicono gli ambientalisti, perché è anche a causa del progetto del distretto minerario, che poi emergono situazioni allarmanti come le alluvioni e il dissesto finanziario degli enti.
Il gruppo che fa parte della Rete ambientale della Versilia, da tempo ha messo gli occhi su quello che sta accadendo sul Monte Altissimo. Sequestrata dalla Procura di Lucca la cava di Trambiserra, in realtà “l'attacco” alla montagna del marmo bianco di Michelangelo prosegue nelle cave delle Cervaiole, come nella cava Macchietta. Altre cave, denuncia il gruppo di ambientalisti, sono in corso d'apertura sul retro del monte. “I sentieri storici dell'Altissimo, la via di lizza e i sentieri Cai, ad oggi non sono praticabili a causa dell'attività di disgaggio”, E ancora: “L'importante e insostituibile sorgente della Polla è interessata da una frana di ravaneto. Stessa sorte anche nella valle attigua dell'Altissimo, la Valle del Giardino, dove la questione marmettola sembra essere stata dimenticata”. Le piogge di questi giorni, hanno invece fatto riaffiorare il problema: “ancora il fiume bianco, alla faccia dei protocolli sottoscritti tra aziende, enti controllori e amministratori”.

La critica è tutta per il sindaco di Seravezza Ettore Neri che, secondo Salviamo le Apuane, tende a minimizzare le cause che hanno portato al sequestro della cava della ditta Tranbiserra Marmi (decisa a scopo preventivo, in relazione allo scarico delle acque reflue e per la dispersione delle polveri - ndr). Per non parlare poi dell'atteggiamento ritenuto troppo accondiscendente nei confronti della multinazionale Henraux, in particolare a proposito dello sventramento interno dell'Altissimo.
“Il privilegio accordato dall'amministrazione all'attività di escavazione, anzichè apportare ricchezza al territorio, lo deruba di beni non rigenerabili come il marmo, la terra e l'acqua. Senza contare che questo avviene a discapito di altre attività economiche sostenibili, come il turismo, l'agricoltura, l'artigianato”. L'amara considerazione finale che fanno gli ambientalisti è che “la tutela dei cittadini, che viaggia a braccetto con quella ambientale, appare sempre più secondaria”.

Fonte: quiVersilia.it di Daniela Francesconi

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